sabato 29 giugno 2019

finalmente in vacanza

Gli ultimi due mesi sono stati micidiali, ma da oggi sono in vacanza. E vai!
Comunque, a dire il vero avrei un sacco di cose da fare, tipo:
1) riordinare casa e svolgere le faccende. Ma per l’amor di Dio, in generale già le odio, in particolare a Firenze siamo passati dalla Siberia all’Africa in una settimana. Ieri pomeriggio, in preda ad un atto di eroismo, ho cercato di selezionare quattro pacchi di abiti estivi arrivati per la Piccola Fata (è un mistero come faccia a sembrare sempre uscita da Vogue nonostante vesta solo di seconda mano) e sono quasi evaporata nel tentativo, a tutto c’è un limite!
2) far valige per l’imminente viaggio in Russia. Sì, avete capito bene! Parto giovedì prossimo per Mosca e dovrei rientrare da San Pietroburgo quello seguente, ma non è un evento scontato dato che ho prenotato tutto da sola e metà dei siti erano in cirillico, vorrei ringraziare Google-traduttore, ma sarà meglio aspettare, potrei perdermi per sempre nella steppa (a proposito, i Russi sono dei maniaci della burocrazia e vivono ancora nella guerra fredda, per fare il visto turistico ho seriamente rischiato un esaurimento nervoso).
3) Controllare le scadenze, pagare i bollettini, calcolare le spese straordinarie, ultimare le pratiche per l’iscrizione al liceo del Re dei Sugolini… stiamo scherzando, vero?
E infatti dalle 11.00 di stamani, ora in cui ho salutato i bimbi, ciondolo per casa senza fare praticamente nulla tranne ciucciare cioccolata all’arancia (avete mai comprato le barrette di cacao aromatizzato? No? Allora non fatelo mai: sono una droga!).
Ciondolare comunque non è male, ciondolando si riflette.
Per esempio, mi domandavo, come mai sono stati tanto stressanti e impossibili questi due ultimi mesi? No, perché maggio e giugno ogni volta mi sembrano peggiori e se dipende da me, sarà meglio che faccia di tutto per evitare una situazione del genere il prossimo anno!
Certamente c’è stata una concomitanza di eventi, vediamo se su qualcuno in futuro potrei intervenire.
1) il clima di cacca, pioggia/buio/freddo fino a inizio giugno. Primavera non pervenuta, con l’inestimabile influsso nefasto che può avere indossare golf e piumini a fine maggio sull'umore di una metereopatica come me e l’unico aspetto positivo che quando mi chiederanno “quante primavere hai?” potrò scontarmene una. Sul tempo non ho controllo, non sono mica Dio, l’unica è sperare in un clima più banale il prossimo anno oppure potrei trasferirmi alle Canarie dove regna una primavera perpetua (opzione che da sempre prendo seriamente in considerazione).
2) l’esame di terza media del Re dei Sugolini, che per me è stato un flagello di ansia e anche di lavoro (l’ho aiutato nell’affinare il power-point di presentazione e mi sono prestata ad ascoltarlo mentre si allenava a ripetere) e per lui una specie di passeggiata. L’ha presa con un’ammirabile nonchalance. E’ uscito dallo scritto di Francese con 45’ di anticipo (io non ci capisco nulla di lingue straniere e ovviamente mi sono arrabbiata tantissimo! Poteva ampliare/approfondire le risposte o ricontrollarle, no?). Il giorno dopo si è presentato allo scritto di Matematica senza sapere che sarebbe stato richiesto un disegno tecnico, si è rimboccato le maniche e si è arrangiato congiungendo le squadrette di geometria (orrore!) e l’ha eseguito col lapis HB (eresia!), non vi dico quando è arrivato a casa e me l’ha raccontato (ovviamente mi sono di nuovo arrabbiata tantissimo, non era il risultato che mi interessava, ma ritenevo allucinante che fosse l’unico della classe ad aspettarsi domande di genetica invece di un’assonometria, possibile essere così distratti e non portarsi il materiale giusto all’esame? E dire che in Tecnologia è pure bravo!)… e lui niente, alla faccia dei miei rimbrotti, del tempo in meno e dell’HB, se n’è uscito col massimo dei voti in tutte le prove. Ovvia, devo ammetterlo, sono un po’ una brutta persona come tutte le mamme e dovrei stare più calma. Dovrei lasciarlo camminare con le sue gambe che vanno fin troppo dritte, più delle mie. Ci provo a interferire il meno possibile, lo giuro. Dovrò provarci ancora di più e meglio in futuro.

3) il suddetto viaggio in Russia l’ho organizzato troppo tardi (il padre dei miei figlioli non si decideva a concordare il periodo estivo e la mia mamma non si decideva se la meta le interessava o meno, così a inizio maggio ho desistito e per un mesetto ho organizzato tutto per la Croazia, poi lei ha cambiato idea all’ultimo momento e in fretta e furia ho dovuto duellare col cirillico!) e l’organizzazione, che così ha coinciso anche con quella della settimana in Sicilia a fine luglio con un’amica (molto più ansiosa di me), è stata davvero troppo stressante. Allora, vorrei dire che il prossimo anno non mi farò fregare pretendendo da tutti un po’ più di collaborazione e tempi più adeguati… ma in realtà il prossimo anno probabilmente porterò i miei studenti alla maturità e allora addio viaggetto di luglio!
4) gli scrutini vanno fatti per forza e pace, ma i miei impegni e incarichi scolastici extra-insegnamento sono cresciuti in modo esponenziale (non per mia scelta). Ho dovuto tentare di coordinare il Dipartimento di Disegno e Storia dell’Arte e ne sono uscita con le ossa abbastanza rotte, è impossibile mettere tutti d’accordo. Sono stata coordinatrice di una classe con sole 2h settimanali di insegnamento, non li vedevo mai, come facevo a rappresentare il loro punto di riferimento? Secondo me sono stata un disastro, secondo le mie colleghe sono stata brava. Non lo so, vorrei evitare davvero tutti questi incarichi, retribuiti poco o niente, ma non è questo il punto, anche fossero pagati profumatamente, io non credo di essere adatta. Mi faccio divorare dall’ansia di non fare bene o abbastanza, io vorrei starmene solo in classe a insegnare. Ho rinunciato all’orario completo (ho 4 ore in meno e uno stipendio ridotto) proprio per preservare la qualità dell’insegnamento, per riuscire a combinare famiglia/correzioni/preparazione delle lezioni… non posso compromettere tutto questo bel progettino di efficienza/efficacia per adempiere a incarichi burocratici! Ce la metterò tutta per scansarne il più possibile il prossimo anno, ma non sarà facile.
5) organizzazione di eventi di vario genere, tipo una classe quinta che ha svolto la cena finale di scuola nel mio giardino (piacevolissima!) o tre giorni al mare per festeggiare l'anticipo di compleanano di Elia con alcuni suoi amici e mamme (perfetto!) o ieri sera che nel dodicesimo anniversario dell'uscita del film, abbiamo pasteggiato con la zuppa e la ratatuille cercando di riprodurre le ricette del topolino Remì. A questo tipo di cose non voglio e non posso proprio rinunciare, anzi, mi rammarico di farne poche e cercherò di incrementare in futuro. Certo, ci vuole un po' di pazienza e di lavoro anche per queste, ma riunioni, sorprese e feste sono la parte divertente!

