sabato 28 marzo 2026

Berlino, la colpa

Ho accompagnato una quinta a Berlino.
Più del senso di rinnovata vergogna provata di fronte alle atrocità del Terzo Reich documentate da foto e testimonianze nella "topografia del terrore" e nella logorante mostra allestita nel Bunker di Hitler,
Più del vagare tra i parallelepipedi del Juden Memorial, tra quelle bare di cemento che si innalzano come monoliti, schiacciando e imprigionando in un labirinto di solitudine. Del trasalire, vedendo passare veloci, quasi balenare in lontananza, altri visitatori come spiriti vacui.
Più del sentirmi intrappolata e oppressa dall'architettura decostruita e spericolata di Libeskind nel Jusiches Museum, soverchiata dal buio profondo della "torre dell'olocausto", destabilizzata nel "giardino dell'esilio" e angosciata nel camminare, e costringere al lamento, le "foglie cadute".
Più del salire sulla cupola del Reichstag, ultimo baluardo della resistenza nazista, devastata e conquistata, infine ricostruita nella sua scintillante versione High Tech da Norman Foster, distendermici al centro e guardare un cielo inaspettatamente sereno e in pace sopra Berlino.
Più dei volti giovani e freddi dei soldati che campeggiano sul Checkpoint Charlie, più degli ingegnosi metodi di fuga escogitati o della lunga lista delle vittime fucilate mentre tentavano di scavalcare.
Più dei brandelli di muro ancora in piedi, smembrati, imbrattati o dipinti.
Più di tutto questo, che è enorme e insostenibile, mi ha colpito uno sguardo. 
Anzi, un solo occhio. L'unico rimasto a Cristo nel mosaico liberty di Hermann Schaper nella volta della bombardata Kaiser-Wilhelm kirche (oggi chiesa della Rimembranza). Il caso ha deciso che le crepe, insanabili ferite inferte dalle bombe, attraversassero la figura creando una croce. Che quella croce deturpasse il suo volto, ma risparmiasse quell'unico occhio, che lo lasciasse a guardarci da lassù in cima. Quell'unico, potentissimo, occhio allo zenit. "Questa croce me l'avete fatta voi, allora come oggi, è colpa vostra."
Sotto quell'occhio giudice, mi sono commossa.

lalla
P.S. È stata la mia prima esperienza di "viaggio di istruzione" e penso che mi basti. A parte la responsabilità assurda che ci viene chiesta nei confronti di maggiorenni (per fortuna tornati tutti vivi, quindi a posto). Ma soprattutto: mentre io guidavo e accudivo studenti e studentesse, traboccando di entusiasmo per l'Arte, di ammirazione per le ardite ricostruzioni moderne o di commozione per i segni della memoria, almeno un terzo della classe si trascinava per la città annoiata o più probabilmente stordita da bagordi notturni. Sinceramente, oltre che faticosissimo, l'ho trovato estremamente frustrante.

ciao, ciao

Io che, nonostante i capelli bianchi, le rughe e un dente in meno, ho lavorato parecchio sulla mia autostima.
Tanto che, a un certo punto di questa domenica, arrivo perfino a sentirmi bellissima (per quanto possibile) e a considerare i 50 anni la mia Golden Age.
Oh brava.
Poi, il lunedì vado a scuola, entro alle 8:00 ed esco alle 14:00, mattinata pesantuccia ma ottimismo ed entusiasmo: ce la posso fare!
Tra la quinta e la sesta ora, ignara e benevola, saluto una collega nel corridoio e lei mi guarda sconcertata: "Oddio Ilaria, ma che hai fatto?"
In che senso?
"Oddio... Che ho fatto?'
E lei, sinceramente preoccupata: "É che c'hai una faccia... Sei stanca?"
"Beh, sì, magari a quest'ora sono un po' stanca." Oppure, tanto cessa da spaventare la gente...
Eh, no, non ce la posso fare.
Ciao, ciao autostima.

lalla

martedì 17 marzo 2026

Tranquilli, che va tutto bene.

Non posso sapere il motivo perché le altre persone siano sui social, ma conosco bene il mio. Sicuramente non è un tentativo di imbroccare. E neppure di ottenere consigli psicologici o di vita in generale. Grazie di cuore, come se avessi accettato, ma in verità non mi interessa perché l'unico e solo motivo per cui sono in rete è pubblicizzare la mia scrittura e la mia pittura (volendo semplificare la questione: sono loro due il mio psicologo e mi ritengo soddisfatta delle cure).
Per questo ci tengo a tranquillizzare tutti: quando scrivo o dipingo di un argomento doloroso, non sempre lo sto vivendo. Certo, l'ho inconsciamente pensato e percepito (altrimenti non ne avrei scritto o dipinto), ma una volta tirato fuori, per quanto tormentoso, è già passato.
Quello che dipingo e scrivo sono effettivamente io, ma non lo sono mai interamente. Sono solo piccole schegge di me, ma ci sono tante altre parti, spesso più miti e relisienti, che mi compongono.
Ci sono parti più silenziose, che non pretendono con forza di uscire e creare, ma altrettanto importanti per andare avanti.
Non so se sono riuscita a spiegarmi, il fraintendimento è effettivamente una costante della mia vita. Il che è piuttosto ironico per una che scrive e dipinge (quindi cerca di analizzare, comprendere e spiegare) soprattutto sé stessa da quando ha imparato a tenere un lapis in mano.
E vabbè, ne sono consapevole, ma anche con questo ho fatto pace.

