Oggi
compio 44 anni e sono ancora una bambina, infatti la prima cosa che mi viene da
pensare (o meglio, fischiettare) a riguardo è “44 gatti in fila per sei col
resto di due, col resto di DueeeeeEEEE!!! ZAM ZAM!”
La seconda è che, se le donne in Italia vivono in media 83 anni, da oggi posso
finalmente definirmi “una donna di mezz’età”. Che culo.
Ed ecco subito il terzo pensiero “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi
ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita…” Che culo per
la seconda volta, io non voglio smarrire proprio niente! Banalissima “crisi di
mezz’età” via da me che sarò pure un po’
pazza, ma banale proprio per niente!
Va bene, niente crisi, ma un po’ di dubbi esistenziali ce li avrai, no?
Allora ci penso meglio… trovato!
Ecco un dilemma che mi ha sempre tormentato: perché tutti dicono di togliere il nero dai
peperoni grigliati dato che le verdure sbruciacchiate sono cancerogene e poi in
farmacia ti vendono il carbone vegetale? E’ il peperone a essere
particolarmente assassino o lo sono i farmacisti?
E anche, quando negli anni ’90 (da certe citazioni temporali i 44 si
percepiscono tutti) c’erano le bancarelle che vendevano le pseudo Lacoste con
la codina del logo girata male, fu adottato il termine “tarocchi=falsi”, perché?
La lettura delle carte è forse una fregatura più grande di una borsa di Cucci?
Allora, se potete, datemi una mano a risolvere questi gravissimi dubbi
esistenziali, invece non ho bisogno di aiuto riguardo a perché si dica “fare il
portoghese” quando vuoi entrare senza pagare o altre cose così, in questa mia
mezza età sui fondamentali mi sono informata!
Scherzi a parte, anche se li ho compiuti solo alle 7.30 di stamani, avere 44
anni mi piace molto.
Non solo perché mi piacciono graficamente i due quattro uguali e il suono che
fanno quando lo dico.
In generale mi piacciono i miei compleanni perché mi piace ricordare e misurare
il tempo che passa. Mi piace crescere e quindi, in sostanza, mi piace anche
invecchiare.
Non è una cosa strana, è una cosa giusta.
Molte persone si vergognano di invecchiare, soprattutto molte donne. Un po’ perché
“gli uomini quando invecchiano diventano più interessanti”, “come sono
affascinanti gli uomini brizzolati!” E le donne? Le donne invece quando invecchiano diventano una schifezza e tanto per tirarle su di
morale fioriscono i modi di dire simpatici e burloni tipo “hai il sale e pepe
nei capelli”, “hai le zampe di gallina intorno agli occhi”… ma cosa ho al posto
della faccia: l’occorrente per fare il brodo? Evidentemente sì e l’hai appena
acquistato al supermercato, infatti sulla bocca ti sta venendo “un codice a barre”. Ma che carini!
Cosa dovrebbero fare allora questi poveri sacchetti della spesa ambulanti? Ma che
domande! Dovrebbero immediatamente correre ai ripari attuando tutta
una serie di interventi più o meno invasivi, dallo scontato tingersi i capelli
grigi, al quotidiano stuccarsi la faccia di intonaco, fino allo stirarsi le rughe
e tutti i lineamenti (con il bisturi, quando l’intonaco non basta più) e alla
definitiva mummificazione iniettandosi il botulino… altro dubbio esistenziale:
ma il botulino non era un batterio che se avevi la sfiga di mangiartelo ti spediva
allegramente all’altro mondo? Siamo sicuri che faccia tanto bene iniettarselo
nella faccia? Solo se lo ingurgiti nell’esofago è particolarmente
assassino o lo sono i chirurghi estetici?
Ma io mi chiedo: perché? Perché donne sottostate a tutto questo? Possibile che
ancora pensiate che un segno del tempo possa in qualche modo svalutarvi? Ma ribellatevi,
porca miseria!
Certo, anche a me piace truccarmi un po’, ma essendo ancora una bambina lo
faccio come un gioco di travestimento, come lo facevo a 8 anni con i
Truccosetti e cioè mettendomi un po’ di rossetto scintillante, la riga nera e l’azzurrino
sugli occhi. Io mi rifiuto di stuccarmi la faccia, la pelle è mia, le rughe
sono mie e guai a chi le tocca!
In questa foto purtroppo non si vedono abbastanza i miei splendidi capelli
bianchi, ma ero appena uscita dalla doccia e le mani sono avvizzite dall’acqua
calda: si vede la mia pelle. Io non sono una statua di cera, io sono vera, io sono viva, io sono fatta di tessuto biologico che (nonostante
un giornaliero ricambio) deve per forza portare i segni di questi 44 anni.
E mi fa piacere perché io li ho vissuti intensamente e sono fiera di ricordarmeli tutti,
in ogni minimo dettaglio, uno per uno.
lalla
P.S. La ricerca della zampa non è stata così facile e dal Pollaiolo io e
Matilde siamo state più di 30’ in coda. “Signora, dopo le cosce e le alette
desidera altro?”
“sì, grazie, vorrei una zampa di gallina”.
Le altre persone che ci guardano stupite neanche avessi chiesto la Luna e lui,
sulla difensiva: “no, non posso vendergliela”.
“Perché no? Questi polli avranno avuto dei piedi o erano tutti mutanti? Per favore…”.
“Va bene, aspetti qui” scappa sul retro e poi mi passa un pacchettino
sottobanco, neanche stessi acquistando della droga, e mi sussurra: “ma mi
scusi, a lei cosa serve una zampa di gallina?”
E io, a voce alta: “Ma è chiaro, no? Per farci una pozione magica!”.
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martedì 12 novembre 2019
domenica 1 settembre 2019
provateci voi
Provate
voi a stare con una fata per quasi un mese tutto di fila.
Quando al mattino approdate al dormiveglia, socchiudete gli occhi e guardatela dormire nel letto (annodata al suo Purci di pezza) per un attimo vi sembrerà ancora piccola, indifesa e tutta vostra.
Al suo risveglio vi abbraccerà inebriandovi del suo magico profumo di bavetta.
Convincetela a fare un po’ di colazione controvoglia e poi lasciatela abbrutirsi ancora in pigiama sbracata in poltrona davanti a Cartoonito per almeno un’oretta, perché si sveglia presto (molto prima del fratellone) e perché se anche voi decideste di impedirglielo in nome di un’educazione migliore, ci sarà la nonna ad accenderle la TV.
Nutritela ancora a ritmi abbastanza regolari durante tutto il dì (soprattutto di yogurt, cioccolata, carote, cetrioli e pomodori, pane e olio, pizze, pesche, uva, poponi dello zio e panini ad angolo).
Estirpatele i pidocchi col pettinino per i primi quindici giorni, quindi acconciate con cura e attenzione i suoi lunghissimi capelli di seta corvina.
Vestitela. Lei vorrà sempre scegliere un abito (possibilmente con rimani, fiocchi e lustrini), voi vorrete infilarle comodi pantaloncini e maglietta. Indosserà l’abito.
Qualche volta datele un po’ di lucidalabbra e ombretto, anche se vi sembrerà una cosa ridicola, fatelo perché altrimenti vi ruberà i rossetti mentre siete ai fornelli e se li spalmerà sul viso secondo flussi emotivi di colore circolari (effetto “Urlo” di Munch).
Assecondatela quando vi dirà: “io quest’estate i braccioli non li uso perché ho compiuto 5 anni, quindi so nuotare”. Non ribattete: “E quando avresti imparato scusa?” perché c’è poco da fare, ha ragione lei: sa nuotare. Avrà imparato tramite uno dei suoi incantesimi, durante l’inverno, dormendo.
Sa anche tuffarsi spericolatamente dalla barca nell’acqua alta e sa risalire da sola, sa usare la maschera e le pinne e, se non la fermerete, tenterà di affogare i suoi cuginetti più grandi.
Ammiratela giorno dopo giorno mentre si muove con disinvoltura, osserva e comprende praticamte ogni cosa, si diverte spensierata e comanda a bacchetta
il povero Re dei Sugolini (e qualsiasi altro essere vivente le capiti a tiro). Non
lo farà mai in modo sgradevole, bensì con una dolcezza infinita, ma, statene
certi, nel pieno possesso delle sue facoltà, lo farà.
Annusatela molto spesso, non ci sarà bisogno di andarla a cercare, sarà lei ad abbracciarvi e baciarvi di continuo, le servirà per “segnare il territorio” e drogarvi con il suo profumo che in realtà è una pozione magica.
Ogni tanto portatela sulla “macchina dell’oceano” (una minuscola e insipida giostrina che gli anni passati le piaceva un sacco), anche se ormai non le piace più un granché, ha compiuto 5 anni, si veste come le pare, si trucca, sa nuotare, tiene testa a tutti, ma ancora la diverte, ogni tanto, fare la bambina piccola.
Concedetele pennarelli e fogli a volontà e lasciatele tappezzare la casa con centinaia di “opere”.
Osservate con quale facilità riuscirà a corrompere e ammaliare tutti intorno a sé.
E’ vostro dovere provare a resisterle e ridimensionare i suoi poteri. Fate qualche tentativo, tanto per salvare la faccia. Non ce la farete.
Senza rendervene conto, cadrete lentamente vittima dei suoi incantesimi.
Sole, mare, fata.
Un mese.
Poi tornerete a casa e ve la toglieranno di botto per una settimana.
E quella settimana ricomincerà a piovere.
E quella settimana voi ricomincerete a lavorare.
Forza, provateci, se ne avete il coraggio.
Attenzione all’altissima percentuale di rischio di cadere in depressione.
Rimedi: ciucciare i gattini Siamesi/Sacri di Birmania sfornati da Daenerys (hanno anche loro un ottimo odore) e (provare a) dipingere la vostra fatina.
Il quadro verrà una mezza schifezza. Avete perso in partenza e lo sapete: non sarà mai bello quanto lei, ma non importa, fregatevene del risultato, combattete l’astinenza e dipingete al solo scopo di sentirla vicina e superare questi stranissimi sette giorni senza di lei.
Provateci e buona fortuna.
lalla
P.S. non è la prima volta che sto una settimana senza figli e anche il Re dei Sugolini mi manca, per carità, ma ormai è un ragazzo e (per sua fortuna) vive un po’ meno in simbiosi con me rispetto a quando aveva 5 anni. Un po' meno sì, ma mica tanto, a dire il vero.
Di solito organizzo un viaggio (un diversivo), ma prima o poi dovevo provare a restare da sola nella nostra casa vuota.
Perché in effetti mi sento ogni giorno più forte e spero di poter resistere all’atroce combinazione (senza prole + rientro al lavoro + autunno alle porte).
Bo, speriamo bene, intanto ho pensato che pittura e scrittura, come sempre, mi avrebbero dato una mano.
