sabato 13 giugno 2026

29 maggio 2026

Quando mi capita di palesare un po' di delusione nel non aver incontrato un essere umano di sesso maschile degno con il quale condividere le cose della vita, immancabilmente si leva una voce che dice: "Volere un uomo accanto è sbagliato, l'importante è imparare ad amare sé stesse, sentirsi complete e stare bene da sole."
Il che magari è pure vero, ma sospettosamente quella voce appartiene sempre a una compagno-munita che non ha mai passato 5' da sola nella vita. 
Eh no, bellina, una frase del genere posso dirla io, non tu!

lalla

P.S. E comunque, dente nuovo, vita nuova!

il clitoride, questo sconosciuto

Risale a questa primavera la mappatura del sistema di innervatura del clitoride (organo preposto al piacere femminile a forma di Y, erettile, lunghezza 10 cm c., composto di radici e asta interni e un glande esterno).

Tale mappatura arriva 30 anni dopo quella relativa al pene (organo preposto al piacere maschile, erettile, lunghezze varie, composto di radici interne, asta e glande esterni).

30 anni dopo non perché mancasse un'opportuna tecnologia, ma perché la medicina e la scienza sono nate per i maschi e sono state fatte da maschi. Del piacere femminile è sempre fregato poco.
 
"La donna è nata per soffrire, è una creatura fatta di dolore, non di piacere"...
Ma andatevene tutt* serenamente a fanc*lo! Adesso possiamo dire di esserci rotte il c**zo!

lalla


martedì 19 maggio 2026

sono femminista, ma comincio ad avere dei dubbi

Sono da sempre convinta che la soluzione alle violenze e alle ingiustizie di genere non siano lo scontro tra le parti, bensì la comunicazione e la conoscenza. Ecco, magari anche il rispetto delle persone, che cosa rara e grande!
Comunque, l'idea sarebbe quella che un giorno, attraverso la collaborazione, uomini e donne riescano ad abbattere gli stereotipi di ruolo in cui la società patriarcale costringe entrambi. Per vivere finalmente libere e liberi, per stare meglio, tutte e tutti.
Però.
Purtroppo anche l'esperienza personale pesa. E, nonostante una certa diffidenza, io ci ho provato tanto ad essere sincera e accogliente verso l'altro sesso. A mostrare amicizia e comprensione. A dare fiducia. In famiglia, tra i compagni di scuola, in amore, in amicizia, sul lavoro.
Con cautela, ma ovunque e sempre.
Ebbene, ogni volta che il rapporto è sceso un po' più in profondità rispetto ai semplici saluti di cortesia, ogni volta che mi sono aperta e ho creduto possibile che ci potesse essere del rispetto vero, non l'ho trovato.
Sfigata io, eh, ma gli uomini della mia vita, prima o poi, mi hanno deluso tutti*. Perché mi hanno mentito tutti.
E lo hanno fatto con estrema superficialità, pensando che fosse qualcosa di poco importante. Perché la verità di fondo è che, dal loro punto di vista, quello che io facevo, quello che io provavo, quello che io ero, sicuramente era meno importante rispetto a quello che loro facevano, provavano ed erano.
Gli uomini della mia vita non hanno voluto davvero conoscermi (e mi dispiace per loro), ma solo prendere qualcosa e usarmi per i motivi più svariati (nutrire il proprio ego, sentirsi forti, regolarsi emotivamente, giovarsi delle mie cure, attirare l'attenzione... financo la semplice convenienza economica).
Ora, non so dire se questi tizi abbiano ottenuto da me quello che davvero volevano perché, nonostante la mia propensione alla cura mi spinga verso l'insano ruolo di geisha, ahimè, sono purtroppo un po' troppo intelligente e sicuramente poco incline a perdonare comportamenti offensivi.
Della serie: caro maschio, io ti lascio libero di fare quello che vuoi, ma sto bene ad osservare come ti comporti e poi te lo faccio anche notare.
Quindi stai a vedere che per i suddetti, alla fin fine, sono stata più una spina nel fianco che altro. Cioè: anche io li ho delusi. Affidabile, generosa, vivace, efficiente, per alcuni belloccia, ma decisamente non abbastanza mansueta.
La cosa che mi fa più arrabbiare lo sapete qual è? Che un esiguo gruppetto di omuncoli finisca per incrinare le mie convinzioni!
No, no, no, non facciamo di tutt'erba un fascio: ho conosciuto studenti meravigliosi che mi fanno ben sperare per il futuro. In giro c'è di meglio, o per lo almeno, un giorno ci sarà!

lalla

* l'asterisco ci vuole, perché esiste qualche raro e prezioso amico e in questo discorso non voglio certo prendere in considerazione mio figlio (essendo entrambi geneticamente obbligati all'amore reciproco).