lalla

domenica 15 marzo 2026

il mal di testa

Il mal di testa mi sveglia all’alba. Io vorrei dormire, ma lui no e morde le mie tempie senza pietà. Sono stanca e mi viene da piangere. Per il sonno sottratto e perché ho fatto un incubo che non ricordo, ma che mi è rimasto addosso, vischioso, e mi intrappola come un pantano.
Mi sento ancora costretta. Tirata da lacci.
Il mal di testa mi opprime, stringe come una morsa.
Forse delle mani che mi strattonavano. Tanti che mi imprigionavano e mi smembravano. Ognuno che si prendeva un pezzo e mi beveva. Mi svuotava.
Dio quanto martella, mi sento soffocare.
Basta.
Mi trascino in bagno e ingerisco una Tachipirina, poi mi rannicchio di nuovo nel letto.
Non c’è bisogno di scomodare Freud per capire. In vita mia ho dato tanto e tutti se lo sono preso. Troppi se lo aspettano da me, ma stavolta rimarranno delusi perché io non ce la faccio più. A dare senza ricevere niente, non ce la faccio più. Ho provato a sfuggire al mio destino e a prendermi da sola ciò che desidero, le cure e le attenzioni di cui ho bisogno: non funziona lo stesso. Ogni volta, mi sembra di rubare qualcosa che non mi spetta. Chi vuoi prendere in giro, tu che sei nata per dare e non per ricevere?
I sensi di colpa mordono più di questa emicrania bastarda.
Non ce la faccio più. Mollate le mie tempie, per favore. Lasciatemi tutti in pace.
Sono stanca e voglio solo dormire.

lalla
Particolare da "autoritratto con sciarpa di seta", 2012.


lunedì 2 marzo 2026

Grazie T

Ho già scritto qualcosa sul significato del mio ultimo dipinto “Tutto quello che ci viene chiesto”, ma vorrei spendere due parole sulla mia modella, perché gliele devo.
Non avrei mai potuto realizzare questo quadro servendomi di una qualsiasi ragazza che con un pezzo di stoffa si travestisse, non avevo bisogno di una carnevalata ma di una persona vera che interpretasse solo sé stessa. Avevo bisogno di lei.
Ho conosciuto T cinque anni fa, come studentessa. Alla conclusione del biennio internazionale ha scelto l’indirizzo linguistico e io proseguo sulle classi dello scientifico, quindi ci siamo salutate. L’ultimo elaborato che ha realizzato per me, due anni fa, è stato un piccolo capolavoro: un fumetto nel quale ha scelto di raccontare, con eleganza e sincerità, la sua infanzia e la sua avventura di migrante. Per altro, solo grazie a quelle vignette ispirate ho scoperto che possedesse una chioma ricciuta.
In classe, ho sempre apprezzato il suo modo gentile e collaborativo di porsi, la volontà di mettersi in gioco e soprattutto la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Non a caso, da poco mi è stato raccontato che fa pugilato. Evidentemente avevo ragione a pensare che la soave fanciulla fosse anche una tipa tosta (ma, detto tra noi, spero tanto che un pugno non le rovini mai quel volto stupendo).
L’ho sempre ritenuta bellissima, una Madonna in terra.
All'inizio di quest'anno, durante un cambio dell’ora, l’ho incrociata per le scale e come sempre ci siamo salutate cordialmente. Rideva spensierata con un’amica e anziché il consueto velo nero, ne indossava uno meravigliosamente blu. Mi ha folgorato.
Da quel momento, ho desiderato ardentemente di chiederle di posare per un dipinto che rivisitasse il messaggio della celebre "Annunciata" di Antonello da Messina e che facesse riflettere sull'immensità di ciò che è stato chiesto alla giovane Maria e su quanto (troppo) venga chiesto ancora oggi ad ogni giovane ragazza. Ma temevo che la mia stessa richiesta nei suoi confronti fosse troppo pesante o la mettesse in imbarazzo. 
Dopo qualche settimana di titubanza, mi sono fatta coraggio e gliel’ho proposto.
Fortunatamente T ha accettato con entusiasmo, durante le vacanze di Natale è venuta a posare ed è stata bravissima. In ogni foto che le ho scattato era perfetta: fragile e potente, spaventata e orgogliosa, consapevole e profonda. Splendida.
L’ho dipinta in punta di piedi, in uno stato di soggezione, provando grande rispetto verso la bellezza del suo volto e del suo spirito.
Alla fine, penso che sia andata bene: il "nostro" quadro mi piace molto.
E dopo, per ringraziarla di avermi prestato la sua effige (e un po’ anche per avere la scusa di guardarla ancora negli occhi) le ho fatto un piccolo ritratto a lapis che spero sarà lieta di conservare.
Ancora grazie T.