Quando al mattino approdate al dormiveglia, socchiudete gli occhi e guardatela dormire nel letto (annodata al suo Purci di pezza) per un attimo vi sembrerà ancora piccola, indifesa e tutta vostra.
Al suo risveglio vi abbraccerà inebriandovi del suo magico profumo di bavetta.
Convincetela a fare un po’ di colazione controvoglia e poi lasciatela abbrutirsi ancora in pigiama sbracata in poltrona davanti a Cartoonito per almeno un’oretta, perché si sveglia presto (molto prima del fratellone) e perché se anche voi decideste di impedirglielo in nome di un’educazione migliore, ci sarà la nonna ad accenderle la TV.
Nutritela ancora a ritmi abbastanza regolari durante tutto il dì (soprattutto di yogurt, cioccolata, carote, cetrioli e pomodori, pane e olio, pizze, pesche, uva, poponi dello zio e panini ad angolo).
Estirpatele i pidocchi col pettinino per i primi quindici giorni, quindi acconciate con cura e attenzione i suoi lunghissimi capelli di seta corvina.
Vestitela. Lei vorrà sempre scegliere un abito (possibilmente con rimani, fiocchi e lustrini), voi vorrete infilarle comodi pantaloncini e maglietta. Indosserà l’abito.
Qualche volta datele un po’ di lucidalabbra e ombretto, anche se vi sembrerà una cosa ridicola, fatelo perché altrimenti vi ruberà i rossetti mentre siete ai fornelli e se li spalmerà sul viso secondo flussi emotivi di colore circolari (effetto “Urlo” di Munch).
Assecondatela quando vi dirà: “io quest’estate i braccioli non li uso perché ho compiuto 5 anni, quindi so nuotare”. Non ribattete: “E quando avresti imparato scusa?” perché c’è poco da fare, ha ragione lei: sa nuotare. Avrà imparato tramite uno dei suoi incantesimi, durante l’inverno, dormendo.
Sa anche tuffarsi spericolatamente dalla barca nell’acqua alta e sa risalire da sola, sa usare la maschera e le pinne e, se non la fermerete, tenterà di affogare i suoi cuginetti più grandi.
Annusatela molto spesso, non ci sarà bisogno di andarla a cercare, sarà lei ad abbracciarvi e baciarvi di continuo, le servirà per “segnare il territorio” e drogarvi con il suo profumo che in realtà è una pozione magica.
Ogni tanto portatela sulla “macchina dell’oceano” (una minuscola e insipida giostrina che gli anni passati le piaceva un sacco), anche se ormai non le piace più un granché, ha compiuto 5 anni, si veste come le pare, si trucca, sa nuotare, tiene testa a tutti, ma ancora la diverte, ogni tanto, fare la bambina piccola.
Concedetele pennarelli e fogli a volontà e lasciatele tappezzare la casa con centinaia di “opere”.
Osservate con quale facilità riuscirà a corrompere e ammaliare tutti intorno a sé.
E’ vostro dovere provare a resisterle e ridimensionare i suoi poteri. Fate qualche tentativo, tanto per salvare la faccia. Non ce la farete.
Senza rendervene conto, cadrete lentamente vittima dei suoi incantesimi.
Sole, mare, fata.
Un mese.
Poi tornerete a casa e ve la toglieranno di botto per una settimana.
E quella settimana ricomincerà a piovere.
E quella settimana voi ricomincerete a lavorare.
Forza, provateci, se ne avete il coraggio.
Attenzione all’altissima percentuale di rischio di cadere in depressione.
Rimedi: ciucciare i gattini Siamesi/Sacri di Birmania sfornati da Daenerys (hanno anche loro un ottimo odore) e (provare a) dipingere la vostra fatina.
Il quadro verrà una mezza schifezza. Avete perso in partenza e lo sapete: non sarà mai bello quanto lei, ma non importa, fregatevene del risultato, combattete l’astinenza e dipingete al solo scopo di sentirla vicina e superare questi stranissimi sette giorni senza di lei.
Provateci e buona fortuna.
lalla
P.S. non è la prima volta che sto una settimana senza figli e anche il Re dei Sugolini mi manca, per carità, ma ormai è un ragazzo e (per sua fortuna) vive un po’ meno in simbiosi con me rispetto a quando aveva 5 anni. Un po' meno sì, ma mica tanto, a dire il vero.
Di solito organizzo un viaggio (un diversivo), ma prima o poi dovevo provare a restare da sola nella nostra casa vuota.
Perché in effetti mi sento ogni giorno più forte e spero di poter resistere all’atroce combinazione (senza prole + rientro al lavoro + autunno alle porte).
Bo, speriamo bene, intanto ho pensato che pittura e scrittura, come sempre, mi avrebbero dato una mano.
venerdì 30 agosto 2019
Le foto che Matilde mi fa (mentre la barca va)
“T’ho visto Tinne che hai preso la “sacra” macchina
fotografica e mi hai fatto una foto… ora arrivo e ti mangio!”
OK, forse non era tanto il caso di divulgare foto mie in
costume da bagno (cioè seminuda), ma non ho potuto fare a meno di condividerle,
le guardo e le riguardo: mi piacciono tantissimo. Io in queste foto mi piaccio
tantissimo! Avanzo tutta scomposta e spericolata, con il sole negli occhi, con la pelle scura (e cioè del mio
vero colore naturale, non pietosamente stinta come sarà in inverno),
pulitissima dopo i bagni nel mare e coperta solo di sale, con i capelli al
vento, con qualche smagliatura e qualche ruga, con le deformazioni del tempo
che passa e con quelle dell’obiettivo troppo ravvicinato. In queste foto sono
come sono davvero: allegra, spensierata e libera. Soprattutto: senza vergogna.
E traspare tutto il gioco e la complicità che esiste tra me e la mia bambina
fatata.
Ora, io lo so che Matilde non è un genio della fotografia di soli 5 anni, eppure queste foto sono perfette. Sono perfettamente me.
Può darsi che la mia macchina fotografica sia tanto buona ed allenata da saper scattare da sola (come quelle auto che dopo tanti anni sembrano conoscere la strada di casa a memoria)? Ma che ne so.
La verità è che attraverso gli occhi di chi ci ama sembriamo sempre più belli.
Allora grazie per come mi guardi Piccola Fata e per quel pizzico di magia che probabilmente hai messo in questi scatti.
Ora, io lo so che Matilde non è un genio della fotografia di soli 5 anni, eppure queste foto sono perfette. Sono perfettamente me.
Può darsi che la mia macchina fotografica sia tanto buona ed allenata da saper scattare da sola (come quelle auto che dopo tanti anni sembrano conoscere la strada di casa a memoria)? Ma che ne so.
La verità è che attraverso gli occhi di chi ci ama sembriamo sempre più belli.
Allora grazie per come mi guardi Piccola Fata e per quel pizzico di magia che probabilmente hai messo in questi scatti.
lalla
P.S. Una volta viste le anteprime, Matilde si è guadagnata la mia fiducia e ha potuto prendere di nuovo tra le mani il sacro strumento, queste due le ha fatte il giorno dopo, con lo zoom. Non le ho ritagliate (neanche la sequenza di prima), la composizione è sua. L’ipotesi "genio della fotografia" si fa strada…
P.S. Una volta viste le anteprime, Matilde si è guadagnata la mia fiducia e ha potuto prendere di nuovo tra le mani il sacro strumento, queste due le ha fatte il giorno dopo, con lo zoom. Non le ho ritagliate (neanche la sequenza di prima), la composizione è sua. L’ipotesi "genio della fotografia" si fa strada…
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sabato 29 giugno 2019
finalmente in vacanza
Gli
ultimi due mesi sono stati micidiali, ma da oggi sono in vacanza. E vai!
Comunque, a dire il vero avrei un sacco di cose da fare, tipo:
1) riordinare casa e svolgere le faccende. Ma per l’amor di Dio, in generale già le odio, in particolare a Firenze siamo passati dalla Siberia all’Africa in una settimana. Ieri pomeriggio, in preda ad un atto di eroismo, ho cercato di selezionare quattro pacchi di abiti estivi arrivati per la Piccola Fata (è un mistero come faccia a sembrare sempre uscita da Vogue nonostante vesta solo di seconda mano) e sono quasi evaporata nel tentativo, a tutto c’è un limite!
2) far valige per l’imminente viaggio in Russia. Sì, avete capito bene! Parto giovedì prossimo per Mosca e dovrei rientrare da San Pietroburgo quello seguente, ma non è un evento scontato dato che ho prenotato tutto da sola e metà dei siti erano in cirillico, vorrei ringraziare Google-traduttore, ma sarà meglio aspettare, potrei perdermi per sempre nella steppa (a proposito, i Russi sono dei maniaci della burocrazia e vivono ancora nella guerra fredda, per fare il visto turistico ho seriamente rischiato un esaurimento nervoso).
3) Controllare le scadenze, pagare i bollettini, calcolare le spese straordinarie, ultimare le pratiche per l’iscrizione al liceo del Re dei Sugolini… stiamo scherzando, vero?
E infatti dalle 11.00 di stamani, ora in cui ho salutato i bimbi, ciondolo per casa senza fare praticamente nulla tranne ciucciare cioccolata all’arancia (avete mai comprato le barrette di cacao aromatizzato? No? Allora non fatelo mai: sono una droga!).
Ciondolare comunque non è male, ciondolando si riflette.
Per esempio, mi domandavo, come mai sono stati tanto stressanti e impossibili questi due ultimi mesi? No, perché maggio e giugno ogni volta mi sembrano peggiori e se dipende da me, sarà meglio che faccia di tutto per evitare una situazione del genere il prossimo anno!
Certamente c’è stata una concomitanza di eventi, vediamo se su qualcuno in futuro potrei intervenire.
1) il clima di cacca, pioggia/buio/freddo fino a inizio giugno. Primavera non pervenuta, con l’inestimabile influsso nefasto che può avere indossare golf e piumini a fine maggio sull'umore di una metereopatica come me e l’unico aspetto positivo che quando mi chiederanno “quante primavere hai?” potrò scontarmene una. Sul tempo non ho controllo, non sono mica Dio, l’unica è sperare in un clima più banale il prossimo anno oppure potrei trasferirmi alle Canarie dove regna una primavera perpetua (opzione che da sempre prendo seriamente in considerazione).