martedì 5 maggio 2026

regali inaspettati dall'universo

Qualche giorno fa accompagno la Piccola Fata al compleanno di un'amichetta di scuola; le bambine sciamano e io mi avvicino al gruppo mamme settata in modalità sopportazione.
E invece.
Piacere Pinca, piacere Palla...
"Piacere, Ilaria."
Ed ecco che una di loro, ignara dispensatrice di impreviste gioie, mi guarda concentrata: "Scusa, ma tu sei... Ilaria Gonnelli, la scrittrice?"
ILARIA GONNELLI, LA SCRITTRICE?!
Oh, Madonnina santa!
Una botta di dopamina che manco mi avesse detto "Ti amo" l'oggetto dei miei desideri (invece di ghostarmi di brutto).
"Scusa, potresti ripetere la domanda? Non è che non abbia capito, ma é troppo bella... Cioè, voglio dire: magari."
"Magari? Ma sei tu! Hai scritto dei romanzi, no?"
Beh, in effetti li ho scritti.
E allora sai cosa: Ilaria Gonnelli, la scrittrice, sono proprio io.

lalla

sabato 11 aprile 2026

non è colpa mia

1 aprile - disegno preparatorio
Non so se riuscirò a dipingere questo quadro, se davvero desidero accollarmi un macigno del genere, eppure sento l'esigenza di riflettere sul senso di colpa.
Quello, ingiusto, che provano tutte le vittime. Di un carnefice oppure, più banalmente, di un sistema culturale sbagliato.
In fondo, lo stesso attraverso il quale molte di noi sono state cresciute ed educate.
Forse non sarà mai possibile liberarsene del tutto, ma vorrei disperatamente che una volta per tutte diventasse chiaro: in verità, non è mai stata colpa nostra.

3 aprile - primo passo
Sto provando a dipingere il senso di colpa. Ho passato tutta la mattina sui piedi e continuo a lavorarci ancora. Voglio che il destro, con ogni suo dito, cerchi di abbracciare l'altro. Da anni il mio alluce soffre della patologia del "dito rigido", in poche parole quando lo piego duole e trema.
Bene, nel post precedente ho scritto che molte di noi sono state educate e cresciute con il senso di colpa.
Cresciute. Mi correggo: il senso di colpa non fa crescere, ma diminuire. Riduce e cancella. Per questo la posa minima, chiusa e fetale.
4 aprile - secondo passo
6 aprile - terzo passo
11 aprile
Stanotte ho dipinto sette ore. Non lo so se il quadro è finito, ma la colpa sì, deve esserlo per forza, perché adesso mi sento bene.

lalla

"Non è colpa mia", olio su masonite, 60x80 cm

giovedì 2 aprile 2026

non è colpa mia - inizio

Non so se riuscirò a dipingere questo quadro, se davvero desidero accollarmi un macigno del genere, eppure sento l'esigenza di riflettere sul senso di colpa. Quello, ingiusto, che provano tutte le vittime. Di un carnefice oppure, più banalmente, di un sistema culturale sbagliato.
In fondo, lo stesso attraverso il quale molte di noi sono state cresciute ed educate.
Forse non sarà mai possibile liberarsene del tutto, ma vorrei disperatamente che una volta per tutte diventasse chiaro: in verità, non è mai stata colpa nostra.

lalla

"non è colpa mia", primo studio preparatorio su masonite

sabato 28 marzo 2026

Berlino, la colpa

Ho accompagnato una quinta a Berlino.
Più del senso di rinnovata vergogna provata di fronte alle atrocità del Terzo Reich documentate da foto e testimonianze nella "topografia del terrore" e nella logorante mostra allestita nel Bunker di Hitler,
Più del vagare tra i parallelepipedi del Juden Memorial, tra quelle bare di cemento che si innalzano come monoliti, schiacciando e imprigionando in un labirinto di solitudine. Del trasalire, vedendo passare veloci, quasi balenare in lontananza, altri visitatori come spiriti vacui.
Più del sentirmi intrappolata e oppressa dall'architettura decostruita e spericolata di Libeskind nel Jusiches Museum, soverchiata dal buio profondo della "torre dell'olocausto", destabilizzata nel "giardino dell'esilio" e angosciata nel camminare, e costringere al lamento, le "foglie cadute".
Più del salire sulla cupola del Reichstag, ultimo baluardo della resistenza nazista, devastata e conquistata, infine ricostruita nella sua scintillante versione High Tech da Norman Foster, distendermici al centro e guardare un cielo inaspettatamente sereno e in pace sopra Berlino.
Più dei volti giovani e freddi dei soldati che campeggiano sul Checkpoint Charlie, più degli ingegnosi metodi di fuga escogitati o della lunga lista delle vittime fucilate mentre tentavano di scavalcare.
Più dei brandelli di muro ancora in piedi, smembrati, imbrattati o dipinti.
Più di tutto questo, che è enorme e insostenibile, mi ha colpito uno sguardo. 
Anzi, un solo occhio. L'unico rimasto a Cristo nel mosaico liberty di Hermann Schaper nella volta della bombardata Kaiser-Wilhelm kirche (oggi chiesa della Rimembranza). Il caso ha deciso che le crepe, insanabili ferite inferte dalle bombe, attraversassero la figura creando una croce. Che quella croce deturpasse il suo volto, ma risparmiasse quell'unico occhio, che lo lasciasse a guardarci da lassù in cima. Quell'unico, potentissimo, occhio allo zenit. "Questa croce me l'avete fatta voi, allora come oggi, è colpa vostra."
Sotto quell'occhio giudice, mi sono commossa.