lalla

giovedì 5 febbraio 2026

tutto quello che ci viene chiesto

Col proposito di scrivere presto un post più esaustivo sulla genesi del mio ultimo quadro, intanto questo e lungi da me voler fare un confronto, è solo per rivelare lo spunto da cui è scaturita la riflessione che mi ha portato a dipingere. 

Maria era una ragazza di soli sedici anni, a lei è stato chiesto tutto, è stato chiesto troppo. E da allora, sempre.

lalla
"Annunciata", Antonello da Messina.
Olio su tavola lignea, 34,5x45 cm. Palermo 1475.

"Tutto quello che ci viene chiesto", lalla.
Olio su masonite, 50x60cm. Firenze 2026.

mercoledì 31 dicembre 2025

verso il 2026

Di fondo, sono una persona allegra. Chi mi gira intorno sa che tendo a sentirmi entusiasta della vita e a buttare tutto sul ridere. Non solo per una fortunata combinazione chimica, ma grazie a una mia precisa volontà. Perché sono anche una persona razionale, molto. Io voglio, e devo, onorare il culo di essere venuta al mondo sana in un ambiente economicamente e culturalmente privilegiato. Cercare di dare sempre il massimo, diffondere serenità e praticare gentilezza, combattere a testa alta per i principi in cui credo e non dare per scontato nessun giorno su questa terra, mi pare il minimo.

Ma, gratitudine a parte, vivo anche percependo una latente delusione. In grande scala: prevaricazioni, ingiustizie odiose, violenze feroci e diffusa indifferenza. Nel quotidiano: costanti incomprensioni. Mancate connessioni. Soffro di una solitudine atavica che cerco di non far pesare a nessuno, ma che scava in me profondissimi solchi. C’è di più. Nel mio piccolo, ogni tanto compare anche, lo confesso, un’insoddisfazione meschina. Un senso di mancato riconoscimento per le cose che faccio (scrittura e pittura) e per la donna che sono. Il sentirmi sottovalutata o data per scontata. Non vista. Mai scelta.

Nonostante i miei sforzi incessanti, che cosa mi renda così stonata, e non di rado sgradita, al resto dell’universo, io non l’ho mai capito. Il troppo chiasso? I troppi colori? Più probabilmente, qualche evidente trauma e rigidità che, è bene saperlo, sono impossibilitata a rimuovere. O magari, più semplicemente, il resto dell’universo è solo troppo occupato a pensare ai cazzi suoi per stare dietro anche ai miei. E giustamente, direi.
Quindi nulla, come non detto, procediamo tutti come sempre: sorridenti e pimpanti verso il 2026!
 
lalla

lunedì 8 dicembre 2025

nuotare e salvarsi

Adoro nuotare nel mare e in acqua mi sento leggera. Sono in grado di adagiarmi sulle correnti e godermi il flusso.
Ma c'è chi non sa proprio farlo e per tanto tempo ho provato una pena immensa verso le persone che annegano.
La provo ancora, ma insieme, le temo.
Perché loro si accorgono di quanto io sia capace e disponibile al soccorso, mi eleggono a salvagente personale e poi, ogni volta, cercano di portarmi sul fondo con loro, anzi, di mettere la mia testa sotto per rimanere aggalla.
Le persone che gridano aiuto dicendo di annegare, io in verità non ho neppure capito se anneghino sul serio, di sicuro non lo fanno mai da sole: prima ti abbracciano grate e poi ti soffocano senza pietà.
Meno male che io sono brava anche a riemergere, ma dopo lunghe apnee ho capito che non serve a niente. Che purtroppo non a tutte si può insegnare a nuotare.
Che il loro destino non è una mia responsabilità e che io devo imparare ad accettarlo. Nonostante la pena, io non posso, e non devo, più provare a salvarle. Che imparino a farlo da sole oppure affoghino, ma senza di me.

