venerdì 15 febbraio 2013

post n°2 - evviva gli sposi!

OK, il post di prima era veramente rivoltante e poi non ho voglia di correggere compiti, quindi, dopo tanti giorni d'assenza, ho un argomento su cui aggiornarvi molto più allegro, mondano, nonchè politicamente corretto rispetto alle mie disfunzioni dell'apparato digerente.
Mio fratello si è sposato sabato scorso!
Lo so che molte persone pensano che i matrimoni siano una maratona di obblighi sociali, dolori procurati dalle scarpe scomode e brindisi fozati. Ma di che cosa stiamo parlando? 
Io li adoro, a me non frega proprio niente di tutto l'intorno, dal pranzone infinito, delle pettinature, del comportarsi secondo l'etichetta, io per tutto il giorno guardo solo loro due, gli sposi.
E' un così grande privilegio potersi affacciare per qualche ora nella loro vita, percepirne i timori, le aspettative, l'emozione... non so, quel giorno è come se per loro tutto fosse ancora possibile, come se finalmente iniziassero a scrivere una nuova storia. 
E' un giorno di progetti, e di speranze. E' un giorno bellissimo.
Davanti a una montagna di panna e meringhe sormontata da due piccole statuine che io stessa avevo modellato in fretta e furia, Michela ha fatto un piccolo discorso di ringraziamento e poi ha passato la parola a Guido. Ora, non tutti hanno la fortuna di conoscere quell'orso di mio fratello, così a suo agio in apnea 25 m sotto il mare a scovare cernie, o mentre si arrampica sulle pendici del Pratomagno inseguendo un cinghiale inferocito, e così poco a suo agio quando deve raccontarti quello che sente.
Eppure ha parlato a tutti noi, poche parole di grande dolcezza, e poi si è commosso, ha pianto. 
E' stato stupendo e io gli auguro tutte le fortune di questo mondo. 
Gli auguro di conservare questo spirito puro, questa capacità sincera di amare, per lei e per quelli che, spero, verranno.
Evviva gli sposi!

lalla

P.S. per realizzare gli sposini sulla torta nuziale:
1) Procurasi ricercatissimi materiali di lavorazione: pasta modellabile (un po' meglio del DAS), un coltello da cipolle e 2 stecchini.








2) Servendosi di un'anima di legno come sostegno, modellare due figurine leggermente somiglianti, per quanto possibile viste le dimensioni (si noti l'orecchio sinistro a sventola dello sposo).
Durante l'essiccatura e il "ritiro" del materiale, restaurare eventuali fratture suturando con altra pasta modellabile.





3) Colorare con acrilici o tempere.












 
4) Lasciare asciugare.
5) Laccare con vernice trasparente.












6) Ancora un po' di pazienza per l'asciugatura e gli sposini sono pronti per salire sulla torta!