2) l’esame di terza media del Re dei Sugolini, che per me è stato un flagello di ansia e anche di lavoro (l’ho aiutato nell’affinare il power-point di presentazione e mi sono prestata ad ascoltarlo mentre si allenava a ripetere) e per lui una specie di passeggiata. L’ha presa con un’ammirabile nonchalance. E’ uscito dallo scritto di Francese con 45’ di anticipo (io non ci capisco nulla di lingue straniere e ovviamente mi sono arrabbiata tantissimo! Poteva ampliare/approfondire le risposte o ricontrollarle, no?). Il giorno dopo si è presentato allo scritto di Matematica senza sapere che sarebbe stato richiesto un disegno tecnico, si è rimboccato le maniche e si è arrangiato congiungendo le squadrette di geometria (orrore!) e l’ha eseguito col lapis HB (eresia!), non vi dico quando è arrivato a casa e me l’ha raccontato (ovviamente mi sono di nuovo arrabbiata tantissimo, non era il risultato che mi interessava, ma ritenevo allucinante che fosse l’unico della classe ad aspettarsi domande di genetica invece di un’assonometria, possibile essere così distratti e non portarsi il materiale giusto all’esame? E dire che in Tecnologia è pure bravo!)… e lui niente, alla faccia dei miei rimbrotti, del tempo in meno e dell’HB, se n’è uscito col massimo dei voti in tutte le prove. Ovvia, devo ammetterlo, sono un po’ una brutta persona come tutte le mamme e dovrei stare più calma. Dovrei lasciarlo camminare con le sue gambe che vanno fin troppo dritte, più delle mie. Ci provo a interferire il meno possibile, lo giuro. Dovrò provarci ancora di più e meglio in futuro.
3) il suddetto viaggio in Russia l’ho organizzato troppo tardi (il padre dei miei figlioli non si decideva a concordare il periodo estivo e la mia mamma non si decideva se la meta le interessava o meno, così a inizio maggio ho desistito e per un mesetto ho organizzato tutto per la Croazia, poi lei ha cambiato idea all’ultimo momento e in fretta e furia ho dovuto duellare col cirillico!) e l’organizzazione, che così ha coinciso anche con quella della settimana in Sicilia a fine luglio con un’amica (molto più ansiosa di me), è stata davvero troppo stressante. Allora, vorrei dire che il prossimo anno non mi farò fregare pretendendo da tutti un po’ più di collaborazione e tempi più adeguati… ma in realtà il prossimo anno probabilmente porterò i miei studenti alla maturità e allora addio viaggetto di luglio!
4) gli scrutini vanno fatti per forza e pace, ma i miei impegni e incarichi scolastici extra-insegnamento sono cresciuti in modo esponenziale (non per mia scelta). Ho dovuto tentare di coordinare il Dipartimento di Disegno e Storia dell’Arte e ne sono uscita con le ossa abbastanza rotte, è impossibile mettere tutti d’accordo. Sono stata coordinatrice di una classe con sole 2h settimanali di insegnamento, non li vedevo mai, come facevo a rappresentare il loro punto di riferimento? Secondo me sono stata un disastro, secondo le mie colleghe sono stata brava. Non lo so, vorrei evitare davvero tutti questi incarichi, retribuiti poco o niente, ma non è questo il punto, anche fossero pagati profumatamente, io non credo di essere adatta. Mi faccio divorare dall’ansia di non fare bene o abbastanza, io vorrei starmene solo in classe a insegnare. Ho rinunciato all’orario completo (ho 4 ore in meno e uno stipendio ridotto) proprio per preservare la qualità dell’insegnamento, per riuscire a combinare famiglia/correzioni/preparazione delle lezioni… non posso compromettere tutto questo bel progettino di efficienza/efficacia per adempiere a incarichi burocratici! Ce la metterò tutta per scansarne il più possibile il prossimo anno, ma non sarà facile.
5) organizzazione di eventi di vario genere, tipo una classe quinta che ha svolto la cena finale di scuola nel mio giardino (piacevolissima!) o tre giorni al mare per festeggiare l'anticipo di compleanano di Elia con alcuni suoi amici e mamme (perfetto!) o ieri sera che nel dodicesimo anniversario dell'uscita del film, abbiamo pasteggiato con la zuppa e la ratatuille cercando di riprodurre le ricette del topolino Remì. A questo tipo di cose non voglio e non posso proprio rinunciare, anzi, mi rammarico di farne poche e cercherò di incrementare in futuro. Certo, ci vuole un po' di pazienza e di lavoro anche per queste, ma riunioni, sorprese e feste sono la parte divertente!
6) Daenerys è pazza e inarrestabile. Non quella del Trono di Spade, quella lo sanno tutti, anche la mia gattina bianca purtroppo, sarà il nome che porta male. In questi ultimi mesi non ha fatto altro che scappare sui tetti per il solo gusto di cercare di arrivare sempre più in alto (lei che è disabile e non può usare una zampina anteriore) per poi non sapere come fare a scendere. Per ben tre volte la Matilde ha pianto disperata dandola per morta, ma alla fine sono riuscita a salvarla. Mentre eravamo quei tre giorni al mare è sparita per la quarta volta, sono tornata e non c'era più. Una mattina, dopo 2gg la sento piangere da uno dei tetti del quinto piano ma non riesco a individuarla, 40 gradi, verso le 10.00 smette di piangere. Passo la giornata soffrendo come una bestia, immaginandola che sta morendo di stenti su un non meglio precisato tetto infuocato. Alle 23.00 di sera vedo riaffacciarsi il suo capino bianco miagolante da un muro altissimo, la chiamo con i croccantini per un'ora, i pompieri mi assicurano che potranno venire il mattino seguente (se è ancora viva) ora che si è capito su quale tetto si trovi. Dopo due ore torna da sola, inspiegabilmente. Che angoscia questa bestia, in casa non vuole stare, all'aperto vuole esplorare, ma io le voglio bene e non me ne posso certo liberare! Bisogna sperare che rinfurbisca, si renda conto della fortuna che ha a vivere in un giardino con noi che la coccoliamo e due amici felini per socializzare.
7) … e poi, potrebbe darsi che ci sia un altro fondamentale motivo per cui il finale è ogni anno più faticoso? Forse perché gli anni passano (che la primavera si presenti o meno all’appello)?
Oddio, effettivamente un mese fa, dopo aver ballato scatenata per due ore con delle amiche, mi si è infiammata l’anca in modo allucinante, sono andata avanti i primi tre giorni a suon di Tachipirina e mi aggiravo zoppicando per l'Istituto come una povera vecchia. Non è un bel segno.
Ma non ci voglio pensare più di tanto, l’infiammazione è passata e anche questo fine scuola da urlo.
La revisione e le riflessioni al gusto di cacao sono terminate (come la mia tavoletta all’arancia), adesso è il momento di alzarsi in piedi e fare progetti! E’ il momento di liberare la mente e lasciarla giocare. Che infondo è solo lei a decidere tutto, a farmi sorridere e a far sembrare ogni cosa leggera, anche il mal d’anca, quando mi viene.
Fate lo stesso e buone vacanze a tutti!
lalla
P.S. Stamani, mentre prendeva i figli, il mio ex-marito ha sussurrato tutto tenero alla Piccola Fata: "lo sai che oggi è l'anniversario del matrimonio della mamma e del babbo?"
E io l'ho guardato stupita: "ma che dici? Davvero?"
E lui "Ma certo, sì, è il 29 giugno".
Chissà, avrà pensato che facessi la gnorri apposta per non dargli soddisfazione, invece io ero sincera e seriamente stupita di me stessa perché nonostante sapessi che giorno è oggi e nonostante io sappia, se ci penso, in quale giorno ci siamo sposati, non avevo proprio abbinato le due date. E questa cosa, credetemi, non ha niente di triste, anzi, se ci penso, ricordo che fu un giorno meraviglioso, il più bel matrimonio a cui abbia mai partecipato, ma, evidentemente, non ci penso più. Non riguarda più la mia vita e va benissimo così. Finalmente è davvero vacanza.
Comunque, a dire il vero avrei un sacco di cose da fare, tipo:
1) riordinare casa e svolgere le faccende. Ma per l’amor di Dio, in generale già le odio, in particolare a Firenze siamo passati dalla Siberia all’Africa in una settimana. Ieri pomeriggio, in preda ad un atto di eroismo, ho cercato di selezionare quattro pacchi di abiti estivi arrivati per la Piccola Fata (è un mistero come faccia a sembrare sempre uscita da Vogue nonostante vesta solo di seconda mano) e sono quasi evaporata nel tentativo, a tutto c’è un limite!
2) far valige per l’imminente viaggio in Russia. Sì, avete capito bene! Parto giovedì prossimo per Mosca e dovrei rientrare da San Pietroburgo quello seguente, ma non è un evento scontato dato che ho prenotato tutto da sola e metà dei siti erano in cirillico, vorrei ringraziare Google-traduttore, ma sarà meglio aspettare, potrei perdermi per sempre nella steppa (a proposito, i Russi sono dei maniaci della burocrazia e vivono ancora nella guerra fredda, per fare il visto turistico ho seriamente rischiato un esaurimento nervoso).
3) Controllare le scadenze, pagare i bollettini, calcolare le spese straordinarie, ultimare le pratiche per l’iscrizione al liceo del Re dei Sugolini… stiamo scherzando, vero?
E infatti dalle 11.00 di stamani, ora in cui ho salutato i bimbi, ciondolo per casa senza fare praticamente nulla tranne ciucciare cioccolata all’arancia (avete mai comprato le barrette di cacao aromatizzato? No? Allora non fatelo mai: sono una droga!).
Ciondolare comunque non è male, ciondolando si riflette.
Per esempio, mi domandavo, come mai sono stati tanto stressanti e impossibili questi due ultimi mesi? No, perché maggio e giugno ogni volta mi sembrano peggiori e se dipende da me, sarà meglio che faccia di tutto per evitare una situazione del genere il prossimo anno!
Certamente c’è stata una concomitanza di eventi, vediamo se su qualcuno in futuro potrei intervenire.
1) il clima di cacca, pioggia/buio/freddo fino a inizio giugno. Primavera non pervenuta, con l’inestimabile influsso nefasto che può avere indossare golf e piumini a fine maggio sull'umore di una metereopatica come me e l’unico aspetto positivo che quando mi chiederanno “quante primavere hai?” potrò scontarmene una. Sul tempo non ho controllo, non sono mica Dio, l’unica è sperare in un clima più banale il prossimo anno oppure potrei trasferirmi alle Canarie dove regna una primavera perpetua (opzione che da sempre prendo seriamente in considerazione).
2) l’esame di terza media del Re dei Sugolini, che per me è stato un flagello di ansia e anche di lavoro (l’ho aiutato nell’affinare il power-point di presentazione e mi sono prestata ad ascoltarlo mentre si allenava a ripetere) e per lui una specie di passeggiata. L’ha presa con un’ammirabile nonchalance. E’ uscito dallo scritto di Francese con 45’ di anticipo (io non ci capisco nulla di lingue straniere e ovviamente mi sono arrabbiata tantissimo! Poteva ampliare/approfondire le risposte o ricontrollarle, no?). Il giorno dopo si è presentato allo scritto di Matematica senza sapere che sarebbe stato richiesto un disegno tecnico, si è rimboccato le maniche e si è arrangiato congiungendo le squadrette di geometria (orrore!) e l’ha eseguito col lapis HB (eresia!), non vi dico quando è arrivato a casa e me l’ha raccontato (ovviamente mi sono di nuovo arrabbiata tantissimo, non era il risultato che mi interessava, ma ritenevo allucinante che fosse l’unico della classe ad aspettarsi domande di genetica invece di un’assonometria, possibile essere così distratti e non portarsi il materiale giusto all’esame? E dire che in Tecnologia è pure bravo!)… e lui niente, alla faccia dei miei rimbrotti, del tempo in meno e dell’HB, se n’è uscito col massimo dei voti in tutte le prove. Ovvia, devo ammetterlo, sono un po’ una brutta persona come tutte le mamme e dovrei stare più calma. Dovrei lasciarlo camminare con le sue gambe che vanno fin troppo dritte, più delle mie. Ci provo a interferire il meno possibile, lo giuro. Dovrò provarci ancora di più e meglio in futuro.
