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lunedì 24 giugno 2013

Elena, Jacopo & Sofia 22.06.2013

Quest'anno la mia famiglia è in vena di matrimoni. Dopo mio fratello, anche mia nipote ha deciso di festeggiare il suo doppio amore (per il compagno e per la loro splendida bambina) infilandosi un lucido anello circondata da amici e parenti.
E' stato un allegro matrimonio all'americana nel prato fiorito di mia sorella Silvia che per l'occasione sembrava il Parnaso. Elena e Jacopo erano emozionati e felici, la piccola Sofia il fiore più bello del giardino.
Giove ha minacciato svariate volte di rovinarci la festa, ma stava solo scherzando, al tramonto ha squarciato le nubi trasformandole in lingue di fuoco arancio e rosa, quindi Selene ha illuminato la notte con una luna enorme, la più grande dell'estate.
Bacco ha intrattenuto gli invitati al pascolo fino all'imbrunire, allietandoli con formaggio, affettati, fritto misto, panzanella, carne alla griglia e fiumi di buon vino rosso. Infine, la musica ha trasformato ogni donzella in seducente Menade, ogni maschietto in arzillo Satiro e li ha avvinti in danze sfrenate fino alle tre del mattino. Mi sono sentita uno dei personaggi della disneyana "Pastorale". Meglio di così? Abbiamo perfino sparato fuochi d'artificio e liberato una galassia di magiche lanterne nel cielo stellato...
Il piccolo Re era esaltatissimo e ha spopolato in pista fino quasi a mezzanotte. Io ovviamente non ho più l'età nè il fisico per danzare fino alle tre del mattino, specialmente fasciata in un abitino optical e su due trampoli di 10 cm, ma neanche la decenza per evitare di farlo. In seguito ho trascorso le poche ore di sonno disponibili rigirandomi nel letto, tra dolori all'anca e fastidi digestivi. Ieri mi sentivo come un'adolescente il primo dell'anno: un po' rallentata e marcatamente stonata... ma felice di aver partecipato, auguri agli sposi!

zia lalla
 
P.S. A me spettava modellare gli sposini per la torta nuziale, un onore e un piacere, che però si è rivelato più insidioso del solito. 
Il problema è stato l'abito della statuetta di Elena, non copriva i piedi, quindi tutta la figura doveva appoggiare sulle gambette nude e possibilmente sottili come quelle reali, invece, una volta modellato il busto, nonostante l'anima in legno all'interno, il viscido Das scivolava pian piano vesro il basso, rendendo i polpacci più simili a quelli di Hillary Clinton che a quelli di mia nipote!  E poi c'era il cappello, una volta posato sulla testa la faceva svenire in avanti... mi ha fatto vedere i sorci verdi. Ma secondo voi potevo darla vinta ad una pasta sintetita per modellazione? 
Alla fine sono fiera del mio lavoro, le tre statuette sono bellissime (Jacopo è perfino somigliante!) e ricorderanno per sempre agli sposini questo splendido giorno.

 

venerdì 15 febbraio 2013

post n°2 - evviva gli sposi!

OK, il post di prima era veramente rivoltante e poi non ho voglia di correggere compiti, quindi, dopo tanti giorni d'assenza, ho un argomento su cui aggiornarvi molto più allegro, mondano, nonchè politicamente corretto rispetto alle mie disfunzioni dell'apparato digerente.
Mio fratello si è sposato sabato scorso!
Lo so che molte persone pensano che i matrimoni siano una maratona di obblighi sociali, dolori procurati dalle scarpe scomode e brindisi fozati. Ma di che cosa stiamo parlando? 
Io li adoro, a me non frega proprio niente di tutto l'intorno, dal pranzone infinito, delle pettinature, del comportarsi secondo l'etichetta, io per tutto il giorno guardo solo loro due, gli sposi.
E' un così grande privilegio potersi affacciare per qualche ora nella loro vita, percepirne i timori, le aspettative, l'emozione... non so, quel giorno è come se per loro tutto fosse ancora possibile, come se finalmente iniziassero a scrivere una nuova storia. 
E' un giorno di progetti, e di speranze. E' un giorno bellissimo.
Davanti a una montagna di panna e meringhe sormontata da due piccole statuine che io stessa avevo modellato in fretta e furia, Michela ha fatto un piccolo discorso di ringraziamento e poi ha passato la parola a Guido. Ora, non tutti hanno la fortuna di conoscere quell'orso di mio fratello, così a suo agio in apnea 25 m sotto il mare a scovare cernie, o mentre si arrampica sulle pendici del Pratomagno inseguendo un cinghiale inferocito, e così poco a suo agio quando deve raccontarti quello che sente.
Eppure ha parlato a tutti noi, poche parole di grande dolcezza, e poi si è commosso, ha pianto. 
E' stato stupendo e io gli auguro tutte le fortune di questo mondo. 
Gli auguro di conservare questo spirito puro, questa capacità sincera di amare, per lei e per quelli che, spero, verranno.
Evviva gli sposi!