post n° 1 - questo concorso fa veramente vomitare

Quando sul sito del Ministero ho letto che la sede a me assegnata per lo svolgimento della prima vera prova scritta del concorsone era a 200 m da casa mia, ho esclamato: "Come sono fortunata!"
Ora, sinceramente, ma non me ne potevo stare zitta una volta tanto?
Ieri sera sono andata a letto un po' nervosa, certo, ma anche soddisfatta di me perchè abbastanza preparata, prima di infilarmi sotto le coperte avevo fatto anche un bel bagno in vasca per rilassarmi. Peccato per il ciclo a cannella che indebolisce un po'... ma figurarsi se era di quello che dovevo preoccuparmi!
Alle 2.00 di notte mi sono svegliata tutta tremolante e ho iniziato allegramente a vomitare l'anima, attività che mi ha impegnato fino alle 5.30 del mattino. Sapevo che il virus era entrato in famiglia, Elia l'aveva avuto due giorni prima, Theo è attualmente febbricitante, eppure l'idea di potermi ammalare non mi aveva sfiorato neanche l'anticamera del cervello, forse mi illudevo che l'impegno inderogabile mi rendesse immune...
alle 7.00 è suonata la sveglia, un incubo, non ci potevo credere. Al primo tentativo di alzarmi dal letto, brividi gelidi lungo la schiena, mi sono rimessa giù subito per non cascare distesa sul pavimento. Poi mi sono fatta coraggio e l'ho quasi presa sul ridere, tanto la situazione mi appariva grottesca. Con un sorriso isterico sulla faccia verde, mi sono vestita e ho arrancato per quei maledetti 200 m che mi sono sembrati 20 km.
Una volta che ero regolarmente registrata mi sono anche concessa una scarica di diarrea in bagno, poi mi hanno consegnato le tracce (a quel punto per legge sei obbligato a non lasciare l'aula per 2 ore) quindi nervi saldi, chiappe strette e ho fatto il mio dovere. Consegnata la busta con lo scritto ho di nuovo visitato le latrine scalcinate del liceo Michelangiolo, quindi mi sono trascinata a casa, sul divano. 
Mi sono provata la febbre, ho quasi 38°, forse è la temperatura a regalarmi questa specie di soddisfazione, come se fosse andato tutto bene, come se fossi stata bravissima. Vabbè, intanto non è poco che ce l'abbia fatta a percorrere quei 200 m/20 km A/R, nonchè evitare di vomitare in faccia alla sorvegliante o cac*rmi addosso (scusate il francesismo).
Per la valutazione dei contenuti, si vedrà!

lalla

mercoledì 30 gennaio 2013

latitante

Non è la prima volta che mi capita, 
però che fatica...
non avere neanche il tempo per fare la spesa o una doccia in pace, tenere sempre sotto controllo l'orologio perchè ogni minuto è contato. Vivere con angoscia e sensi di colpa ogni divagazione perchè ogni minuto è dedicato al dovere. Desiderare che in un'ora ce ne siano almeno 120. E quei pochi che riesci a rubare alle cose da fare, be, non puoi certo buttarli via o lasciarli cadere. Sono preziosi.
Quei piccoli furti sono per i miei ragazzi, per il grande piccolo Theo e per il piccolo grande Elia. Loro che colpa ne hanno se nelle ultime 2 settimane (e nelle prossime 2), ho dovuto (e dovrò) studiarmi le "avvertenze generali per tutte le classi di concorso", valutare e scrutinare 7 classi in 3 scuole, oltrechè partecipare a vari/gioiosi/familiari/più o meno formali eventi? Insomma, mi dispiace, ma per ancora un po' di tempo, per tutti gli altri, sarò latitante.

lalla

P.S.  le mani mi pizzicano, ma di disegnare, ovviamente, non se ne parla nemmeno...