3) il suddetto viaggio in Russia l’ho organizzato troppo tardi (il padre dei miei figlioli non si decideva a concordare il periodo estivo e la mia mamma non si decideva se la meta le interessava o meno, così a inizio maggio ho desistito e per un mesetto ho organizzato tutto per la Croazia, poi lei ha cambiato idea all’ultimo momento e in fretta e furia ho dovuto duellare col cirillico!) e l’organizzazione, che così ha coinciso anche con quella della settimana in Sicilia a fine luglio con un’amica (molto più ansiosa di me), è stata davvero troppo stressante. Allora, vorrei dire che il prossimo anno non mi farò fregare pretendendo da tutti un po’ più di collaborazione e tempi più adeguati… ma in realtà il prossimo anno probabilmente porterò i miei studenti alla maturità e allora addio viaggetto di luglio!
4) gli scrutini vanno fatti per forza e pace, ma i miei impegni e incarichi scolastici extra-insegnamento sono cresciuti in modo esponenziale (non per mia scelta). Ho dovuto tentare di coordinare il Dipartimento di Disegno e Storia dell’Arte e ne sono uscita con le ossa abbastanza rotte, è impossibile mettere tutti d’accordo. Sono stata coordinatrice di una classe con sole 2h settimanali di insegnamento, non li vedevo mai, come facevo a rappresentare il loro punto di riferimento? Secondo me sono stata un disastro, secondo le mie colleghe sono stata brava. Non lo so, vorrei evitare davvero tutti questi incarichi, retribuiti poco o niente, ma non è questo il punto, anche fossero pagati profumatamente, io non credo di essere adatta. Mi faccio divorare dall’ansia di non fare bene o abbastanza, io vorrei starmene solo in classe a insegnare. Ho rinunciato all’orario completo (ho 4 ore in meno e uno stipendio ridotto) proprio per preservare la qualità dell’insegnamento, per riuscire a combinare famiglia/correzioni/preparazione delle lezioni… non posso compromettere tutto questo bel progettino di efficienza/efficacia per adempiere a incarichi burocratici! Ce la metterò tutta per scansarne il più possibile il prossimo anno, ma non sarà facile.
5) organizzazione di eventi di vario genere, tipo una classe quinta che ha svolto la cena finale di scuola nel mio giardino (piacevolissima!) o tre giorni al mare per festeggiare l'anticipo di compleanano di Elia con alcuni suoi amici e mamme (perfetto!) o ieri sera che nel dodicesimo anniversario dell'uscita del film, abbiamo pasteggiato con la zuppa e la ratatuille cercando di riprodurre le ricette del topolino Remì. A questo tipo di cose non voglio e non posso proprio rinunciare, anzi, mi rammarico di farne poche e cercherò di incrementare in futuro. Certo, ci vuole un po' di pazienza e di lavoro anche per queste, ma riunioni, sorprese e feste sono la parte divertente!
6) Daenerys è pazza e inarrestabile. Non quella del Trono di Spade, quella lo sanno tutti, anche la mia gattina bianca purtroppo, sarà il nome che porta male. In questi ultimi mesi non ha fatto altro che scappare sui tetti per il solo gusto di cercare di arrivare sempre più in alto (lei che è disabile e non può usare una zampina anteriore) per poi non sapere come fare a scendere. Per ben tre volte la Matilde ha pianto disperata dandola per morta, ma alla fine sono riuscita a salvarla. Mentre eravamo quei tre giorni al mare è sparita per la quarta volta, sono tornata e non c'era più. Una mattina, dopo 2gg la sento piangere da uno dei tetti del quinto piano ma non riesco a individuarla, 40 gradi, verso le 10.00 smette di piangere. Passo la giornata soffrendo come una bestia, immaginandola che sta morendo di stenti su un non meglio precisato tetto infuocato. Alle 23.00 di sera vedo riaffacciarsi il suo capino bianco miagolante da un muro altissimo, la chiamo con i croccantini per un'ora, i pompieri mi assicurano che potranno venire il mattino seguente (se è ancora viva) ora che si è capito su quale tetto si trovi. Dopo due ore torna da sola, inspiegabilmente. Che angoscia questa bestia, in casa non vuole stare, all'aperto vuole esplorare, ma io le voglio bene e non me ne posso certo liberare! Bisogna sperare che rinfurbisca, si renda conto della fortuna che ha a vivere in un giardino con noi che la coccoliamo e due amici felini per socializzare.
7) … e poi, potrebbe darsi che ci sia un altro fondamentale motivo per cui il finale è ogni anno più faticoso? Forse perché gli anni passano (che la primavera si presenti o meno all’appello)?
Oddio, effettivamente un mese fa, dopo aver ballato scatenata per due ore con delle amiche, mi si è infiammata l’anca in modo allucinante, sono andata avanti i primi tre giorni a suon di Tachipirina e mi aggiravo zoppicando per l'Istituto come una povera vecchia. Non è un bel segno.
Ma non ci voglio pensare più di tanto, l’infiammazione è passata e anche questo fine scuola da urlo.
La revisione e le riflessioni al gusto di cacao sono terminate (come la mia tavoletta all’arancia), adesso è il momento di alzarsi in piedi e fare progetti! E’ il momento di liberare la mente e lasciarla giocare. Che infondo è solo lei a decidere tutto, a farmi sorridere e a far sembrare ogni cosa leggera, anche il mal d’anca, quando mi viene.
Fate lo stesso e buone vacanze a tutti!
lalla
P.S. Stamani, mentre prendeva i figli, il mio ex-marito ha sussurrato tutto tenero alla Piccola Fata: "lo sai che oggi è l'anniversario del matrimonio della mamma e del babbo?"
E io l'ho guardato stupita: "ma che dici? Davvero?"
E lui "Ma certo, sì, è il 29 giugno".
Chissà, avrà pensato che facessi la gnorri apposta per non dargli soddisfazione, invece io ero sincera e seriamente stupita di me stessa perché nonostante sapessi che giorno è oggi e nonostante io sappia, se ci penso, in quale giorno ci siamo sposati, non avevo proprio abbinato le due date. E questa cosa, credetemi, non ha niente di triste, anzi, se ci penso, ricordo che fu un giorno meraviglioso, il più bel matrimonio a cui abbia mai partecipato, ma, evidentemente, non ci penso più. Non riguarda più la mia vita e va benissimo così. Finalmente è davvero vacanza.
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giovedì 7 febbraio 2019
Caro babbo, tra le tante, tre cose
Caro babbo, non considerarmi una figlia ingrata perché al
cimitero non ci vengo.
Abbi pazienza, non condivido l’amore foscoliano per i sepolcri e non ho bisogno di una tomba per ravvivare la nostra “corrispondenza d’amorosi sensi”.
Sorprende soprattutto me quanto questa corrispondenza sia viva, tutto l’anno e non solo i primi giorni di febbraio perché neanche delle ricorrenze ho bisogno, il mio cervello si ricollega a te in ordine sparso e casuale, ma con un ritmo piuttosto costante.
Sai che Silvia è nata 3 giorni prima di te (a dire il vero 26 anni dopo, ma sul calendario 3 giorni prima), per questo motivo abbiamo sempre festeggiato il vostro compleanno insieme. Ecco, tante volte ti fossero venuti dei dubbi, volevo farti sapere che io continuo a fare lo stesso, imperterrita.
A questo proposito, tre cose vorrei raccontarti.
La prima.
Questo compleanno è stato davvero bello, tutti insieme alla maniera Beppini, come sarebbe piaciuto a te. Nell’esatto momento in cui Silvia spegneva le sue 50 candeline (non ce l’ha fatta mica, sai? Erano una selva!) mi è venuto di pensare che meraviglioso regalo sia stata lei per te. Ho immaginato come ti devi essere sentito orgoglioso ed emozionato, in quel tuo ventiseiesimo compleanno, un giovanotto con la barbetta ancora scura e la figura affilata, stringendo tra le braccia la tua prima figlia. Una meraviglia, vero? E’ stato un pensiero stupendo, mi ha fatto tantissimo piacere e così l’ho detto subito alla mia sorella grande. Forse anche a lei ha fatto piacere, invece la mamma si è riempita di malinconia e mi dispiace, non era quello il mio intento. Io quel giorno coltivavo solo pensieri lieti e voglia di festeggiare. Anche te.
La seconda.
Dopo il pranzo e tante chiacchiere abbiamo giocato a yahtzee. Era tantissimo tempo che non ci giocavamo più.
Te la ricordi quell’estate che avevamo preso l’abitudine, nel pomeriggio, di giocare a yahtzee in barca, promettendo di tuffarci se ci fossero venuti 5 dadi uguali? E tu c’avevi pure il mal di schiena, ma con il tuo solito culo ovviamente facesti il punto e tutto sovreccitato ti buttasti in mare come un ragazzino impazzito??? (che, diciamocelo, competizione a parte, se ti avessimo pregato in ginocchio di buttarti a stomaco pieno per fare una nuotata con noi, non avresti accettato manco morto).
Tornando all’atro giorno, partitina insulsa, giocatori inesperti, punteggi bassi, non ti sei perso niente. Poi però, a un certo punto, tiro e mi vengono quattro 3 e io, posso giurartelo, ti sento. Hai presente il potere della suggestione e dell’auto persuasione? Funzionano alla grande! (le religioni c’hanno fondato degli imperi). Il nostro cervello e i nostri sensi sono birboni, ingannano.
Ti ho sentito lì con me è ti ho sussurrato: “non ti va babbo di fare un bello yahtzee? Ci starebbe proprio bene, no?”. Ho tirato il quinto dato e se mi avessero chiesto di scommetterci una gamba, io l’avrei fatto, perché ero certa al 100% che il 3 sarebbe uscito. Che magia!
E così infine, anche per quest’anno, io e te abbiamo festeggiato il tuo compleanno insieme.
La terza.
Torniamo alla storia della “corrispondenza d’amorosi sensi”, vorrei parlartene meglio perchè mi stupisce moltissimo.
