domenica 15 settembre 2019

domani il Re pedalerà verso il liceo

E’ incredibile, ho riletto il post che avevo scritto il tuo primo giorno di elementari (“il Re va a scuola”) e le sensazioni che provo adesso, alla vigilia del tuo primo giorno di liceo, sono praticamente le stesse.
Che vergogna: cerco di evolvermi e invece rimango sempre la classica mamma italiana di quelle che ci pigliano per il culo in giro per il mondo!
Eppure tu sei cresciuto (fisicamente tantissimo, sei più alto di me, emotivamente eri già grande a 6 anni), sono io che dovrei cercare di farmi un po’ di coraggio. Anche socialmente sei cresciuto (ma rimani sempre piuttosto sprovveduto) e la cosa peggiore è che sono io, socialmente, a non essere cresciuta per niente. Essere un po’ nerd ci accomuna.
Dovrò provare a smettere di scrivere di te su questo blog (che porta il tuo soprannome dei tempi di ciuccio e pannolini). Devo provarci per il tuo bene, ciuccio e pannolini li abbiamo salutati da 11 anni e frequenteremo la stessa scuola (c’è un forte conflitto di interessi).  Già da un po’ di tempo sto cercando di diradare i tuoi post, mi manca scrivere di te e mi mancherà tanto, perché sei sempre, e sempre sarai, nella mia testa.
Per quanto riguarda la scuola, ora come allora, incrocio le dita, cercando di farmi un po’ più da parte.
Forse per affrontare l’adolescenza di un figlio ci vuole lo stesso coraggio che per insegnargli ad andare in bicicletta. Puoi tentare di spiegargli come fare, inizialmente tenerlo per mano, accompagnarlo per un altro tratto, ma poi ad un certo punto basta: gli devi dare una bella spinta e lasciarlo andare. Anche se sai che le prime volte sbatterà per terra e si graffierà le ginocchia, devi lasciarlo andare. Potrai mettergli un casco in testa, ma tanto troverà comunque il modo di farsi male e nonostante ciò, devi lasciarlo andare. Devi metterti dietro di lui, a una certa distanza, e stare a guardare mentre si spalma rovinosamente sull’asfalto. Sarai spaventata a morte, ma non dovrai darlo a vedere. Dovrai correre a raccoglierlo da terra (celando il panico negli occhi) e fargli i complimenti per come si sta rialzando. Perché il punto è proprio questo: prima o poi tutti cadono, l’importante è trovare la forza e il coraggio di rialzarsi.
Che fatica emotiva insegnarti ad andare in bicicletta, non credo che vederti affrontare il liceo sarà una passeggiata.
E mi toccherà farlo pure da vicino! Avessi almeno scelto una scuola diversa da dove insegno io, forse avrei fatto un po’ meno fatica nel tentativo di “stare in disparte”.
Il nostro Liceo Internazionale è davvero la scuola più bella di Firenze, ma quanto è tosta! Domani, letteralmente parlando, la raggiungerai in bicicletta e allora è proprio il caso di dire: “l’hai voluta la bicicletta? … o pedala!”.
Rassereniamoci, nonostante tutte le mie paure, infondo hai imparato in un attimo ad andare in bici e, che io ricordi, al massimo ti sarai fatto due o tre graffietti…
lascia indietro la tua ansiosa mamma e vai, in bocca al lupo Re dei Sugolini!


lalla

mercoledì 11 settembre 2019

nell'incertezza di sapere quello che vi passa per la testa, mi tuffo

La Storia dell’Arte non è univoca come la Matematica, diciamo però che certe interpretazioni sono condivise. A noi insegnanti, qualche volta, tocca argomentare una lettura dell’opera, indicarne una simbologia, individuarne un messaggio o uno scopo, insomma tentare di “spiegare” un quadro quando ci sorge il dubbio che da spiegare non ci sarebbe proprio nulla. Nel senso che basterebbe guardarlo e basta. Può darsi che chi l’ha realizzato abbia scelto di colorare in un certo modo anziché in un altro solo seguendo il gusto personale? Solo perché quel giorno aveva voglia di fare così e non alludendo a chissà quale significato recondito? In molti casi, effettivamente, noi non sapremo mai cosa davvero volesse dirci l’autore (e soprattutto se avesse voluto o meno dirci qualcosa), insomma non scopriremo mai cosa gli passasse per la testa. Eppure ci proviamo, ad analizzare l’inanalizzabile e a comprendere l’incomprensibile.  Per questo gli artisti “scientifici” (tipo gli Impressionisti), che vogliono rappresentare solo e semplicemente quello che vedono, da comprendere e spiegare sono una passeggiata di leggerezza. E anche chi ha lasciato qualcosa di scritto e chiarificatore (grazie mille!). Nei casi più misteriosi (quando anche le note biografiche o storiche non vengono in mio soccorso), cerco di cavarmela concentrando l’attenzione su cosa l’opera rapresenta e trasmette e questo va al di là di ciò che l’autore volesse metterci dentro.
Quasi tutti gli autori, più o meno inconsapevolmente, ci hanno messo se stessi.
In ogni caso, ci poniamo molte domande a cui spesso è impossibile rispondere. E non solo sull’Arte, s’intenda. Tendiamo ad appesantire tutto, a cercare una spiegazione ovunque. Lo faccio anche io, fin troppo, ma non dimentico di considerare che qualche volta le cose potrebbero anche essere semplici.
Rimanendo nel settore Arte, valga come esempio “la tomba del tuffatore” di Paestum (V sec. a.C.) , noto quale unico esempio di pittura non vascolare risalente alla Magna Grecia. L'interpretazione potrebbe sembrare banale.
Risultati immagini per tomba tuffatore paestum
Iconografia della lastra di copertura: un tuffatore che si butta di testa verso l’acqua. Esiste forse metafora più perfetta dell’uomo che si stacca dalle sicurezze di questo mondo e si lancia nel vuoto verso l’ignoto dell’aldilà? Il parallelismo è davvero immediato e convincente. E sì, anche io se parlo dell’opera in classe, evidenzio questa lettura. Ma subito dopo insinuo negli studenti anche un’altra possibilità: “e se invece, molto più semplicemente, questa tomba fosse stata destinata a un atleta, un uomo a cui piaceva tuffarsi?”.  Senza tanti significati reconditi. E’ possibile, no? Infondo nelle parti laterali ci sono rappresentazioni di gente che banchetta. Un'insegnante di Filosofia mi ha parlato di un altro significato: la rappresentazione del mondo secondo la scuola pitagorica e quindi i piani di lettura aumentano.
Comunque la si voglia leggere, va detto che per fare un tuffo di testa ci vuole coraggio.