6) Daenerys è pazza e inarrestabile. Non quella del Trono di Spade, quella lo sanno tutti, anche la mia gattina bianca purtroppo, sarà il nome che porta male. In questi ultimi mesi non ha fatto altro che scappare sui tetti per il solo gusto di cercare di arrivare sempre più in alto (lei che è disabile e non può usare una zampina anteriore) per poi non sapere come fare a scendere. Per ben tre volte la Matilde ha pianto disperata dandola per morta, ma alla fine sono riuscita a salvarla. Mentre eravamo quei tre giorni al mare è sparita per la quarta volta, sono tornata e non c'era più. Una mattina, dopo 2gg la sento piangere da uno dei tetti del quinto piano ma non riesco a individuarla, 40 gradi, verso le 10.00 smette di piangere. Passo la giornata soffrendo come una bestia, immaginandola che sta morendo di stenti su un non meglio precisato tetto infuocato. Alle 23.00 di sera vedo riaffacciarsi il suo capino bianco miagolante da un muro altissimo, la chiamo con i croccantini per un'ora, i pompieri mi assicurano che potranno venire il mattino seguente (se è ancora viva) ora che si è capito su quale tetto si trovi. Dopo due ore torna da sola, inspiegabilmente. Che angoscia questa bestia, in casa non vuole stare, all'aperto vuole esplorare, ma io le voglio bene e non me ne posso certo liberare! Bisogna sperare che rinfurbisca, si renda conto della fortuna che ha a vivere in un giardino con noi che la coccoliamo e due amici felini per socializzare.
 7) … e poi, potrebbe darsi che ci sia un altro fondamentale motivo per cui il finale è ogni anno più faticoso? Forse perché gli anni passano (che la primavera si presenti o meno all’appello)?
Oddio, effettivamente un mese fa, dopo aver ballato scatenata per due ore con delle amiche, mi si è infiammata l’anca in modo allucinante, sono andata avanti i primi tre giorni a suon di Tachipirina e mi aggiravo zoppicando per l'Istituto come una povera vecchia. Non è un bel segno.
Ma non ci voglio pensare più di tanto, l’infiammazione è passata e anche questo fine scuola da urlo.
La revisione e le riflessioni al gusto di cacao sono terminate (come la mia tavoletta all’arancia), adesso è il momento di alzarsi in piedi e fare progetti! E’ il momento di liberare la mente e lasciarla giocare. Che infondo è solo lei a decidere tutto, a farmi sorridere e a far sembrare ogni cosa leggera, anche il mal d’anca, quando mi viene.
Fate lo stesso e buone vacanze a tutti!

lalla

P.S. Stamani, mentre prendeva i figli, il mio ex-marito ha sussurrato tutto tenero alla Piccola Fata: "lo sai che oggi è l'anniversario del matrimonio della mamma e del babbo?"
E io l'ho guardato stupita: "ma che dici? Davvero?"
E lui "Ma certo, sì, è il 29 giugno".

Chissà, avrà pensato che facessi la gnorri apposta per non dargli soddisfazione, invece io ero sincera e seriamente stupita di me stessa perché nonostante sapessi che giorno è oggi e nonostante io sappia, se ci penso, in quale giorno ci siamo sposati, non avevo proprio abbinato le due date. E questa cosa, credetemi, non ha niente di triste, anzi, se ci penso, ricordo che fu un giorno meraviglioso, il più bel matrimonio a cui abbia mai partecipato, ma, evidentemente, non ci penso più. Non riguarda più la mia vita e va benissimo così. Finalmente è davvero vacanza.

piccoli articoli facebokkiani di primavera

Per come sono fatta io, i social network sono faticosi da gestire e li frequento abbastanza di rado, certamente non abbastanza per arruffianarmi l’algoritmo. Questo blog è qualcosa di diverso, questo blog non se lo fina nessuno ma almeno lui ha pazienza, non mi chiama e non mi stressa, aspetta che io abbia del tempo da dedicargli. E quando ho bisogno di lui, non mi tiene il muso, è qui.
Ovviamente,  anche per lui servono cura e tante ore e non sempre ne ho a disposizione.
In periodi particolarmente frenetici (come i due mesi appena conclusi), non posso concedermi di chiudere tutto il mondo fuori per almeno 4 ore di fila e pensare a lui.
FB in questo è più comodo, quando proprio mi pizzicavano le mani e potevo rubare al massimo 30’, ho aggiornato al volo oppure ho scritto dei piccoli articoli d’attualità.
Io ho sempre paura ad affrontare argomenti di questo genere (possono generare polemiche infinite), eppure nell’ultimo periodo qualche volta non ho saputo resistere alla tentazione e mi sono avventurata in acque paludose.
Ecco i miei piccoli articoli facebokkiani di primavera, raccolti in questo post.
Il tono è un po' diverso da quello abituale del blog, ma per chi volesse, buona (ri)lettura.

lalla

15 aprile -  incendio di Notre Dame
Io sono disperata e sto piangendo come una bambina.
È vero che Notre Dame di Parigi non era più l'originale del 1200 (Viollet le Duc l'aveva ricostruita e reinventata nell'800), ma io l'amavo tantissimo. Non era un edificio sacro, era un simbolo. Veder crollare la guglia ottocentesca mi ha distrutto psicologicamente.
Sono qui terrorizzata davanti alla televisione, ho paura che crolli ancora di più.
So che la ricostruiranno di nuovo, ma le vetrate sono perse per sempre. Che scempio terribile.
Com'è possibile che non avessero previsto un efficace piano antincendio?
Perché?
Succederà ancora, in tutta Europa, perché ci svegliamo sempre dopo e non ci prendiamo cura di niente.
Tutti i monumenti artistici che consideriamo dei simboli eterni, non lo sono affatto e rischiano di andare in fumo, proprio come lei.