lalla

P.S. per realizzare gli sposini sulla torta nuziale:
1) Procurasi ricercatissimi materiali di lavorazione: pasta modellabile (un po' meglio del DAS), un coltello da cipolle e 2 stecchini.








2) Servendosi di un'anima di legno come sostegno, modellare due figurine leggermente somiglianti, per quanto possibile viste le dimensioni (si noti l'orecchio sinistro a sventola dello sposo).
Durante l'essiccatura e il "ritiro" del materiale, restaurare eventuali fratture suturando con altra pasta modellabile.





3) Colorare con acrilici o tempere.












 
4) Lasciare asciugare.
5) Laccare con vernice trasparente.












6) Ancora un po' di pazienza per l'asciugatura e gli sposini sono pronti per salire sulla torta!

domenica 26 settembre 2010

ho deciso di procurarmi un esaurimento nervoso

Ho deciso che cercherò di tenere duro e non mollare niente.
Ho deciso di cercare di incastrare pittura, scuola, scultura, soprattutto Theo e il Re dei Sugolini e perfino un po' di teatro .

Sono cosciente che questa decisione, con ogni probabilità, mi porterà ad avere i capelli dritti a Natale, l'occhio dilatato a Pasqua e l'esaurimento nervoso a giugno... ma stiamo a vedere, non si sa mai!

D'altronde, ho deciso che non posso fare a meno dei due bei ragazzi che vivono con me il giorno stesso che li ho conosciuti, entrambi, e finchè non mi manderanno a quel paese continuerò ad interferire, appiccicosa e ingombrante, nelle loro vite... che sono la mia.

Ho deciso che non posso fare a meno della scultura quando ho visto le mie bambine d'argilla finalmente fuori dal forno, splendide, intatte, curve, attraenti... quasi vive.


Ho deciso che non posso fare a meno della pittura quando una dolcissima ragazza è scesa da Milano per posare per me, ho iniziato il suo ritratto e ho riconosciuto subito quel senso di adrenalina e magia che ogni volta mi pervade... è quasi una droga, difficile vivere senza.

Ho deciso che non posso fare a meno di insegnare (senza risparmiarmi, lavorando il doppio, anche a casa, e dando tutta me stessa) quando ho conosciuto le mie nuove classi e quegli adolescenti, che la vita costringe a stare di fronte a me 2 ore a settimana, che tanto più volentieri se ne dovrebbero andare a correre in un prato, dietro ad un pallone o ad un coetaneo, e che invece, magicamente, ascolteranno le storie che escono dalla mia bocca... ne saranno meravigliati e incuriositi.

E poi, ho deciso che ogni tanto è giusto fuggire da tutte queste meraviglie, che mi ubriacano, ma mi sfiniscono. Gestirle nel giusto modo, preservandone i delicati equilibri e trovando anche il tempo per dormire un po', non è cosa da niente. Ed ecco quindi che sarebbe bello infilarci anche il teatro, che può regalarmi la libertà di vivere altre vite, infinite, come quelle che mi ci vorrebbero per fare tutto quello che sento di voler fare!

lalla

"la Maschera", modellato in terracotta, 18x22x13 cm c.


"Archi", modellato in terracotta, 50x27x22 cm c.