Guardo l’acqua, so di essere surriscaldata dal sole e che la sentirò gelida, so che l’impatto sarà come uno schiaffo, non sono certa di come riuscirò a fare il tuffo, potrebbe entrarmi un po’ d’acqua nel naso (mi capita spesso), potrei battere una panciata o scodare troppo e farmi male alla schiena, ma io sono intrepida, mi concentro su un punto preciso (che di solito è un po’ in profondità) e quindi arriva quell’attimo, quello prima di staccarmi, l’attimo in cui decido che sono pronta, raccolgo tutte le mie forze e mi do una spinta verso l’alto, puntando a capofitto verso il basso. E’ un attimo fantastico, in cui mi sento viva e fiera. Non importa se alla fine bevo o batto una panciata: io mi sono staccata, mi sono buttata nel vuoto!
Forse il parallelismo esiste davvero? Amo tuffarmi in mare e sono anche una scema che si espone quasi sempre più del dovuto, che prende la parola per parlare in pubblico, che si mette alla prova in tutto e con tutti (nell'incertezza di sapere cosa passi nella testa degli altri). Mi tuffo spesso anche nella vita e infatti quanti schiaffi in faccia prendo!
Non mi importa: dopo anni e anni di figuracce e terribili batoste, ho ancora il coraggio di staccarmi da una sponda sicura e buttarmi nel vuoto. Non è mica poco!
Ma sì dai, invece della lettura scientifica (mi tuffo in mare perché muoio di caldo stando al sole, entrare un po’ per volta è un supplizio peggiore, quindi meglio tutto d’un botto così mi tolgo il pensiero) accettiamo quella simbolica (mi tuffo in mare = sono temeraria nella vita), augurandomi che a forza di allenarmi (un giorno spero lontano) io sappia fare anche l’ultimo grande salto con una certa eleganza.


lalla
P.S. un po’ è indole, un po’ al coraggio si educa
 
 

domenica 1 settembre 2019

provateci voi

Provate voi a stare con una fata per quasi un mese tutto di fila.
Quando al mattino approdate al dormiveglia, socchiudete gli occhi e guardatela dormire nel letto (annodata al suo Purci di pezza) per un attimo vi sembrerà ancora piccola, indifesa e tutta vostra.
Al suo risveglio vi abbraccerà inebriandovi del suo magico profumo di bavetta.
Convincetela a fare un po’ di colazione controvoglia e poi lasciatela abbrutirsi ancora in pigiama sbracata in poltrona davanti a Cartoonito per almeno un’oretta, perché si sveglia presto (molto prima del fratellone) e perché se anche voi decideste di impedirglielo in nome di un’educazione migliore, ci sarà la nonna ad accenderle la TV.
Nutritela ancora a ritmi abbastanza regolari durante tutto il dì (soprattutto di yogurt, cioccolata, carote, cetrioli e pomodori, pane e olio, pizze, pesche, uva, poponi dello zio e panini ad angolo).
Estirpatele i pidocchi col pettinino per i primi quindici giorni, quindi acconciate con cura e attenzione i suoi lunghissimi capelli di seta corvina.
Vestitela. Lei vorrà sempre scegliere un abito (possibilmente con rimani, fiocchi e lustrini), voi vorrete infilarle comodi pantaloncini e maglietta. Indosserà l’abito.

