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Almeno una volta a settimana continuo ad andare al laboratorio di Sesto a dare un po' noia e sporcarmi un po'.
Durante gli ultimi sopralluoghi sto furiosamente litigando con una piccola scultura che fa i capricci, mentre un'altra, molto grande, è stata mansueta e dolce con me: è emersa quasi spontaneamente dall'asse di legno ed ormai è secca e aspetta soltanto di essere cotta.
La dedico a Dominique Ingres, pittore francese a cavallo tra '700 e '800, tra Neoclassicismo e Romanticismo, frequentemente "saltato" o dimenticato dagli insegnanti di Storia dell'Arte. Alle dolci rotondità femminili dei suoi nudi, alla splendida eleganza della sua linea e alla nitida lucentezza delle sue carni turgide e laccate, viene spesso preferito il più didattico, semplice e pomposo neoclassicismo di Jacques-Louis David (quello del ritratto di "Napoleone che varca le alpi", tanto per capirsi) o il più energico, trascinante e altrettanto pomposo romanticismo di Eugene Delacroix (quello de "la libertà che guida il popolo").
Ingres fu un pittore un po' incompreso, anche musicista, difficilmente etichettabile, marginale e speciale, irresistibilmente attratto dalle nudità femminili.Sono sue molte tra le figure più seducenti della storia dell'arte, dalla "grande odalisca" (omaggio alla "Venere di Urbino" di Tiziano) alla splendida "bagnate di Valpicon".
Esiste un'intera categoria di artisti capaci, ciascuno a suo modo, di catturare l'essenza stessa della femminilità. Spiccano tra gli altri Simone Martini, Sandro Botticelli, Tiziano Vecellio, Dominique Ingres, Gustav Klimt, Amedeo Modigliani... è naturale che io li ami, tutti.
Li considero quasi un "movimento artistico ideale" che attraversa i secoli,
a loro guardo non solo con ammirazione, ma percependo un'enorme affinità estetica ed emotiva.Come al solito, non sono molto originale: l'artista e fotografo Dada Man Ray dedicò ad Ingres quasi un secolo fa l'inequivocabile "le violin de Ingres", chissà, probabilmente anche lui ne era affascinato quanto me...
lalla
ecco "l'isola di Ingres" mentre riposa sul telaio e aspetta di essere infornata a 940°.
In coppia con "l'arcipelago", dovrà un giorno emergere da una parete piatta, come un promontorio emerge dalla superficie marina.P.S. Dimenticavo una comunicazione di servizio:
Partecipo al concorso "la magia del piccolo formato", giunto ormai alla quinta edizione, io ci sarò sia nella sezione scultura, che pittura.
Espongo per la prima volta il mio "autoritratto" in terracotta, un'opera che amo molto e spero che piaccia anche ai presenti... magari alla giuria!
Sabato 17 aprile alle ore 17.00 c'è l'inaugurazione alla Galleria la pergola arte, via la pergola 45 r, Firenze (se credessi in queste scemenze potrei sperare che tutti questi 17 per una volta portino bene...).
C'è un'altra coincidenza buffa che potrebbe far pensar bene (sempre a livello scaramantico): il 24 aprile, giorno della premiazione e dell'intervista con la solita ToscanaTV, io non potrò partecipare perchè sarò a Nimes con i miei ragazzi, quello grande farà le dediche dei suoi ultimi fumetti, quello piccino girellerà con me tra le antiche vestigia romane e i parchi della città.
Da qualche mese, insieme a un piccolo gruppetto di amiche coraggiose, stiamo cercando di mettere su uno spettacolo teatrale. L'ideatrice del progetto è la mia migliore amica, ha scelto un testo della Comencini in un momento non estremamente allegro dal punto di vista amoroso e sospetto che questo particolare abbia avuto il suo peso.
Lo spettacolo parla della femminilità e della maternità (ma non ci cascate, sorvola ogni aspetto positivo), delle corna che pesano sulla testa (del mio personaggio), della frustrazione delle donne (costrette a fare sempre delle rinunce), dell'inutile ricerca dell'amore (che gli uomini sono tutti o traditori o insensibili o senza spina dorsale), del difficile legame madre-figlia, che finisce sempre tutto male, una si suicida pure... e che allegria!
Per fortuna noi tutte la pigliamo parecchio sul ridere e passiamo delle belle serate insieme, ma comunque, tanto per capirci, una delle battute tormentone è : "non se ne esce".
E qui mi verrebbe di fare un gestaccio alla Comencini e anche a chi ci benedì con la splendida frase "partorirai con dolore", che il mio Theo non lo cambierei con nessuno e che due giorni fa è nata la piccola Giulia, Chiara l'ha partorita nel pomeriggio, tra un creme caramel con panna e una minestra con doppia dose di parmigiano, lei ha un tappetino fitto fitto di capellini neri che le incornicia il faccino rugoso, la pelle profumata, due occhietti furbi e vaffanculo alla sfiga!