"L'isola di Ingres", modellato in terracotta, 85x35x23 cm c.

mercoledì 7 luglio 2010

materiali e tecnica

Se ben ricordo, negli anni '90 c'era uno spot che recitava "la potenza è niente senza controllo" , si riferiva allo sport e alle auto, ma in effeti anche in arte materiali e tecnica la fanno da padrone.
In questi giorni sono tutta in fibrillazione, spero di poter infornare le mie ultime tre sculture, finalmente.
Sembra impossibile dover attendere così tanto, ma mettere tutti d'accordo e riempire un forno grande come un bagno, dove puoi tranquillamente camminare in piedi, non è cosa facile. Inoltre io, che a Sesto sono ospite ben voluta ma ingombrante, devo adeguarmi ai tempi del resto della produzione, quella che conta (cioè quella che porta al laboratorio un ricavo in denaro).
Un'attesa così lunga mi crea non poche ansie dato che questa volta ho ideato dei pezzi particolarmente difficili dal punto di vista tecnico, mi sa che 2 su tre me li gioco in cottura.
Quando immagino le forme vorrei ribellarmi e non adeguarmi alle restrinsioni della tecnica, ma è impossibile, la creta ha una volontà propria, così ogni volta cerco un compromesso realizzabile spostando sempre di più il livello di rischio.
"L'Isola di Ingres" è un unico pezzo enorme, anche solo sollevarla per infornarla sarà un'impresa.
"La maschera" ha già una piccola crepa dovuta a dei ripensamenti in corso d'opera un po' troppo tardivi, ma d'altronde, se a metà strada intuisci una via migliore, che fai, non provi?
"Archi" ha una forma estrusa che crea tensioni, trazioni e compressioni nella materia ceramica, seccare l'ha già messa a dura prova...

aspettando che si sciolga questo nodo di angoscia/curiosità/speranza e che io sappia come andrà a finire, vi propongo una piccola illustrazione (molto art nouveau) nel solco del mio folle progetto fumettistico.

Theo era convinto che materiali più pregiati avrebbero giovato al mio acquerello.

Forse aveva anche ragione: quando ho voglia di disegnare, arrabatto il primo album preincollato che rimedio per casa e, se non trovassi i colori, sarei capace di colorare con vino e caffè (tanto berli non posso!).
Ammetto che questo non sia un bel modo di migliorarsi, c
osì il mio compagno di studio/letto/vita mi ha ammorbato un mese... alla fine ho fatto un salto allo Zecchi per comprare una carta grammatura 7 "Fabriano artistico" che costa più di me. Una volta in negozio mi sono lasciata andare e ho rinnovato il parco pennelli, lunghi, tondi, in pelo di bue (ne ho solo uno sacro in pelo di martora che custodisco dall'età di 16 anni). Forse al prossimo disegno mi monto definitivamente la testa e finisce che ricompro anche i colori (che sono buonissimi Winsor&Newton, ma antidiluviani).
Va bene: per fare una scultura devo per forza chinare la testa di fronte al volere dell'argilla, cercando di evitare così una sua esplosione o rottura, ma fare un bel disegno non è soprattutto una questione di mano e di testa, serviranno tutti questi lussi?

lalla

"Emma en plein air", china e acquerello su carta, 16x39 cm.

lunedì 24 maggio 2010

"a bachino", un po' etrusca

Pochi minuti dopo il mio ricovero a Careggi per indurre il parto del piccolo Re dei Sugolini, si dispose ai piedi del letto un Dottore/professore, circondato da un capannello di Dottori/studenti, e chiese (parlando lentamente e scandendo le sillabe): "si-gno-ra, se le par-lo, lei mi ca-pi-sce?", ci mancava solo che tentasse una comunicazione a gesti.
Io gli feci una risata in faccia (che minò per sempre il suo prestigio di fronte ai Dottori/studenti) e risposi: "dipende, se mi dice cose troppo difficili, no".
Va detto, a parziale discolpa del Dottore/Professore, che il 26 luglio ero abbronzatissima e inoltre, nella mia stanza, almeno altre due mamme erano extracomunitarie.
Però io no, io sono di Firenze e mi diverte molto che, con cadenza almeno trimestrale, le mie origini vengano attribuite a fantastiche località esotiche.
Di solito la scelta cade in America del sud (Venezuelana? magari!) o nel martoriato Medio Oriente (Israeliana? Iraniana? Araba?), o in Grecia, perchè no? Ma in Italia mai, proprio mai.
Agli studenti, che spesso mi guardano increduli e delusi quando confesso le mie sciape origini italiane, condisco la monotona realtà ribattendo che: "no, non sono Greca, ma Etrusca!".