Qualche volta datele un po’ di lucidalabbra e ombretto, anche se vi sembrerà una cosa ridicola, fatelo perché altrimenti vi ruberà i rossetti mentre siete ai fornelli e se li spalmerà sul viso secondo flussi emotivi di colore circolari (effetto “Urlo” di Munch).
Assecondatela quando vi dirà: “io quest’estate i braccioli non li uso perché ho compiuto 5 anni, quindi so nuotare”.  Non ribattete: “E quando avresti imparato scusa?” perché c’è poco da fare, ha ragione lei: sa nuotare. Avrà imparato tramite uno dei suoi incantesimi, durante l’inverno, dormendo.
Sa anche tuffarsi spericolatamente dalla barca nell’acqua alta e sa risalire da sola, sa usare la maschera e le pinne e, se non la fermerete, tenterà di affogare i suoi cuginetti più grandi.

 
Ammiratela giorno dopo giorno mentre si muove con disinvoltura, osserva e comprende praticamte ogni cosa, si diverte spensierata e comanda a bacchetta il povero Re dei Sugolini (e qualsiasi altro essere vivente le capiti a tiro). Non lo farà mai in modo sgradevole, bensì con una dolcezza infinita, ma, statene certi, nel pieno possesso delle sue facoltà, lo farà.
Annusatela molto spesso, non ci sarà bisogno di andarla a cercare, sarà lei ad abbracciarvi e baciarvi di continuo, le servirà per “segnare il territorio” e drogarvi con il suo profumo che in realtà è una pozione magica.
Ogni tanto portatela sulla “macchina dell’oceano” (una minuscola e insipida giostrina che gli anni passati le piaceva un sacco), anche se ormai non le piace più un granché, ha compiuto 5 anni, si veste come le pare, si trucca, sa nuotare, tiene testa a tutti, ma ancora la diverte, ogni tanto, fare la bambina piccola.
Concedetele pennarelli e fogli a volontà e lasciatele tappezzare la casa con centinaia di “opere”.

Osservate con quale facilità riuscirà a corrompere e ammaliare tutti intorno a sé.
E’ vostro dovere provare a resisterle e ridimensionare i suoi poteri. Fate qualche tentativo, tanto per salvare la faccia. Non ce la farete.
Senza rendervene conto, cadrete lentamente vittima dei suoi incantesimi.
Sole, mare, fata.
Un mese.
Poi tornerete a casa e ve la toglieranno di botto per una settimana.
E quella settimana ricomincerà a piovere.
E quella settimana voi ricomincerete a lavorare.
Forza, provateci, se ne avete il coraggio.
Attenzione all’altissima percentuale di rischio di cadere in depressione.
Rimedi: ciucciare i gattini Siamesi/Sacri di Birmania sfornati da Daenerys (hanno anche loro un ottimo odore) e (provare a) dipingere la vostra fatina.

Il quadro verrà una mezza schifezza. Avete perso in partenza e lo sapete: non sarà mai bello quanto lei, ma non importa, fregatevene del risultato, combattete l’astinenza e dipingete al solo scopo di sentirla vicina e superare questi stranissimi sette giorni senza di lei.
Provateci e buona fortuna.


lalla

P.S. non è la prima volta che sto una settimana senza figli e anche il Re dei Sugolini mi manca, per carità, ma ormai è un ragazzo e (per sua fortuna) vive un po’ meno in simbiosi con me rispetto a quando aveva 5 anni. Un po' meno sì, ma mica tanto, a dire il vero.
Di solito organizzo un viaggio (un diversivo), ma prima o poi dovevo provare a restare da sola nella nostra casa vuota.
Perché in effetti mi sento ogni giorno più forte e spero di poter resistere all’atroce combinazione (senza prole + rientro al lavoro + autunno alle porte).
Bo, speriamo bene, intanto ho pensato che pittura e scrittura, come sempre, mi avrebbero dato una mano.

venerdì 30 agosto 2019

Le foto che Matilde mi fa (mentre la barca va)

“T’ho visto Tinne che hai preso la “sacra” macchina fotografica e mi hai fatto una foto… ora arrivo e ti mangio!”
 
 
 
 
 
 
 

OK, forse non era tanto il caso di divulgare foto mie in costume da bagno (cioè seminuda), ma non ho potuto fare a meno di condividerle, le guardo e le riguardo: mi piacciono tantissimo. Io in queste foto mi piaccio tantissimo! Avanzo tutta scomposta e spericolata, con il sole negli occhi, con la pelle scura (e cioè del mio vero colore naturale, non pietosamente stinta come sarà in inverno), pulitissima dopo i bagni nel mare e coperta solo di sale, con i capelli al vento, con qualche smagliatura e qualche ruga, con le deformazioni del tempo che passa e con quelle dell’obiettivo troppo ravvicinato. In queste foto sono come sono davvero: allegra, spensierata e libera. Soprattutto: senza vergogna. E traspare tutto il gioco e la complicità che esiste tra me e la mia bambina fatata.
Ora, io lo so che Matilde non è un genio della fotografia di soli 5 anni, eppure queste foto sono perfette. Sono perfettamente me.
Può darsi che la mia macchina fotografica sia tanto buona ed allenata da saper scattare da sola (come quelle auto che dopo tanti anni sembrano conoscere la strada di casa a memoria)? Ma che ne so.
La verità è che attraverso gli occhi di chi ci ama sembriamo sempre più belli.
Allora grazie per come mi guardi Piccola Fata e per quel pizzico di magia che probabilmente hai messo in questi scatti.

lalla

P.S. Una volta viste le anteprime, Matilde si è guadagnata la mia fiducia e ha potuto prendere di nuovo tra le mani il sacro strumento, queste due le ha fatte il giorno dopo, con lo zoom. Non le ho ritagliate (neanche la sequenza di prima), la composizione è sua. L’ipotesi "genio della fotografia" si fa strada…
 

domenica 14 luglio 2019

dalla Russia con amore

SALUTE, ACQUA CATTIVA E CIBI BUONI
Eccoci di ritorno dalla mia breve ma intensa settimana russa, sono partita con la mia compagna di viaggio preferita: la mamma.  

