giovedì 9 dicembre 2010

tutto fa brodo

Nell'ultimo anno ho partecipato a qualche concorso internazionale... così, tanto per tentare la fortuna e ingrassare il curriculum.
In realtà i concorsi a cui ho partecipato di internazionale, a parte il nome, hanno poco e la selezione di opere iscritte a mio parere appartiene ad un livello medio-basso. Nonostante ciò, le mie "creazioni" sono state regolarmente snobbate (evidentemente nel livello sopracitato ci stanno proprio bene).
Comunque, mi consolo pensando che:
1) di solito l'iscrizione è stata piuttosto economica (diciamo che "c'ho perso poco")
2) probabilmente le giurie erano composte da critici brutti, antipatici e falliti, quindi: vale poco la vincita, vale poco la sconfitta!
3) anche le opere più ignorate dalla giuria hanno trovato delle belle vetrine online nel "premio arte laguna 2010" e nel "premio combat 2010" e magari l'apprezzamento gradevolissimo dei colleghi nel "premio celeste 2010".
Inoltre, su 5 concorsi tentati nel 2010, due volte ho raccattato anche qualche "grandioso" riconoscimento...
al premio "la magia del piccolo formato 2010" sono stata premiata con un 7° posto (caspiterina!) e lo scorso sabato sono stata invitata nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio per ritirare l'attestato di riconoscimento come artista finalista al "premio Firenze 2010- XVIII edizione", la mia opera premiata si troverà in questa mostra virtuale per i prossimi 365 giorni (perdindirindina!).
Sapevo che la premiazione sarebbe stata la solita farsa, ma... sarà stata l'ambientazione grandiosamente manierista, sarà stato il tappeto rosso nuovo nuovo a terra, sarà stato il discorso pomposo del sindaco Renzi (con la solita faccia da adolescente, impettito e vestito a festa), sarà stata l'incredibile affluenza di pubblico ( tutto impellicciato/incravattato)... sembrava quasi una cosa seria!
E... nonostante mi sia persa il mio nome letto a voce alta dalla giuria e la proiezione sul grande schermo della mia opera (la cerimonia andava per le lunghe e sono fuggita verso il Re dei Sugolini che mi aspettava con tanto di febbre e bronchite),
nonostante abbiano inserito l'immagine dell'Isola ribaltata sul catalogo (!!!)... non ho comunque potuto fare a meno di raccogliere con un sorriso la pergamena di "finalista".
lo so, lo so, non è granchè... ma tutto fa brodo!

lalla

venerdì 26 novembre 2010

piove? La mediocrità ha un suo fascino

Tutta questa pioggia autunnale riaccende puntualmente le mie fobie di alluvione (da quando vivo sotto il livello dell'Arno mi sento nella stessa situazione di quelli che vivono abbarbicati sulle pendici del Vesuvio, diciamo, statisticamente tranquilli, psicologicamnete non troppo...).
Non solo: tutto questo umido ti entra nelle ossa, tutto questo grigio ti penetra negli occhi e nel cervello... per forza si suicidano di più gli abitanti della civilissima Europa del nord!
Io sono metereopatica, c'è poco da fare, e, se non fosse che a novembre ci sono un mucchio di compleanni (compreso il mio) e a dicembre il Natale, io li leverei dal calendario questi due mesacci umidi e bui.
Ecco, perchè non solo la pioggia rompe le scatole, ma soprattutto l'assenza della luce, la notte che incombe dalle 5.00 di pomeriggio...
premesso quindi che recentemente non salto di gioia, l'altro giorno mi stavo appunto dolendo del fatto che è quasi impossibile conciliare i miei sogni d'art
ista maledetta con la vita reale (sarà perchè quest'anno ho tempo quasi pari a zero per dipingere e per modellare la creta...), che in un'esistenza fatta di priorità, puoi sperare di realizzare il tuo sogno solo se sei pronta a calpestare tutto il resto e solo se il tuo sogno si trova, da solo e sempre, sullo scalino più alto dei tuoi pensieri...
sul mio scalino c'è Elia, poi Theo, poi la mia serenità interiore, poi la necessità di uno stipendiuccio che ci garantisca un'esistenza dignitosa, poi l'arte... addio sogni di gloria!
Va anche detto però che il grigiume non solo induce ad essere un po' tristarelli, ma anche più profondi e meditativi.
Così, in una delle mie meditazioni forzate (che, per mancanza di tempo, di solito si manifestano mentre stò raggiungendo le mie due scuole, stracollandomi in bici tutta imbacuccata sotto la pioggia, oppure in auto, in coda sui viali intasati sempre causa pioggia) mi è venuta in mente una grande verità: i colori sgargianti, le luci accese e brillanti conquistano, ma il grigiume e la mediocrità hanno un proprio fascino.
Ma chi se ne frega delle gloria!