E se cercate di ricordarvi i nasi dritti e taglienti e le fronti ampie delle donne semidistese nei sarcovagi etruschi, non potrete negare una mia diretta discendenza.
Mi fa piacere pensarmi un po' etrusca, spero di aver ereditato qualcosa da questo grande popolo, così amante della vita e così rispettoso della figura femminile.
Gli Etruschi sono stati i primi a considerare un valore l'amore tra uomo e donna.
Ebbene, il famoso "sarcofago degli Sposi" di Cerveteri, dove marito e moglie erano ritratti insieme, banchettanti, sereni, adagiati l'uno accanto all'altro, fu realizzato in terracotta.
Ed è sempre la terracotta il materiale di molte altre sculture di straordinaria bellezza giunte fino a noi, come "l'Apollo che cammina", acroterio del tempio etrusco di Veio.

La tecnica che usavano ha molti nomi: "a bachino", "a colombino" o "a lucignolo". Consiste nel creare la figura tridimensionale cava, partendo dalla base e aggiungendo via via dei bachini di argilla e procedendo fino a richiudersi alla sommità della figura (pensate un po' al laser verde di tanti film di fantascenza che procede nello scanner di un'oggetto/corpo per piani di sezione orizzontali dal basso verso l'alto). Una volta concluso il lavoro di aggiunta, la scultura era pronta alla cottura, si trattava solo di rifinire l'esterno.
L'argilla infatti non potrebbe sopportare una cottura a 950° se il suo spessore fosse maggiore di 2,5 cm, in spessori maggiori tratterrebbe inglobata dell'umidità o delle sacche d'aria e scoppierebbe.
La tecnica maggiormente in uso al giorno d'oggi in licei artistici e accademie è invece quella di aggiungere argilla "per forza di mettere" fino a creare una scultura "piena", un blocco intero e, solo in un secondo tempo, svuotare la scultura (sacavndola dalla base o dal retro) fino a raggiungere lo spessore desiderato.
Ebbene, anche io uso la tecnica dei più perchè è più semplice e flessibile, ti concede di cambiare idea e forma in corso d'opera.
Però, qualche anno fa, per una volta, volli sentirmi un po' più etrusca e provai a fare una piccola scultura con la tecnica del bachino.
Fu strano e divertente pensare come un laser/scanner.
Il risultato non è accattivante dal punto di vista estetico, ma ci sono comunque affezionata, perchè é ineccepibile dal punto di vista tecnico: non fece una crepa in cottura, simbolo che ogni singolo bachino fu suturato correttamente.
Va considerato che la mia piccola testina (del 2004), se paragonata all'Apollo di Veio (V/VI sec. a .C.) è piuttosto giovanina, ma se paragonata alla mia produzione attuale risulta assai vecchiotta.
Artististicamente, sono, per fortuna, maturata.

lalla


P.S. Domani ho l'esame, dovrei essere a studiare e non a scrivere post sulle tecniche ceramiche!!!

"testa femminile", terracotta "a bachino" del 2004, 25x30x16 cm c.

venerdì 30 aprile 2010

dualismi insoliti

Dato che sono una brava italiana, sono anche una madre e una moglie appiccicosa, apprensiva e petulante.
Però, dato che cerco di essere anche un'artista, un insegnate e molte altre cose, sono anche una madre e una moglie sempre di corsa, approssimativa e che "si arrangia".
Per questo, non potrà mai accadere che io esca di casa con il Re dei Sugolini per una passeggiata e ci colga "di sorpresa" un venticello traditore che lo faccia ammalare, perchè in un attimo tirerei fuori una calda felpina dal borsone stile Mary Poppins che mi trascino dietro e senza il quale non varcherei mai la soglia di casa.
Da quella stessa borsa uscirebbe magicamente dell'acqua se avesse sete, l'Autan se al parco ci assalisse uno sciame di zanzare tigre tipo settima piaga d'Egitto, una macchinina od un gormita se non trovasse interessante il gioco con i coetanei, un fazzoletto se gli scendessero due enormi candele dal naso e via dicendo...
ma potrà facilmente accadere che la suddetta felpina sia stata cacciata nel suddetto borsone con la delicatezza di uno scaricatore di porto ed essa, oltre ad evidenti frittele di olio mal smacchiate (ma come cavolo si tolgono?) sia anche terribilmente spieguzzata.

