Ho già scritto qualcosa sul significato del mio ultimo dipinto “Tutto quello che ci viene chiesto”, ma vorrei spendere due parole sulla mia modella, perché gliele devo.
Non avrei mai potuto realizzare questo quadro servendomi di una qualsiasi ragazza che con un pezzo di stoffa si travestisse, non avevo bisogno di una carnevalata ma di una persona vera che interpretasse solo sé stessa. Avevo bisogno di lei.
Ho conosciuto T cinque anni fa, come studentessa. Alla conclusione del biennio internazionale ha scelto l’indirizzo linguistico e io proseguo sulle classi dello scientifico, quindi ci siamo salutate. L’ultimo elaborato che ha realizzato per me, due anni fa, è stato un piccolo capolavoro: un fumetto nel quale ha scelto di raccontare, con eleganza e sincerità, la sua infanzia e la sua avventura di migrante. Per altro, solo grazie a quelle vignette ispirate ho scoperto che possedesse una chioma ricciuta.
In classe, ho sempre apprezzato il suo modo gentile e collaborativo di porsi, la volontà di mettersi in gioco e soprattutto la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Non a caso, da poco mi è stato raccontato che fa pugilato. Evidentemente avevo ragione a pensare che la soave fanciulla fosse anche una tipa tosta (ma, detto tra noi, spero tanto che un pugno non le rovini mai quel volto stupendo).
L’ho sempre ritenuta bellissima, una Madonna in terra.
All'inizio di quest'anno, durante un cambio dell’ora, l’ho incrociata per le scale e come sempre ci siamo salutate cordialmente. Rideva spensierata con un’amica e anziché il consueto velo nero, ne indossava uno meravigliosamente blu. Mi ha folgorato.
Da quel momento, ho desiderato ardentemente di chiederle di posare per un dipinto che rivisitasse il messaggio della celebre "Annunciata" di Antonello da Messina e che facesse riflettere sull'immensità di ciò che è stato chiesto alla giovane Maria e su quanto (troppo) venga chiesto ancora oggi ad ogni giovane ragazza. Ma temevo che la mia stessa richiesta nei suoi confronti fosse troppo pesante o la mettesse in imbarazzo.
Dopo qualche settimana di titubanza, mi sono fatta coraggio e gliel’ho proposto.
Fortunatamente T ha accettato con entusiasmo, durante le vacanze di Natale è venuta a posare ed è stata bravissima. In ogni foto che le ho scattato era perfetta: fragile e potente, spaventata e orgogliosa, consapevole e profonda. Splendida.
L’ho dipinta in punta di piedi, in uno stato di soggezione, provando grande rispetto verso la bellezza del suo volto e del suo spirito.
Alla fine, penso che sia andata bene: il "nostro" quadro mi piace molto.
E dopo, per ringraziarla di avermi prestato la sua effige (e un po’ anche per avere la scusa di guardarla ancora negli occhi) le ho fatto un piccolo ritratto a lapis che spero sarà lieta di conservare.
Ancora grazie T.
lalla