lalla

lunedì 17 novembre 2025

mostra di Beato Angelico a palazzo Strozzi

Prima di tutto, il Convento di San Marco è uno dei luoghi più suggestivi al mondo (n cui gli affreschi di Fra' Domenico, eleganti e toccanti, si fondono perfettamente all'architettura di Michelozzo) e merita una visita sempre e comunque.
Avevo sempre pensato di preferire quella parte più sobria della sua produzione pittorica (rispetto a quella più ricca delle pale d'altare). La mostra a Palazzo Strozzi mi ha fatto capire quanto mi sbagliassi: non c'è modo di scegliere, l'immenso frate è sempre e comunque inarrivabile artista.
Il caro Guidolino da Vicchio, poi pittore, poi Fra' Domenico, miniatore e pittore, fa parte di una seconda generazione di artisti rinascimentali noti anche come "Mediatori". Essi effettivamente mediano le novità dei primi tre inventori del Rinascimento Umanistico con alcune caratteristiche del Gotico Internazionale (come eleganza, ricchezza dei materiali e idealizzazione dei personaggi), ma attenzione a non attribuire a questo termine, mediatori, un significato negativo.
Primo, perché se non ci fossero stati loro a diffondere le novità del Rinascimento attraverso un linguaggio più "accettabile" per i committenti, probabilmente tutto sarebbe finito con Brunelleschi, Donatello e Masaccio, con il loro coraggio e la loro arte quasi violenta per quanto moderna.
Secondo, perché in un artista come Fra' Domenico l'idealizzazione dei personaggi sacri e l'utilizzo dell'oro non sono una scelta di stile. Non si tratta di un vuoto ritorno all'eleganza, bensì di una precisa scelta concettuale e, soprattutto, spirituale.
Tanto per capirsi: Masaccio ha fatto diventare la Madonna di carne, l'ha portata sulla terra e l'ha resa concreta. Le ha donato un vero corpo capace di occupare uno spazio reale e generare ombre portate. Le ha conferito un volto di pelle che venisse segnato dal tempo e dal dolore.
Fra' Domenico sceglie di fare esattamente il contrario e cioè di portare noi spettatori in paradiso. Riesce a farci ammirare la Madonna per quello che secondo la sua fede, incontestabilmente, è: l'unico essere umano venuto al mondo senza peccato originale, la nostra "Stella Maris" fatta di spirito e purezza assoluta.
E Fra' Domenico, anche se "mediatore", è un grande umanista e innovatore: è il primo a concepire la composizione della "Sacra conversazione" in contrapposizione al polittico medievale (si veda la "Pala di Annalena" in mostra) e quando i personaggi ritratti sono figure più terrene, come i santi, sa donargli corporeità, naturalezza dei gesti e un'umanizzazione quasi commovente.
Non solo, va anche oltre, varcando le soglie del Surrealismo (per esempio nelle predelle così come nel celebre "Cristo deriso" al convento di San Marco) in scene fortemente simboliche o composizioni ardite (si veda ne "il giudizio universale" in mostra la divisione invalicabile, quasi una sorta di autostrada, generata dalla fuga prospettica dei sepolcri scoperchiati).
L'uso dei colori poi è strabiliante, inebriante, innovativo e perfettamente bilanciato: le scene possiedono una tale valenza cromatica da renderle capolavori anche volendole considerare solo dei quadri astratti.
Fra' Domenico è stato classificato anche come uno dei "Pittori della luce", ma credo sinceramente che ogni classificazione vada stretta a questo artista, a parte il nome attribuitogli dalla tradizione popolare che ben allude alle sensazioni che è capace di regalare.
Con ammirazione infinita, sempre grazie, Beato Angelico.

lalla

mercoledì 12 novembre 2025

Ginevra e la gatta in una sola notte ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Oggi compio mezzo secolo, il mio auto regalo è finalmente pronto e, concedetemi di dirlo: parecchio bellino.
Sono fe-li-cis-si-ma!

E allora:
Tanti auguri a me,
tanti auguri a me,
tanti auguri alla lallaaa,
tanti auguri a me!!!

Ieri mi sono già fatta gli auguri sui social, in anticipo di un giorno perché oggi ho un casino di cose da fare e perché non temo il malocchio (semmai, da brava Strega, lo infliggo).
Tranquilli, farsi gli auguri ogni piè sospinto fa solo bene e anzi potete farmeli anche voi, oggi o in qualunque altro momento, acquistando "Ginevra e la gatta in una sola notte" (in formato cartaceo o e-book) e scrivendo una fantasmagorica recensione... No, scherzo: basta che scriviate due righe o la lista della spesa tanto per fregare l'algoritmo di Amazon e far scaturire da me gratitudine eterna.
Invece, ve lo confesso (perché non sono scaramantica, ma spudorata sì) che 5 stelle splendenti (una per ogni mia decade) mi farebbero parecchio, ma parecchio, comodo...
Grazie di cuore a chi mi sosterrà e i miei migliori auguri di Buon Non Compleanno a tutte e tutti!

lalla