Pensiamoci bene: ma che importanza può avere se degli sconciuti conosceranno mai le mie sculture? L'importante è che siano nate da me e che, ogni volta che le guardo o le accarezzo, riprendano vita, solo per me.
Che bello non svendere se stessi per arrivare in cima, in cima a cosa poi?
Che bello vivere nell'ombra, tranquilli, onesti, sereni...
Esiste un libro sull'argomento, "l'eleganza del riccio", mentre lo leggevo non è che mi convincesse troppo, mi sembrava che ostentasse fastidiosamente il suo lato colto e ricercato, poi però, sul finale, mi è sembrato di cogliere questo messaggio, al di là di che tipo di diversità si stesse parlando, e mi ha rapito completamente.
Che bello essere diversi, andarne anche fieri e non sentire per forza il bisogno che gli altri, tutti gli altri, conoscano la tua diversità, la approvino o la osannino...
che bello...

certo, non so se io sarò abbastanza forte e sicura di me per poter continuare ad esprimere me stessa senza l'appoggio del resto de mondo.
Va anche ammesso che il resto del mondo è molto vasto, vario e non sempre disponibile ad osannare chiunque ne senta il bisogno...

lalla

P.S. Sto scrivendo la sceneggiatura, ma disegnare mi mancava, così questo è il primo studio per Elena, la servetta che entrò nella casa e nella vita di Emma quando erano entrambe adolescenti.

Era passato qualche anno dalla scomparsa della madre Margherita e la giovane Elena... ne prese il posto! Ebbe anche un figlio dal padre di Emma... mio nonno Alberto, ebbene si: questa è la mia bisnonna e a proposito di mediocrità: "siamo tutti figli della serva".
Secondo i racconti di mia madre e delle sue sorelle Elena era bellissima, ma tirchia e meschina. Nata povera e morta ricca, ma condannata a rimanere per tutta la vita la "serva" del suo padrone, geniale anatomo e onesto primo cittadino di Firenze, che se la sposò ma non si degnò neanche, in tanti anni, di insegnarle a leggere...



venerdì 5 novembre 2010

il fumetto di Emma va avanti

Il fumetto di Emma va avanti, piano piano, ma va avanti.
Dopo aver pensato al soggetto, l'ho sviluppato in storia e poi suddiviso in tavole (il mio fumetto dovrebbe averne 45 circa).
Per creare una tavola si dovrebbe partire da una sceneggiatura dettagliata che io, per la rabbia e il disappunto di Theo, non sono ancora arrivata a scrivere... la definisco via via, orrore!
Ho buttato giù un canovaccio nel quale ho specificato che cosa debba raccontare ogni tavola, ma devo ancora affinare i dialoghi e ogni volta pensare alla suddivisione in scene.

Ho fatto un po' di conti: lavorando a tempo pieno con la scuola posso riuscire a terminarlo in 2 anni.
Cavolo, sembra un tempo lunghissimo...
E' che fare un fumetto non è per niente una passeggiata.
Ci vogliono dedizione e pazienza, molta pazienza. Ci vuole molta forza di volontà per resistere al lato oscuro della forza: la tentazione di tirar via.
Ogni tavola è una nuova sfida e per affrontarla devi pensare fin dall'inizio che darai il massimo e che sarà la migliore di sempre. Se tutto è andato bene, appena la finisci, è davvero questa la sensazione che provi: quella di esserti migliorata, di aver fatto un buon lavoro.
Poi interviene il fattore tempo: passano i giorni, i mesi, e solo pochi disegni resistono, gli altri perdono ai tuoi occhi di charme e completezza, denunciano i loro errori, sembrano rigidi, incompleti. A questo punto puoi decidere di far finta di non vedere, sopportare questi "mezzi insuccessi" in nome dell'andare avanti, oppure puoi decidere di rifare delle parti, mettere delle "toppe", o riaffrontare l'intera tavola.
Correggere e ripetere se stessi, ve lo giuro, è una fatica immensa.
Inoltre un fumetto perfetto non esiste, questo va pure capito, in un tempo di lavorazione così lungo lo stile e il gusto del disegnatore cambiano inevitabilmente.
Di conseguenza, per riuscire ad arrivare in fondo a questa odissea, credo che l'atteggiamento migliore debba essere una via di mezzo: cercare la perfezione, ma saper anche amministrare una certa economia delle proprie forze, poichè non è detto che non si esauriscano e ti mollino sul più bello!
Ce la farò? Riuscirò a portare a termine questa avventura?
Mi piacerebbe tanto, ho voglia di raccontare questa storia.
Io ci provo e stiamo a vedere...