Nonostante i pochi giorni a disposizione, lei ha insistito per vedere sia Mosca che San Pietroburgo al suono di "Fra poco me ne vado all'altro mondo, se non le vedo entrambe adesso, non le vedrò mai più".
Il solito incipit allegro per iniziare! I primi due giorni ogni tanto la sentivo bofonchiare: "che bello ma vabbè, ormai sono vecchia, questo è l'ultimo viaggio che facciamo insieme", in seguito mi ha confessato che era partita con la sciatica e che al terzo giorno le è completamente passata, quindi ha iniziato a trottare come un purosangue di razza e mi ha del tutto stracciato sul finale.  L'ultimo giorno, tutta pimpante, non faceva che progettare: "ma che bellezza, sto proprio bene! Il prossimo anno dove andiamo in viaggio? Quale meta scegliamo?". Brava mamma, bene così!

 
Io invece ero partita con un pizzico di mal di gola, niente di che, ma abbiamo trovato un freddo becco (mentre in Italia c'erano 40°) e temevo che potesse peggiorare, inspiegabilmente è passato subito spingendomi a cantare vittoria troppo presto: al quarto giorno ho avuto la maledizione di Ivan il Terribile con tanto di febbrone a 40° (tutto il disturbo è durato solo 24h, ma ci ha bruciato il primo dei tre giorni a San Pietroburgo). Oltre a sentirmi male, mi giravano altamente le scatole per due motivi: 1) mi sentivo terribilmente in colpa perché la mamma era preoccupata e si ostinava a stare chiusa con me in camera... ma infondo è risaputo: quando uno viaggia portandosi dietro i figli poi c'è il rischio che quelli si ammalino e ti impediscano di goderti il soggiorno! 2) temevo fortemente che mi sarebbe durato per l'intero soggiorno impedendoci di scoprire la nostra seconda meta.
Non sia mai che mi lasciassi rovinare la festa da un pestifero virus dell'Est, è vero che l’apparato digerente è deboluccio, ma tutto il resto del mio corpo è scolpito nella roccia. La mattina seguente mi sono alzata e (più o meno fresca come una rosa) ho affrontato l'Hermitage, credetemi: anche da sani è un'impresa che richiede una certa dose di coraggio!
Sull'aereo di ritorno ho scoperto un minuscolo trafiletto alla fine della guida del Touring Club che raccomandava di non bere o lavarsi i denti con l'acqua del rubinetto perché contiene un simpatico ospite che regala indimenticabili gastroenteriti. Mi sono usciti gli occhi dalle orbite, ma sono stata contenta di non averlo letto prima: a causa dei miei problemi al fegato devo evitare di viaggiare in paesi che potrebbero compromettere il mio delicato equilibrio, per mia ignoranza non avevo catalogato come tale la Russia, meno male via, altrimenti non sarei mai partita, invece alla fine me la sono cavata lo stesso e mi sono goduta un bellissimo viaggio.
Soprassediamo e passiamo invece a ricordare alcuni nuovi sapori che ho assaggiato. La prima sera a Mosca, in via Arbat, abbiamo scovato il buonissimo ristorante "Mesopotamia" dove ci hanno servito ottima birra alla spina, pane caldo, riso e stufato d'agnello. 

A San Pietroburgo alloggiavamo accanto al forno/caffè "6ywe", personale gentilissimo e dolcetti da urlo, in particolare fantastiche sfogliatine alla crema ricoperte di lamponi freschi e gelatina (degustarle è stata un'esperienza paradisiaca, capace di riportarmi in vita dopo la disavventura gastrica).
Come spuntini, non erano male i piroshki (paninetti ripieni di carne, patate o verza) o le pannocchie di mais al vapore di San Pietroburgo. A Mosca ci siamo anche avventurare in una specie di Kebab servito in un pane a tasca e con una salsa all'aglio (terrificante per il fegato, ma delizioso per il palato), acquistato in una via piena di panchine, appena ci siamo sedute per degustarlo è arrivato un antipaticissimo poliziotto a brontolarci per il divieto di mangiarci sopra (ma perchè? Vabbè, la mia mamma ha mangiato in piedi e io seduta sul marciapiede, contento lui).