Ogni tanto, così dal nulla, mi ricordo un tuo proverbio. Assaggio un cibo piuttosto disgustoso e penso che forse a te sarebbe piaciuto (“quel che non ammazza ingrassa”), oppure ne mangio un altro che a me piace da morire e ricordo quanto tu lo disprezzassi (tipo il riso al pomodoro). Mi viene in mente una litigata o un errore grosso che hai fatto tu (o che ho fatto io). Mi ricordo uno sguardo d'intesa che ci siamo scambiati, una frase a metà, le tante cose che ci siamo detti, le battute e le grullate che piacevano a entrambi e anche le sere dove davamo spettacolo (sei sempre stato l’anima della festa e un po’ lo sono anch’io). Ricordo le infinite e terribili partite a carte fatte in studio o al mare (“quando il cul la ragion contrasta, vince il cul che la ragion non basta!”)…
L’altra settimana a Firenze nevicava e una studentessa mi stava raccontando di aver avuto difficoltà a raggiungere la scuola e che l'aveva accompagnata suo padre, d'un tratto mi è tornato in mente un giorno che mi stavi accompagnando al liceo, la neve la sera si era sciolta, ma poi la strada di notte era ghiacciata, non è che mi è arrivato un ricordo vago, ma proprio la sensazione perfetta di quell’istante: stare seduti in auto accanto, mentre prendevamo le curve al Montanino e tu che mi dici “ieri nevicava e siamo stati a casa, ma la strada era sgombra, è peggio oggi, il fondo non è sicuro” e invece io in auto con te mi sono sempre sentita sicurissima, tanta era l’abitudine e la fiducia, e con te al volante c’avrei valicato le Alpi a cuor leggero durante una tormenta (ci sapevi fare davvero, anche se adesso mi rendo conto che, da bravo maschio Alfa, ti mettevi un po' troppo sotto le auto prima di sorpassare).
Insomma, questo fenomeno della rimembranza è davvero potente e sorprendente.
Io, babbo, te lo dico con sincerità, il giorno che ti ho salutato non potevo sapere che ci sarebbe stata, così forte e così a lungo. Sono la custode della nostra memoria e, senza alcuno sforzo, senza impegno e in modo completamente spontaneo, in un certo senso, ti sto tenendo vivo. Direi che questa cosa è anche parecchio consolante. Cioè, cavolo, un giorno anche io morirò, ma è troppo carino pensare che i miei figli, e magari anche altre persone che mi hanno conosciuto, ogni tanto si ricorderanno di me. Magari anche di quanto gli rompevo le scatole, di una cosa che gli ho insegnato, di una bischerata che gli ho detto, di come sorridevo o mi arrabbiavo. Certo, dopo due generazioni, quando moriranno anche i miei figli (e i miei nipoti, se ci saranno) suppongo che nessuno si ricorderà più di me, ma chi se ne frega: tanto quelli manco li conosco, tanto vale che loro non conoscano me!
N.B. Per questo “diventerò una pittrice famosissima e i miei quadri mi terranno in vita per sempre nella memoria collettiva” oltreché improbabile, non mi è mai sembrata un'opzione particolarmente allettante.
Ma torniamo a noi, non sei contento di sapere che non te ne sei andato davvero, non ancora e non per noi? Dico “noi” perché sono quasi matematicamente certa di non essere la sola Beppina a provare questo. Siamo in tanti a trattenerti ancora per un po' su questa terra. Parecchio ganzo, vero? E tu ne eri cosciente, lo sapevi che avresti lasciato un’impronta così forte? Non sei sorpreso? Te l’aspettavi?
Io spero di sì, perché se te lo aspettavi vuol dire che siamo stati bravi.
E che tu lo sei stato con noi.
lalla
Abbi pazienza, non condivido l’amore foscoliano per i sepolcri e non ho bisogno di una tomba per ravvivare la nostra “corrispondenza d’amorosi sensi”.
Sorprende soprattutto me quanto questa corrispondenza sia viva, tutto l’anno e non solo i primi giorni di febbraio perché neanche delle ricorrenze ho bisogno, il mio cervello si ricollega a te in ordine sparso e casuale, ma con un ritmo piuttosto costante.
Sai che Silvia è nata 3 giorni prima di te (a dire il vero 26 anni dopo, ma sul calendario 3 giorni prima), per questo motivo abbiamo sempre festeggiato il vostro compleanno insieme. Ecco, tante volte ti fossero venuti dei dubbi, volevo farti sapere che io continuo a fare lo stesso, imperterrita.
A questo proposito, tre cose vorrei raccontarti.
La prima.
Questo compleanno è stato davvero bello, tutti insieme alla maniera Beppini, come sarebbe piaciuto a te. Nell’esatto momento in cui Silvia spegneva le sue 50 candeline (non ce l’ha fatta mica, sai? Erano una selva!) mi è venuto di pensare che meraviglioso regalo sia stata lei per te. Ho immaginato come ti devi essere sentito orgoglioso ed emozionato, in quel tuo ventiseiesimo compleanno, un giovanotto con la barbetta ancora scura e la figura affilata, stringendo tra le braccia la tua prima figlia. Una meraviglia, vero? E’ stato un pensiero stupendo, mi ha fatto tantissimo piacere e così l’ho detto subito alla mia sorella grande. Forse anche a lei ha fatto piacere, invece la mamma si è riempita di malinconia e mi dispiace, non era quello il mio intento. Io quel giorno coltivavo solo pensieri lieti e voglia di festeggiare. Anche te.
La seconda.
Dopo il pranzo e tante chiacchiere abbiamo giocato a yahtzee. Era tantissimo tempo che non ci giocavamo più.
Te la ricordi quell’estate che avevamo preso l’abitudine, nel pomeriggio, di giocare a yahtzee in barca, promettendo di tuffarci se ci fossero venuti 5 dadi uguali? E tu c’avevi pure il mal di schiena, ma con il tuo solito culo ovviamente facesti il punto e tutto sovreccitato ti buttasti in mare come un ragazzino impazzito??? (che, diciamocelo, competizione a parte, se ti avessimo pregato in ginocchio di buttarti a stomaco pieno per fare una nuotata con noi, non avresti accettato manco morto).
Tornando all’atro giorno, partitina insulsa, giocatori inesperti, punteggi bassi, non ti sei perso niente. Poi però, a un certo punto, tiro e mi vengono quattro 3 e io, posso giurartelo, ti sento. Hai presente il potere della suggestione e dell’auto persuasione? Funzionano alla grande! (le religioni c’hanno fondato degli imperi). Il nostro cervello e i nostri sensi sono birboni, ingannano.
Ti ho sentito lì con me è ti ho sussurrato: “non ti va babbo di fare un bello yahtzee? Ci starebbe proprio bene, no?”. Ho tirato il quinto dato e se mi avessero chiesto di scommetterci una gamba, io l’avrei fatto, perché ero certa al 100% che il 3 sarebbe uscito. Che magia!
E così infine, anche per quest’anno, io e te abbiamo festeggiato il tuo compleanno insieme.
La terza.
Torniamo alla storia della “corrispondenza d’amorosi sensi”, vorrei parlartene meglio perchè mi stupisce moltissimo.
Ogni tanto, così dal nulla, mi ricordo un tuo proverbio. Assaggio un cibo piuttosto disgustoso e penso che forse a te sarebbe piaciuto (“quel che non ammazza ingrassa”), oppure ne mangio un altro che a me piace da morire e ricordo quanto tu lo disprezzassi (tipo il riso al pomodoro). Mi viene in mente una litigata o un errore grosso che hai fatto tu (o che ho fatto io). Mi ricordo uno sguardo d'intesa che ci siamo scambiati, una frase a metà, le tante cose che ci siamo detti, le battute e le grullate che piacevano a entrambi e anche le sere dove davamo spettacolo (sei sempre stato l’anima della festa e un po’ lo sono anch’io). Ricordo le infinite e terribili partite a carte fatte in studio o al mare (“quando il cul la ragion contrasta, vince il cul che la ragion non basta!”)…
L’altra settimana a Firenze nevicava e una studentessa mi stava raccontando di aver avuto difficoltà a raggiungere la scuola e che l'aveva accompagnata suo padre, d'un tratto mi è tornato in mente un giorno che mi stavi accompagnando al liceo, la neve la sera si era sciolta, ma poi la strada di notte era ghiacciata, non è che mi è arrivato un ricordo vago, ma proprio la sensazione perfetta di quell’istante: stare seduti in auto accanto, mentre prendevamo le curve al Montanino e tu che mi dici “ieri nevicava e siamo stati a casa, ma la strada era sgombra, è peggio oggi, il fondo non è sicuro” e invece io in auto con te mi sono sempre sentita sicurissima, tanta era l’abitudine e la fiducia, e con te al volante c’avrei valicato le Alpi a cuor leggero durante una tormenta (ci sapevi fare davvero, anche se adesso mi rendo conto che, da bravo maschio Alfa, ti mettevi un po' troppo sotto le auto prima di sorpassare).
Insomma, questo fenomeno della rimembranza è davvero potente e sorprendente.
Io, babbo, te lo dico con sincerità, il giorno che ti ho salutato non potevo sapere che ci sarebbe stata, così forte e così a lungo. Sono la custode della nostra memoria e, senza alcuno sforzo, senza impegno e in modo completamente spontaneo, in un certo senso, ti sto tenendo vivo. Direi che questa cosa è anche parecchio consolante. Cioè, cavolo, un giorno anche io morirò, ma è troppo carino pensare che i miei figli, e magari anche altre persone che mi hanno conosciuto, ogni tanto si ricorderanno di me. Magari anche di quanto gli rompevo le scatole, di una cosa che gli ho insegnato, di una bischerata che gli ho detto, di come sorridevo o mi arrabbiavo. Certo, dopo due generazioni, quando moriranno anche i miei figli (e i miei nipoti, se ci saranno) suppongo che nessuno si ricorderà più di me, ma chi se ne frega: tanto quelli manco li conosco, tanto vale che loro non conoscano me!
N.B. Per questo “diventerò una pittrice famosissima e i miei quadri mi terranno in vita per sempre nella memoria collettiva” oltreché improbabile, non mi è mai sembrata un'opzione particolarmente allettante.
Ma torniamo a noi, non sei contento di sapere che non te ne sei andato davvero, non ancora e non per noi? Dico “noi” perché sono quasi matematicamente certa di non essere la sola Beppina a provare questo. Siamo in tanti a trattenerti ancora per un po' su questa terra. Parecchio ganzo, vero? E tu ne eri cosciente, lo sapevi che avresti lasciato un’impronta così forte? Non sei sorpreso? Te l’aspettavi?
Io spero di sì, perché se te lo aspettavi vuol dire che siamo stati bravi.
E che tu lo sei stato con noi.
lalla
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| una foto mossa del 2004, in barca, dove si grulleggia |
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mercoledì 19 dicembre 2018
le classi dell'amore
Mancano pochi giorni a Natale.
Vorrei raccontarvi di alcune classi speciali.
