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sabato 31 dicembre 2016

il 2016 è stato l'anno della verità ed io una piccola Cassandra.

Ebbene siamo giunti alla fine 2016, sei stato un anno tosto, ma sincero.
Circa un mesetto fa mi sono imbattuta in questa paginetta a fumetti che avevo realizzato e regalato al mio ex nel 1998, agli albori del nostro amore. La paginetta voleva essere una parodia scherzosa del nostro rapporto, mi ero impegnata molto nel realizzarla perché di solito non mi cimentavo nello stile grottesco, quello è il suo campo, è un genio nel fumetto umoristico e su questo non si discute (peccato che in Francia non se ne sia accorto nessuno), io invece sono una disegnatrice realistica/accademica/pallosa. Scrivere la sceneggiatura e i dialoghi invece mi era venuto naturale e mi aveva divertito tanto. Ricordo che lui fece un mezzo sorriso e subito dopo un commento negativo sullo stile, disse che il mio modo di disegnare era sempre “inquietante” (vedi le gocce di sudore nella vignetta n° 5 o i peli nella n° 14). Anche a me, rileggendolo adesso, è sembrato davvero molto (moltissimo) inquietante, ma nel contenuto. Sono rimasta di ghiaccio: questa paginetta stilisticamente incerta è la sintesi perfetta della nostra storia, altro che parodia. Io che faticavo come una bestia, che correvo di continuo per moltiplicare magicamente le ore della giornata, studiavo come una forsennata per superare esami all’università, esami alla Scuola di Specializzazione, preparare lezioni, correggere compiti, vincere un concorso… per mandare avanti la famiglia, organizzare feste, diversivi, viaggi, intrattenere i bambini e coccolare lui… per essere sempre bella e pronta quando schioccava le dita, lui, al contrario, che faceva la sua vita, con calma, che mi concedeva  il suo tempo quando ne aveva voglia, senza rinunciare a niente, che si prendeva i suoi spazi, per giocare a calcio, per viaggiare ai festival, per avere le sue vie di fuga, da me, da noi. E il finale, perfetto. Ma non ci sbagliamo: quella nella terzultima vignetta non voleva essere  una metafora della donna sexy in contrapposizione alla casalinga, è proprio una “donnina allegra” (come le chiamava bonariamente il mio babbo quando negli anni ‘90, passando in auto all’imbrunire, le vedevamo comparire sul viale e non so perché le chiamasse così, forse perché non le aveva mai conosciute da vicino e conservavano per lui una certa aurea di sogno, ma io le guardavo in faccia e mi sembravano tutto fuorché allegre), la tipa in questione era pure bruttina e un po’ sfatta, aveva il suo "ufficio” dietro lo studio di illustrazione vicino al Comunale, se ne stava lì strizzata nel bustino e nelle calze autoreggenti davanti all’uscio, ad adescare in pieno giorno, e il mio ex ogni volta faceva commenti , allegri, appunto. Perciò non è vero che l’amore “rende ciechi”, io ci vedevo benissimo anche 20 anni fa! Lalla, la piccola Cassandra che non ha creduto neppure a se stessa.
Il problema dell’amore è intrinseco proprio nel motivo che ti far star bene: la presenza in massa di serotonina all’interno del tuo corpo. E così, strafatta fino alla punta dei capelli come ti ritrovi, ti senti euforica, ti senti speciale, ti senti felice e vorresti continuare a sentirti così, perciò, per quanto intelligente tu possa essere, sei spinta a sottovalutare drammaticamente i segnali.
Mi sono innamorata di lui proprio per quel suo umorismo così pungente e arguto, per come mi faceva ridere, mi prendeva in giro, credevo che fossero solo scherzi “perché in realtà mi ama, in realtà ha scelto me”. Adesso mi sono resa conto che non scherzava mai. Le sue non erano battute benevole, ma il suo modo per “smontare” chi aveva di fronte e ribadire la sua superiorità. Non erano mai rivolte verso se stesso. In breve tempo aveva individuato i miei punti deboli, le mie insicurezze, i miei complessi (dove non c’erano, li ha generati lui) e ha cominciato a martellare lì (in modo ironico e geniale). Così la prima volta ho riso, la seconda anche, poi, lentamente, e sempre sorridendo, ho cominciato a credergli. Ho creduto di avere un corpo tozzo e brutto dato che ogni volta che mettevo un abitino corto che lasciasse nude le gambe esordiva con “stasera tiro con l’arco, eh?” (in una scena di uno dei miei film preferiti, “Robin Hood” della Disney, il protagonista a un certo punto si traveste da cicogna, mi diceva sempre che quella ero proprio io, col busto corto e largo, due gambe lunghe e secche e un becco al posto del naso). Il mio naso… un becco, una pinna di squalo, un’arma pericolosa… il mio abbigliamento mai abbastanza femminile, mai all’altezza di qualche ragazza imbarazzante che incrociavamo per strada, sentirsi sempre paragonata a tutte le altre… i miei occhi all’ingiù (questa poi!)… il mio seno giunonico praticamente ignorato per due decenni “il seno grande è meglio vestito”…
e non era solo una questione fisica, intendiamoci, in ogni cosa che facevo non ero mai all’altezza del suo modello ideale. Perciò come insegnate di Storia dell’Arte ero approssimativa, “tu non conosci davvero affondo la materia, un vero insegnante scrive trattati, fa ricerche serie, come il nostro amico Giovanni, lui sì che è un insegnante serio, te sei una dilettante”. E come mamma, neanche lì andavo davvero bene perché ero troppo ansiosa, tradizionale, troppo presente e affettuosa, anche in questo venivo continuamente paragonata alle altre che erano sempre un passetto avanti e più moderne. Ero addirittura non correttamente alfabetizzata, perché "hai delle lacune che non riuscirai a superare mai a causa del tuo atteggiamento" (vedi le mia lieve dislessia)… ero troppo rumorosa e chiacchierona se eravamo in pubblico… ero troppo volgare se mi scappava una parolaccia… ma io andavo avanti, tra una corsa e l'altra non ho mai rinuciato ad essere me stessa e a coltivare le mie passioni, a quel punto però venivo quasi osteggiata (ma sempre con la giusta ironia): questo blog era "una roba da femmine" e la mia scrittura “di pancia, ma senza stile” “tu sei brava solo a scrivere i temi sul razzismo” (al liceo andavo molto bene in Italiano, ma secondo lui, “noi scrivevamo saggi storici e commenti letterari, a te facevano scrivere temi di attualità che non hanno alcun valore”). Ogni volta che dipingevo partivo bene, ma poi lui si faceva tutta una sua idea su come avrei dovuto finire il quadro, un suo progetto di perfezione, io ovviamente andavo per la mia strada e allora lo deludevo e diventava cattivo “non sei mai all’altezza in ogni parte del dipinto. Non mantieni abbastanza la concentrazione. Peccato, l’hai rovinato”.
Ma che pal*e! Ma come caz** ho fatto a sopportare uno str**zo  presuntuoso pezzo di merd** così??? (scusate, ma se sono volgare, sono volgare).
Ve l’ho detto:  è colpa della serotonina che, bugiarda come una ladra, ripetendomi per 20 anni "sono solo scherzi perché in realtà ti ama, in realtà ha scelto te”, mi ha rubato mezza vita. Per fortuna adesso la serotonina si è dissipata, ma la sua stronzaggine no.
Lui continua ad essere se stesso (non è che l’alzata d’ingegno che ha avuto l’ha reso una persona migliore, anzi), continua a tentare di smontarmi nascondendo nei suoi discorsi da S.Paolo folgorato sulla via di Damasco i soliti messaggi denigratori “l’amore vince su tutto, sei tu che non lo capisci e fai soffrire i nostri figli” (traduzione: la colpa se soffrono è tua che non accetti la famiglia allargata) “I figli stanno male a stare lontani da te perché avete un legame troppo forte, è un bene che si distacchino da te, li farà crescere” (traduzione: sei sempre la solita cattiva madre) “è colpa tua se le persone danno il loro peggio con te, devi curarti e scoprire e accettare la tua zona d’ombra” (traduzione: dovrei accettare la sua) “tu non puoi comprendere il percorso di individuazione di Jung che ho avuto perché non sai niente di psicologia e non hai mai letto un libro in vita tua almeno che non dovessi farci un esame, studia prima di parlare con me” (non credo che qui ci sia bisogno di tradurre). Sapete perché insiste? Perché ancora una volta mi rifiuto di aderire alla sua idea su come dovrebbe finire questa storia, al suo progetto di perfezione, me ne vado per la mia strada e allora, come sempre, lo deludo e diventa cattivo.
Però, mi dispiace per il mio caro ex, non funziona più, grazie all’enorme vaso di Pandora che questo 2016 ha scoperchiato per me, è stata spazzata via in un soffio tutta la serotonina dal mio corpo ed io posso essere me stessa con orgoglio e imparare a sbattermene altamente il caz**  dei suoi giochini! E se io rimango Robin Hood alla gara di tiro con l'arco, lui si é trasformato in Giovanni senza terra, vanitoso, invidioso, che brama la corona e finisce per succhiarsi il ditone rimpiangendo la mamma... evviva il Re fasullo d'Inghilterra!
Un po’ mi preoccupa, devo ammetterlo, pensare che quando scoperchi il vaso di Pandora lo schifo esce a raffica e non si ferma più… ci vorrà ancora parecchia pazienza, anche il 2017 non sarà una passeggiata.
Ma non importa, forza e avanti lalla, a testa alta.
Addio 2016 e grazie, non ti dimenticherò mai.