ACCOGLIENZA, ARCHITETTURA E ORGANIZZAZIONE
Le maggiori attrazioni di San Pietroburgo si visitano comodamente a piedi, ma Mosca è una città enorme e, nonostante l'uso dei mezzi, abbiamo percorso chilometri su chilometri e salito e sceso centinaia di scale solo per attraversare le strade a 12 corsie dove quei pazzi dei moscoviti sfrecciano su bolidi extralusso a tutta velocità (una ventina d'anni fa sono stata a Berlino e riuscii a fotografare alcune Trabant concesse alle famiglie dal regime sovietico prima della caduta del muro, adesso in tutta Mosca non troverete più un'utilitaria neanche a cercarla col lumicino).
Molti moscoviti sono veramente scortesi, ora mi dispiace dirlo così, che diritto ho io di giudicare essendo stata ospite in un altro paese? Ecco, appunto: sulla parola "ospite" potremmo fare un po' di disquisizioni. Mai un sorriso, mai un cenno d'assenso, mai un saluto. Ho continuato per tre giorni ad ammiccare e salutare statue di cera (la mia mamma invece non sopportava certi musi duri e dopo un po' ha iniziato a rispondergli altrettanto seccata in italiano e da quel momento ho vissuto nel reale terrore che qualcuno conoscesse la nostra lingua e ci arrestasse per intemperanza). Comunque, forse sono solo riservati? Oppure impauriti dagli stranieri? Può darsi, molti italiani sembrano avere le stesse paure ultimamente (attenzione a non ridursi così. Pensiamoci bene a come guardiamo gli altri e a come ci sentiremmo a essere osservati con gli stessi occhi!).
Comunque, camminavamo su livelli differenti di incomunicabilità e io non chiedevo soldi a nessuno, non volevo vendere niente e non ero in cerca di asilo, volevo solo far la turista e acquistare del cibo o un biglietto del bus. Ancora vivono un po' nella guerra fredda, c'erano poliziotti e controlli ovunque. Ogni volta che entravamo in un negozio (di alimentari, non di gioielli) un commesso ci seguiva muto negli scaffali a distanza massima di 1 metro per controllare che non rubassimo la merce, evidentemente abbiamo la faccia da furfanti, è un miracolo che la mamma non ne abbia ricacciato uno lontano con una gomitata scatenando l'incidente diplomatico.
Ma forse in realtà sarebbero gentili, è solo che si generavano equivoci.
Tipo quando per acquistare la carta trasporti ho seguito alla lettera le istruzioni della guida: "andate dalla commessa, porgetele 550 rubli in contanti dicendo solo la parola TROIKA, lei capirà". Mi ha guardato malissimo, come se l'avessi offesa (mi sono sentita pessima perché in effetti poteva sembrare) e ho avuto dei dubbi che avesse davvero capito, poi però i due biglietti me li ha fatti e allora niente, quel brutto atteggiamento arrabbiato non era riconducibile a una battuta!
E inoltre, alla prossima persona che mi fa notare quanto io parli male l'Inglese farò una risata in faccia perché sono un drago in confronto ai russi! Neppure alle biglietterie dei musei comprendevano una sola parola d'inglese. Russo, oppure, se preferite, russo. Una barzelletta continua, ma pazienza, per fortuna ormai nei cartelli è associata alla scrittura in cirillico quella in lettere latine (viva!) e io me la cavo parecchio bene con una cartina in mano. La mamma si è coraggiosamente fidata di me e io per fortuna ho sbrogliato tutto da sola e da sola mi faccio i complimenti: non ho sbagliato niente!


A proposito: la mia organizzazione era perfetta e ogni evento ha spaccato il secondo: i voli diretti sono stati comodi e veloci, gli appartamenti erano centralissimi (a Mosca ci affacciavamo sulla tipica via Arbat, a San Pietroburgo appena dietro a piazza Palazzo), puliti ed economici, ai musei pochissime code perché avevo acquistato online i biglietti, deposito bagagli tutto liscio, taxi prenotato e giunto puntuale, viaggio in cuccetta super-lusso in treno express notturno tra le due città con tanto di tendine alla Romanov e colazione stratosferica (peccato che io non fossi in condizioni fisiche per abbuffarmi). A proposito, mentre comminavamo sul binario puntando verso il vagone di prima classe, tutte sgarrupate e trascinandoci dietro il bagaglio a mano, la hostess valchiria dal tipico piglio accogliente "che vogliono da me queste due pezzenti uscite dalla piena?" ci guardava avvicinarsi come dire " 'ste sceme di turiste hanno sbagliato vagone, ora gli fo girare il culo e le rispedisco alle cuccette per i poveri", poi quando ha letto i biglietti ha cambiato espressione (ma non troppo, che le statue di cera hanno una mimica limitata). E comunque: Tiè!
San Pietroburgo è più europea (e per questo ai nostri occhi di avventuriere meno affascinante) e più turistica, gli autoctoni si son fatti più furbi e c'è un clima più accogliente.
In ogni caso ci sono state anche alcune eccezioni moscovite che confermano la regola, prima fra tutti una splendida concierge dell'hotel Metropol (avete capito bene: quello del telegiornale di questi giorni, dove forse si sono incontranti in segreto certi tizi italiani e non). Io non lo so se loro ci sono stai, ma io e la mia mamma sì. Si tratta di uno splendido edificio modernista, avevo letto che il salone da pranzo conserva meravigliose vetrate originali e avevo intenzione di vederle, così ho convinto la mia mamma ad indossare la nostra migliore faccia tosta, abbiamo varcato impavide l'ingresso superando due damerini della sicurezza in guanti bianchi e ci siamo dirette all'ascensore, abbiamo girato indisturbate all'interno dei corridoi (tutto extralusso anche se un po' "Shining"), ma niente, non riuscivo a trovare la sala, allora siamo tornate nella hall per costituirci, mi sono fatta coraggio, ho chiesto tutta imbarazzata alla ragazza fatata nel mio pessimo inglese maccheronico: "Excuse me, I'm a theacher of Istory of Art... is possible to look at, only for a moment, if is'nt a problem, the wonderful glass roof?" e lei non solo mi ha capito, ma è stata in grado di cancellare in 10'' tutta la scortesia dei suoi concittadini, mi ha rassicurato dicendomi  che per lei era un piacere, che avrei potuto fare tutte le foto che volevo, ci ha accompagnato in paradiso, ci ha spiegato che la sala la usavano solo per la colazione perciò adesso potevamo starci quanto volevamo e ci ha lasciato sole, fidandosi di noi. Che donna!