Voi non siete insegnanti, per lo meno, la quasi totalità di voi non lo è, quindi non potete saperlo. Che le classi non sono tutte uguali, che ne esistono di speciali.
E' una cosa rara, insegno da 14 anni, ne ho incontrate poche, le conto sulle dita di una mano: la prima, molti anni fa, al Liceo Scientifico di Sesto Fiorentino, un'altra nello Scientifico di Campi, una alla scuola media di Pratolino... può darsi che ne abbia anche adesso, ma eviterò di sbilanciarmi a riguardo perché quelli dell'Internazionale sono svegli e magari vengono a leggermi.
Parlo di quelle classi che, quando guardi l'orario e sai che stai per entrarci, fai un sorriso perché hai proprio voglia di vedere i tuoi studenti. Sai che con loro starai bene pure se ammollerai dei 3 e ti toccherà fare degli urlacci. Starci volentieri non dipende dal fatto che tra gli studenti ci siano delle eccellenze o che siano tutti bravi, ubbidienti, studiosi o calmi. Non è questo. E non è manco questione di far squallidi favoritismi, non sono io a percepire una classe speciale, è la classe ad esserlo. E' un'alchimia un po' indecifrabile che hanno, presi tutti insieme. Nemmeno loro sanno come succede, quale sia la chiave, però anche loro la sentono, sanno di averla. E ogni tanto se ne approfittano, o almeno ci provano, perché no? Infondo sono adolescenti, uno dei loro compiti è scoprire fino a dove possono spingersi, mettere alla prova se stessi e l'adulto. Il compito dell'insegnante invece è cercare di non rompere l'idillio, facendoli rimanere nei ranghi, non è facilissimo (chi sa di avere fascino proverà sempre ad usarlo per ottenere un trattamento di favore).
Tra me è me, le chiamo "le classi dell'amore".
Ora, lasciamo perdere le battutine cretine, già mi tocca subirne da parte dei colleghi se nei Consigli di Classe mi esprimo in favore dei ragazzi con troppo trasporto (nessuno stupore a riguardo, di simpatici burloni è pieno il mondo, figuriamoci il Collegio Docenti!)
Parlo di Amore nel senso di empatia, nel senso di accettazione, nel senso di coesistenza, nel senso di rispetto. Come vi ho detto, non è mai stata una sensazione mia, soggettiva, bensì oggettiva e anche i colleghi simpaticoni sopracitati, alla fine hanno sempre concordano con me.
In ciascuna di queste classi c'erano il secchione (e/o la secchiona), l'antipatico un po' polemico (e/o l'antipatica un po' polemica), il timido (e/o la timida), lo sbuccione (quasi sempre maschio a dire il vero!), il narciso (maschio pure quello), la gatta morta (femmina) e il maschietto con l'ormone a 1000... va bene, c'erano tutti gli stereotipi e tutte le stranezze eppure ognuno accettava l'altro, io li accettavo tutti e tutti accettavano l'insegnante. Accettavano me, che gli ammollavo i 3 come caramelle, ma anche i 10 a dire il vero, purché se li meritassero (sia i 3 che i 10).
Fare questo lavoro bene è difficile, farlo bene insegnando la mia materia (anzi, le mie due materie) e avendo solo 2h a settimana è ai limiti della fantascienza, con l'orario completo sarebbero 9 classi da preparare e valutare ogni settimana (umanamente impossibile), alla fine (per una questione di sopravvivenza) gli insegnanti mollano (e gli studenti pure).
Tanti colleghi mi prendono un po' in giro perché ancora non mi arrendo e ce la metto tutta (anche con le classi respingenti, soprattutto con quelle): "sei troppo fogata", "ma chi te lo fa fare di correggere tutte le tavole ogni settimana?!", "fai troppo, è tempo sprecato".
Tempo sprecato?
E invece.
Succede che la dolcissima Giulia, con cui ho passato meno di un anno, mi ricontatti per anni e infine mi scriva il giorno della sua laurea in Architettura ringraziandomi e dicendomi che aver conquistato quel traguardo era anche merito mio. E io sono davvero commossa e felice per lei.
Succede che Sara, piena di talento e speciale (ma con poca voglia di studiare) era sempre passata inosservata dai colleghi finché non sono arrivata io e sono riuscita a vederla, succede che la abbandoni dopo 3 anni per vincere un concorso incinta di Matilde e che lei mi scriva nell'estate del 2016 (in un periodo proprio di merda per me), mi mandi la foto del suo 27/30 all'esame di St.Arte, dicendomi che lo dedica a me e che le dispiace di non aver saputo fare di meglio "ma lo sa che la teoria non è mai stata il mio forte" e io le risponda che all'Università avevo preso lo stesso voto al primo esame di St.Arte e che non sarei potuta essere più fiera di lei!
Succede, due anni fa, che Alice e Francesca abbiano bisogno di qualche consiglio per passare il test di ammissione a Disegno Industriale e pensino a me, quindi facciamo due incontri, le seguo un po' online e loro, bravissime: passano entrambe il test!
Succede l'anno scorso che Erika, tenera e coraggiosa allo stesso tempo, appassionata di uno sport poco conosciuto in Italia, mi scriva: "Salve Prof, sono anni che non ci sentiamo, ma ho sempre continuato a seguirla e oggi, quando mia mamma mi ha chiesto che cosa volessi fare da grande, perché volessi inseguire il mio sogno e che tipo di persona volessi diventare, io, volevo dirglielo, ho pensato che mi piacerebbe diventare come lei" e io mi senta onorata, mi commuova di nuovo come una bambina. E poi mi senta in colpa anche, abbia paura, anzi sia terrorizzata della responsabilità che porto.
Ne parlo con alcune professoresse, il confine tra giusto o sbagliato è labile: ho il terrore di influenzarli troppo, di andare oltre il mio compito. Tutti gli insegnanti si fanno queste domande? Ma perché succede? Da sempre, in classe impongo un regime poliziesco per il rispetto delle regole, ammollo 2 a chi non consegna le tavole dopo due settimane, applico note disciplinari se becco qualcuno a copiare, decurtazioni di voti a chi è in ritardo, li faccio lavorare il doppio di qualsiasi altra prof. della mia materia che abbia mai conosciuto. Perché non mi hanno mai bucato le gomme allora?
Ecco però, va detto, io provo a essere giusta, io li guardo, li ascolto, li rispetto, questo sì.
Si affezionano a me perché io mi affeziono a loro.
Perciò sono troppo empatica? questo è il problema!
E sono un'attrice, in classe mi piace fare teatro, gesticolo, mi agito, li faccio ridere, li stupisco. Ho una voce stridula e potentissima che tiene svegli (probabilmente imparano la St.Arte anche nell'edifico accanto). Negli anni tanti colleghi e colleghe, sentendomi spiegare dal corridoio, mi hanno detto che sono bravissima, che si sente la passione, che affascino le classi. I bravi insegnanti sono questo? Persone carismatiche che ammaliano branchi di studenti ignari? Un'altra cosa: io sono affascinante? Con questa voce da gallina?
Se è così, io però sono un'adulta e vorrei sfuggire alla regola "chi sa di avere fascino proverà sempre ad usarlo per ottenere un trattamento di favore".
E qui sta il vero problema: essere sempre stata secchiona è una lama a doppio taglio. Mi impegno al massimo perché sono continuamente sottoposta all'ansia da prestazione, quindi cerco l'approvazione degli altri, è l'unica cosa che possa allentare questa pressione e, c'è poco da fare, quando arriva, mi fa stare bene. E' un sollievo.
Il mio peccato, lo so, in ogni rapporto della mia vita, è quello di avvertire un disperato bisogno di approvazione. La maledizione di desiderare di sentirsi dire continuamente "brava".
Non è un peccato da poco. E' un peccato grave. Non dovrei cercare gratificazione nel mio rapporto con gli studenti, è sbagliato.
Ricapitoliamo: mantenere un clima accogliente (sennò si sentono respinti) e frizzante (sennò si addormentano), creando un contatto umano (sennò diventano anaffettivi), imponendo regole ferree (sennò si rammolliscono), spiegando appassionatamente (sennò di annoiano), facendoli lavorare come muli (sennò si adagiano), mettendocela tutta (o non ce la farai mai) ma in tutto questo niente, nessuna gratificazione e affezionarsi zero, pure se ci passi due ore a settimana per cinque anni e per cinque anni li vedi piangere, ridere, esultare, arrabbiarsi, litigare, far pace, superare i propri limiti, te cuore zero... ma come si fa? Qualcuno ci riesce? Qualcuno sa farlo davvero? L'equilibrio perfetto è impossibile, solo i funamboli possono trovarlo, io non lo sono!
Ne parlo con un'amica psicologa, le spiego il mio punto di vista: che voglio insegnare il più possibile ai miei studenti, ma temo di influenzarli troppo, ho il terrore di plagiarli. E lei mi risponde una roba molto da psicologa, ma stupenda (perché è mia amica) e molto rassicurante: "lalla, ma te mica li conduci nella droga o li spingi a lasciarsi andare! Tu li esorti a scegliere la propria strada con coraggio, a impegnarsi per realizzare i propri sogni, a migliorarsi, a dare il massimo. Tu li fai sentire visti forse per la prima volta... stai tranquilla, non è un male e non preoccuparti: chi viene affascinato dalla persona che sei, lo fa perché è sulla tua stessa lunghezza d'onda, lo fa perché già ti assomiglia, mentalmente e empaticamente siete vicini. Non li conduci mai dove vuoi tu, ma dove sentono di voler andare".
E speriamo sia vero, via...
Per fortuna ci sono gli altri, non sono sola, siamo 9 insegnanti nel Consiglio di Classe, i ragazzi hanno a disposizione un ventaglio completo (come quello che gli proporrà poi la vita): il buono, il distaccato, l'empatico, il severo... ci compensiamo a vicenda, la responsabilità non ricade solo su di me. Meno male.
Insomma.
Succede che tanti altri studenti (Greta, Federico, Elena, Francesca, Giulia... scusate, adesso non posso elencarvi tutti, ma sapete che sto parlando di voi) ogni tanto mi abbiano contattato per raccontarmi quello che fanno, mi abbiano chiesto un consiglio, un piccolo aiuto oppure mi abbiano fatto un saluto (per farmi sapere che pensano ancora a me e per scoprire se io ho ancora voglia di ascoltarli). Quando succede, mi fa tanto piacere sentirli, li vedo inseguire i propri sogni (la fotografia, un blog sulla moda, lo sport...), li vedo laurearsi (in medicina, architettura...) li vedo innamorarsi, li vedo diventare genitori, li vedo in viaggio, hanno tanta strada davanti e tanta voglia di fare!
E poi.