E questo schizzofrenico atteggiamento vale un po' per tutto quello che faccio gestendo il nostro menage famigliare: quindi mando avanti il "reparto lavanderia", ma con evidenti incompetenze a riguardo e senza stirare, oppure mi occupo del "reparto pagamenti e spedizioni" eseguendo il tutto con larghissimo anticipo sulle scadenze e poi perdendo puntualmente le ricevute dei bollettini che, causa fretta e malcuranza, getto in un cassetto a caso.
Insomma sono una cialtrona, ammettiamolo, e nello stesso tempo una maniaca ossessiva... dualismo piuttosto raro e inquietante.
Così, molti ospiti hanno più volte lodato la mia maestria in cucina gustando succolenti banchetti, ma frequentemente potrà succedere (almeno una volta a settimana) che io percepisca un certo nervosismo strisciante nei due bei ragazzi che vivono con me, allora guardi l'orologio e mi meravigli nello scoprire che sono ormai le 20.00, spalanchi la porta del frigo e apprenda con orrore che tale luogo di speranza è deserto.
Di solito a questo punto non mi rimarrà che ringraziare di aver scelto di vivere in città, varcare la suddetta porta di casa, col suddetto borsone, percorrere 10 metri e rincasare in meno di 10 minuti con 3 splendide pizze fumanti...
in una delle mie escursioni "salvafamiglia" alla pizzeria Le Campane in borgo la croce, mi sono accorta che era in corso un'esposizione di pittura e mi sono incuriosita.
Così è finita che tutte le mie opere da martedì 4 maggio compiranno sulle mie spalle un breve viaggio di 10 metri e poi, inebriate dal profumo di mozzarella fumante, abiteranno le pareti della pizzeria per circa 1 mese.
Spero che per loro il soggiorno sarà piacevole, ho in mente di andarle a trovarle e magari farmi uno spuntino.
Potrà sedersi ad un tavolo chiunque voglia riempirsi le narici del delizioso aroma di una pizza calda, addentare la sua pasta fragrante e posare lo sguardo sulle dolci rotondità delle mie donne nude...
e anche questo mi pare un dualismo piuttosto insolito ed inquietante.

lalla

"Donna" fotografata durante la mostra.

mercoledì 31 marzo 2010

ad Ingres

Almeno una volta a settimana continuo ad andare al laboratorio di Sesto a dare un po' noia e sporcarmi un po'.
Durante gli ultimi sopralluoghi sto furiosamente litigando con una piccola scultura che fa i capricci, mentre un'altra, molto grande,
è stata mansueta e dolce con me: è emersa quasi spontaneamente dall'asse di legno ed ormai è secca e aspetta soltanto di essere cotta.
La dedico a Dominique Ingres, pittore francese a cavallo tra '700 e '800, tra Neoclassicismo e Romanticismo, frequentemente "saltato" o dimenticato dagli insegnanti di Storia dell'Arte. Alle dolci rotondità femminili dei suoi nudi, alla splendida eleganza della sua linea e alla nitida lucentezza delle sue carni turgide e laccate, viene spesso preferito il più didattico, semplice e pomposo neoclassicismo di
Jacques-Louis David (quello del ritratto di "Napoleone che varca le alpi", tanto per capirsi) o il più energico, trascinante e altrettanto pomposo romanticismo di Eugene Delacroix (quello de "la libertà che guida il popolo").
Ingres fu un pittore un po' incompreso, anche musicista, difficilmente etichettabile, marginale e speciale, irresistibilmente attratto dalle nudità femminili.