LE TRACCE DELLA STORIA
Mosca è davvero unica e bellissima, il centro storico con il Cremlino e la piazza rossa, è eccezionale.
Per fortuna l’odioso Stalin non è riuscito a cancellare tutte le tracce della tradizione, ci ha provato tirando giù tante architetture storiche (in parte negli ultimi anni è stata tentata una ricostruzione, anche se ovviamente non è la stessa cosa), ma Mosca ha conservato molto del suo folklore, dei suoi colori sgargianti e dei suoi profumi, soprattutto nelle splendide chiese ortodosse e nelle tipiche cupoline a cipollotto (prime tra tutte la cattedrale dell'Assunzione e di San Basilio). 



Per contro, Stalin ha regalato a Mosca le sue 7 sorelle (grandiosi grattacieli neogotici-neoclassici, siamo salite sulla terrazza panoramica del lussuosissimo Hotel Ucraina), la sua metropolitana (dalle retoriche e pompose stazioni un po' sopravvalutate) e un considerevole numero di architetture di regime. 
 
 

Ora, so che molti non la pensano come me, ma le architetture di regime hanno il loro perché e si somigliano tra loro. L'architettura stalinista è praticamente gemella di quella fascista. Si tratta di grandi edifici realizzati con materiali di pregio dalle forme pure, dai riferimenti classici e imperiali depurati e geometrizzati. Per anni gli storici dell'Arte si sono rifiutati di apprezzare questa architettura per il messaggio che trasmette: di oppressione e potere assoluto. Io invece l'ho sempre apprezzata proprio per questo e mi dispiace molto che autori come Terragni in Italia siano stati schifati a tal punto, mi spiego meglio: giudico grande un'opera d'arte quando è in grado di raggiungere il suo scopo e rispondere ai bisogni per cui è stata creata. Quando funziona. Questo tipo di architettura ha funzionato perfettamente e la sua estetica "metafisica" mi affascina. Il contorno politico che l'ha generata mi disgusta, ma non posso concedermi il lusso di rifiutare le opere d'arte generate e commissionate da governi moralmente discutibili altrimenti dovrei mettermi una mano sul cuore e buttare il libro di Storia nell'Arte nel cestino. Un po' di coerenza ci vuole.
Che sia chiaro: mi è piaciuta l'architettura, non il regime. Io odio ogni forma di dittatura. Tutti associano al nome di Hitler il cattivo per eccellenza, ma dovrebbero cominciare a rivedere le proprie classifiche: Stalin era un mostro e con le sue purghe di dissidenti, intellettuali, persone solo leggermente diverse dal suo standard di banalità, ha sterminato circa 50 milioni di Russi e ha cambiato irreversibilmente il carattere di un popolo.
Negli ultimi anni in Russia sta crescendo un nuovo sentimento patriottico e una presa di coscienza sempre maggiore del proprio tragico e recente passato (nel mio giro non ho avuto il tempo di visitare il museo dei Gulag da poco inaugurato o il parco delle statue destituite, ma è un bel segno che questi luoghi esistano), però al centro della piazza rossa c'è ancora il mausoleo di Lenin e facendo una bella coda è possibile rendere omaggio al suo corpo mummificato (?). La fila cominciava nella piazza accanto e non l'abbiamo fatta, pazienza, anche il caro leader ha le sue colpe e si è sporcato le mani di sangue.
Mosca ci ha mostrato molti volti, per esempio quello moderno di Moscow City dove una decina di nuovi grattaceli (spuntati come funghi dal 1993 su un solo chilometro quadrato) cercano di rivaleggiare con quelli della altre grandi metropoli del mondo. Oppure quello altrettanto avveniristico del nuovo parco in crescita sulla sponda della Moscova, proprio accanto alla piazza rossa, ci sono molti punti di interesse e una piattaforma sospesa sul fiume che regala viste eccezionali. Se un giorno tornerò, vorrei visitare anche il quartiere col museo della cosmonautica... la città meritava almeno una settimana solo per lei.
 