domenica 23 dicembre 2012

Buon Natale, col fiocchetto rosso


In casa nostra festeggiamo il Natale con due giorni di anticipo perché abbiamo il fiocchetto rosso.
Il 23 dicembre di sedici anni fa (oddio, ero proprio una ragazzina!), in un’auto parcheggiata nel piazzale Michelangelo (per una che veniva dalla campagna, faceva parecchio esotico), ai piedi di un enorme e scintillante albero di Natale, proprio poco prima del cornicione, con davanti tutto lo spettacolo dei monumenti di Firenze illuminati dalle luci vibranti sotto la pioggia, dopo esserci scambiati i doni natalizi, io e Theo ci siamo dati il nostro primo bacio.
Eravamo compagni di banco alla scuola di fumetti da due anni, da uno giocavamo a “migliori amici” e “Cecco mi tocca”, ma solo da un mese uscivamo insieme (mi veniva a prendere in auto da Empoli fino a Reggello, mi portava al cinema a Firenze, poi mi riaccompagnava a Reggello ed infine tornava a Empoli, quattro ore di guida per due ore di film, a me pareva una follia, ma lui sembrava contento, mal vorsuto...).
Era chiaro all’intero universo quanto fossimo cotti, ma lui cincischiava, non si decideva, voleva farla sembrare una cosa poco importante, così la sera precedente quel primo bacio gliel’avevo negato, non la volevo una storia come tutte le altre, io volevo il fiocchetto rosso.
Da quella sera, dalla mattina seguente, ho avuto il mio fiocchetto e me lo tengo stretto. Theo è proprio giusto per me, è la chiave della mia felicità. Abbiamo condiviso tutto, era con me quando è venuto al mondo il nostro splendido Re, era con me quando la nostra sfortunata principessa l’ha lasciato, è con me ogni giorno a prendermi in giro e a condividere le stupidaggini e le cose serie di questa bellissima vita.
Gli scienziati sostengono che non esista l’amore, che quello che proviamo sia solo uno squilibrio di serotonina. Un filosofo, non ricordo bene quale, mi pare fosse tedesco, era della stessa idea, diceva che l’unico sentimento possibile per l’essere umano è l’invidia. E’ l’invidia che muove l’umanità verso le scoperte, le guerre ed il progresso. E va bene, allora io sono una persona senza sentimenti, perché non invidio proprio nessuno. Me ne sto tranquilla nella mia caverna come una qualsiasi donna preistorica, abbacinata dagli istinti primordiali, dall’attaccamento verso il mio cucciolo e verso il mio compagno (entrambi inevitabili a garantire una prosecuzione della specie). Me ne sto qui ad intrecciare giunchi con un sorriso ebete, a sollazzarmi nella mia illusione di felicità, senza inventare nulla e senza contribuire ad alcun progresso. Finché dura.
Tra qualche mese, o qualche anno, Theo potrebbe anche incontrare una bella ragazza capace di farlo sentire di nuovo un aitante conquistatore, mollare la gallina vecchia per la nuova, può succedere, io che ne so, non sono mica veggente, nessuno lo è, nemmeno quei gufi dei Maia.
Potrebbe, ma anche no, e fino a prova contraria continuerò a sentirmi il fiocchetto rosso e a festeggiare il Natale con due giorni di anticipo.

lalla

P.S. Theo si arrabbierà molto per questo post, non vorrebbe mai che parlassi di lui, ma è inutile che faccia finta di odiare il romanticismo e pure il Natale, io so che anche lui vive sereno nella nostra caverna, che come me pende dalle labbra del nostro piccolo Re e si lascia illudere dalla serotonina, lo so ed è soprattutto questa consapevolezza a rendermi felice.

mercoledì 19 dicembre 2012

percorso netto

Cerco di essere una buona mamma, spero di essere una brava insegnante, so di essere una pessima sportiva. Ma soprattutto c'è una cosa che sono stata, che sono, e che, volente o nolente, sarò per sempre: una schifosissima secchiona.
Non ho mai preso un'insufficienza al liceo, non sono mai bocciata ad un esame universitario, nè ad alcuna selezione, piazzandomi sempre, inesorabilmente, nei primi posti ed ottenendo sempre, inesorabilmente, il massimo dei voti. Ogni volta, negli anni, ho giustamente attirato su di me una buona dose di antipatia e invidia. Questa volta non è stata l'eccezione che conferma la regola, quando il tecnico ha letto il mio rilustato, ho riconosciuto perfettamente lo sguardo dell'intero gruppo dietro di me, che non ha superato la prova, quello sguardo che dice "se avessi un coltellino svizzero la sgozzerei".
Chi mi conosce pensava, sapeva, che sarei passata. Io stessa pensavo, sapevo, che sarei dovuta passare e proprio per questo temevo fortemente di non farcela. Ed è sempre stato questo a fare di me una secchiona, una terrificante paura di sbagliare. Non mi sono mai affidata al caso, il "speriamo che vada bene" non fa per me, non mi tuffo nel vuoto, mai, non me la sento. Per paura di far male alla fine esagero e strafaccio.