Sono sue molte tra le figure più seducenti della storia dell'arte, dalla "grande odalisca" (omaggio alla "Venere di Urbino" di Tiziano) alla splendida "bagnate di Valpicon".
Esiste un'intera categoria di artisti capaci, ciascuno a suo modo, di catturare l'essenza stessa della femminilità. Spiccano tra gli altri Simone Martini, Sandro Botticelli, Tiziano Vecellio, Dominique Ingres, Gustav Klimt, Amedeo Modigliani... è naturale che io li ami, tutti.
Li considero quasi
un "movimento artistico ideale" che attraversa i secoli, a loro guardo non solo con ammirazione, ma percependo un'enorme affinità estetica ed emotiva.
Come al solito, non sono molto originale: l'artista e fotografo Dada Man Ray dedicò ad Ingres quasi un secolo fa l'inequivocabile "le violin de Ingres", chissà, probabilmente anche lui ne era affascinato quanto me...

lalla

ecco "l'isola di Ingres" mentre riposa sul telaio e aspetta di essere infornata a 940°.
In coppia con "l'arcipelago", dovrà un giorno emergere da una parete piatta, come un promontorio emerge dalla superficie marina.


P.S. Dimenticavo una comunicazione di servizio:
Partecipo al concorso "la magia del piccolo formato", giunto ormai alla quinta edizione, io ci sarò sia nella sezione scultura, che pittura.
Espongo per la prima volta il mio "autoritratto" in terracotta, un'opera che amo molto e spero che piaccia anche ai presenti... magari alla giuria!

Sabato 17 aprile alle ore 17.00 c'è l'inaugurazione alla Galleria la pergola arte, via la pergola 45 r, Firenze (se credessi in queste scemenze potrei sperare che tutti questi 17 per una volta portino bene...).
C'è un'altra coincidenza buffa che potrebbe far pensar bene (sempre a livello scaramantico): il 24 aprile, giorno della premiazione e dell'intervista con la solita ToscanaTV, io non potrò partecipare perchè sarò a Nimes con i miei ragazzi, quello grande farà le dediche dei suoi ultimi fumetti, quello piccino girellerà con me tra le antiche vestigia romane e i parchi della città.

venerdì 12 febbraio 2010

il mestiere più antico del mondo

Da un po' di tempo son tornata, con grande gioia, a fare il mestiere più antico del mondo.
Adesso non so cosa siate andati a pensare, ma oltre al più noto, ne esiste un altro millenario e dal fascino irresistibile.
Quel mestiere è lo scultore, o meglio: il ceramista.
Poco dopo aver scoperto il fuoco, l'uomo delle caverne si è reso conto che poteva servirsene non solo per cuocere pagnotte, ma anche per indurire la terra e ricavarne picoli manufatti. Se si fosse trattato soltanto di oggetti utili, come ciotole e piattini, sarebbe stato solo il progresso che rispondeva a dei bisogni primari, ma la cosa incredibile è che sono state ritrovate molte statuine antropomorfe (scolpite in pietra o modellate in terra cotta).

Il nostro peloso antenato ha risposto a un'urgenza ancora più forte della fame, ha affondato le sue dita callose nel fango al solo scopo di creare. Ha modellato un piccolo essere imperfetto, fatto a sua immagine e somiglianza. L'ha fatto per descrivere e capire se stesso, per farsi delle domande, per darsi delle risposte. In quel momento si è staccato dal resto del regno animale (che pensa solo a mangiare, dormire, riprodursi), e ha catturato una scintilla di divinità. Quel piccolo uomo ha percepito la grandiosità di quello che stava facendo e ha conferito a quelle statuine un valore sacro.
Quel gesto di creazione è stato tanto forte da finire, secoli dopo, nell'Antico Testamento (sorvolando sul fatto di "chi abbia creato chi").
Quel gesto era Arte ed è nata prima della scrittura, prima della Storia.
Quel gesto ha attraversato i millenni per giungere fino ad oggi a qualche folle e fortunato come me.
Un po' folli bisogna esserlo per sopportare l'argilla che scava la radice delle unghie e la irrita, per sforzare i muscoli della schiena china, per respirare e mangiare la terra secca che si volatilizza, per combattere ore ed ore con la materia molle ed obbligarla a perseguire una forma che esiste solo nella propria testa.
E non è un caso, credetemi, se ai pazzi fanno fare la ceramica, ma ne vale la pena, perchè ve lo giuro: è sfinente per il corpo, ma inebriante per la mente.
Quindi son fortunati quei pochi pazzi, me compresa, che possono sentirsi un po' meno bestie e un po' più vicini a Dio emulando quell'antico gesto di creazione.
Non c'è niente di razionale nel perdere il proprio tempo a sporcarsi nel fango e nel dare all'opera finita un valore superiore a un qualsiasi altro pezzo di pietra o melma.
Eppure, nonostante l'evidenza, quei pezzi di terra non sono solo quello che sono.
Quei pezzi di terra, alla stregua delle antiche figurette votive, sono sacri e possiedono un potere terapeutico.
Non si spiegherebbe altrimenti un sempilce fatto:
da quando sono tornata a scolpire, sono tornata felice.