lalla

P.S. Nella tavola n°1 un'Emma dodicenne salutava la salma della madre Margherita al suo funerale, posandogli un mazzolino di fiori di campo nella bara (Theo mi ha già fatto notare che non è una geniale idea commerciale iniziare un fumetto con un funerale...).

Ecco la genesi della TAVOLA n°2
.
In questa tavola Emma ha un flashback: lei, molto più piccola, è insieme alla mamma nel giardino della villa di famiglia. Stanno leggendo una favola e canticchiando, poi il padre di Emma, Giulio Chiarugi, richiama in casa la moglie Margherita. La donna, prima di rientrare chiede a Emma di farle una promessa: "promettimi, amore mio, che nella vita inseguirari sempre i tuoi sogni". Nell'ultima vignetta Emma è di nuovo nel presente e sussura: "te lo prometto mamma".

1)
Storyboard. Anche se uso foglietti volanti, leggeri come carta velina, e faccio dei freghi col lapis molto approssimativi, questa è una fase importantissima nella quel decido la scansione delle vignette e la posizione dei personaggi. Confesso che mi capita di citare immagini che trovo su internet e farmi affascinare da celebri opere d'arte (la posa di Margherita nella quarta vignetta deriva dalla Maddalena nel "trasporto di Cristo" di Raffaello). La regia è il mio punto debole, per fortuna, se mi perdessi, posso chiedere aiuto a Theo...


2)
Disegno. A questo punto prendo in mano il sacro foglio Fabriano Artistico che pesa come il piombo e costa più di me. Le misure sono quelle definitive e il disegno è meno approssimativo, si comincia a vedere con chiarezza dove le immagini vadano a parare. In questa fase diventa palese se il tutto funziona o se ci sono dei punti deboli, per esempio il volto di Emma nell'ultima vignetta mi ha fatto molto penare...

3)
China. Ecco, questo è davvero un bel momento, rubo i pennarellini di Theo (che lui usa per scopi ben più nobili dando vita a "le trone d'argile") e mi sento quasi euforica mentre finalmente le immagini vengono definite. Mi faccio affascinare dalle linee curve e dai contorni liberty di Alphonse Mucha, è molto piacevole.

4. Colore. Ed eccoci finalmente: posso brandire i miei splendidi pennelli in pelo di bue (ultimamente non riesco a trovare quell'unico speciale in pelo di martora che era quotato in borsa!), preparare la mia enorme tavolozza Pebeo e i miei vecchi e fidati colori Winsor & Newton, posso finalmente lasciarmi andare. Cerco di manternere i toni molto leggeri (è pur sempre un ricordo) e l'atmosfera bucolica e dolce delle illustrazioni di Carl Larson.
Il colore diretto con gli acquerelli è una vera goduria!
Si puo' dire che il fumetto stia veramente nascendo e il tutto avviene in completa serenità e armonia...

5. Post-produzione. Ebbene, non è ancora finita: scansiono la tavola e la aggiusto in alcune sue parti con dei ritocchi a Photoshop (in un secondo momento potrei pensare di realizzare la famosa "toppa" sull'ultima vignetta). Mancano i baloon (le nuvolette col testo) e anche quelli li metterò al computer.