Le cattedrali gotiche all'esterno sembrano insetti, piene di pinnacoli con guglie e archi rampanti. Fu proprio Viollet le Duc (il restauratore ottocentesco di Notte Dame di Parigi) a capire per primo che non si tratta di decorazioni: gli archi rampanti controspingono le volte a crociera della navata centrale, quindi spingono verso l'interno, puntellano le cattedrali dall'esterno e senza di loro le pareti non starebbero in piedi.

Ebbene, se a breve non ce la faranno a spegnere la cattedrale di Parigi, se lasceranno crollate tutte le volte a crociera della navata centrale, potrebbero essere proprio quegli archi e quei pinnacoli (che l'hanno tenuta in piedi 800 anni) a spingere le pareti esterne e a farle collassare verso l'interno. A quel punto non rimarrebbe più niente.

23 aprile
Io sono una che guarda l'orologio spesso, sono una che prende appunti, trascrive, pianifica e organizza. Una che stampa le fotografie e le appiccica negli album. Mi ero sempre trovata parecchio bene con la mia bella agendina di carta e la mia macchina fotografica. Io non lo volevo lo smartphone, maremma impestata, ma me l'hanno regalato (un "note") più di quattro anni fa. E io all'inizio ho sbuffato e poi l'ho usato come usavo la mia agenda (per fortuna non gli ho concesso di prendere il posto della mia macchina fotografica), ma l'ho riempito di roba (per me) importantissima. E adesso non mi funziona più, accidenti a lui!
E lo so che a tutti voi 4 anni sembrano tantissimi, ma per me sono pochi, che questi aggeggi per quanto costano dovrebbero durare molto di più e chissenefrega del nuovo top di gamma, a me bastava che telefonasse, funzionassero il calendario, la tastiera e la pennetta!
Dopo 10gg di patimenti ho deciso di resettarlo sperando che ricominci a funzionare e lo so già, anche se dal mio account google recupererò molti dati, altrettanti andranno persi per sempre.
Sarò cretina e antiquata, ma a me carta e penna garbavano di più.

27 aprile
Non ho capito bene se il 15 aprile non è andata in fumo solo Notre Dame, ma anche tutti i miei amici Nerd di FB.

Io stessa, che aspettavo il primo episodio della stagione conclusiva da mesi, quella maledetta notte di fuoco, l'ho completamente dimenticato. L'ho visto solo qualche giorno dopo e devo ammettere che mi ha pure deluso.
Intanto, sulla mia bacheca di FB, dopo due giorni di omaggi e dolore per il monumento in fiamme, ho cominciato a veder scorrere polemiche e messaggi indignati tipo: "spendiamo milioni per una vecchia chiesa bruciata e lasciamo morire di fame i bambini in Africa" ora, non è che a me non faccia soffrire pensare alla morte di tanti innocenti, ma possibile che nessuno si scandalizzi quando i milioni vengono utilizzati per comprare un giocatore di calcio e che se adesso dei privati li donano per salvare un simbolo della cultura mondiale, ci sia tutto questo scandalo?
Certi parallelismi mi sembrano come minimo un po' semplicistici, comunque, lasciamo perdere.
Passata una settimana, mi sono concessa di allontanarmi per un po' da tutto questo, dalla realtà, e di rientrare in modalità "fantasy", così ho potuto godermi il secondo episodio. E' stata una bella puntata di calma prima della tempesta, di saluti, addii e di attesa prima dello sfacelo annunciato.
Però, strano davvero non veder passare ancora sulla mia bacheca FB neanche un'incitazione Targaryen, un motto Stark o una foto Lannister... secondo me quello che c'è rimasto più di merda è il vecchio volpone R.R.Martin (a cui non frega probabilmente niente né di Notre Dame, né dei bimbi africani): come poteva immaginarsi che proprio quella sera il rogo di una "vecchia signora" gli avrebbe rubato la scena e che quel terribile tetto in fiamme riuscisse a spazzare via molta della magia alle lame di fuoco sputate dai suoi Draghi?
In un mondo di social network e motori di ricerca, bisogna ammettere che la realtà sa ancora sorprenderci e creare spettacoli più grandiosi (e più terrificanti) del virtuale.
Notre Dame:Game of Throne, 1:0



30 aprile
Nonostante la minaccia di diseredarlo, il Re dei Sugolini mi ha giustamente tradito sabato con il cugino coetaneo. Sono praticamente quattro giorni che non ci parliamo (non perché siamo litigiosi, ma per evitare spoiler).

E così eccomi qua, per la prima volta al cinema da sola, a vedere un film per cui sono evidentemente fuori target per varcati limiti d'età.
In seconda fila, come piace a me.
Endgame.

2 maggio
Io sono nata al posto giusto e nel momento giusto, ho potuto studiare (anzi, sono stata spinta a farlo) e lavorare, ho potuto amare e scegliere accanto a chi volevo vivere e, in seguito, da chi mi volevo allontanare. Certo, ho dovuto (e devo) impegnarmi per realizzare le mie scelte, ma io ne sono consapevole: non sono grande, sono solo sfacciatamente fortunata.
Ci sono donne molto meno fortunate: che vivono recluse e subiscono violazioni atroci.
E ce ne sono altre, nate in una realtà molto più complicata della mia, eppure anche loro sono nate al posto giusto e nel momento giusto perché si dimostrano capaci di lottare e trasformare l'inferno in paradiso, ecco, loro sono magnifiche.
Nice, la giovane guerriera Masai che ha salvato oltre 10 mila bambine dalla mutilazione genitale
6 maggio
Dal primo momento mi è sembrata troppo magica per essere vera.
La mia Piccola Fata ha 5 anni.

14 maggio -  messa in onda ultimo episodio di Game of Trone
E adesso mi tocca cambiare il nome alla gatta?