lalla
P.S. È stata la mia prima esperienza di "viaggio di istruzione" e penso che mi basti. A parte la responsabilità assurda che ci viene chiesta nei confronti di maggiorenni (per fortuna tornati tutti vivi, quindi a posto). Ma soprattutto: mentre io guidavo e accudivo studenti e studentesse, traboccando di entusiasmo per l'Arte, di ammirazione per le ardite ricostruzioni moderne o di commozione per i segni della memoria, almeno un terzo della classe si trascinava per la città annoiata o più probabilmente stordita da bagordi notturni. Sinceramente, oltre che faticosissimo, l'ho trovato estremamente frustrante.

ciao, ciao

Io che, nonostante i capelli bianchi, le rughe e un dente in meno, ho lavorato parecchio sulla mia autostima.
Tanto che, a un certo punto di questa domenica, arrivo perfino a sentirmi bellissima (per quanto possibile) e a considerare i 50 anni la mia Golden Age.
Oh brava.
Poi, il lunedì vado a scuola, entro alle 8:00 ed esco alle 14:00, mattinata pesantuccia ma ottimismo ed entusiasmo: ce la posso fare!
Tra la quinta e la sesta ora, ignara e benevola, saluto una collega nel corridoio e lei mi guarda sconcertata: "Oddio Ilaria, ma che hai fatto?"
In che senso?
"Oddio... Che ho fatto?'
E lei, sinceramente preoccupata: "É che c'hai una faccia... Sei stanca?"
"Beh, sì, magari a quest'ora sono un po' stanca." Oppure, tanto cessa da spaventare la gente...
Eh, no, non ce la posso fare.
Ciao, ciao autostima.

lalla

martedì 17 marzo 2026

Tranquilli, che va tutto bene.

Non posso sapere il motivo perché le altre persone siano sui social, ma conosco bene il mio. Sicuramente non è un tentativo di imbroccare. E neppure di ottenere consigli psicologici o di vita in generale. Grazie di cuore, come se avessi accettato, ma in verità non mi interessa perché l'unico e solo motivo per cui sono in rete è pubblicizzare la mia scrittura e la mia pittura (volendo semplificare la questione: sono loro due il mio psicologo e mi ritengo soddisfatta delle cure).
Per questo ci tengo a tranquillizzare tutti: quando scrivo o dipingo di un argomento doloroso, non sempre lo sto vivendo. Certo, l'ho inconsciamente pensato e percepito (altrimenti non ne avrei scritto o dipinto), ma una volta tirato fuori, per quanto tormentoso, è già passato.
Quello che dipingo e scrivo sono effettivamente io, ma non lo sono mai interamente. Sono solo piccole schegge di me, ma ci sono tante altre parti, spesso più miti e relisienti, che mi compongono.
Ci sono parti più silenziose, che non pretendono con forza di uscire e creare, ma altrettanto importanti per andare avanti.
Non so se sono riuscita a spiegarmi, il fraintendimento è effettivamente una costante della mia vita. Il che è piuttosto ironico per una che scrive e dipinge (quindi cerca di analizzare, comprendere e spiegare) soprattutto sé stessa da quando ha imparato a tenere un lapis in mano.
E vabbè, ne sono consapevole, ma anche con questo ho fatto pace.

lalla

domenica 15 marzo 2026

il mal di testa

Il mal di testa mi sveglia all’alba. Io vorrei dormire, ma lui no e morde le mie tempie senza pietà. Sono stanca e mi viene da piangere. Per il sonno sottratto e perché ho fatto un incubo che non ricordo, ma che mi è rimasto addosso, vischioso, e mi intrappola come un pantano.
Mi sento ancora costretta. Tirata da lacci.
Il mal di testa mi opprime, stringe come una morsa.
Forse delle mani che mi strattonavano. Tanti che mi imprigionavano e mi smembravano. Ognuno che si prendeva un pezzo e mi beveva. Mi svuotava.
Dio quanto martella, mi sento soffocare.
Basta.
Mi trascino in bagno e ingerisco una Tachipirina, poi mi rannicchio di nuovo nel letto.
Non c’è bisogno di scomodare Freud per capire. In vita mia ho dato tanto e tutti se lo sono preso. Troppi se lo aspettano da me, ma stavolta rimarranno delusi perché io non ce la faccio più. A dare senza ricevere niente, non ce la faccio più. Ho provato a sfuggire al mio destino e a prendermi da sola ciò che desidero, le cure e le attenzioni di cui ho bisogno: non funziona lo stesso. Ogni volta, mi sembra di rubare qualcosa che non mi spetta. Chi vuoi prendere in giro, tu che sei nata per dare e non per ricevere?
I sensi di colpa mordono più di questa emicrania bastarda.
Non ce la faccio più. Mollate le mie tempie, per favore. Lasciatemi tutti in pace.
Sono stanca e voglio solo dormire.

lalla
Particolare da "autoritratto con sciarpa di seta", 2012.