Lalla

P.S. tutte le cose su cui mi ha preso in giro sono vere. E’ sempre stato molto acuto e intelligente, molto oggettivo. Il punto è proprio questo: chi ama non può essere oggettivo. Chi ama desidera far stare bene l’altro, incoraggiarlo. Se davvero ama, non dovrebbe cercare di dominare, di manipolare, di cambiare l’altra persona per farla aderire al proprio disegno, dovrebbe lasciarla libera di essere se stessa, con i suoi difetti, ed amarla lo stesso, come ho fatto io.
P.P.S.S. Ma che cavolo sto dicendo? Oggettivo un caz**! Avrò pure un corpo tozzo, ma ho una bocca da favola, poppe fantastiche e due gambe da urlo, altro che tiro con l’arco, come diceva il mio babbo ogni volta che indossavo un gonna “Lalla, hai due gambe da fare invidia a Angie Dickinson!” poi guardava la mamma e compiaciuto aggiungeva, tutte le volte, ma come se questa informazione la conoscesse solo lui e giungesse nuova a noi altre “la chiamavano “le gambe”. Anche lui ti sei portato via 2016, ma era giunta la sua ora e neanche per questo ti porto rancore.

sabato 3 gennaio 2015

chi fa una cosa il primo dell'anno...

Chi è malato il primo dell'anno, è malato tutto l'anno.
Ma no, porca miseria, io mi ribello!
Chi disegna il primo dell'anno, disegna tutto l'anno...
così va meglio.

lalla

"Matilde, fatina delle peonie", acquerello su carta cotone, 25x28 cm.

sabato 23 marzo 2013

Falchetto revenge

Va bene, lo so anch'io che "errare è umano, perseverare è diabolico".
Ma il piccolo attore si era montato la testa e desiderava un sequel. Theo non c'è stato, è comprensibile, un uomo, anche se padre, ha la sua dignità. Una donna, madre, no.
E poi un po' di par condicio ci voleva: il figlio che sconfigge il babbo cattivo per salvare la mamma buona... non so, mi pareva un po' troppo freudiana come vicenda...
adesso siamo pari, sono cattiva anch'io!

lalla
P.S. Le riprese sono state fatte molto più frettolosamente della volta scorsa e il risultato è piuttosto scadente. Certo che il piccolo Re vale comunque il prezzo del biglietto, se la cava proprio bene (soprattutto quando gli friggo il cervello), ma per carità, nessuno dovrà dirglielo, altrimenti pretenderà anche un prequel!!!

domenica 24 febbraio 2013

help me captain!