26 maggio – elezioni europee
Allora, io della politica non ci capisco niente e a dire il vero non mi è mai piaciuta. Lo so che è infantile e stereotipato come pensiero, ma sono partita credendo che la maggior parte dei politici fosse piuttosto incapace e corruttibile. Poi, negli anni, parecchi di loro ce l'hanno messa tutta per darmi ragione.
Però, da quando ho compiuto 18 anni, non ho mai rinunciato al mio diritto/dovere di votare. Della serie, fanno sempre come gli pare (e mi lamento), se ogni tanto vengono a chiedere il mio parere, sarei proprio una sciocca se rinunciassi a darlo.
E da quando ho compiuto 18 anni ho sempre votato gli unici che mi sono sembrati diversi: i Radicali.
Il mio babbo mi diceva “ovviamente lalla fai come credi, ma è un voto perso”.
Perché perso? Perché siamo pochi a pensare che le battaglie più importanti da combattere siano quelle legate alla difesa dei diritti di ogni singolo essere umano? Quelle che difendono le differenze, la libertà di scelta e la dignità di ogni individuo, combattendo ipocrisie e ogni tipo di caccia alle streghe?
Siamo pochi, ma almeno esistiamo!
Ho iniziato a votare da giovane, da giovani si è convinti della propria immortalità e fortuna, quindi ho iniziato pensando di aiutare altri. Tutti coloro che ne avrebbero avuto bisogno.
Poi, nella vita, mi è anche capitato:
1)- di interrompere volontariamente una gravidanza a 28 settimane per malformazioni del feto (l’ho fatto in Francia, perché la legge per l’aborto in Italia ce l’abbiamo, ma non è perfetta e se i problemi, per quanto gravissimi, si manifestano “troppo tardi”, il tuo Stato abbandona te e lo sfortunato feto al proprio destino).
2)- di interrompere volontariamente il contratto di matrimonio che avevo stipulato con l’uomo che amavo e che gradualmente si era trasformato in un compagno egoista, indifferente, fedigrafo e bugiardo (l’ho fatto senza potermi avvalere del giusto “divorzio per colpa” giudiziale, perché la legge per il divorzio in Italia ce l’abbiamo e non sarebbe neanche male, ma poi giudici e avvocati la applicano senza tutelare in alcun modo la parte lesa (cioè soprattutto i figli), quindi ho dovuto scegliere la via “consensuale”).
3)- di accompagnare volontariamente il mio babbo in un “fine vita” dignitoso, senza dolore e pieno di dolcezza. Vedi babbo, che non è stato poi tanto inutile il mio voto?
Quei pochi che combattono queste (e molte altre) battaglie devono continuare a farlo, sono ancora tanti i passi avanti da fare e basta abbassare la guardia un attimo perché gli altri cerchino di farne molti indietro.
Il Medioevo incombe su tutti noi.
Grazie Radicali, vengo a darvi ancora una volta il mio piccolo voto e coraggio!

17 giugno – orale del Re dei Sugolini
Camminando verso il patibolo...

 #primoesame #terzamedia #scongiuri

18 giugno – Camilleri in fin di vita

Caro Camilleri, vorrei confidarti che per fine luglio ho organizzato una settimana di vacanza alla Montalbano, nei luoghi del mitico commissario. Visiterò Ibla, Modica, Scicli, mi tufferò al mattino dalla spiaggia di Marinella per farmi una nuotata, assaggerò i cibi per cui vai matto e mi porterò due libri da leggere, così l'immersione sarà totale. È già tutto pronto, non vedo l'ora.
Mi dispiace che non puoi sentirmi, ma mica tanto, ne sono anche contenta, così non puoi sentire neanche lo squallore, la miseria umana e il disprezzo gratuito che tanti poveracci ti stanno vomitando addosso.
Tu lasciali perdere (fanno sinceramente schifo), pensa alle cose belle, agli arancini, al sole di Sicilia e ascolta solo chi, come me, ti dice grazie.

19 giugno
Oggi questa Dea dell'Amore (nonchè dell'Intelligenza e della Perseveranza) inizia il suo esame di maturità, verrebbe da credere che una creatura del genere non possa temere i semplici mortali e i loro sciocchi rituali terreni, invece la spaventano a morte. Un giorno capirà che non ne valeva la pena, in ogni caso in bocca al lupo meraviglia della natura!
P.S. Incrocio le dita anche per tutti gli altri candidati e in particolare per i miei studenti del Liceo Internazionale

24 giugno
Cari lettori,
scusatemi. Dispiace anche a me non aver avuto il tempo per aggiornare il mio blog. Nella mia testa l'ho fatto, ho scritto tanto, ma sulla tastiera no, solo poche righe su questo social network e ultimamente passo giorni e giorni senza neanche consultarlo. Istagram non ne parliamo, non lo apro da mesi.
Devo ammettere che tutta questa disconnessione, in un certo senso, mi gratifica molto più dei like e dei cuoricini, mi fa sentire ancora un po' più "fuori dal gruppo" e io c'ho impostato una vita sull'essere "fuori".
Ma al blog tornerò molto presto, lui mi manca davvero tanto. E' qualcosa di particolare, un posto di tutti, è vero, ma estremamente mio, un luogo pubblico, è vero, ma anche il più intimo che conosca.
A presto allora, sul Re dei Sugolini.

giovedì 25 aprile 2019

buona libertà, a tutti.