 
Invece San Pietroburgo è stata pensata e costruita tutta in una volta, è la citta di Pietro il Grande, è meno stratificata, più ordinata (fin troppo, ci è sembrata un po' monotona) e l'architettura è molto simile a quella delle altre grandi capitali europee dell'800 come Parigi, Madrid o Vienna. Bellissima la presenza dell'acqua. L'Ultimo giorno abbiamo fatto una piccola crociera sulla Neva in un momento di sole e poi percorso a piedi il ponte levatoio (da cui si scorge l'incrociatore Aurora cha ha dato il via alla rivoluzione di ottobre) fino alla fortezza di San Pietro e Paolo (prima fondazione della città) e poi passeggiato attraverso i ponti del delta sulle tre isole fino a tornare a Piazza Palazzo, è stato davvero un bel modo di salutare la Russia!
 
Nella fortezza c'è anche il mausoleo di tutti i Romanov, da Pietro il Grande e Caterina II fino agli ultimi. Io ho passato più tempo a coccolare la gatta che da 20 anni abita la cattedrale, eppure devo confessare che vedere le foto della servitù e dei figli dello zar Nicola II ricordando come sono stati trucidati con una fucilazione durata 20' (si erano cuciti gemme e gioielli nelle vesti e i proiettili rimbalzavano sfregiandoli e ferendoli, ma non riuscendo a ucciderli) mi ha disgustato di nuovo. Non dico che lo zar non avesse le sue colpe riguardo alla profonda povertà del suo popolo (e intanto la sua famiglia sguazzava nell'opulenza), non dico che non avesse sbagliato a trascinare i russi in una guerra che li stava sterminando, ma io sono contro la pena di morte e certe esecuzioni mi rivoltano lo stomaco. Poco tempo fa ricordo di aver palesato a un amico il mio disgusto anche per come certi italiani hanno massacrato e appeso come un maiale al macello il corpo di Mussolini e della sua amante (cosa c'entrava lei?). Come ho già scritto: odio ogni forma di dittatura. Inoltre Mussolini si era macchiato di crimini orrendi e aveva condotto l'Italia in una direzione vergognosa, in ogni modo avrei preferito che gli italiani avessero avuto la civiltà di destituirlo e processarlo, di essere diversi la lui. La storia ci insegna che purtroppo o un leader non cade mai (vedi Stalin) oppure ad un certo punto c'è una ribellione e finisce nel sangue. Ecco, a me piacerebbero rivolte più civili, dove si agisce diversamente, nel rispetto della vita di tutti (anche dei colpevoli), ma forse sono proprio una sciocca e certe utopiche modalità sono impossibili da percorrere. Il mio amico non approvò per niente il mio punto di vista, non credo che nessuno lo farà mai.


IL LUSSO SFRENATO
Non dubito che in gran parte della Russia la gente viva quasi nell'indigenza e coperta di neve 8 mesi l'anno, ma queste due città sono uno schiaffo alla miseria. In entrambe non ho visto volare per terra una sola cartina e, oltre ai sopra citati splendidi Hotel, ovunque risplendono negozi strabilianti. Il più bello è il modernista Elisev che vende dolciumi sulla prospettiva Nevskij a San Pietroburgo (con tanto di palma e automi), il più impressionante sono i grandi (enormi) magazzini Gum nella piazza rossa di Mosca (con fontane, fiori, biciclette, musica e altre esagerazioni).
Due visite hanno ridefinito nel mio cervello il significato stesso delle parole "lusso" e "ricchezza".
La prima è stata all'Armeria del Cremlino di Mosca a alle affascinantissime icone circondate di cornici in filigrana d'oro e argento tempestate di rubini, zaffiri e smeraldi, ma soprattutto nel Fondo dei Diamanti dove ho ammirato dei gioielli inimmaginabili (la corona e lo scettro di Caterina la grande non solo contengono diamanti grandi come castagne, ma sono lavorate con un gusto e una perizia incredibile).
La seconda è stata al palazzo d'inverno dell'Hermitage, che non mi ha impressionato tanto perché ero appena risorta come la Fenice dalla mia dissenteria, né per i quadri esposti, ma per gli ambienti architettonici e gli arredi. Nelle sale a padiglione dedicate alla pittura italiana c'erano sì un bel ragazzo di Caravaggio e un inquietante bambinello di Leonardo da Vinci, ma soprattutto almeno una ventina di vasi scolpiti da pezzi interi di lapislazzulo e malachite alti più di un metro e mezzo, nonché svariati tavoli  e colonne degli stessi materiali.
Ora, è chiaro che i Romanov manco li hanno dovuti comprare diamanti e pietre preziose, gli bastava far scavare a dei poveracci una delle tante miniere dello sconfinato territorio a disposizione, ma i tempi son cambiati. Mi sentirei di suggerire ad entrambe le città di vendersi uno di questi cimeli reali a scelta (quello che gli piace di meno) e metter sù un bel depuratore moderno per il proprio acquedotto.
Perché è vero che io nella mia sudicia e piccola Firenze giro su una bici sgarrupata vestita di pseudo-stracci e possiedo una brutta Multipla, che molti dei nostri negozi non sfavillano un granché (tranne che in via Tornabuoni), è anche vero che possiamo permetterci tutti di bere allegramente acqua dalla cannella (da noi si dice così) senza rischiare di rimanerci secchi!