Questo risultato ai fini del concorso non serve a niente, la mia prova sarà valutata nello stesso modo di quelle superate sbagliando fino a 10 domande. Quando ho terminato il test ero consapevole di averlo superato, ero incerta solo su una risposta, poi è comparsa questa schermata e, un po' mi vergogno, ma ve lo confesso, mi ha fatto piacere. 
Negli ultimi giorni mi ero fatta tramortire dall'ansia, l'altro grande motore della mia vita insieme al senso del dovere. Da domenica sera non riuscivo più a dormire, avrei fatto un vero casino se fossi arrivata in quello stato davanti al quel malefico monitor di computer. Poi, ieri mattina, ho smesso di arrovellarmi il cervello e mi sono messa a disegnare per rilassarmi un po', mi sono resa conto che la questione mi era sfuggita di mano. Per quale motivo era diventato così importante passare? In fondo lo sappiamo tutti che poi arrivare nei primi 8 sarà pressappoco impossibile. E allora perchè ci tenevo così tanto?
Mi conosco piuttosto bene, so di avere anch'io le mie piccolezze.
La verità è che era diventata solo una questione d'orgoglio. Non riuscivo ad ammettere con me stessa la possibilità di essere giudicata "non all'altezza" da un cavolo di computer, che la mia logica si fosse arrugginita, che stessi invecchiando, cerebralmente parlando.
Tanto per capirsi, come quei quaranta/cinquantenni che si svegliano un giorno, sentono un dolorino alla schiena, nello specchio vedono troppe rughe o fanno fatica a portare una valigia, quindi presi dal panico si mettono ad allenarsi tutti i giorni per correre una maratona e dimostrare agli altri, ma soprattutto a se stessi, di essere ancora giovani.
Gli anni stanno passando anche per me, come ho già detto sono una pessima sportiva quindi l'opzione maratona era inattuabile, diciamo che ho deciso di gareggiare in un campo dove avrei potuto dimostrare agli altri, ma soprattutto a me stessa, di potercela ancora fare.
Maratone, sportive o cerebrali che siano, sono chiaramente del tutto inutili, tanta fatica sprecata, niente può cambiare la realtà: che io sto effettivamente invecchiando e che con il mio tanto osannato cervellino non sono mai riuscita a combinare granchè.
Ricapitoliamo: questo risultato non conta niente ai fini concorsuali, nè cambia niente su quali siano i miei affettivi meriti o demeriti... 
vabbè, per lo meno non mi rovinerà il Natale!