Però devo ammetere che, solo a livello lavorativo, questa frase "non se ne esce" ogni tanto mi ronza in testa. Continuo a incontrare gente che dice che nel mondo dell'arte vengono considerati, quindi apprezzati, quindi quotati, quindi ammirati, quindi acquistati, quindi finanziati e quindi messi nella situazione di non morire di fame e fare questo percorso/lavoro, solo coloro che possiedono le seguenti caratteristiche:
- essere già conosciuti, cioè aver fatto almeno 10/15 anni di mostre "a perdere" (un sacco di soldi buttati per pavoneggiarsi) e apparire spesso nelle riviste di settore (sempre pagando, s'intende).
- essere maturo/vecchio, perchè i giovani non possono pretendere di essere presi sul serio, come possono sapere cosa sia l'arte (e infatti io non lo so, nonostante la studi da una vita, ma che son giovane? pendo da tutte le parti!).
Oltretutto le gallerie migliori non ti considerano se già non sei conosciuto ed è inutile iscrirversi ai concorsi nazionali per cercare visibilità perchè se non hai un curriculum "imponente" vieni scartato a priori... significa che può avere la possibilità di "fare l'artista" e magari anche qualcosa di buono solo chi è ricco e vecchio (e forse rincoglionito).
Scusate, ma se tutto ciò è vero, questi critici/galleristi/collezionisti si sono veramente fumati il cervello!
Certo, non so cosa sia l'arte, però, se esiste, avrà certamente più a che fare col talento, con l'intuizione, magari col genio, che con l'età e la notorietà del suo autore.
Insomma, non se ne esce...
o forse si, chi lo sa.
lalla

"le gambe - grande metopa", olio su masonite, 60 x 60 cm.
In terza/quarta liceo artistico il nostro prof. di arte ci portò agli Uffizi a vedere il michelangiolesco "Tondo Doni", da poco restaurato.
Va precisato che a quei tempi ero una "nerd" in piena regola: portavo golfini infeltriti e camicette con galetta bianca (giuro), capelli lunghi fino al sedere con la frangetta, mocassini ai piedi (il resto femminile della classe sfoggiava magliettine aderenti, all-star, trucco pesante, banana di gelatina nei capelli e una sigaretta tra le dita), ero secchionissima, mai fatta una forca (neanche pensata), il senso del dovere e la paura di deludere genitori e professori mi ossessionava. Per fortuna mi ossessionava anche la curiosità, la voglia di conoscere ed imparare e alla fine vale il proverbio "impara l'arte e mettila da parte", o almeno spero.
Ma nonostante fossi sempre seduta nel primo banco a prendere appunti e preparatissima sulla lezione, dell'arte non avevo ancora capito nulla.
Forse era colpa del suddetto prof. (un uomo serissimo nel suo lavoro, ma molto piatto e asettico, spiegava con la voce monocorde, sembrava che parlasse di ragioneria...) o forse ero semplicemente io, troppo immatura e troppo inesperta. Pensavo di conoscere l'arte solo perchè ricordavo i nomi, le date, le nozioni e prendevo bei voti, che scema...
Insomma, andiamo agli Uffizi.
Come al solito, ad una buona parte della classe non gliene importava nulla di arrivare al museo, si attardavano alle vetrine, chiacchieravano tutto il tempo, io stavo appiccicata al prof., ogni tanto mi guardavo indietro con una certa disapprovazione. Ero anche un po' snob, ammettiamolo.
Ed ecco che, una volta davanti al "Tondo Doni" successe una cosa strana: sinceramente, il quadro non mi piacque per niente. La riproduzione sul libro di testo conservava la patina del tempo, ma dal vero il restauro regalava alla superficie pittorica dei colori incredibilmente sgargianti. La pelle dei personaggi era "rosa maiale", non scherzo, brillava come uno smalto, le vesti erano gialle, verdi, azzurre che cangiavano in viola, la Madonna aveva più muscoli di un culturista, idem il bambin Gesù... io ero solo una ragazzina, non ero pronta per questa irruenza, per questa violenza pittorica. Anni più tardi ho capito Michelangelo ed il suo essere uno scultore anche mentre dipingeva.E così, per la prima volta, mi sono distratta dalla spiegazione del prof. e ho cominciato a vagare per la stanza.
E' stata una fortuna perchè ad un certo punto è accaduta una magia: mi sono innamorata di un dipinto, e dell'arte.
A quei tempi non sapevo chi fosse Tiziano Vecellio, né avrei saputo datare, o commentare, la sua "Venere di Urbino", ma rimasi parecchi minuti ammaliata da quella donna distesa, che mi guardava ammiccante. Aveva gli occhi umidi e vivi, ma soprattutto la pelle, quella pelle candida, potevo quasi percepirne il calore e il profumo. Che meraviglia, la morbidezza della carne nuda...