Non voglio dilungarmi sulla pagella di Elia, per quanto strabiliante essa sia.
Penso soltanto che la posizione che si è scelto, solo e aggrappato alla cima della montagna, sia la più scomoda del mondo. Piccolo Re, non potevi restare ancora un po' Pinocchio? Perchè ti sei "scolarizzato" così presto? Fattelo dire da chi ci è passato, da lassù si può solo scendere o, con grandi sforzi, resistere. Col passare degli anni, se rimarrai lassù, verrai guardato con sospetto, verrai invidiato, e forse odiato. Ogni volta che riconfermerai te stesso, sarà qualcosa di scontato. Se ti capiterà di franare, qualcuno sottolineerà con gioia il tuo "fallimento". E invece scivolare non sarà una colpa, ma solo la prova che sei un essere umano animato da stupidi/profondi/sani interessi al di fuori e al di sopra di scuola e lavoro.
Non voglio proprio che anche tu ti faccia schiacciare dal senso del dovere. Ti auguro di scivolare molte volte e di rialzarti più forte di prima. Ti auguro di lasciar vagare libera la mente, di conservare la bizzarria dei tuoi sogni e di rimanere, più a lungo possibile, un bambino.
Penso che la stupidata qui sotto vada vista in questa ottica, e cioè come un gioco fatto da tre persone occasionalmente serie, lavoratrici e studiose, ma in verità, ancora non del tutto adulte.

lalla
P.S. durante la regia Theo aveva un po' perso di vista il senso della cosa e si era fatto prendere dalla sindrome di Kubrick. Alla fine di una giornata di riprese, piuttosto estenuante, temevo che Elia avesse odiato con tutte le sue forze quest'esperienza, invece da allora afferma, tutto convinto, che da grande farà l'attore.

mercoledì 17 ottobre 2012

sentirsi bene

Lo so che fuori piove un giorno sì, uno no, e un altro sì,
lo so che le analisi del fegato stavolta hanno detto picche (ma io me l'aspettavo dopo una cena dall'indiano che mi fatto letteralmente vedere i sorci verdi),
lo so che non ho il fisico da pin-up (e non ce l'ho mai avuto),
lo so che non sono bionda col naso all'insù e che non indosso i tacchi con questa nonchalance,
lo so che se me ne andassi davvero in giro per le strade gnuda e cruda le forze dell'ordine probabilmente non comprenderebbero il mio stato d'animo e opterebbero per l'arresto,
ma che volete che vi dica,
io in questi giorni mi sento così,
ed è un bel sentirsi!
lalla


"Pin up", china, matite colorate e acquerello su carta, 30x40c.

sabato 22 settembre 2012

noi disegnatori venderemo cara la pelle

Ieri mi sono davvero spaventata.
Mi è capitato di rileggere il post di settembre dell'anno scorso: era identico a quello che ho scritto una settimana fa.
Io odio le situazioni di stallo, sono le peggiori.
Nove anni che lavoro nella scuola, nove anni che vivo nell'incertezza, non tanto dell'immediato, quanto del futuro. Il numero di studenti per classe sale, i posti per gli insegnanti scendono. 
I tagli al bilancio stanno sventrando la scuola, ma poco importa. Perchè in Italia, il paese dell'ingegno, della storia e della cultura, se insegni sei univocamente considerato uno scansafatiche, uno che ruba lo stipendio senza lavorare.
La mia classe di concorso ("Disegno e Storia dell'Arte") viene lentamente cancellata, tolta dai vari licei, rimane adesso solo allo scientifico. Che cos'ha l'attuale Ministro dell'Istruzione in comune con tutti i suoi predecessori? Odia la Storia dell'Arte e soprattutto il Disegno. Perchè in Italia, il paese del bello, dell'arte e del gusto, se disegni sei univocamente considerato uno strambo, un'artista squilibrato ed inaffidabile (non è un caso che Theo lavori per la Francia).
E siccome i governi (schifosi, corrotti o semplicemente flosci che siano) sono lo specchio della società che li elegge, fanno bene i vari ministri a tentare di cancellarci tutti, lavorativamente parlando, intendo.
E soprattutto me, che sono piena di tanti buoni propositi, ma inadeguata, ansiosa, poco moderna, un po' dislessica, non abbastanza europea (io che mastico poco l'Inglese e l'Informatica).  Ieri ho fatto questa simulazione gratuita del test di preselezione al concorsone.

Il "NON AMMESSO" in rosso significa "BOCCIATO", per chi non fosse dell'era politicamente corretta.
A Dicembre mi toccherà vedere come andrà quello vero, ma ancora non m'arrendo, sarò anche antiquata, ma almeno vendo cara la pelle.
 
Intanto studio Inglese e ogni tanto mi faccio anche un giro sull'Isola dei Sugolini (il libretto che ho scritto è al vaglio di alcune persone fidate pronte a stroncarmi).
Questo è un primo esperimento di illutrazione, non è proprio come doveva essere, fatico a tirare fuori uno stile personale e accattivante, rimango sempre me stessa (anch'io un po' floscia come il governo).
Però non è neanche così male: somiglia un po' ad un capoverso miniato, i due bimbi si divertono e, per chi non l'avesse capito: io adoro l'azzurro!

lalla

mercoledì 8 giugno 2011

si parte e poi si torna

Quest'anno sono terribilmente indietro sul fronte "vacanze".
Di solito sono io quella che (in ordine) sogna, propone, organizza, pianifica.
E devo farmi i complimen
ti da sola perchè i nostri viaggi sono sempre stati bellissimi.
Siamo avventurieri del fai-da-te, cercatori di tesori, sperimentatori di cibi, camminatori
infaticabili e fotografi attenti. Che meraviglia! E poi c'è tutto il divertimento organizzativo del prima e la nostalgica dolcezza del dopo, non potrei vivere senza viaggiare...
prima di conoscere Theo passavo le vacanze con la mia famiglia, all'Elba.
Ed anche quelle erano belle vacanze. Un mese mezzi nudi a rosolare su uno scoglio assolato, a nuo
tare in mare, facendo pesca subaquea, mangiando pomodori e schiacciata a morsi tutti i giorni. Erano vacanze vere, dove dimenticavamo di guardare l'orologio e non sapevamo più che giorno della settimana fosse. Poi, anche quelle vacanze finivano. Eravamo stati così bene, eppure son proprio i ritorni a casa che ricordo con più tenerezza.
Quando eravamo bambini le 5 ore di viaggio ci sembravano 5 giorni. Quindi esistevano tutta una serie di rituali che spezzavano il viaggio. Per esempio fermarsi a fare la pipì tutti insieme ogni anno nello stesso boschetto maremmano, ristorarsi con un panino alla porchetta ogni anno dallo stesso porchettaio... quando finalmente doppiavamo la "colonna del Grillo" mancava poco più di un'ora a Reggello e iniziavamo a sentire nell'aria il profumino della pasta fresca della Tata. La Tata e Memmo sono stati per vent'anni i casieri della nostra fattoria, per noi bambini più che altro sono stati dei nonni. Ogni anno salutavano il nostro ritorno con una splendida cena. Così in macchina partivano le scommesse: la Tata avrà fatto i ravioli o le tagliatelle?
Poi finalmente arrivavamo a casa, ed era fantastico entrare e risentirne l'odore, gua
rdarsi allo specchio e scoprire quanto fossimo diventati neri al sole, quanto fossero ricresciuti e strinacchiati i capelli.
La Tata e Memmo avevano preparato un'enorme tavolata nella loro cucina sommando tavoli di diverse altezze e misure, tutta squinternata. Ci sedevamo tutti insieme su sedi
e disuguali e ogni volta la Tata metteva le mani avanti "mi dispiace piccini, non sono venuti bene quest'anno, la pasta è un po' duretta" oppure "il sugo mi sembra un po' sciocco"...
ovviamente era tutto meraviglioso e noi facevamo a gara a chi ne mangiava di più. Ovviamente lo sapeva anche la Tata, ma dopo tante ore passate a stendere l'impato d'uova di papero e farina le piaceva sentirsi dire "no, è tutto speciale, meglio dell'ulima volta!".
Eravamo tutti euforici in quelle sere di ritorno, non ne ricordo neanche una con un litigio, come se la vacanza fosse appena iniziata, come se avessimo dimenticato che dopo poche ore sarebbe iniziata di nuovo la routine, dopo pochi giorni ci saremmo assuefatti all'odore della casa e niente ci sarebbe sembravo più così speciale.
L'ho imparato fin da piccola: vale la pena di par
tire anche solo per la gioia di tornare, quindi devo smetterla di tergiversare: avanti con l'organizzazione.
E c'è un'altra cosa...
in realtà sto tergiversando anche con questo post...
devo farvi vedere/leggere le prime 4 tavole complete (ci sono ancora alcune correzioni da fare, ma niente di sostanziale).
E' inutile che non lo faccia, io ce la sto mettendo tutta, ma se questa storia dovesse far proprio pena è bene saperlo subito, che qualcuno me lo dica. Di smettere non ci penso nemmeno, semmai d'ora in poi me la terrei per me, alla mia Emma ormai voglio troppo bene, devo regalarle la sua storia.
Mi tremano le gambe e avrei voglia di mette
re le mani avanti, ma non come faceva la Tata (per farsi fare i complimenti), io ho una gran paura davvero.
Perchè lo so, veramente, che qualche volta la pasta mi viene sciocca e il sugo troppo saporito...