lalla

mercoledì 5 dicembre 2012

mi impegno anima e corpo in attività stupide

Non sono molto reperibile in questo periodo perchè mi sto impegnando anima e corpo in una delle mie solite attività stupide.
Intendendo per "attività stupida" qualcosa che richiede un impegno enorme, che si mangia ore, giorni e perfino mesi della tua vita e che con grandissima probabilità non ti porterà mai a nulla.
E' la storia della mia vita.
Mesi (anni?) a dipingere, sperando di poter trasformare questa inutilissima dote in un lavoro, oppure anche solo a far finta di avere qualcosa da dire, quando in realtà io con la pittura non voglio dire proprio niente di niente a nessuno e se ne sono accorti tutti fin troppo bene...
mesi e mesi a scrivere la sceneggiatura de "il volo di Emma" e a preparare 10 tavole di prova per sentirmi dire che il mio non è un soggetto "di un benchè minimo interesse commerciale", che disegno bene e che un giorno, chissà quando, forse mi daranno una prova da fare...
mesi e mesi a scrivere il racconto de "il Re dei Sugolini" divertendomi e pensando, in quei momenti, che stavo facendo qualcosa di bello ed importante, che un giorno magari avrei potuto perfino illustrarlo, per poi capire, dopo averlo fatto leggere a pochi e clementissimi parenti, che scrivo in modo dimosogeneo e che quello che scrivo altro non è che un diario delle mie emozioni, che non potrebbe mai interessare nessuno tranne me...
e adesso, mesi e mesi a cercare di avvicinarmi all'inglese il più secchionescamente possibile, facendo esercizi su esercizi, illudendomi persino di essere diventata bravina, per poi scoprire, la settimana scorsa, una volta usciti i test preselettivi del concorsone, che il mio è un livello B1, tragicamente lontano dal B2/C1 richiesto...
eppure mi sono messa sotto sul serio, tutte le ore e tutti i minuti che posso dedicare a preparare quel dannato quiz li sto sfruttando fino in fondo. Sono un mulo e non mi fermerò fino al 18 dicembre, quando, alle ore 15.00, dovrò sedermi davanti a uno schermo e dimostrare in 50' allo stato italiano di non essere deficiente (anche se effettivamente lo sono: deficito sia in inglese, sia nelle competenze digitali, sia nella quantità di sangue freddo). Non sono bocciata in nessuna delle simulazioni che ho svolto, la logica mi aiuta parecchio, ma sono pronta a bocciare nell'unica che conta, quella che mi permetterebbe di accedere al concorsone...
e se passassi? Sarebbe comunque inutile, ecco perchè, fondamentalmente, si tratta dell'ennesima attività stupida.
Una volta superata la preselezione (consideriamolo possibile, stasera voglio accedere in ottimismo), dovrei sostenere a inizio anno due scritti inerenti alla mia materia e guadagnare ottimi voti (consideriamo possibile pure questo, un po' di fortuna ci sta), quindi ammaliare la commissione a primavera facendo una lezione (ok, se, dopo 9 anni di insegnamento e un'innata propensione all'esibizionismo e al teatro, non riesco a fare quella è bene che mi dia all'ippica) ed infine sostenere una conversazione in inglese di circa 15' (e qui, ottimismo a parte, almeno che non mi rapiscano gli alieni prima del colloquio, mi sembra assai improbabile fare una figura decente)... se, alla fin dei salmi, sfoderando tutte le armi a mia disposizione, anche le più vili,  riuscissi a piazzarmi nei primi 8 (questo è il numero di posti in Toscana per la mia classe di concorso) avrei miracolosamente diritto ad accettare (non a scegliere) una sede in Toscana offertamisi nei prossimi 3 anni...
Prospetto scenari di tregenda:
1) boccio il 18, o a uno degli step seguenti, rimango precaria a vita e pace all'anima mia.
2) supero tutte le prove brillantemente e mi piazzo al 9° posto, che sarebbe come dire: "arrivederci e grazie".
3) supero tutte le prove brillantemente ed entro nell'olimpo dei primi 8!!! Che faccio quando, tra due anni, mi offrono un posto a Massa Carrara?
Condiderando altamente probabile la prima e pochissimissimo probabili le altre due, penso che me ne andrò a letto piuttosto serena...

lalla

martedì 30 ottobre 2012

Giulietta e altre cose belle

Oggi alla simulazione del test di preselezione per il concorsone sono passata, evviva! Ieri ero bocciata...
mi sembra leggermente un terno al lotto, è meglio che ci pensi poco altrimenti perdo la testa.
Ed in effetti non lo faccio, quasi mai, penso solo positivo.
Per esempio, che a scuola va tutto bene. Per la prima volta ho due classi che avevo lo scorso anno! Peccato che abbia solo quelle due. Peccato che se passano certe riforme proposte dal governo, dal prossimo anno non avrò più neanche quelle...
no, no, no: ho detto solo pensieri positivi!
Quando la mia sveglia suona all'alba, mi alzo, mi preparo in fretta e poi guido per 45' col sorriso sulle labbra pensando a dove sto andando, alle tante cose di cui voglio parlargli, non vedo l'ora di arrivare, di salutarli, di cominciare il racconto...
il mio lavoro, lo so, è il più bello ed importante del mondo.
Ed il mondo è pieno di cose belle a cui pensare.
Per esempio, alla piccola Giulietta, il cui sguardo pungente sbuca a sorpresa da sotto ciuffi di morbidi ed eterei capelli castani. E' uno sguardo vivo e furbo, è lo sguardo di chi la sa lunga, è lo stesso sguardo che mi lanciò dalla cullina vitrea dell'ospedale quando ci incontrammo la prima volta, dopo solo un'oretta che era venuta a stare sulla terra. Quegli incredibili occhi scuri, così simili a quelli della sua grande mamma, hanno il pepe dentro e la rendono irresistibile.

lalla
Giulietta, matite colorate su carta cotone 20x30 cm.

