Non so se riuscirò a dipingere questo quadro, se davvero desidero accollarmi un macigno del genere, eppure sento l'esigenza di riflettere sul senso di colpa.
Quello, ingiusto, che provano tutte le vittime. Di un carnefice oppure, più banalmente, di un sistema culturale sbagliato.
In fondo, lo stesso attraverso il quale molte di noi sono state cresciute ed educate.
Forse non sarà mai possibile liberarsene del tutto, ma vorrei disperatamente che una volta per tutte diventasse chiaro: in verità, non è mai stata colpa nostra.
3 aprile - primo passo
Sto provando a dipingere il senso di colpa. Ho passato tutta la mattina sui piedi e continuo a lavorarci ancora. Voglio che il destro, con ogni suo dito, cerchi di abbracciare l'altro. Da anni il mio alluce soffre della patologia del "dito rigido", in poche parole quando lo piego duole e trema.
Bene, nel post precedente ho scritto che molte di noi sono state educate e cresciute con il senso di colpa.
Cresciute. Mi correggo: il senso di colpa non fa crescere, ma diminuire. Riduce e cancella. Per questo la posa minima, chiusa e fetale.
Bene, nel post precedente ho scritto che molte di noi sono state educate e cresciute con il senso di colpa.
Cresciute. Mi correggo: il senso di colpa non fa crescere, ma diminuire. Riduce e cancella. Per questo la posa minima, chiusa e fetale.

4 aprile - secondo passo

6 aprile - terzo passo

Stanotte ho dipinto sette ore. Non lo so se il quadro è finito, ma la colpa sì, deve esserlo per forza, perché adesso mi sento bene.

