E soprattutto manca un editore... e non è cosa da poco!

lunedì 18 ottobre 2010

"buonanotte amore"

E' andato bene, tutto.
La mostra/Vernissage è stata meno deprimente del solito e il merito è dell'organizzatore, una persona gentilissima, che aveva scelto
i partecipanti con grande gusto, in base al merito e non in base ai soldi pagati (alla faccia dei galleristi, si vede che non è del settore...). Ad un certo punto è venuto un acquazzone pazzesco, ma questo non ha influito su una buona affluenza di pubblico.
E' stato bello e strano conoscere persone interessanti sotto lo sguardo vigile delle mie "ragazze" appese alle pareti...
Lo spettacolo é stato un successo pazzesco, siamo state affiatate e fluide, abbiamo fatto ridere e anche un po' commuovere (sabato 23, ore 21.00, al nuovo e splendido Cinema Teatro Excelsior di Reggello (Fi) cercheremo di replicare con ancora maggiore passione!).
E' stato bello e strano essere per un'oretta Claudia (una donnetta ottu
sa, inaffondabile e perbenista) e per un'oretta Marisa (la figlia pazzoide e ridicola, alla ricerca ossessiva di un bambino a cui dedicare se stessa)...
Il Re dei Sugolini ha dimostrato di essere più forte di me (io oggi sono francamente un po' provata), è stato comprensivo con le nostre assenze, fin troppo adulto e responsabile.
Di tutte le cose belle fatte questo week-end, nessuna regge il confronto con quello che mi hanno regalato "i miei ragazzi".
Theo è rientrato mentre già dormivo, mi ha svegliato con un bacio ed un "buonanotte amore", e nonostante abbia aggiunto "non vengo subito a letto, voglio vedere i goal" , io mi sono talmente intenerita che non sono riuscita a riaddormentarmi per quasi un'ora ... non male, forse perchè non era il primo ieri sera.
Quando, dopo aver interpretato due storie di "pippi Calzelunghe" e dopo aver coccolato 5 minuti il piccolo grande Elia,
mi sono infine allontanata dalla sua stanza, avevo già udito la sua vocina dolce dirmi "buonanotte amore" ...

lalla

La prima parte dello spettacolo è ambientato negli anni '60, quella scema con la parrucca rossa sono io e non credo che ci sia da aggiungere altro.

giovedì 14 ottobre 2010

il week-end dell'orrore

Ed eccoci qua, alle soglie del "week-end dell'orrore", come ho soprannominato da circa 3 settimane i 3 giorni che mi aspettano...
Durante una prima stesura di questo post, avevo iniziato a elencare tutti i miei impegni e gli incastri iperbolici che avrei dovuto fare per potervi partecipare, poi mi sono resa conto che mi stava crescendo un'ansia pazzesca e ho cancellato tutto!
E poi perchè terrorizzarvi con una sfilza terribile di eventi, per altro quasi tutti molto interessanti e
particolari, se presi singolarmente, ma micidiali se condensati in 3 giorni!
Vi basti sapere che Theo partirà con la nostra auto domani mattina per un turbinoso week-end di dedicaces a Chamberry e tornerà stravolto domenica sera (ci vogliono 6 ore di guida...), ma non temete, anche io ed Elia non saremo freschi come rose il 17 sera...

in questi giorni farò campo base a casa dei miei in campagna, a Reggello, dove abbandonerò ripetutamente il piccolo Re dei Sugolini, ritrovandolo ogni volta più indisposto e mortalmente offeso nei confronti dei suoi genitori scriteriati ed assenti...
scippando l'auto alla mamma dovrò recarmi
a Empoli per 5 ore di consigli di classe venerdì sera e 4 ore di lezione sabato mattina. Contando che Empoli è perfettamente dall'altra parte della provincia di Firenze rispetto a Reggello e che dovrò recarmici a meno di 12 ore di distanza, forse mi meriterebbe pensare di accamparmi con una tenda in aula professori, in fondo c'è anche la macchinetta con l'orzo caldo per colazione, svegliarsi alle 6.00 col canto del Gallo non deve essere poi quest'idillio...
Non ho ancora deciso se ripiombare dal piccolo Re ogni volta che potrò ritagliarmi un'oretta da passare insieme o se butterò 2/3 ore a zonzo in luoghi non meglio definiti della campagna toscana smangiucchiando qualcosa o rassettandomi in un bagno pubblico in attesa dei vari impegni...
Sabato pomeriggio Elia prenderà parte a una festa in maschera halloweenana per il compleanno della cuginetta, spero che sarà un pomeriggio spensierato, io invece parteciperò ad un Vernissage di Scultura e Pittura a Campi Bisenzio (dalle 16.00 alle 22.00) in via Tesi. So che è una bella occasione, ma a questo punto devo essere sincera: io ODIO le mostre! Mi stancano a morte e mi deprimono, quando sono finite penso immancabilmente "che tristezza"... preferirei mille volte truccare da Zombie il piccolo Re e passare il resto del pomeriggio ad animare 20 bambine/i vestiti da streghette e morticini!