mercoledì 17 ottobre 2012

sentirsi bene

Lo so che fuori piove un giorno sì, uno no, e un altro sì,
lo so che le analisi del fegato stavolta hanno detto picche (ma io me l'aspettavo dopo una cena dall'indiano che mi fatto letteralmente vedere i sorci verdi),
lo so che non ho il fisico da pin-up (e non ce l'ho mai avuto),
lo so che non sono bionda col naso all'insù e che non indosso i tacchi con questa nonchalance,
lo so che se me ne andassi davvero in giro per le strade gnuda e cruda le forze dell'ordine probabilmente non comprenderebbero il mio stato d'animo e opterebbero per l'arresto,
ma che volete che vi dica,
io in questi giorni mi sento così,
ed è un bel sentirsi!
lalla


"Pin up", china, matite colorate e acquerello su carta, 30x40c.

sabato 6 ottobre 2012

Enrico, come nel Rinascimento

Oggi sono rimbalzata alla mia seconda convocazione scolastica, quindi per adesso sono ancora ufficialmente disoccupata. Non me la prendo troppo, anzi sono già pronta a rimbalzare col sorriso anche alla mia prossima chiamata di lunedì. Intanto sto facendo carte false per cercare di tornare nelle mie due classi dell'anno scorso a Campi Bisenzio. Due giorni in sù e in giù in auto per fare 4 ore di lezione alla settimana, economicamente sarebbe un suicidio, ma so che, se potrò farlo, lo farò. Sento già i brividini per la schiena al pensiero di poter afferrare, per la prima volta, la continuità didattica...
e adesso smettiamola di gufarci e passiamo ad altro, ieri sera ho consegnato un ritratto su commissione (non vale la pena esaltarsi troppo dato che il committente era mia sorella!). Però un po' di merito me lo prendo, perchè era un ritratto particolarmente difficile: avrebbe dovuto unirsi a quello di Chiara del 2009 per crare un dittico e andava fatto in segreto (quindi senza poter far posare il soggetto). 
Ora, io di solito lavoro così: convinco la cavia a passare con me un'oretta, io e lei da sole, quasi sempre tra una chiacchera e l'altra la faccio denudare, la avvicino, le giro intorno, la guardo, scelgo pose e luci, la fotografo. E' qualcosa di molto intimo, fondamentale per permettermi di scoprire tutte le sue peculiarità, non solo fisiche, ma psicologiche. Dopodichè la mia documentazione fotografica è tanto ricca, personale e approfondita da permettermi di dipingere in santa pace.
Non potendo lavorare come al solito, ho provato a lavorare come facevano i pittori del Rinascimento: fare una sintesi ed idealizzare. Con Enrico è stato possibile perchè è una persona che conosco da dieci anni. Ho fatto un disegno preparatorio molto dettagliato creando dal niente una posa, un chiaroscuro e un'espressione, cercando con tutte le mie forze di distillare "Enrico" da quella misera documentazione di cui disponevo (fotacce col flash e il sorrisone scattate ai compleanni o al mare, col sole negli occhi e i contrasti cromatcici bruciati).
E' stato rischioso, è stato bello. 
Ciò che ne risulta è sicuramente meno aderente al vero di come sarebbe stato se avessi avuto una foto, ma è in fondo più sincero: è ciò che davvero penso di lui, come lo vede la mia testa e non come lo vedono i miei occhi (o peggio ancora l'obiettivo della mia Canon).
E messo accanto a Chiara a per mio funziona. 
Lei è una maestosa valchiria, piena di fuoco, lui un filosofo meditabondo, più silenzioso e mite, ma non meno forte, alla fine, dei due, è lei che guarda a lui.
lalla

 
"Chiara ed Enrico", olio su masonite

venerdì 28 settembre 2012

il Re ha 7 anni

Ho pochi minuti,
poi vado ad anglosassonarmi un po'... 
solo il tempo di mettere su questo. Tanto per ricordare che l'estate non è stata bella solo perchè era vacanza/caldo/mare/gioia/spensieratezza, ma anche perchè il 29 luglio abbiamo festeggiato il 7° compleanno del piccolo Elia.
Auguri!
lalla
 

















"Elia, 7 anni", matite colorate su carta, 33x30 cm.