Oggi è la “festa della liberazione” dal Nazifascismo. E’ un giorno importantissimo e l’argomento, davvero fondamentale, è sia storico che politico. Io però vorrei andare un po’ fuori tema.
In senso più universale (o più personale), che cos’è la libertà?
Io credo, un desiderio che nasce da una certa propensione umana alla ribellione (vedi Adamo con la famosa mela), un’affermazione del proprio io (talvolta bizzarro) che implica la rottura di schemi imposti e quindi percepiti come forzosi e opprimenti. Ha a che vedere con la rivendicazione di tutta una serie di comportamenti stonati rispetto al pensiero comune (solitamente piuttosto stereotipato e banale) quindi estranei al galateo e allergici alle ipocrisie. In conclusione, si tratta di una conquista personale che nella maggior parte dei casi non viene compresa, nel peggiore rende sgraditi, nel migliore ridicoli. Eppure, chi come me coltiva da sempre la volontà di vivere la vita con sincerità (come le pare e piace e secondo una propria impeccabile coerenza) potrà confermarvi che questo principio, col passare degli anni, si fortifica sempre di più fino a diventare tutto ciò a cui non si è più disposti a rinunciare. E riguarda anche cose sciocche, non solo argomenti elevati.
Per esempio, per me libertà è entrare in casa e togliermi il reggiseno (oggi manco me lo sono messo).
Per me libertà è portare solo biancheria di puro cotone, magari scolorita e fuori moda, ma comoda.
Per me libertà è fare a meno delle creme solari (basta esporsi al sole in modo graduale), non usare creme per il viso mattina/notte/anti-age/varie (sono fermamente convinta che tutta la cosmetica sia un'enorme truffa: dai alla pelle delle creme e questa si abitua a riceverle e a non farne più a meno) e non andare dal parrucchiere, in casa nostra applichiamo il seguente metodo: lavarsi spesso con acqua e sapone e il taglio fai-da-te.
Per me libertà è fare poco shopping, quando ero magra, giovane e bella mi annoiava parecchio, adesso mi deprime parecchio, in ogni caso meglio spendere in un altro modo i pochi soldi e il poco tempo a disposizione.
Per me libertà è decidere di vestirmi di nero (che sfina) oppure a righe orizzontali (che ingrassano) o, in alternativa, colorata come una rificolona, a seconda dell'umore.
Per me libertà è scegliere di indossare un costume intero al mare, così non devo preoccuparmi della mia pancia e posso rilassarmi. Lo stesso ragionamento vale in classe, libertà è non vestirsi scollacciata, così non devo preoccuparmi di dove guardano gli studenti e posso concentrarmi sull'insegnamento.

Per me libertà è sorridere tanto, è scherzare spesso e manifestare apertamente i miei sentimenti, è mostrarmi a tutti come un libro aperto perché io sono fatta così, a costo di rischiare, di espormi troppo e di lasciarmi ferire con facilità.
Per me libertà è gesticolare e permettermi di parlare a voce alta e stranamente, inventandomi parole buffe, usare un lessico familiare con i miei figli e pure le parolacce quando ci va (lasciarle dire anche a loro purché lo facciano per scherzo e non con rancore) anche se “non sta bene” perché ci tengo che capiscano che non serve alzare la voce o usare parole “maleducate” per trasmettere un messaggio di odio e umiliazione, che molte persone lo sanno fare benissimo con le buone maniere e sono quelli i comportamenti da cui prendere davvero le distanze.
Per me libertà è poter dire quello che penso (anche attraverso le mie lezioni e i miei insegnamenti) che, non preoccupatevi, è quasi sempre una cosa abbastanza sensata e gentile, quindi far spesso un sacco di ragionamenti (spero interessanti) ed essere accogliente.
Per me libertà è decidere di impegnarmi al massimo e fare del mio meglio in un lavoro che mi piace (che mi sono guadagnata senza l'appoggio di nessuno, ma studiando duramente) e che mi fa sentire indipendente.
Per me libertà è avere il culo di andare a scuola in bici col mio cestino fuxia, di poter salutare la Torre di Arnolfo e arrampicarmi su Ponte Santa Trinita, ogni mattina.
Per me libertà è fischiettare tutto il giorno se mi va (e mi va spesso).
Per me libertà è non dover sottostare a rapporti di comodo (non l’ho mai fatto) o a frequentazioni d’apparenza, non dover ascoltare i discorsi ridicoli e banali della gente (in passato questo mi è capitato spesso, ma ho sviluppato un’allergia terribile verso i luoghi comuni e sono diventata abbastanza stronzetta a riguardo, il “fare finta” e il “volemosi tutti bene” non lo sopporto proprio più!).
Per me libertà è, ogni giorno di festa, riunire la mia famiglia nel lettone e fare colazione lì (Matilde è più mattiniera, Elia di solito ci raggiunge più tardi), giocando tra le lenzuola e facendolo diventare una cuccia ignobile, attardandoci troppo e rischiando continuamente il ribaltamento di qualche tazza e il disastro che prima o poi avverrà (ma anche oggi l’abbiamo scampata).
Per me libertà è lasciare che la mia Piccola Fata decori casa nostra (tanto ci viviamo noi tre e a nessun altro deve piacere), con scotch colorati sui mobili, istallazioni di nastri e disegni incollati sui muri, la lascio essere una fiera “dipingitora” e un’arredatrice folle (come d’altronde lo sono io, che appendo liberamente i miei quadri e pitturo i vari mobili a piacimento).
Per me libertà è raccogliere e conservare ricordi, anche sotto forma di oggetti e sistemarli nel mio cervello e intorno a me secondo un (dis)ordine particolarmente elaborato. Sono quindi anche una collezionista (di sassolini e conchiglie, di Barbie e di tanto altro) come lo è stato il mio babbo (di coleotteri,  di riviste e di tanto altro) e, come tutti i collezionisti, vivo a un passo dall'essere un'accumolatrice seriale.
Infatti, per me libertà è aver rinunciato da tempo a essere una brava donnina di casa, odio rassettare e odio buttare via le cose, lo faccio il minimo indispensabile a garantirci una sopravvivenza dignitosa.
Per me libertà è non dover cucinare a pranzo (sono brava ai fornelli, ma mai più di un’ora, per carità, farlo una volta al dì è più che sufficiente), quando torno alle 14.30 mi piace prendere il Re dei Sugolini e concederci  uno spuntino fuori, abbiamo i nostri posticini preferiti che frequentiamo a rotazione (dal trippaio e dal gelataio ho realizzato un sogno: quando arriviamo basta dire “il solito”).
Per me libertà è concedermi di mangiare tantissima cioccolata fondente, troppa effettivamente.
Per me libertà è scappare via, viaggiare e sentirmi un'esploratrice, l'ideale è farlo con la mia mamma, che ha quasi i miei stessi gusti, i miei stessi orari e soprattutto è entusisasta e curiosa quanto me.