I MIEI INNAMORAMENTI RUSSI
Esistono due tipologie principali di donne russe: le matrone (piazzate, con i volti scolpiti e lo sguardo deciso) e le ragazze da sogno (alte, magre, splendide, con gli zigomi alti e lo sguardo da gatte). Bisogna ammetterlo, in media sono due spanne sopra alle italiane. Un po' ormai ho girato, ma è la prima volta che la bellezza delle donne di un popolo mi colpisce a tal punto. Soventemente passeggiavamo accanto a delle specie di divinità. L'unico difetto che ho potuto trovarci (secondo i miei parametri del gusto) è che molte di loro stravolgono troppo il proprio aspetto seguendo un canone molto maschilista e piuttosto volgare. Ma chi glielo fa fare? Mica se lo meritano gli uomini! Tantomeno i russi che al contrario mediamente sono piuttosto bruttini, un po' bolsi e con uno sguardo tale da essere perfetti per interpretare il cattivo in qualsiasi produzione cinematografica.
Eppure io ho da molti anni un debole per i russi.
La mia prima storia d'amore è iniziata casualmente a Barcellona nell'agosto del 2003, al piano terra della Pedrera di Gaudì c'era una mostra gratuita su un pittore del '900. Avevo appena finito l'università di Architettura, non ero preparata sulla pittura delle Avanguardie e tantomeno sull'Astrattismo. Inoltre, come tutte le persone dotate di un po' di talento per il disegno dal vero e piuttosto ignoranti, guardavo ai quadri senza soggetto con molto scetticismo.
Sono entrata in quelle sale senza sapere quasi niente su Kandinsky, ho osservato il primo quadro restando sulle mie, al secondo mi sono lasciata andare, al terzo sono entrata in immersione e al quarto ero già perdutamente innamorata. Da allora l'ho amato e cercato sempre, a Parigi, a Strasburgo, a New York. Negli anni ho imparato a stimare anche Malevic, ma niente di paragonabile rispetto alla predilezione per il mio vero amore. Adesso non tiriamo fuori il caledoscopico Chagall, non lo considero neanche sullo steso piano del più grande astrattista della storia (so che queste cose come insegnante di Storia dell'Arte non dovrei neanche pensarle, ma tanto adesso sono in vacanza)!
A Natale 2013 a Palazzo strozzi organizzarono una mostra sulle "Avanguardie Russe" e io acquistai il biglietto al solo scopo di rivedere il mio Wassily. E invece l'ho tradito di nuovo e stavolta non si è trattato di una storiella passeggera, ma di una relazione seria (anche se difficile e minata dalla distanza): ho incontrato per la prima volta Pavel. Con Filonov c'è stata fin dal principio un'attrazione chimica potentissima, io adoro Kandinsky oltre che per il suo incredibile talento anche per tutto quello che ha scritto e fatto (per tutto il suo modo di concepire la pittura), il percorso artistico di Filonov è per me meno condividibile (sono disinteressata all'aspetto sociale della pittura e non sempre accetto la sua persistenza dell'icona) eppure i suoi quadri esercitano su di me un'attrazione magnetica.
In questo viaggio li ho rivisti e omaggiati entrambi, ho dedicato loro molto tempo e passione.  Che gioia infinita trovarsi a un metro dalle composizioni VI e VII del mio Wassily, proprio dove si è trovato lui! Lasciarsi prendere per mano da ogni segno e colore e farsi trascinare dall'armonia della sua danza visiva. E che dire della moltitudine infinita della "formula di primavera" di Pavel dove ogni tassello cromatico dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo genera l'universo? Che magia! Quanto sono geniali i miei fidanzati!
 
La mia mamma, poverella, ha rinunciato di buon grado a visitare il museo delle uova di Pasqua Fabergè e si è lasciata trascinare al loro cospetto, assecondando le mie lunghe immersioni nei loro mondi. Ormai anche lei apprezza Kandinsky, desiderosa di farsi una foto proibita si è accostata troppo e ha letteralmente spostato un quadro dal muro, mi sono sentita gelare il sangue nelle vene, l'allarme è impazzito ma incredibilmente non è accorso nessuno a redarguirci... ma come: per un misero kebab sì e per l'immenso Kandisky no??? Bo, sono pazzi questi russi!
La Goncharova era in vacanza (la aspetto questo autunno a Firenze per porgerle i miei omaggi), intanto ho avuto il piacere di scoprire tanti altri conterranei come il vagabondo Repin (in una mostra personale), di osservare i modelli dello sfortunato Tatlin e farmi portare nei "deserti" di Malevic, infine di fare anche un salutino acrobatico a Chagall a alla sua "passeggiata" (così nessun estimatore si offenderà). 
 
 
Auguro al popolo russo di riuscire ad ottenere finalmente una ridistribuzione delle ricchezze e maggiore libertà. Soprattutto, di riconquistare la fiducia in se stessi e negli altri (necessarie per imbarcarsi in nuove avventure) e il proprio sorriso, di amare ogni giorno di più la propria casa, che è splendida e deve renderli fieri.
Io non posso che essere grata alla terra che ha dato i natali a tanti geni dell’Arte (della Musica e della Letteratura) e al Fato che, attraverso mille peripezie e tragedie, in qualche modo è riuscito a salvarli e a portarli fino a me, dalla Russia con amore.

lalla