Domenica pomeriggio abbandonerò nuovamente il Re dei Sugolini (sempre più inorridito e recalcitrante) e parteciperò al nostro spettacolo teatrale "Non se ne esce" al Giardino dei Ciliegi alle ore 17.00. Io sono in scena praticamente 1 ora e 45', se non do il massimo rischio di ammosciare l'intera rappresentazione...

Credo sinceramente che domenica sera si verificherà uno "svenimento collettivo" al primo contatto col cuscino, anche se, sia io che Theo, prima tenteremo con una fiaba ruffiana di riconquistare il mio piccolo Re...
Ok, vi ho tediato abbastanza, ma che ne pansate: sopravviveremo?
Be, come vedete, quando dico che mi ci vorrebbero almeno 3 vite per fare tutto quello che mi piace, non sto scherzando...

lalla

P.S. e intanto trovo un po' di tempo per pagare i miei debiti, questo è per te Angelique, è solo un piccolo disegno, ma serve a dirti grazie, ancora.

"Angelique", graffite e acrilio su carta cotone, 20x30 cm.

mercoledì 6 ottobre 2010

dilettante allo sbaraglio

Nella vita ho incontrato spesso persone che provano per me sentimenti molto contrastanti.
Ricevo grandi complimenti e lodi, posso, a pelle, stare simpaticissima e con la stessa facilità risultare del tutto insopportabile, diventare bersaglio anche di sfoghi plateali...
Bisogna ammettere che ho qualche pregio: sono diligente nel lav
oro (il senso del dovere mi perseguita dalle medie), entusiasta di tutto ciò che faccio, facilitata da un'ottima memoria fotografica, logica matematica e doti artistiche semi-inutili (ma vistose e ammalianti), quasi sempre cordiale e accogliente (almeno spero), abbastanza determinata e pressapoco inaffondabile.
Innegabilmente però, ho molti difetti: parlo troppo, troppo a voce alta e troppo in fretta (e in più in uno strano linguaggio tutto mio e con la voce da gallina), talvolta sono davvero
prolissa e pallosa (specialmente quando attacco un bottone sull'arte a poveri amici e parenti che, inconsapevolmente e per sola cortesia, avevano sfiorato l'argomento), sono approssimativa (sbaglio nomi, date, sono sprecisa nelle citazioni), mi infilo nei discorsi di tutti, ho una visione distorta e romanzata della realtà che mi circonda, sono un'esibizionista convinta e , soprattutto, sono stata, e sono anche adesso, una dilettante in qualsiasi campo.
Questo credo che sia, più di tutte le altre cose, deprecabile e odioso.
Tanto per approfondire, entriamo un po' nel dettaglio.
Al liceo sono riuscita in breve tempo a inimicarmi tutto l'istituto: io non ho dovuto faticare più di tanto per studiare, mi bastava leggere una volta gli appunti presi in classe e risultavo immediatamente la migliore, facevo gli esercizi di matematica con la spensieratezza con cui molti, rosolando al sole d'agosto, affrontano la "Settimana Enigmistica", disegnavo senza fatica appoggiandomi solo al talento e non a infiniti esercizi di pratica. Agli occhi della massa non ero solo secchiona, insomma, ma fetente.
Quando, uscita dall'Università di Architettura, mi recai al laboratorio di Giorgio per chiedergli sostegno nella realizzazione di una sepoltura in ceramica per un'amica, non sapevo niente di creta e colori, come al solito mi buttai allo sbaraglio, alla fine lui mi chiese di rimanere a lavorare con lui, per 5 anni ho realizzato manufatti e insegnato alle stagiste che venivano da noi dopo aver fatto la "scuola per ceramisti", io, che ero solo una dilettante.
Da due anni mi sono messa a scrivere su questo blog, ma leggo pochissimo, sono leggermente dislessica, scrivo quello che sento e che emerge spontaneo nella mia testa, ma inbevo ogni post di terribili "orrori" ortografici che Theo mi indica penosamente e che solo così posso correggere.
Questa domenica, che mi passi o meno questa cavolo di tonsillite, parteciperò finalmente alla prima rappresentazione dello spettacolo teatrale che proviamo da più di un anno, siamo 6 attrici (4 hanno seguito corsi teatrali con istruttori seri, alcune per anni). Io ovviamente faccio l'autodidatta, la "dilettante allo sbaraglio", che si butta senza un minimo di tecnica, sostenuta solo dalla sfrontatezza e, appunto, dall'esibizionismo.
Un ultimo esempio. L'anno scorso, in penuria di guad
agni, molti amici mi hanno suggerito di dare corsi di pittura per cercare di arrotondare un po'.
E cosa avrei potuto mai insegnare a quei poveracci che si fossero iscritti? Io non conosco la tecnica dell'olio, non so niente, non è un modo di dire, vedete, quando dico "dilettante".