Per me libertà è dedicare del tempo e prendermi cura delle cose che ritengo importanti e tralasciare tutte le altre.
Infatti, per me libertà è (sarebbe, ancora questa non l’ho conquistata) non occuparmi degli aspetti burocratici della vita, cercasi fidanzato ragioniere che non rompa sul resto e pensi a tutto lui.
Per me libertà è scrivere quando ne ho voglia, come adesso.
Per me libertà è stare senza dipingere anche molto a lungo e poi dipingere tante ore e tanti giorni di seguito, seguendo solo il mio istinto, senza preoccuparmi troppo di come verrà alla fine il quadro e senza pensare a quello che gli altri si aspetterebbero da me, ma solo come, quando e finché ho voglia di farlo.
Per me libertà è travestirsi da bella ragazza e andare a ballare (credo che lo farò domani), ma non secondo usanza e cioè allo scopo di imbroccare, bensì, come il verbo stesso suggerirebbe, allo scopo di ballare (in questo caso la vestizione scollacciata e il fatto che sceglierò il cubo più alto della sala per esibirmi é da intendersi come una "performance" teatrale).
Per me libertà è, fondamentalmente, comportarmi come più mi piace, purchè tutto ciò non vada a ledere la libertà degli altri. E' anche: comportarmi come più mi piace, rispondendo solo alla mia coscienza, quindi senza preoccuparmi di dover dimostrare niente a nessuno e fregandomene di cosa pensano gli altri di me. Lo sarebbe, ma ci vuole un'autostima infinita per farlo e in effetti non sempre ci riesco, mi dispiace, ancora non ho conquistato questa libertà, ma ottimismo: ci sto lavorando.
Per me oggi, che era il 25 aprile, libertà è stata avviare un nuovo pazzo progetto di arredo per la nostra casa. La mia mamma mi ha dato un vecchio tavolino da salotto in ferro, si tratta in verità di una struttura che prima portava due cristalli (troppo pericolosi con una Piccola Fata a piede libero). Qualche giorno fa ho ordinato due pannelli di MDF e oggi ci siamo dati all”Action Painting”, in casa, direttamente nel salone (operazione ad alto rischio di macchiare l’intero Universo).
Libertà è stata vestirmi in perfetto stile "uscita dalla piena", senza un filo di trucco e giocare con i colori fino quasi alle 13.00, poi fare una doccia caldissima con Matilde e quindi far scivolare il pranzo oltre le 14.30 (però oggi sono stata secchiona: seppur fuori orario, ho cucinato due volte).
Alla fase “Color Field” hanno partecipato anche i figlioli, in quella “dripping” facevano solo il tifo o davano qualche suggerimento sulle tonalità di colore. Il lavoro però sarà “double face” e così nei prossimi giorni anche loro prenderanno parte all’altro lato della pittura.
Una cosa la vorrei dire, com’è possibile che Jackson Pollock fosse tanto depresso e tormentato? Questo tipo di pittura è divertentissimo, beato lui!
Insomma, buon 25 aprile, buona libertà, che ciascuno possa comprendere quale sia la libertà che desidera, che riesca a conquistarla e a godersela come meglio crede.

lalla



giovedì 21 marzo 2019

l'dea, la materia e i bioccoli di colore stregati

Venerdì scorso, in terza, ho iniziato a spiegare Michelangelo.
Prima ho parlato della sua formazione neoplatonica, della sua volontà di liberare l’idea imprigionata nel pezzo di marmo (nella materia) aggredendolo solo frontalmente con la sua tecnica unica. Mi ci è voluto almeno un quarto d’ora per analizzare la giovanile Pietà romana. Abbiamo parlato dell’iconografia nordica, letto la composizione piramidale (e a “z”) e ammirato il virtuosismo del panneggio reso con solchi profondi che generano drammatici effetti chiaroscurali. Poi ci siamo spostati sul delicato volto di Maria, idealizzata e giovanissima perché pura (ricordiamoci che si tratta dell’unico essere umanano venuto al mondo senza peccato originale)e sul suo dolore toccante e malinconico. Ci siamo soffermati sul corpo senza vita di Cristo, sulla forza di gravità che lo attrae inesorabile verso il basso e sulla morbida flaccidità delle sue carni molli e abbandonate. Infine ho guardato i miei studenti e gli ho detto: “Michelangelo, orgoglioso e giovane com’era, pensava di aver raggiunto l’idea, la perfezione assoluta, di aver realizzato non una Pietà, ma La Pietà, ne era convinto al punto da mettere una fascia sul busto di Maria (tipo Miss Italia)e firmarla col suo nome”. Tutti hanno sorriso “Ma effettivamente ragazzi, quello che è riuscito a fare è piuttosto sconcertante, soprattutto riflettendo su un fatto: tutto ciò di cui abbiamo parlato fino a adesso non è altro che un enorme sasso bianco… giusto? O almeno, lo sarebbe stato, se lui non ci avesse messo le mani”.

Far le foto ai miei quadri non è facile.
Prima di tutto non sono una professionista, poi mi servo di un’illuminazione improbabile. Nel mio salone (purtroppo) esposto a Nord non entrano mai direttamente i raggi del sole, quindi la luce esterna “raffredda” eccessivamente le immagini. Provo con alcune lampade, ma quelle le “scaldano” troppo. La via di mezzo non esiste, si tratta di aggiustare un po’ le cose e far finta che vadano abbastanza bene.
Inoltre, come si fa a far arrivare il massimo della luce e posizionarsi perfettamente frontali (per non deformare l’immagine)? Rischio di fare ombra io stessa e la luce crea strani riflessi sulla tinta a olio. E non ho manco un cavalletto quindi infiliamoci pure il tremolio della mano: un disastro! Mi arrangio all’Italiana, mi accontento, cerco di aggiustare le cose con Photoshop (e non è detto che invece non finisca per peggiorarle). Che poi, tutta questa fatica che la faccio a fare se i social-networks comprimono le foto senza alcun criterio, ma a sentimento, compromettendo ogni cosa?
Vale anche per le opere d’Arte (e non di puro diletto come le mie): le sculture e le pitture, belle o brutte che siano, andrebbero sempre viste dal vivo.
Come consolazione, va detto che anche al museo, anche quando uno è fortunato (e quindi non si ritrova davanti un gruppo di turisti disinteressati a ingombrare tutta la visione), i riflessi dei vetri o varie ombre esterne vanno a mescolarsi con le sacre tinte e a inficiare in parte la percezione dell’oggetto reale… perciò pazienza, se succede a un divino Kandinskij, figuriamoci che sarà mai se le mie opere vengono riprodotte un po’ maluccio.
 