lalla




venerdì 11 marzo 2011

è quasi primavera e fioriscono le pagine

Ormai sono tornata a scuola da più di un mese, le prime due settimane con la mascherina (credibilità 0, ridicolezza 10), la terza settimana senza mascherina, la quarta con un raffreddore assurdo (costipata e di nuovo sputacchiante)... quindi, tiriamo un po' le somme, da Natale ad oggi 30 giorni a casa ed una sola settimana di normale insegnamento... cavolo, che efficenza!
E pende ancora sulla mia testa la minaccia della biopsia al fegato, rimandata in extremis grazie ad un'incredibile prestazione delle mie transaminasi scese sotto i minimi storici, ma non oso sperare che ci rimangano a lungo...
In tutta questa visione incerta e disastrata della mia salute, la Preside e il resto del Consiglio di Classe, senza alcuna giustificazione logica, hanno creduto che io fossi la persona adatta su cui fare affidamento per portare la 5° all'esame di maturità come membro interno... cavolo, che ottimismo!
Ciò singnificherà, nella migliore delle ipotesi, tenere botta fino a metà luglio e cioè lavorare un mese in più per sole 350 euro, il che mi scoccia parecchio perchè speravo di potermi dedicare soltando al fumetto di Emma finchè Elia era all'asilo...
è sempre molto difficile trovare dei ritagli di tempo, anche se ultimamente (sarà la primavera alle porte?) sono attraversata da un grande fervore creativo.
Mi succede di scrivere (o riscrivere) intere pagine della sceneggiatura di notte, mentre albeggia e Theo riposa beato accanto a me, o in auto, tra un semaforo e l'altro, circondata dagli altri conducenti che bestemmiano, le scrivo nella mia testa e quando cominciano ad essere troppe bisogna che mi precipiti ad un computer per scaricarle prima che scompaiano nel mare magnum dei miei pensieri.
Tutto questo ribollimento letterario non è per forza un bene, le pagine fioriscono e si moltiplicano con estrema facilità e ormai siamo a 68... troppe per un volume a fumetti!
Aspetto con ansia un periodo di depressione creativa nel quale
potrò, giustamente, rivedere , tagliare e restringere il tutto.
E poi c'è un altro problema, sospetto che la causa di tanta espansività letteraria sia uno squilibrio ormonale post-adolescenziale, dato che ciò che scrivo è fin troppo appassionato e zuccherino.
L'altro giorno, mentre leggevo a voce alta tutta emozionata il nuovo finale, l'empatia che sentivo con Emma traspariva nella mia voce rotta, ad un tratto ho iniziato a notare sul volto di Theo un susseguirsi di varie espressioni, nessuna delle quali mi pareva un buon segno.
Alla fine Theo ha fatto due domande: "perchè ti commuovi?" e poi "ma il finale sarebbe questo? Mi sembra un pippone tale che ammazzerebbe un toro..."
Anch'esse non mi sono parse un buon segno...
be, tutto considerato, forse è meglio far decantare il tutto e sperare che arrivi davvero al più presto l'agognata depressione creativa a portare consiglio!

lalla

p.s. In questa tavola tutta verde e rosa Emma ha soli 17 anni, da pochi giorni conosce Elena, ufficialmente accolta in casa come aiuto dell
"anziana governante .
Emma è affascinata da questa bellissima ragazza e cerca di spezzare le barriere sociali e culturali.
E' felice di avere finalmente una coetanea alla quale confidare i propri sogni e aprire il proprio cuore, è convinta di aver trovato l'amica che la salverà dal vuoto affettivo lasciato dalla madre...

venerdì 25 febbraio 2011

l'arte del racconto

A Natale il mio babbo ci ha regalato una trentina di pagine A4 appena uscite dalla sua stampante e rilegate con semplici clips, una trentina di pagine che narrano, tramite brevi fotogrammi, tutta la sua giovinezza. Ha spiegato che si trattava solo del primo capitolo e che desiderava, col tempo, aggiungerne altri, per completare il racconto della sua vita. Quest'urgenza è verosibilmente nata dalle sue difficili condizioni di salute, ma nel corso degli anni non ha mai perso l'occasione di tramandarci tutto tramite una saggia "tradizione orale".
Ho affrontato con curiosità la lettura, presto riscaldata da fugaci sorrisi o sommersa da profonda commozione.
Leggevo quelle pagine, infarcite di piccoli errori di battitura, e nella mia mente riuscivo quasi a vedere il gesticolare delle sue grandi mani e a sentire il suono della sua voce profonda e colorita.
E mi sono sentita simile a lui, io che non gli somiglio quasi per niente, ma in questo si.