Non preparo il supporto, prendo i colori e comincio, senza dare una base, procedo spedita (rifinendo le varie parti via via che le affronto), così, come mi viene, ho pochissimi ripensamenti. Ho scelto di lavorare sulla masonite perchè è rigida e non rimbalza, come diluente uso l'olio extravergine d'oliva di mio fratello perchè ha un ottimo odore (non quello fresco, per carità, sarebbe peccato, quello degli anni prima, che mia Mamma di solito usa per friggere).
Insomma, il mio approccio alla pittura, come ad ogni altra cosa, è avvenuto in modo spontaneo e approssimativo ed ha più a che vedere con la frittura mista che con la tecnica accademica!
Non ci credete?

Ovvia, vi voglio far inorridire mostrandovi il "work in progress" del ritratto di Chiara M., guardare per credere...

lalla

P.S. Chiara M. è una ragazza minuta, all'apparenza fragile, ma piena di una forza interiore che non credo sappia di possedere. Ha preferito non ritrarre il proprio volto e inizialmente ero dispiaciuta, la ritengo un soggetto molto affascinante. Nonostante ciò, devo ammettere che mi ha colpito far posare un corpo così armonico e in forma (pratica Kung-fu).
La luce accarezzava le superfici toniche, i muscoli guizzavano nella penombra, sembravano trattenere a stento una grande energia. E poi questo suo mostrasi e fuggire allo stesso tempo, mi ha regalato una visione di lei molto misteriosa e intrigante.
Ha attraversato mezz'Italia in treno solo per posare per me.
E' stato un grande onore e spero che questo ritratto le piaccia almeno un po'.





"Chiara M.", olio su masonite, 50x60 cm.

domenica 26 settembre 2010

ho deciso di procurarmi un esaurimento nervoso

Ho deciso che cercherò di tenere duro e non mollare niente.
Ho deciso di cercare di incastrare pittura, scuola, scultura, soprattutto Theo e il Re dei Sugolini e perfino un po' di teatro .

Sono cosciente che questa decisione, con ogni probabilità, mi porterà ad avere i capelli dritti a Natale, l'occhio dilatato a Pasqua e l'esaurimento nervoso a giugno... ma stiamo a vedere, non si sa mai!

D'altronde, ho deciso che non posso fare a meno dei due bei ragazzi che vivono con me il giorno stesso che li ho conosciuti, entrambi, e finchè non mi manderanno a quel paese continuerò ad interferire, appiccicosa e ingombrante, nelle loro vite... che sono la mia.

Ho deciso che non posso fare a meno della scultura quando ho visto le mie bambine d'argilla finalmente fuori dal forno, splendide, intatte, curve, attraenti... quasi vive.


Ho deciso che non posso fare a meno della pittura quando una dolcissima ragazza è scesa da Milano per posare per me, ho iniziato il suo ritratto e ho riconosciuto subito quel senso di adrenalina e magia che ogni volta mi pervade... è quasi una droga, difficile vivere senza.

Ho deciso che non posso fare a meno di insegnare (senza risparmiarmi, lavorando il doppio, anche a casa, e dando tutta me stessa) quando ho conosciuto le mie nuove classi e quegli adolescenti, che la vita costringe a stare di fronte a me 2 ore a settimana, che tanto più volentieri se ne dovrebbero andare a correre in un prato, dietro ad un pallone o ad un coetaneo, e che invece, magicamente, ascolteranno le storie che escono dalla mia bocca... ne saranno meravigliati e incuriositi.

E poi, ho deciso che ogni tanto è giusto fuggire da tutte queste meraviglie, che mi ubriacano, ma mi sfiniscono. Gestirle nel giusto modo, preservandone i delicati equilibri e trovando anche il tempo per dormire un po', non è cosa da niente. Ed ecco quindi che sarebbe bello infilarci anche il teatro, che può regalarmi la libertà di vivere altre vite, infinite, come quelle che mi ci vorrebbero per fare tutto quello che sento di voler fare!

lalla

"la Maschera", modellato in terracotta, 18x22x13 cm c.