Succede che pochi giorni fa in una classe siano tutti ansiosi e si lamentino per il troppo carico di studio e un compito che li aspetta. Io gli dico che li capisco, so che è dura, ma le verifiche vanno fatte: servono soprattutto a loro, per crescere, per capire se stanno studiando e apprendendo nel modo giusto e quando le valutano i professori devono cercare di essere giusti, non buoni... poi faccio una battuta sugli accidenti che sicuramente mi tirano ogni volta che sono a disegnare oppure quando esco di classe dopo avergli restituito le tavole valutate! E una studentessa mi risponde subito: "Ma figuriamoci Prof! Lei è diversa: ci da solo dei voti, lei non ci giudica". E questa, detta così, con leggerezza, è una delle cose più belle che mi siano mai state dette, ma spero che i ragazzi si stiano sbagliando e che valga anche per tutti gli altri prof.
Infine.
Succede che ieri sera mi scriva Niccolò, dopo tanto, tantissimo tempo. Niccolò era uno studente che studiava poco e che sembrava farsi scorrere tutto sulle spalle, che sembrava vivere solo di leggerezza e in superficie. Sembrava agli altri così, non a me. A me piaceva un sacco e sono certa che molto del clima delizioso che si respirava in classe fosse merito suo. Niccolò mi scrive per farmi gli auguri di Natale, per complimentarsi delle mie pitture, per dirmi che non avrebbe mai potuto desiderare un'insegnante di St.Arte migliore di me e che non mi dimenticherà mai.
Nemmeno io lo farò, ma non lo so, non credo di meritare tanta riconoscenza solo per aver tentato di fare bene il mio mestiere. Anche volendo mettere per un attimo da parte la questione affascino/non affascino, io ce la metto tutta, è vero, ma faccio tanti errori, ho tanti limiti. Fatico a imparare i loro nomi, faccio confusione con le date, con le nozioni. Delle volte sono stanca e non gestisco la lezione con l'energia giusta, spesso e volentieri sono di fretta. Qualche volta mi ammalo (sentendomi in colpa). Io col cavolo che "faccio troppo" come alcuni mi dicono! Nessuno di noi insegnanti fa troppo, non sarà mai troppo, né abbastanza, quello che facciamo per gli studenti.
Però.
È Natale cavolo!
Allora solo per una volta voglio pensare che sia tutto vero: che l'incontro con queste classi speciali (e con tantissimi altri studenti singoli) sia stata una fortuna per loro e non solo per me, che sia riuscita a fargli del bene (e meno danni possibili). Per una volta me ne sto zitta, smetto di pensare che di certo ho sbagliato e sto sbagliando un sacco di cose e me li prendo questi auguri, mi prendo tutta questa gratitudine, questi pensieri, questi ricordi, queste speranze, me li prendo e me li tengo stretti, non c'è regalo più grande!
Ragazzi miei, questo post è per voi. Spero di essere stata davvero una brava insegnante, io c'ho provato (e continuerò a provarci). Quello che in questi anni voi mi avete dato, ciò che voi avete insegnato a me, è molto più di quello che io ho fatto per voi.
Grazie.
Grazie per avermi ascoltata anche se avreste voluto starvene da tutt'altra parte invece che a scuola, grazie per esservi spaccati la schiena sulle tavole, grazie per esservi fatti venire la tendinite a forza di scrivere appunti, grazie per aver creduto in voi stessi e un po' anche in me, grazie per aver reso le ore passate insieme così liete e di non averle dimenticate.
Trascorrete uno splendido Natale accanto alle persone che amate (senza studiare o lavorare, mi raccomando, lo sapete come la penso: sgobbate come muli tutti i giorni, ma in vacanza fate vacanza) e poi ripartite, andate avanti così e conquistate il mondo!
Vorrei raccontarvi di alcune classi speciali.
Voi non siete insegnanti, per lo meno, la quasi totalità di voi non lo è, quindi non potete saperlo. Che le classi non sono tutte uguali, che ne esistono di speciali.
E' una cosa rara, insegno da 14 anni, ne ho incontrate poche, le conto sulle dita di una mano: la prima, molti anni fa, al Liceo Scientifico di Sesto Fiorentino, un'altra nello Scientifico di Campi, una alla scuola media di Pratolino... può darsi che ne abbia anche adesso, ma eviterò di sbilanciarmi a riguardo perché quelli dell'Internazionale sono svegli e magari vengono a leggermi.
Parlo di quelle classi che, quando guardi l'orario e sai che stai per entrarci, fai un sorriso perché hai proprio voglia di vedere i tuoi studenti. Sai che con loro starai bene pure se ammollerai dei 3 e ti toccherà fare degli urlacci. Starci volentieri non dipende dal fatto che tra gli studenti ci siano delle eccellenze o che siano tutti bravi, ubbidienti, studiosi o calmi. Non è questo. E non è manco questione di far squallidi favoritismi, non sono io a percepire una classe speciale, è la classe ad esserlo. E' un'alchimia un po' indecifrabile che hanno, presi tutti insieme. Nemmeno loro sanno come succede, quale sia la chiave, però anche loro la sentono, sanno di averla. E ogni tanto se ne approfittano, o almeno ci provano, perché no? Infondo sono adolescenti, uno dei loro compiti è scoprire fino a dove possono spingersi, mettere alla prova se stessi e l'adulto. Il compito dell'insegnante invece è cercare di non rompere l'idillio, facendoli rimanere nei ranghi, non è facilissimo (chi sa di avere fascino proverà sempre ad usarlo per ottenere un trattamento di favore).
Tra me è me, le chiamo "le classi dell'amore".
Ora, lasciamo perdere le battutine cretine, già mi tocca subirne da parte dei colleghi se nei Consigli di Classe mi esprimo in favore dei ragazzi con troppo trasporto (nessuno stupore a riguardo, di simpatici burloni è pieno il mondo, figuriamoci il Collegio Docenti!)
Parlo di Amore nel senso di empatia, nel senso di accettazione, nel senso di coesistenza, nel senso di rispetto. Come vi ho detto, non è mai stata una sensazione mia, soggettiva, bensì oggettiva e anche i colleghi simpaticoni sopracitati, alla fine hanno sempre concordano con me.
In ciascuna di queste classi c'erano il secchione (e/o la secchiona), l'antipatico un po' polemico (e/o l'antipatica un po' polemica), il timido (e/o la timida), lo sbuccione (quasi sempre maschio a dire il vero!), il narciso (maschio pure quello), la gatta morta (femmina) e il maschietto con l'ormone a 1000... va bene, c'erano tutti gli stereotipi e tutte le stranezze eppure ognuno accettava l'altro, io li accettavo tutti e tutti accettavano l'insegnante. Accettavano me, che gli ammollavo i 3 come caramelle, ma anche i 10 a dire il vero, purché se li meritassero (sia i 3 che i 10).
Fare questo lavoro bene è difficile, farlo bene insegnando la mia materia (anzi, le mie due materie) e avendo solo 2h a settimana è ai limiti della fantascienza, con l'orario completo sarebbero 9 classi da preparare e valutare ogni settimana (umanamente impossibile), alla fine (per una questione di sopravvivenza) gli insegnanti mollano (e gli studenti pure).
Tanti colleghi mi prendono un po' in giro perché ancora non mi arrendo e ce la metto tutta (anche con le classi respingenti, soprattutto con quelle): "sei troppo fogata", "ma chi te lo fa fare di correggere tutte le tavole ogni settimana?!", "fai troppo, è tempo sprecato".
Tempo sprecato?
E invece.
Succede che la dolcissima Giulia, con cui ho passato meno di un anno, mi ricontatti per anni e infine mi scriva il giorno della sua laurea in Architettura ringraziandomi e dicendomi che aver conquistato quel traguardo era anche merito mio. E io sono davvero commossa e felice per lei.
Succede che Sara, piena di talento e speciale (ma con poca voglia di studiare) era sempre passata inosservata dai colleghi finché non sono arrivata io e sono riuscita a vederla, succede che la abbandoni dopo 3 anni per vincere un concorso incinta di Matilde e che lei mi scriva nell'estate del 2016 (in un periodo proprio di merda per me), mi mandi la foto del suo 27/30 all'esame di St.Arte, dicendomi che lo dedica a me e che le dispiace di non aver saputo fare di meglio "ma lo sa che la teoria non è mai stata il mio forte" e io le risponda che all'Università avevo preso lo stesso voto al primo esame di St.Arte e che non sarei potuta essere più fiera di lei!
Succede, due anni fa, che Alice e Francesca abbiano bisogno di qualche consiglio per passare il test di ammissione a Disegno Industriale e pensino a me, quindi facciamo due incontri, le seguo un po' online e loro, bravissime: passano entrambe il test!
Succede l'anno scorso che Erika, tenera e coraggiosa allo stesso tempo, appassionata di uno sport poco conosciuto in Italia, mi scriva: "Salve Prof, sono anni che non ci sentiamo, ma ho sempre continuato a seguirla e oggi, quando mia mamma mi ha chiesto che cosa volessi fare da grande, perché volessi inseguire il mio sogno e che tipo di persona volessi diventare, io, volevo dirglielo, ho pensato che mi piacerebbe diventare come lei" e io mi senta onorata, mi commuova di nuovo come una bambina. E poi mi senta in colpa anche, abbia paura, anzi sia terrorizzata della responsabilità che porto.
Ne parlo con alcune professoresse, il confine tra giusto o sbagliato è labile: ho il terrore di influenzarli troppo, di andare oltre il mio compito. Tutti gli insegnanti si fanno queste domande? Ma perché succede? Da sempre, in classe impongo un regime poliziesco per il rispetto delle regole, ammollo 2 a chi non consegna le tavole dopo due settimane, applico note disciplinari se becco qualcuno a copiare, decurtazioni di voti a chi è in ritardo, li faccio lavorare il doppio di qualsiasi altra prof. della mia materia che abbia mai conosciuto. Perché non mi hanno mai bucato le gomme allora?
Ecco però, va detto, io provo a essere giusta, io li guardo, li ascolto, li rispetto, questo sì.
Si affezionano a me perché io mi affeziono a loro.
Perciò sono troppo empatica? questo è il problema!
E sono un'attrice, in classe mi piace fare teatro, gesticolo, mi agito, li faccio ridere, li stupisco. Ho una voce stridula e potentissima che tiene svegli (probabilmente imparano la St.Arte anche nell'edifico accanto). Negli anni tanti colleghi e colleghe, sentendomi spiegare dal corridoio, mi hanno detto che sono bravissima, che si sente la passione, che affascino le classi. I bravi insegnanti sono questo? Persone carismatiche che ammaliano branchi di studenti ignari? Un'altra cosa: io sono affascinante? Con questa voce da gallina?
Se è così, io però sono un'adulta e vorrei sfuggire alla regola "chi sa di avere fascino proverà sempre ad usarlo per ottenere un trattamento di favore".
E qui sta il vero problema: essere sempre stata secchiona è una lama a doppio taglio. Mi impegno al massimo perché sono continuamente sottoposta all'ansia da prestazione, quindi cerco l'approvazione degli altri, è l'unica cosa che possa allentare questa pressione e, c'è poco da fare, quando arriva, mi fa stare bene. E' un sollievo.