Nessuno dei due è un bravo scrittore, ma va detto: conosciamo l'arte del racconto.
Su questa dote ho fondato tutti i miei rapporti interpersonali.
Il mio lavoro a scuola è solo questo: catturare l'attenzione dei ragazzi raccontando delle storie.
Purtroppo mi rendo conto che non riesco ad essere distaccata, non vorrei, ma ogni volta finisco per raccontare sempre me stessa. E non importa se quella che espongo è la storia di Gauguin o quella di Paolo Uccello... alla fine, è sempre la mia storia.
E nella pittura è lo stesso: in un ritratto vorrei catturare l'anima di chi ho davanti, ma mi ci cascano dentro anche il mio stato d'animo e le sensazioni che provo mentre lo
faccio.
Questo blog è soltanto uno dei tanti modi che ho trovato per sfogare la mia voglia di raccontare e raccontarmi.
E non è tutto, non mi basta mai: la verità è che racconto la mia vita a tutti, ogni giorno.
Al panettiere che vorrebbe pensare solo a calcolare il resto, ai colleghi che vanno di fretta, al fattorino Ups che di me non gliene frega proprio niente... per tutti ho in serbo un commento confidenziale o una battuta.
Racconto per l'esigenza
di condividere, per la soddisfazione di rapire e toccare l'animo altrui... o anche solo per il gusto di strappare un sorriso.
Nell'arte del raccon
to non sono essenziali attentidibilità e precisione.
Per questo esagero, smusso, condisco ed elaboro in modo che ogni insipido fatto diventi un aneddoto gustoso.
Theo dice che non mi chiamerebbe mai a testimoniare ad un processo ed ha ragione, ma non lo faccio con premeditazione, la mia non è "voglia di mentire", ma di affascinare.
Non sono mai stata una bugiarda, sono estremamente sincera nel raccontare ciò che sento, la "mia verità", che non corrisponde sempre e comunque a quella del resto del mondo.
Ed è con questo spirito che sto affrontando anche il fumetto di Emma.
Mi pizzica dentro un'urgenza folle di riuscire a raccontare questa storia ed è quasi una tortura sapere che mi ci vorranno anni...
un'altra cosa che spero di aver ereditato dal mio babbo è la capacità di finire le cose che inizio.

lalla

P.S. Dopo il breve incontro con Modigliani, Emma ha abbandonato molte insicurezze e rigidità, è diventata emancipata e libera. In queste scene partecipa ad un ballo e conosce il signorino Di Stefano, ebreo italo-americano, impacciato ed ingenuo. Grazie alla sua nuova consapevolezza, ad Emma non sfuggono gli occhi buoni e sinceri di lui e per la prima volta si diverte a condurre le danze...

sabato 15 gennaio 2011

fantasia e nasi imponenti scarseggiano

Eccomi qua, la polmonite ce l'ho ancora e questo sembra suggerire che sia di origine virale.
Qualsiasi batterio al mondo, per quanto tenace, sarebbe caduto eroicamente sotto la mitraglia di veleni che mi hanno somministrato. Io stessa sono sopravvissuta a mala pena e detto tra noi, uccidere l'organismo ospite per liberarsi degli intrusi,
francamente mi sembra una terapia un po' estrema...
Comuque non mi lamento, ho attraversato influenze molto più noiose.
Però mi tortura abbastanza il senso di colpa verso i miei studenti. I recenti tagli alle scuole fanno sì che esse non abbiano i soldi per pagare una supplente, di conseguenza, fino a che non torno a scuola, le mie classi non faranno più lezione di Storia dell'Arte, ora, magari loro stanno saltando di gioia all'idea, ma pensare questo non mi fa sentire meglio...

Il tempo, stando chiusa in casa, passa lentamente, ma io ne approfitto per poter portare avanti il fumetto di Emma.
Innanzi tutto ho finito la prima stesura della sceneggiatura (da approfondire, tagliare, limare e rivedere cinquantamila volte prima che sia accettabile), ma così almeno ho un canovaccio su cui lavorare.
Quindi mi sono concessa di tornare a disegnare un po', le mani mi pizzicavano dalla voglia...
ma dato che ormai sono nell'ordine di idee di fare un lavoro serio, mi sono messa appositamente nelle pesti: ho scelto un dialogo (e non una scena spettacolare) dove ci fosse anche una figura maschile (tanto per vedere se me la cavo abbastanza con l'altro sesso, in caso contrario non sarei capace di disegnare la mia stori
a e tanto vale smetterla di approfondire, tagliare, limare e rivedere cinquantamila volte la sceneggiatura...).
Nel mio fumetto ho immaginato che il rapporto conflittuale col rigido padre padrone (intelligentissimo, ma arido di sentimenti) sia stata la molla di ribellione che ha animato molte scelte di Emma. Ad un certo punto del racconto mi serviva un amore giovanile e passionale che abbattesse le sue barriere legate all'educazione altoborghese, così ho avuto un'idea: regalarle qualche ora di passione col grande Amedeo Modigliani. Gli anni tornano, avrebbe potuto incontrarlo, entrambi sono stati allievi di Fattori e Amedeo è il personaggio perfetto: pittore, belloccio, donnaiolo, squattrinato, perso... il padre di lei lo avrebbe
detestato e questo lo avrebbe reso ai suoi occhi ancora più affascinante!
Lo so, lo so, è del tutto improbabile che ciò sia accaduto veramente, ma francamente non mi interessa, la mia Emma non corrisponde perfettamente a quella in carne ed ossa vissuta tre generazioni fa.
La mia Emma è un'essere ideale, generata dalla mia mente quando ero solo una bambina (quando per ore osservavo i petali dei fiori o i riflessi sui vasi delle sue splendide nature morte floreali), ha continuato a vagare in essa per tutti questi anni, è un mito, un sogno, ed è giusto che brilli di luce propria.

Questa passione giovanile con Modigliani è un piccolo dono che le faccio: aver avuto l'onore di toccare ed assaporare almeno per una volta il vero fuoco dell'arte, ardente e folle come lui era.
Sono certa che ne sarebbe contenta.
E non credo affatto alla frase "la realtà supera di molto la fantasia", ma chi l'ha detto?
Probabilmente qualcuno con poca immaginazione...

lalla

P.S.
Ho fatto ad Emma una rinoplastica al contrario rispetto ai disegni precedenti (che ho già corretto), per regalarle maggiore carisma e un aspetto più aderente alla documentazione storica in nostro possesso, d'altronde non credo neanche al luogo comune che i nasi imponenti (e magari un po' gobbuti) siano ineleganti sul volto di una donna, ma chi l'ha detto?
Probabilmente qualcuno con un piccolo ed inespressivo nasino all'insù...