"Archi", modellato in terracotta, 50x27x22 cm c.



"L'isola di Ingres", modellato in terracotta, 85x35x23 cm c.

lunedì 20 settembre 2010

grazie Giulia

E' finita l'estate e il mio periodo di mamma 24 ore su 24, anche il piccolo Re è tornato alla materna e al suo lavoro.
Ed è finito anche un anno di totale precarietà economica e professionale.
Mercoledì scorso, dopo svariate peripezie e nonostante qualche pasticcio di troppo del provveditorato, mi aggiudico 8 ore settimanali ad Empoli. Domani mattina ho una convocazione che forse mi consentirà di aggiungerne 6 a Firenze... si ricomincia con montagne di compiti da corregggere, lezioni da preparare, ragazzi da conquistare e finalmente uno stipendio decente...
certo, sono contenta, ma la pittura? La scultura? Il fumetto di Emma?
Tutti questi sogni mi hanno coccolato e consolato della mia inutilità per un anno intero, adesso è difficile metterli da parte e mi rattrista pensare che fossero soltanto un'illusione.
Però lo penso spesso: sono solo un miraggio, un inganno, tutte le cose che faccio.
Ogni tanto ne aggiungo una ed è solo un'altra categoria nella quale sono e sarò sempre una dilettante (pittrice, scultrice, perfino attrice e anche insegnate).
So fare tutto e non so fare niente. Possiedo doti inutili e infruttuose, nessuna delle quali spicca davvero sulle altre, sono solo mezzi doni incapaci di servire davvero nè a me, nè ad altri.
Sempre più spesso mi balena per la testa il pensiero di essere una persona banale, senza talento, senza niente da dire e comunicare.
E adesso? Mi rimetto a insegnare e nascondo di nuovo i colori nella polvere del cantuccio dietro la scrivania e la voglia di dipingere in un pertugio in fondo al cuore?

Poi, vengo a spegnere il computer e vedo un messaggio di un'allieva di due anni fa che quest'estate ha preso la maturità. Quasi si scusa perchè è tanto che non scrive e questo mi sconcerta, ma porca vacca, avrai avuto di meglio a cui pensare che a una tua ex-ex-insegnate di arte! Mi scrive che finalmente ha il coraggio di inseguire i suoi sogni, che farà architettura, anche se è la scelta meno logica, che questo coraggio lo deve anche a me, mi scrive grazie, delle parole così belle, che non credo di meritarle. E' entusiasta, innamorata della vita e dell'amore.
Mi metto a piangere come una bambina, quasi mi spaventa pensare di aver influenzato la vita di una ragazza di 18 anni, averle fatto credere che sia giusto inseguire i sogni, non arrendersi di fronte alle difficoltà e cercare con tutte le forze di essere felici...
allora mi balena per la testa il pensiero di non essere poi così male come insegnate e come persona.
L'aver fatto architettura quasi per caso e non l'accademia, l'aver rinunciato alla matematica, l'aver scelto p0rima i fumetti, poi la ceramica e l'insegnamento, l'aver messo sempre tutto da parte in nome della famiglia e del Re dei Sugolini, tutta questa serie di contraddizioni, deviazioni, spreco di energie...
ho sempre pensato che mi avessero trasformato in qualcosa che non è "nè carne, nè pesce", e invece no, mi hanno portato ad incontrare Giulia.
Non ho sbagliato tutto, non esiste un'altra carriera (per quanto strapagata) che potrebbe regalarmi soddisfazioni così. Non c'è un lavoro più importante di quello che faccio, non una vita migliore di quella che sto vivendo e non sogni più dolci di quelli che mi culleranno stanotte.
Vado a letto felice, grazie Giulia.

lalla

giovedì 22 luglio 2010

in "giro in giro"

Sono una cinefila, ora spero di aver scritto bene e che non si capisca che mi piacciono i cani (che poi è anche vero). Ma insomma, adoro il cinema e i film, tutti, anche quelli brutti, se ne comincio uno devo finirlo per forza e poi me lo ricordo per sempre. Posso riconoscere una pellicola già vista con un solo fotogramma e ho i dialoghi stampati a fuoco nel cervello.
Va bene, dimenticando per un attimo i miei lati maniacali, ad ogni modo io credo che qualsiasi persona che abbia la mia età se lo ricordi con un pizzico di nostalgia, quel Signore Coccodrillo e il suo bisogno di libertà.
La filosofia del "giro in giro" è sganciarsi, lasciarsi tutto alle spalle,
per 30 minuti o 30 giorni, questo non conta, l'importante è sentirsi leggeri.
E ogni tanto, andarsene un po' a zonzo, serve davvero a tutti.