Il mio peccato, lo so, in ogni rapporto della mia vita, è quello di avvertire un disperato bisogno di approvazione. La maledizione di desiderare di sentirsi dire continuamente "brava".
Non è un peccato da poco. E' un peccato grave. Non dovrei cercare gratificazione nel mio rapporto con gli studenti, è sbagliato.
Ricapitoliamo: mantenere un clima accogliente (sennò si sentono respinti) e frizzante (sennò si addormentano), creando un contatto umano (sennò diventano anaffettivi), imponendo regole ferree (sennò si rammolliscono), spiegando appassionatamente (sennò di annoiano), facendoli lavorare come muli (sennò si adagiano), mettendocela tutta (o non ce la farai mai) ma in tutto questo niente, nessuna gratificazione e affezionarsi zero, pure se ci passi due ore a settimana per cinque anni e per cinque anni li vedi piangere, ridere, esultare, arrabbiarsi, litigare, far pace, superare i propri limiti, te cuore zero... ma come si fa? Qualcuno ci riesce? Qualcuno sa farlo davvero? L'equilibrio perfetto è impossibile, solo i funamboli possono trovarlo, io non lo sono!
Ne parlo con un'amica psicologa, le spiego il mio punto di vista: che voglio insegnare il più possibile ai miei studenti, ma temo di influenzarli troppo, ho il terrore di plagiarli. E lei mi risponde una roba molto da psicologa, ma stupenda (perché è mia amica) e molto rassicurante: "lalla, ma te mica li conduci nella droga o li spingi a lasciarsi andare! Tu li esorti a scegliere la propria strada con coraggio, a impegnarsi per realizzare i propri sogni, a migliorarsi, a dare il massimo. Tu li fai sentire visti forse per la prima volta... stai tranquilla, non è un male e non preoccuparti: chi viene affascinato dalla persona che sei, lo fa perché è sulla tua stessa lunghezza d'onda, lo fa perché già ti assomiglia, mentalmente e empaticamente siete vicini. Non li conduci mai dove vuoi tu, ma dove sentono di voler andare".
E speriamo sia vero, via...
Per fortuna ci sono gli altri, non sono sola, siamo 9 insegnanti nel Consiglio di Classe, i ragazzi hanno a disposizione un ventaglio completo (come quello che gli proporrà poi la vita): il buono, il distaccato, l'empatico, il severo... ci compensiamo a vicenda, la responsabilità non ricade solo su di me. Meno male.
Insomma.
Succede che tanti altri studenti (Greta, Federico, Elena, Francesca, Giulia... scusate, adesso non posso elencarvi tutti, ma sapete che sto parlando di voi) ogni tanto mi abbiano contattato per raccontarmi quello che fanno, mi abbiano chiesto un consiglio, un piccolo aiuto oppure mi abbiano fatto un saluto (per farmi sapere che pensano ancora a me e per scoprire se io ho ancora voglia di ascoltarli). Quando succede, mi fa tanto piacere sentirli, li vedo inseguire i propri sogni (la fotografia, un blog sulla moda, lo sport...), li vedo laurearsi (in medicina, architettura...) li vedo innamorarsi, li vedo diventare genitori, li vedo in viaggio, hanno tanta strada davanti e tanta voglia di fare!
E poi.
Succede che pochi giorni fa in una classe siano tutti ansiosi e si lamentino per il troppo carico di studio e un compito che li aspetta. Io gli dico che li capisco, so che è dura, ma le verifiche vanno fatte: servono soprattutto a loro, per crescere, per capire se stanno studiando e apprendendo nel modo giusto e quando le valutano i professori devono cercare di essere giusti, non buoni... poi faccio una battuta sugli accidenti che sicuramente mi tirano ogni volta che sono a disegnare oppure quando esco di classe dopo avergli restituito le tavole valutate! E una studentessa mi risponde subito: "Ma figuriamoci Prof! Lei è diversa: ci da solo dei voti, lei non ci giudica". E questa, detta così, con leggerezza, è una delle cose più belle che mi siano mai state dette, ma spero che i ragazzi si stiano sbagliando e che valga anche per tutti gli altri prof.
Infine.
Succede che ieri sera mi scriva Niccolò, dopo tanto, tantissimo tempo. Niccolò era uno studente che studiava poco e che sembrava farsi scorrere tutto sulle spalle, che sembrava vivere solo di leggerezza e in superficie. Sembrava agli altri così, non a me. A me piaceva un sacco e sono certa che molto del clima delizioso che si respirava in classe fosse merito suo. Niccolò mi scrive per farmi gli auguri di Natale, per complimentarsi delle mie pitture, per dirmi che non avrebbe mai potuto desiderare un'insegnante di St.Arte migliore di me e che non mi dimenticherà mai.
Nemmeno io lo farò, ma non lo so, non credo di meritare tanta riconoscenza solo per aver tentato di fare bene il mio mestiere. Anche volendo mettere per un attimo da parte la questione affascino/non affascino, io ce la metto tutta, è vero, ma faccio tanti errori, ho tanti limiti. Fatico a imparare i loro nomi, faccio confusione con le date, con le nozioni. Delle volte sono stanca e non gestisco la lezione con l'energia giusta, spesso e volentieri sono di fretta. Qualche volta mi ammalo (sentendomi in colpa). Io col cavolo che "faccio troppo" come alcuni mi dicono! Nessuno di noi insegnanti fa troppo, non sarà mai troppo, né abbastanza, quello che facciamo per gli studenti.
Però.
È Natale cavolo!
Allora solo per una volta voglio pensare che sia tutto vero: che l'incontro con queste classi speciali (e con tantissimi altri studenti singoli) sia stata una fortuna per loro e non solo per me, che sia riuscita a fargli del bene (e meno danni possibili). Per una volta me ne sto zitta, smetto di pensare che di certo ho sbagliato e sto sbagliando un sacco di cose e me li prendo questi auguri, mi prendo tutta questa gratitudine, questi pensieri, questi ricordi, queste speranze, me li prendo e me li tengo stretti, non c'è regalo più grande!
Ragazzi miei, questo post è per voi. Spero di essere stata davvero una brava insegnante, io c'ho provato (e continuerò a provarci). Quello che in questi anni voi mi avete dato, ciò che voi avete insegnato a me, è molto più di quello che io ho fatto per voi.
Grazie.
Grazie per avermi ascoltata anche se avreste voluto starvene da tutt'altra parte invece che a scuola, grazie per esservi spaccati la schiena sulle tavole, grazie per esservi fatti venire la tendinite a forza di scrivere appunti, grazie per aver creduto in voi stessi e un po' anche in me, grazie per aver reso le ore passate insieme così liete e di non averle dimenticate.
Trascorrete uno splendido Natale accanto alle persone che amate (senza studiare o lavorare, mi raccomando, lo sapete come la penso: sgobbate come muli tutti i giorni, ma in vacanza fate vacanza) e poi ripartite, andate avanti così e conquistate il mondo!
lalla
P.S. A onor del vero, anche.
Succede che la settimana scorsa, parlando del suo futuro con uno studente appassionato di Storia dell'Arte, questo mi dica che vorrebbe continuare a studiarla, ma non certo "finire" a fare l'insegnante di liceo: "non so proprio lei come faccia, con un sacco di gente che non gliene frega nulla" e "comunque non ci penso proprio a cosa farò da grande, anzi, spero di morire prima dei 40 anni, non ne vale proprio la pena di vivere oltre". Perciò insomma, al di là della drammatica teatralità, in due frasi prima mi ha dato della fallita e poi della vecchia decrepita che non merita di vivere.
Non me la sono presa (lui è uno di quelli che mi ascolta), poi vabbè, in classe è una Diva e si esprime sempre in quel modo un po' bischero di chi vuol fare il grosso, il superiore, il distaccato... sarà vero, a me non sembra.
C'è di peggio: ci sono i furbini, quelli smaliziati, quelli che non gliene frega nulla davvero, che sotto sotto ti guardano strafottenti e ti sfidano, quelli capaci di trascinare in basso una classe intera... con loro insisterò fino a perderci il sonno, non li mollo porca miseria. Non è detto che alla fine non riesca a trovare una chiave, non è detto che non cambino rotta, che non si rendano conto che io non mi arrendo e che sono lì per loro. Se riuscissi ad arrivare a uno soltanto di questi leader in negativo, so che potrei guadagnarmi un'altra "classe dell'amore".
P.P.S.S. Ecco, ragazzini dell'Internazionale, magari avete letto questo post e io, cretina, vi ho suggerito un'idea malsana... non vi provate a bucarmi le ruote della bici!!! Ho una rete di spionaggio infallibile e vi beccherei di sicuro.
P.S. A onor del vero, anche.
Succede che la settimana scorsa, parlando del suo futuro con uno studente appassionato di Storia dell'Arte, questo mi dica che vorrebbe continuare a studiarla, ma non certo "finire" a fare l'insegnante di liceo: "non so proprio lei come faccia, con un sacco di gente che non gliene frega nulla" e "comunque non ci penso proprio a cosa farò da grande, anzi, spero di morire prima dei 40 anni, non ne vale proprio la pena di vivere oltre". Perciò insomma, al di là della drammatica teatralità, in due frasi prima mi ha dato della fallita e poi della vecchia decrepita che non merita di vivere.
Non me la sono presa (lui è uno di quelli che mi ascolta), poi vabbè, in classe è una Diva e si esprime sempre in quel modo un po' bischero di chi vuol fare il grosso, il superiore, il distaccato... sarà vero, a me non sembra.
C'è di peggio: ci sono i furbini, quelli smaliziati, quelli che non gliene frega nulla davvero, che sotto sotto ti guardano strafottenti e ti sfidano, quelli capaci di trascinare in basso una classe intera... con loro insisterò fino a perderci il sonno, non li mollo porca miseria. Non è detto che alla fine non riesca a trovare una chiave, non è detto che non cambino rotta, che non si rendano conto che io non mi arrendo e che sono lì per loro. Se riuscissi ad arrivare a uno soltanto di questi leader in negativo, so che potrei guadagnarmi un'altra "classe dell'amore".
P.P.S.S. Ecco, ragazzini dell'Internazionale, magari avete letto questo post e io, cretina, vi ho suggerito un'idea malsana... non vi provate a bucarmi le ruote della bici!!! Ho una rete di spionaggio infallibile e vi beccherei di sicuro.
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| 4 anni fa, con frangetta (e banana di pezza proiettata in testa) mentre spiego "il Perseo" di Benvenuto Cellini. |
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| il mio regalo di gennaio per tutte le classi: un mese di Disegno Ornato. In questa foto due ragazze di prima: riporto della figura in scala e chiaroscuro in un'unica direzione. |
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| E subito dopo essersi rilassati col chiaroscuso... l'argomento più odiato di tutto il quinquennio: le Proiezioni Ortoganili della retta generica! |
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