Nelle tavole non si vedono ancora i baloon con il testo e questo le fa sembrare strane ed un po' vuote. Ma a parte questo devo ammettere che ancora il risultato non è del tutto coerente. C'è sempre qualcosa di buono e c'è sempre qualcosa di abbastanza pessimo... qualche volta dubito di essere all'altezza del compito che mi sono data.

venerdì 26 novembre 2010

piove? La mediocrità ha un suo fascino

Tutta questa pioggia autunnale riaccende puntualmente le mie fobie di alluvione (da quando vivo sotto il livello dell'Arno mi sento nella stessa situazione di quelli che vivono abbarbicati sulle pendici del Vesuvio, diciamo, statisticamente tranquilli, psicologicamnete non troppo...).
Non solo: tutto questo umido ti entra nelle ossa, tutto questo grigio ti penetra negli occhi e nel cervello... per forza si suicidano di più gli abitanti della civilissima Europa del nord!
Io sono metereopatica, c'è poco da fare, e, se non fosse che a novembre ci sono un mucchio di compleanni (compreso il mio) e a dicembre il Natale, io li leverei dal calendario questi due mesacci umidi e bui.
Ecco, perchè non solo la pioggia rompe le scatole, ma soprattutto l'assenza della luce, la notte che incombe dalle 5.00 di pomeriggio...
premesso quindi che recentemente non salto di gioia, l'altro giorno mi stavo appunto dolendo del fatto che è quasi impossibile conciliare i miei sogni d'art
ista maledetta con la vita reale (sarà perchè quest'anno ho tempo quasi pari a zero per dipingere e per modellare la creta...), che in un'esistenza fatta di priorità, puoi sperare di realizzare il tuo sogno solo se sei pronta a calpestare tutto il resto e solo se il tuo sogno si trova, da solo e sempre, sullo scalino più alto dei tuoi pensieri...
sul mio scalino c'è Elia, poi Theo, poi la mia serenità interiore, poi la necessità di uno stipendiuccio che ci garantisca un'esistenza dignitosa, poi l'arte... addio sogni di gloria!
Va anche detto però che il grigiume non solo induce ad essere un po' tristarelli, ma anche più profondi e meditativi.
Così, in una delle mie meditazioni forzate (che, per mancanza di tempo, di solito si manifestano mentre stò raggiungendo le mie due scuole, stracollandomi in bici tutta imbacuccata sotto la pioggia, oppure in auto, in coda sui viali intasati sempre causa pioggia) mi è venuta in mente una grande verità: i colori sgargianti, le luci accese e brillanti conquistano, ma il grigiume e la mediocrità hanno un proprio fascino.
Ma chi se ne frega delle gloria!

Pensiamoci bene: ma che importanza può avere se degli sconciuti conosceranno mai le mie sculture? L'importante è che siano nate da me e che, ogni volta che le guardo o le accarezzo, riprendano vita, solo per me.
Che bello non svendere se stessi per arrivare in cima, in cima a cosa poi?
Che bello vivere nell'ombra, tranquilli, onesti, sereni...
Esiste un libro sull'argomento, "l'eleganza del riccio", mentre lo leggevo non è che mi convincesse troppo, mi sembrava che ostentasse fastidiosamente il suo lato colto e ricercato, poi però, sul finale, mi è sembrato di cogliere questo messaggio, al di là di che tipo di diversità si stesse parlando, e mi ha rapito completamente.
Che bello essere diversi, andarne anche fieri e non sentire per forza il bisogno che gli altri, tutti gli altri, conoscano la tua diversità, la approvino o la osannino...
che bello...

certo, non so se io sarò abbastanza forte e sicura di me per poter continuare ad esprimere me stessa senza l'appoggio del resto de mondo.
Va anche ammesso che il resto del mondo è molto vasto, vario e non sempre disponibile ad osannare chiunque ne senta il bisogno...

lalla

P.S. Sto scrivendo la sceneggiatura, ma disegnare mi mancava, così questo è il primo studio per Elena, la servetta che entrò nella casa e nella vita di Emma quando erano entrambe adolescenti.

Era passato qualche anno dalla scomparsa della madre Margherita e la giovane Elena... ne prese il posto! Ebbe anche un figlio dal padre di Emma... mio nonno Alberto, ebbene si: questa è la mia bisnonna e a proposito di mediocrità: "siamo tutti figli della serva".
Secondo i racconti di mia madre e delle sue sorelle Elena era bellissima, ma tirchia e meschina. Nata povera e morta ricca, ma condannata a rimanere per tutta la vita la "serva" del suo padrone, geniale anatomo e onesto primo cittadino di Firenze, che se la sposò ma non si degnò neanche, in tanti anni, di insegnarle a leggere...



venerdì 5 novembre 2010

il fumetto di Emma va avanti

Il fumetto di Emma va avanti, piano piano, ma va avanti.
Dopo aver pensato al soggetto, l'ho sviluppato in storia e poi suddiviso in tavole (il mio fumetto dovrebbe averne 45 circa).
Per creare una tavola si dovrebbe partire da una sceneggiatura dettagliata che io, per la rabbia e il disappunto di Theo, non sono ancora arrivata a scrivere... la definisco via via, orrore!
Ho buttato giù un canovaccio nel quale ho specificato che cosa debba raccontare ogni tavola, ma devo ancora affinare i dialoghi e ogni volta pensare alla suddivisione in scene.