Così, dopo che per un'intera settimana una banda di batteri scalmanati ha fatto baldoria nella mia gola e dopo averli scacciati a suon di velenosi antibiotici, un po' verdastra ma felice, risorgo dalle mie ceneri come la Fenice, raccolgo in un sol giorno baracca e burattini e in compagnia dei miei due bei ragazzi, vi saluto.
Facciamoci tutti questo giretto allora e ognuno se ne vada dove gli pare.
Noi tre ce ne andiamo a rosolare qualche giorno in Puglia.
Anche la mia Emma si fa una bella passeggiata in bici per Firenze. E' primavera, l'aria fresca le scompiglia i capelli e lei si sente determinata, e libera...

lalla

mercoledì 7 luglio 2010

materiali e tecnica

Se ben ricordo, negli anni '90 c'era uno spot che recitava "la potenza è niente senza controllo" , si riferiva allo sport e alle auto, ma in effeti anche in arte materiali e tecnica la fanno da padrone.
In questi giorni sono tutta in fibrillazione, spero di poter infornare le mie ultime tre sculture, finalmente.
Sembra impossibile dover attendere così tanto, ma mettere tutti d'accordo e riempire un forno grande come un bagno, dove puoi tranquillamente camminare in piedi, non è cosa facile. Inoltre io, che a Sesto sono ospite ben voluta ma ingombrante, devo adeguarmi ai tempi del resto della produzione, quella che conta (cioè quella che porta al laboratorio un ricavo in denaro).
Un'attesa così lunga mi crea non poche ansie dato che questa volta ho ideato dei pezzi particolarmente difficili dal punto di vista tecnico, mi sa che 2 su tre me li gioco in cottura.
Quando immagino le forme vorrei ribellarmi e non adeguarmi alle restrinsioni della tecnica, ma è impossibile, la creta ha una volontà propria, così ogni volta cerco un compromesso realizzabile spostando sempre di più il livello di rischio.
"L'Isola di Ingres" è un unico pezzo enorme, anche solo sollevarla per infornarla sarà un'impresa.
"La maschera" ha già una piccola crepa dovuta a dei ripensamenti in corso d'opera un po' troppo tardivi, ma d'altronde, se a metà strada intuisci una via migliore, che fai, non provi?
"Archi" ha una forma estrusa che crea tensioni, trazioni e compressioni nella materia ceramica, seccare l'ha già messa a dura prova...

aspettando che si sciolga questo nodo di angoscia/curiosità/speranza e che io sappia come andrà a finire, vi propongo una piccola illustrazione (molto art nouveau) nel solco del mio folle progetto fumettistico.

Theo era convinto che materiali più pregiati avrebbero giovato al mio acquerello.

Forse aveva anche ragione: quando ho voglia di disegnare, arrabatto il primo album preincollato che rimedio per casa e, se non trovassi i colori, sarei capace di colorare con vino e caffè (tanto berli non posso!).
Ammetto che questo non sia un bel modo di migliorarsi, c
osì il mio compagno di studio/letto/vita mi ha ammorbato un mese... alla fine ho fatto un salto allo Zecchi per comprare una carta grammatura 7 "Fabriano artistico" che costa più di me. Una volta in negozio mi sono lasciata andare e ho rinnovato il parco pennelli, lunghi, tondi, in pelo di bue (ne ho solo uno sacro in pelo di martora che custodisco dall'età di 16 anni). Forse al prossimo disegno mi monto definitivamente la testa e finisce che ricompro anche i colori (che sono buonissimi Winsor&Newton, ma antidiluviani).
Va bene: per fare una scultura devo per forza chinare la testa di fronte al volere dell'argilla, cercando di evitare così una sua esplosione o rottura, ma fare un bel disegno non è soprattutto una questione di mano e di testa, serviranno tutti questi lussi?

lalla

"Emma en plein air", china e acquerello su carta, 16x39 cm.