Più del senso di rinnovata vergogna provata di fronte alle atrocità del Terzo Reich documentate da foto e testimonianze nella "topografia del terrore" e nella logorante mostra allestita nel Bunker di Hitler,
Più del vagare tra i parallelepipedi del Juden Memorial, tra quelle bare di cemento che si innalzano come monoliti, schiacciando e imprigionando in un labirinto di solitudine. Del trasalire, vedendo passare veloci, quasi balenare in lontananza, altri visitatori come spiriti vacui.
Più del sentirmi intrappolata e oppressa dall'architettura decostruita e spericolata di Libeskind nel Jusiches Museum, soverchiata dal buio profondo della "torre dell'olocausto", destabilizzata nel "giardino dell'esilio" e angosciata nel camminare, e costringere al lamento, le "foglie cadute".
Più del sentirmi intrappolata e oppressa dall'architettura decostruita e spericolata di Libeskind nel Jusiches Museum, soverchiata dal buio profondo della "torre dell'olocausto", destabilizzata nel "giardino dell'esilio" e angosciata nel camminare, e costringere al lamento, le "foglie cadute".
Più del salire sulla cupola del Reichstag, ultimo baluardo della resistenza nazista, devastata e conquistata, infine ricostruita nella sua scintillante versione High Tech da Norman Foster, distendermici al centro e guardare un cielo inaspettatamente sereno e in pace sopra Berlino.
Più dei volti giovani e freddi dei soldati che campeggiano sul Checkpoint Charlie, più degli ingegnosi metodi di fuga escogitati o della lunga lista delle vittime fucilate mentre tentavano di scavalcare.
Più dei volti giovani e freddi dei soldati che campeggiano sul Checkpoint Charlie, più degli ingegnosi metodi di fuga escogitati o della lunga lista delle vittime fucilate mentre tentavano di scavalcare.
Più dei brandelli di muro ancora in piedi, smembrati, imbrattati o dipinti.
Più di tutto questo, che è enorme e insostenibile, mi ha colpito uno sguardo.
Più di tutto questo, che è enorme e insostenibile, mi ha colpito uno sguardo.
Anzi, un solo occhio. L'unico rimasto a Cristo nel mosaico liberty di Hermann Schaper nella volta della bombardata Kaiser-Wilhelm kirche (oggi chiesa della Rimembranza). Il caso ha deciso che le crepe, insanabili ferite inferte dalle bombe, attraversassero la figura creando una croce. Che quella croce deturpasse il suo volto, ma risparmiasse quell'unico occhio, che lo lasciasse a guardarci da lassù in cima. Quell'unico, potentissimo, occhio allo zenit. "Questa croce me l'avete fatta voi, allora come oggi, è colpa vostra."
Sotto quella pupilla superstite, mi sono commossa.
lalla
lalla
P.S. È stata la mia prima esperienza di "viaggio di istruzione", da non ripetere. A parte la responsabilità assurda che ci viene chiesta nei confronti di maggiorenni (per fortuna tornati tutti vivi, quindi a posto). Ma soprattutto: mentre io guidavo e accudivo studenti e studentesse, traboccando di entusiasmo per l'Arte, di ammirazione per le ardite ricostruzioni moderne o di commozione per i segni della memoria, almeno metà della classe si trascinava per la città annoiata, o più probabilmente stordita da bagordi notturni. Sinceramente, oltre che faticosissimo, l'ho trovato estremamente frustrante.





