Pochi giorni fa cercavo di fotografare il mio ultimo quadro e non c’era proprio verso, riflessi ovunque. Ho combattuto un po’ e poi basta, ho cominciato a prenderci gusto nel percepire il riflesso di qualche dettaglio ancora umido o l’ombra dei bioccoli di pittura. La matericità delle opere è una cosa meravigliosa.
D’altronde, cercate di capirmi, gli anni passano e io appartengo a quella generazione di persone che quando leggono adorano ciancicare la consistenza della carta tra le dita e annusare il profumo della stampa, non mi accontenterò mai di un libro digitale (per questo mi piacerebbe tanto trovare un editore e pubblicare qualcosa da poter toccare con le mani).
La materia delle cose le rende corruttibili, è vero, ma anche tangibili e reali. Vestendo le idee di materia, possiamo farle scendere dall’Iperuranio fino a noi, sulla terra, e possiamo toccarle.
Sono stata tante cose nella mia vita (anche e soprattutto un’artigiana) e modellare la creta con le mani insegna, che si tratta di terra, di fatica, di polvere, non solo di effimera Arte. Accarezzo spesso le mie sculture perché finché erano nella mia testa non averi potuto farlo, ma adesso posso.
Quando dipingo mi sento come una bimba euforica che ha rubato la cassetta dei colori, non mi dispiace nemmeno rovinare abiti e mobili con schizzi e macchie più o meno casuali, perché so già che quelle tracce in seguito mi parleranno, mi racconteranno la gioia che ho provato durante il mio gioco. Adoro sporcarmi le mani e macchiarmi di pigmento sotto le unghie (ne vado proprio orgogliosa).
Quanto mi affascinano quelle tinte vischiose dal profumo pungente, quel loro scintillare, quel modo tutto particolare con cui impregnano la masonite!
Perché infondo si tratta solo di questo: di bioccoli di oleose miscele di minerali che vanno a sporcare un infimo supporto di truciolare di legno compresso… giusto?
Oppure mi sto sbagliando e forse nei miei quadri io metto anche qualcos’altro: un po’ di me stessa.
Se così fosse, anche senza l’infinito talento di Michelangelo (ma solo con quelle poche briciole che ho a disposizione) riuscirei a trasformare la materia in idea e non solo l’idea in materia.
Ma guarda, può darsi che alla fine io sia davvero un po’ streghetta… o no?
 

lalla

lunedì 18 marzo 2019

la vita è bella, ma tignosa

Premessa: se cercate “tignoso” sul vocabolario lo trovate ma è un cosiddetto toscanismo, cioè un termine dialettale usato dalle nostre parti, significa “duro a levarselo di torno”, “persistente”, in poche parole “rompicoglioni”. 

Il 14 febbraio Daenerys è scomparsa.
Ci sono rimasta malissimo perché non mi aspettavo certo di trovare un fidanzato, ma che proprio quel giorno mi sparisse anche la gatta, no!
I miei amici pelosi abitano in casa e in giardino (che è abbastanza vasto e segreto, circondato da alte mura), tramite gli alberi riescono a salire anche su alcuni tetti bassi e si stendono per ore a prendere il sole. Ebbene, da uno di quei tetti deve essere caduta nella strada e non si capisce bene il perché visto che conosce da sempre l’ambiente. Forse ha scelto di allontanarsi per cercare l’amore (vista la ricorrenza), ma questa versione non mi convince: era in calore la settimana prima e avevo invitato a far turismo sessuale. un aitante “Sacro di Birmania”. E poi, gettarsi da una parete di 6m nel vuoto e sulle auto sottostanti, non la chiamerei una fuga amorosa, bensì un tentativo di suicidio.
Comunque, l’ho cercata per due giorni, ho tappezzato il quartiere con i manifesti (come nei film). Ho avuto anche la pessima idea di scrivere un appello su FB. Ho pensato che quando scompare una persona si chiamano gli ospedali, quindi ho chiamato e allertato tutti i veterinari e questa invece è stata un’ottima idea: alla fine l’ha ritrovata una clinica veterinaria, ma purtroppo troppo tardi, un’auto l’aveva colpita.
E’ stata tutta una vicenda drammatica: Matilde era molto scossa (la considera la sua gattina) e per due giorni si è fatta la pipì addosso (evento che non era mai più accaduto da un anno e mezzo), io non ho dormito per giorni durante le ricerche (dovevo cercare di tranquillizzare i bambini e fargli accettare ogni possibile scenario, ma ero molto angosciata a pensare quella povera bestia là fuori, persa e terrorizzata in mezzo al traffico cittadino), poi, una volta ritrovata, è stato ancora più terribile perché la botta le aveva compromesso il senso di orientamento ed equilibrio e temevo di doverla far sopprimere. Intanto ho dovuto subite l’attacco mediatico di alcune talebane-feline da quello che doveva essere un gruppo FB di aiuto per la ricerca di animali smarriti, con tanto di forconi mi hanno incolpato di essere stata io a condannarla “facendola uscire di casa” (ne parlavano come se le avessi dato io la via sui viali di circonvallazione), mi hanno dato della pazza, dell’arrogante, di essere una che gioca a fare Dio, una che compra i gatti come fossero giocattoli per i suoi bambini e poi li abbandona al loro destino, mi hanno augurato di essere tormentata per sempre dagli incubi della mia gatta straziata e molte altre cose carine….. e vabbè, quanto è bella l’umanità, sempre pronta a giudicare (senza conoscere), puntare il dito verso il colpevole e sputare veleno!
Che poi, io sono una che non ha certo bisogno di aiuto per convincersi di avere delle colpe, anche da sola ho pensato di averne (non certo per averle permesso di divertirsi rincorrendo farfalline e arrampicandosi sugli alberi), ma per non averla sterilizzata. E’ solo che io, per l’appunto, odio giocare a fare Dio e vorrei che i miei gatti vivessero nel modo più naturale possibile, che non somigliassero a dei soprammobili ciccioni e indolenti (come Gattolinzi), ma che sviluppassero il proprio carattere e conservassero il proprio istinto. Per altro, i siamesi originali (ora chiamati “Thai”) alla fine degli anni ’90 si sono praticamente estinti a causa della sterilizzazione default di tutti gli esemplari domestici, solo negli ultimi anni hanno cominciato a ripopolarsi grazie all’impegno di alcuni allevatori, quindi, potendo, non sarebbe stata una cattiva idea cercare di darle la possibilità di riprodursi conservando il suo patrimonio genetico. Ovviamente, ho evitato di parlare su FB della questione ovaie-sì/ovaie-no, altrimenti le suddette talebane-feline avrebbero indetto una sacra processione fin sotto casa mia e mi avrebbero bruciato come strega!
Vabbè, per fortuna la micetta (per questa volta) se l’è cavata, alla facciaccia loro! Purtroppo una zampina è paralizzata e ciondola un po' strana, ma sa già fare tutto con tre zampe, è un fenomeno. L’ho costretta in casa quasi per tutto il mese, ha chiesto sempre più insistentemente di uscire e ha sofferto segregata in casa, è nata libera e libera vuole restare. Non potrò impedirle di vivere anche all'aperto, ma almeno s
pero che la brutta esperienza le abbia insegnato a essere un po’ più prudente. 