Ho fatto un po' di conti: lavorando a tempo pieno con la scuola posso riuscire a terminarlo in 2 anni.
Cavolo, sembra un tempo lunghissimo...
E' che fare un fumetto non è per niente una passeggiata.
Ci vogliono dedizione e pazienza, molta pazienza. Ci vuole molta forza di volontà per resistere al lato oscuro della forza: la tentazione di tirar via.
Ogni tavola è una nuova sfida e per affrontarla devi pensare fin dall'inizio che darai il massimo e che sarà la migliore di sempre. Se tutto è andato bene, appena la finisci, è davvero questa la sensazione che provi: quella di esserti migliorata, di aver fatto un buon lavoro.
Poi interviene il fattore tempo: passano i giorni, i mesi, e solo pochi disegni resistono, gli altri perdono ai tuoi occhi di charme e completezza, denunciano i loro errori, sembrano rigidi, incompleti. A questo punto puoi decidere di far finta di non vedere, sopportare questi "mezzi insuccessi" in nome dell'andare avanti, oppure puoi decidere di rifare delle parti, mettere delle "toppe", o riaffrontare l'intera tavola.
Correggere e ripetere se stessi, ve lo giuro, è una fatica immensa.
Inoltre un fumetto perfetto non esiste, questo va pure capito, in un tempo di lavorazione così lungo lo stile e il gusto del disegnatore cambiano inevitabilmente.
Di conseguenza, per riuscire ad arrivare in fondo a questa odissea, credo che l'atteggiamento migliore debba essere una via di mezzo: cercare la perfezione, ma saper anche amministrare una certa economia delle proprie forze, poichè non è detto che non si esauriscano e ti mollino sul più bello!
Ce la farò? Riuscirò a portare a termine questa avventura?
Mi piacerebbe tanto, ho voglia di raccontare questa storia.
Io ci provo e stiamo a vedere...

lalla

P.S. Nella tavola n°1 un'Emma dodicenne salutava la salma della madre Margherita al suo funerale, posandogli un mazzolino di fiori di campo nella bara (Theo mi ha già fatto notare che non è una geniale idea commerciale iniziare un fumetto con un funerale...).

Ecco la genesi della TAVOLA n°2
.
In questa tavola Emma ha un flashback: lei, molto più piccola, è insieme alla mamma nel giardino della villa di famiglia. Stanno leggendo una favola e canticchiando, poi il padre di Emma, Giulio Chiarugi, richiama in casa la moglie Margherita. La donna, prima di rientrare chiede a Emma di farle una promessa: "promettimi, amore mio, che nella vita inseguirari sempre i tuoi sogni". Nell'ultima vignetta Emma è di nuovo nel presente e sussura: "te lo prometto mamma".

1)
Storyboard. Anche se uso foglietti volanti, leggeri come carta velina, e faccio dei freghi col lapis molto approssimativi, questa è una fase importantissima nella quel decido la scansione delle vignette e la posizione dei personaggi. Confesso che mi capita di citare immagini che trovo su internet e farmi affascinare da celebri opere d'arte (la posa di Margherita nella quarta vignetta deriva dalla Maddalena nel "trasporto di Cristo" di Raffaello). La regia è il mio punto debole, per fortuna, se mi perdessi, posso chiedere aiuto a Theo...


2)
Disegno. A questo punto prendo in mano il sacro foglio Fabriano Artistico che pesa come il piombo e costa più di me. Le misure sono quelle definitive e il disegno è meno approssimativo, si comincia a vedere con chiarezza dove le immagini vadano a parare. In questa fase diventa palese se il tutto funziona o se ci sono dei punti deboli, per esempio il volto di Emma nell'ultima vignetta mi ha fatto molto penare...

3)
China. Ecco, questo è davvero un bel momento, rubo i pennarellini di Theo (che lui usa per scopi ben più nobili dando vita a "le trone d'argile") e mi sento quasi euforica mentre finalmente le immagini vengono definite. Mi faccio affascinare dalle linee curve e dai contorni liberty di Alphonse Mucha, è molto piacevole.

4. Colore. Ed eccoci finalmente: posso brandire i miei splendidi pennelli in pelo di bue (ultimamente non riesco a trovare quell'unico speciale in pelo di martora che era quotato in borsa!), preparare la mia enorme tavolozza Pebeo e i miei vecchi e fidati colori Winsor & Newton, posso finalmente lasciarmi andare. Cerco di manternere i toni molto leggeri (è pur sempre un ricordo) e l'atmosfera bucolica e dolce delle illustrazioni di Carl Larson.
Il colore diretto con gli acquerelli è una vera goduria!
Si puo' dire che il fumetto stia veramente nascendo e il tutto avviene in completa serenità e armonia...

5. Post-produzione. Ebbene, non è ancora finita: scansiono la tavola e la aggiusto in alcune sue parti con dei ritocchi a Photoshop (in un secondo momento potrei pensare di realizzare la famosa "toppa" sull'ultima vignetta). Mancano i baloon (le nuvolette col testo) e anche quelli li metterò al computer.

E soprattutto manca un editore... e non è cosa da poco!

giovedì 22 luglio 2010

in "giro in giro"

Sono una cinefila, ora spero di aver scritto bene e che non si capisca che mi piacciono i cani (che poi è anche vero). Ma insomma, adoro il cinema e i film, tutti, anche quelli brutti, se ne comincio uno devo finirlo per forza e poi me lo ricordo per sempre. Posso riconoscere una pellicola già vista con un solo fotogramma e ho i dialoghi stampati a fuoco nel cervello.
Va bene, dimenticando per un attimo i miei lati maniacali, ad ogni modo io credo che qualsiasi persona che abbia la mia età se lo ricordi con un pizzico di nostalgia, quel Signore Coccodrillo e il suo bisogno di libertà.
La filosofia del "giro in giro" è sganciarsi, lasciarsi tutto alle spalle,
per 30 minuti o 30 giorni, questo non conta, l'importante è sentirsi leggeri.
E ogni tanto, andarsene un po' a zonzo, serve davvero a tutti.

Così, dopo che per un'intera settimana una banda di batteri scalmanati ha fatto baldoria nella mia gola e dopo averli scacciati a suon di velenosi antibiotici, un po' verdastra ma felice, risorgo dalle mie ceneri come la Fenice, raccolgo in un sol giorno baracca e burattini e in compagnia dei miei due bei ragazzi, vi saluto.
Facciamoci tutti questo giretto allora e ognuno se ne vada dove gli pare.
Noi tre ce ne andiamo a rosolare qualche giorno in Puglia.
Anche la mia Emma si fa una bella passeggiata in bici per Firenze. E' primavera, l'aria fresca le scompiglia i capelli e lei si sente determinata, e libera...