lalla

"donna", modellato in terracotta.
Larghezza 25, altezza 63, profondità 13 cm. circa.


"il corpetto della sposa", modellato in terracotta.
Larghezza 52, altezza 51, profondità 13 cm. circa.


la mia firma: "I.G. fatto a mano".

giovedì 28 gennaio 2010

lavori in corso 2

I lavori in corso al laboratorio di Sesto procedono in vista della mostra con sempre maggiore fermento ed eccitazione.
Ho fatto un po' di brutte foto col cellulare per documentare la nascita di una nuova scultura appena sistemata sul telaio a seccare.
E' ancora morbida, ma spero tanto di poterla cuocere in
tempo e portarla con me alla Galleria Mentana il 20 febbraio.
Non ha ancora un nome perchè l'ho modellata in modo spontaneo, senza aver fatto un progetto preciso.


Intanto "l'arcipelago" è finalmente finita e montata su un pannello ligneo.
L'ho portata a casa ieri, ogni tanto passo nello studio e la accarezzo un po'.
Come temevo, mi ci sono affezionata troppo ed ella esercita su di me un fortissimo fascino e un dolce effetto terapeutico.

lalla

"l' arcipelago", modellato in terracotta.
Larghezza 33, altezza 91, profondità 15 cm. circa.

lunedì 14 dicembre 2009

lavori in corso

Ecco le foto dei "lavori in corso" al laboratorio di Sesto.
Ci sono anch'io e mi prendo cura delle mie "bambine".


"Arcipelago".
La creta è quasi secca, oggi l'ho controllato e ho cominciato la levigazione della superficie con carta vetrata e spugna bagnata.


"Il corpetto della sposa".
E' ancora morbido al tatto, oggi sono riuscita (non senza fatica e qualche brivido) a traslarlo sul telaio.


Ecco le sculture prima di essere coperte con panni umidi, pronte per continuare l'essicazione.
Le ho modellate "per forza di mettere" con argilla mista mezza-pressa.
Mi raccomando "bambine": statevene buone e tranquille senza fare scherzi mentre sono via!

lalla

venerdì 23 gennaio 2009

15/10/2008 - un po' di miei lavori...

Innanzi tutto, mettiamo le mani avanti.
Io non sono un'artista, sono solo una persona che sa disegnare e che sa tante cose sulla storia dell'arte. Cioè, su quelli che l'arte l'hanno fatta davvero.
Io invece, fin da quando ero piccola, disegno per divertimento, per lasciarmi andare, per farmi rapire dal processo creativo.
Non ho nessun messaggio da dare al mondo, non ho nessuna s
offerenza interiore da comunicare e non voglio rivoluzionare l'arte.
La verità è che mentre dipingo o modello la creta, sono felice e libera.
Il prodotto può risultare più o meno convincente, ma infondo mi interessa poco, non faccio questo per guadagnarmi da vivere. Faccio questo, e tanto altro, vivendo.


lalla

AUTORITRATTO, terracotta 18x35x10 (profondità) c.


ELIA, olio su masonite, 24x29.

DIVANO BLU, olio su masonite, 50x35.

IL CIELO DI PIAZZA SIGNORIA, olio su masonite, 35x50.