Comunque, riacquistata una certa tranquillità, ho iniziato a dipingere un mio ritratto col Tigro.
Nonostante sua Maestà sia convinto di essere il padrone di casa e di ospitarci tutti per gentil concessione, nonostante cerchi di assestarmi dei morsi dolorosissimi ogni volta che lo invito a fare qualcosa contro il suo volere e in particolare se cerco di prenderlo di peso e spostarlo, va detto che è un Signor gatto.
Lui è arrivato per primo, ben 9 anni fa, e ha accolto con amore prima Gattolinzi e la micetta dagli occhi azzurri poi. Quando li nutro, si mette da parte e lascia finire le gatte prima di cominciare.
Durante la scomparsa di Daenerys, l’ha cercata per giorni, mi si siedeva davanti, mi guardava fisso e poi miagolando mi chiedeva di lei, come per dire: “dove l’hai messa la mia gattina?”.
Quando finalmente l’ho riportata a casa dalla clinica, aveva recuperato l’equilibrio, ma era molto spaventata e debolissima perciò avevo approntato un giaciglio e una lettiera in bagno, per tenerla isolata dagli altri due gattoni (pesano il doppio di lei). Ma Tigro l’ha sentita tornare, si è piazzato davanti alla porta del bagno e ha iniziato un miagolio straziante. Ho resistito cinque minuti, poi l’ho lasciato entrare.
E’ stato delicatissimo, se l’è tutta leccata e sbaciucchiata, anche lei era felicissima di rivederlo, dopo le coccole si è addormentata tranquilla, Tigro finalmente si è calmato e l’ho potuto far uscire.
E va bene che sono bestie, ma è stata una scena abbastanza commovente.
Mi piaceva l’idea di rendere omaggio al mio gattaccio inserendolo in un dipinto. E mentre dipingevo pensavo al periodo molto bello che sto attraversando (spaventi felini a parte). Mi sentivo tutta in brodo di giuggiole e avevo anche cominciato a scrivere un post paradisiaco dove parlavo di piccole grandi gioie legate a tanti aspetti della mia vita, al mio amore infinito per i figli, al mio senso di completezza streghesca, alle mie soddisfazioni con gli studenti…
 

Quando, venerdì sera, mi rendo conto che la piccola tre piedi ha preso la tigna.
La tigna!
L’ha presa nella costosissima clinica veterinaria dove è stata ricoverata 2gg in seguito all’incidente (dove non le hanno fatto un bel niente, tranne attaccarle una flebo e la Tigna e in cambio mi hanno estorto 225e). Guardo meglio e scopro che l’ha pure già attaccata a Gattolinzi.
La tigna!
Per quanto ne so potrebbe averla anche già attaccata a me e alla Piccola Fata, dato che ce la stiamo sbaciucchiando anche noi (e non solo il Tigro) da due settimane.
Ecco.
Dopo un primo, lungo e doveroso momento di scoramento, sono passata all’azione.
Con i bambini dal padre, ho spalmato di crema antimicotica le povere bestiole e le ho espulse in giardino (a questo punto, anche e soprattutto Daenerys), quindi ho passato tutta la mattinata di sabato a cercare di disinfestare la casa, ho aspirato ovunque, cenciato i pavimenti, salviettato i mobili, sbudellato i divani, spellato i cuscini e lavato ogni tipo di tappezzeria (e sapete quanto io ami fare la brava donnina di casa… per niente!).
Verso l’ora di pranzo, ho chiamato la clinica per avvertirli del contagio (non solo per avere un consiglio, ma anche per il bene degli altri gatti ricoverati da loro), il giovane veterinario mi ha spiegato che non era affar suo e che avrei dovuto richiamare lunedì quando c’era il titolare.
Visto che la crema se l’erano già leccata via tutta in 5’ (a vicenda: nel senso che ho visto Tigro leccare Daenerys e “pulirla” direttamente sulla zona lesionata…. orrore!), il resto della giornata ho imbastito un pietoso pellegrinaggio in ben 5 farmacie di Firenze alla ricerca di un farmaco antimicotico orale per uso animale. Ma niente, evidentemente la Tigna è una malattia medievale ritenuta ormai estinta al pari delle streghe. Alla fine un povero Cristo si è mosso a compassione e mi ha venduto una capsula con lo stesso principio attivo del rarissimo farmaco, ma pensata per uso umano (quindi con dosaggio troppo elevato) calcolando lui il frazionamento che avrei dovuto eseguire.
Arrivata a casa ormai nel tardo pomeriggio, diligentissima, ho svuotato la polvere su una stagnola e ho cercato di sezionarla in 14 parti abbastanza equivalenti (mentre separavo le “dosi” mi è venuto in mente che se fosse arrivato qualcuno mi avrebbe preso per una spacciatrice e ho addirittura rischiato di starnutirci sopra e rovinare tutto), ma alla fine credo di essermela cavata, anche senza un trascorso da eroinomane. E lasciamo perdere le scene tragicomiche quando ho dovuto somministrare le piccole palline di carne macinata “drogata” ai tre gatti… vabbè.
Adesso non mi resta che proseguire la cura orale per un altro giorno, incremarli per settimane, aspettando e sperando, che i nostri amici pelosi guariscano e che nel prossimo mese non compaia anche su di noi l’amato ospite.
E insomma, peggio dei pidocchi, il post sui Campi Elisi della vita terrena lo scrivo un’altra volta.
 

lalla
"il Gatto della Strega", olio su masonite, 51x60,5 cm

P.S. La Piccola Fata è molto entusiasta di questo quadro: “bello mamma, dopo ne fai uno di me con Daenerys!!!”. Magari anche sì, se e quando riusciremo ad arrestare la pandemia fungina.