lalla

mercoledì 7 luglio 2010

materiali e tecnica

Se ben ricordo, negli anni '90 c'era uno spot che recitava "la potenza è niente senza controllo" , si riferiva allo sport e alle auto, ma in effeti anche in arte materiali e tecnica la fanno da padrone.
In questi giorni sono tutta in fibrillazione, spero di poter infornare le mie ultime tre sculture, finalmente.
Sembra impossibile dover attendere così tanto, ma mettere tutti d'accordo e riempire un forno grande come un bagno, dove puoi tranquillamente camminare in piedi, non è cosa facile. Inoltre io, che a Sesto sono ospite ben voluta ma ingombrante, devo adeguarmi ai tempi del resto della produzione, quella che conta (cioè quella che porta al laboratorio un ricavo in denaro).
Un'attesa così lunga mi crea non poche ansie dato che questa volta ho ideato dei pezzi particolarmente difficili dal punto di vista tecnico, mi sa che 2 su tre me li gioco in cottura.
Quando immagino le forme vorrei ribellarmi e non adeguarmi alle restrinsioni della tecnica, ma è impossibile, la creta ha una volontà propria, così ogni volta cerco un compromesso realizzabile spostando sempre di più il livello di rischio.
"L'Isola di Ingres" è un unico pezzo enorme, anche solo sollevarla per infornarla sarà un'impresa.
"La maschera" ha già una piccola crepa dovuta a dei ripensamenti in corso d'opera un po' troppo tardivi, ma d'altronde, se a metà strada intuisci una via migliore, che fai, non provi?
"Archi" ha una forma estrusa che crea tensioni, trazioni e compressioni nella materia ceramica, seccare l'ha già messa a dura prova...

aspettando che si sciolga questo nodo di angoscia/curiosità/speranza e che io sappia come andrà a finire, vi propongo una piccola illustrazione (molto art nouveau) nel solco del mio folle progetto fumettistico.

Theo era convinto che materiali più pregiati avrebbero giovato al mio acquerello.

Forse aveva anche ragione: quando ho voglia di disegnare, arrabatto il primo album preincollato che rimedio per casa e, se non trovassi i colori, sarei capace di colorare con vino e caffè (tanto berli non posso!).
Ammetto che questo non sia un bel modo di migliorarsi, c
osì il mio compagno di studio/letto/vita mi ha ammorbato un mese... alla fine ho fatto un salto allo Zecchi per comprare una carta grammatura 7 "Fabriano artistico" che costa più di me. Una volta in negozio mi sono lasciata andare e ho rinnovato il parco pennelli, lunghi, tondi, in pelo di bue (ne ho solo uno sacro in pelo di martora che custodisco dall'età di 16 anni). Forse al prossimo disegno mi monto definitivamente la testa e finisce che ricompro anche i colori (che sono buonissimi Winsor&Newton, ma antidiluviani).
Va bene: per fare una scultura devo per forza chinare la testa di fronte al volere dell'argilla, cercando di evitare così una sua esplosione o rottura, ma fare un bel disegno non è soprattutto una questione di mano e di testa, serviranno tutti questi lussi?

lalla

"Emma en plein air", china e acquerello su carta, 16x39 cm.

giovedì 24 giugno 2010

dopo molte premesse, Emma.

La visione degli scarabocchi a seguito di questo testo, ha bisogno di alcune premesse.

Premetto che la mia prozia Emma Chiarugi fu una brava pittrice, allieva del grande Giovanni Fattori. Quando ero piccola, le sue nature morte e i suoi paesaggi mi guardavano dalle pareti della mia casa natale, ammaliandomi. Passavo ore ad osservare, mi perdevo tra quelle pennellate vigorose e quelle calde macchie di colore. Ho mitizzato la sua persona, il fatto che fosse moderna e ardita, e il suo talento, tanto da desiderare con vigore crescente una sua riemersione dall'oblio e una sua resurrezione artistica. In verità, sognavo di poter essere come lei. Crescendo ho abbandonato l'infantile sogno di emularla (come disse il Grande Courbet:"E' inutile che tenti di dipingere come Raffaello, anche se tu riuscissi ad avvicinarti a lui, tu non sei Raffaello e non lo sarari mai"), sostituendolo con quello più realistico di poterle regalare una ricollocazione al'interno della storia dell'arte (magari con una mostra e una biografia).

Premetto che all'età di 19 anni, iscritta da un'anno alla facoltà di Architettura e in piena crisi d'astinenza da disegno, decisi di frequentare la "scuola internazionale di Coomics". A dispetto del nome pretenzioso e ridondante, non è che la scuola fosse un granchè, ma può anche darsi che la colpa fosse mia: la consideravo più che altro uno svago, una scusa che mi permettesse, tra un esame e l'altro, di diseganre un po'. Detto questo, almeno la scuola mi è servita come agenzia matrimoniale! Theo era il più bravo della classe e aver trovato finalmente qualcuno più dotato di me nel disegno era terribilmente attraente.
Il suo talento, più che la sua bellezza, mi ha fatto innamorare.

Premetto che il progetto scemo a cui sto lavorando in queste settimane, ormai non mi sono ravveduta e quindi ve ne posso parlare, è preparare un fumetto sulla storia di Emma Chiarugi, romanzandola un po', e propormi con qualche tavola d'esempio al mercato francese. Ora, io lo so di non essere il geniale Raffaello, ma la scemenza sta nel fatto di aver creduto almeno di poter emulare un Ghirlandaio, cioè un eccelso artigiano. Io fumettista non lo sono mai stata, meno ancora che artista. Mi manca la regia, la visione d'insieme, un rendimento costante qualunque sia il soggetto o al scena da rappresentare. Per questo, nonostante i preziosi consigli di Theo il risultato è per il momento altalenante, dilettantistico e non merita di essere mostrato a dei professionisti.
Porca miseria, non c'è verso che io riesca a guadagnarmi da vivere con questo mezzo dono che ho in testa e nelle mani, ma a che cavolo serve saper disegnare?


Premetto che esattamente un anno fa si infrangeva un sogno durato 5 mesi di conoscere una piccola principessa che avrei chiamato Emma. L'avevo immaginata moderna, ardita e piena di talento come la mia prozia. Per questo, quando mi è balenato in mente questo progetto scemo, immediatamente ho pensato che se mai fosse andato in porto l'avrei dedicato a lei.
La vita va affrontata col sorriso ed io di solito lo faccio, a disposizione ho quello splendido del piccolo Re dei Sugolini, è l'unica cosa che conti veramente. Però è anche vero che oggi non riesco ad essere giuliva come sempre, è di nuovo il 25 giugno, il giorno che infrange i sogni.
Porca miseria, come ci sono rimasta male, dopo tutto questo tempo mi ci vuole ancora un grande sforzo per pensare che domani arriverà il 26 ed io ricomincerò a sognare.

lalla



prima prova, pagina n°1, Emma al funerale della madre Margherita, acquerello e china su carta.


seconda prova, pagina n° 12 c., Emma all 'Accademia, nella classe di pittura di Giovanni Fattori, acquerello e china su carta. L'idea di spostare il Ponte Vecchio a nostro piacimento per rendere il tutto un po' più interessante è uno dei molti consigli di Theo...