Ancora oggi subisco il fascino della Venere, ma certo non sono più un'adolescente e ho corde diverse che vengono sollecitate anche da quadri diversi.Però quella prima sensazione fu tanto forte da rapirmi completamente, da allora ho passato tutta la vita cercando di provarla ancora (quasi avessi avuto la "sindrome di stendhal" o mi fossi "drogata di pittura"). Ogni tanto mi succede di nuovo, è qualcosa di magico, penso che accada solo se esiste una sintonia perfetta tra quello che si prova in quel momento e ciò che sentiva l'artista.Non so, so solo che a risvegliarmi dal mio torpore amoroso furono i rimproveri del prof.:
"Gonnelli! Da te non me l'aspettavo, che fai ancora qui, ci siamo spostati nell'altra sala..."
Vaglielo a spiegare al prof. Ragazzini che quella mattina stava cambiato il corso della mia vita, che avevo assaporato quanta gioia e serenità avrebbe potuto darmi l'arte, che avevo deciso che l'avrei dovuta scoprire e cercare sempre, che avrei anche potuto insegnarla un giorno, tanto mi era sembrata immensa...
pensai che, se un giorno fossi riuscita a far sentire a un ragazzo, anche ad uno solo, quello che avevo sentito io, sarei stata una grande professoressa!
lalla
P.S. Negli anni ho fatto pace con Michelangelo.
E' stata proprio la volta della Sistina a ragalarmi una nuova estasi artistica. Prima di entrare nella Cappella hai già visto centinaia di riproduzioni e pensi di sapere già tutto su quel soffito, ma lei è tanto grandiosa ed eroica da costringerti a restare almeno mezz'ora, sconcertato, con la testa rivolta verso l'alto. E' tanto magnetica da rendere per tutti invisibili i capolavori di Botticelli e Perugino presenti sulle pareti.
Come tanta forza e potenza possano essere scaturite da una sola mano rimane un mistero, ancor più della divina creazione d'Adamo in essa rappresentata.
Saranno sempre, per me, Tiziano "il Pittore" e Michelangelo "lo Scultore", a loro devo tutto e li ringrazio.
"il corpo - grande metopa", olio su masonite, 60x60 cm.
Premesso che a me la "festa della donna" sta parecchio sulle scatole (se dici che per un giorno è la tua festa significa che accetti che per gli altri 364 giorni sia la festa di qualcun'altro...).
Però, oggi mi succedono alcune cose sulle quali vale la pena soffermarsi:
1) alle 8.15 mezza congelata e addormentata mi porto in classe prima ancora del suono della campanella, arriva un ragazzo che avevo anche l'anno scorso, e che molto probabilmente non ho aiutato a salvarsi dalla bocciatura con i miei voti, e fa un piccolo gesto che mi fa sentire leggera: mi saluta sorridente e mi regala il più bel rametto di mimosa della mia vita (della serie "non porto rancore").
2) alle 11.30 vado alla Galleria Via Larga in via cavour 7 per la presentazione di un libretto/catalogo "pianeta donna" edito da Masso delle Fate e curato da Fabrizio Borghini (il tipo di Toscana TV). Nel volumetto tutto rosa ci sono anch'io, a pagina 96, la fotografia che ritrae la mia scultura "donna" è terribilmente bigia, ad essere sinceri fa un po' pena e spero solo che sia un'effetto della stampa e che dal vero faccia un effetto decisamente migliore!3) alle 18.00 sarò di nuovo dalle parti della Galleria Mentana per l'inaugurazione della mostra collettiva "pianeta donna". Ciascuna partecipa con un quadro. La mostra si svolge nei locali dello Spazio Mentana in via della mosca (accanto alla galleria). Può essere carino farci un giro in questi giorni, considerando che alla galleria fino a giovedì sarà ancora visitabile la mostra "Individuazioni 2010".Ok, mi sono soffermata su tutto ciò che esula la normalità e che in qualche modo è legato all'8 marzo.
Detto questo, spero dopo pranzo di poter dipingere serenamente come sempre, ho un quadrone per le mani che mi sta occupando da molti giorni e che non vedo l'ora di finire!
lalla
Qualche giorno fa ho letto un trafiletto molto carino sui gatti che rispecchia perfettamente le caratteristiche del nostro terribile Tigro: "il gatto è l'animale domestico meno domestico che ci sia, seducente e misterioso, perfettamente adattabile alla foresta come alla casa perchè libero e fiero".
Aggiungerei che possiede una flemma tutta particolare, passa le sue giornate dormendo o riempendosi di croccantini, di tanto in tanto organizza piccoli agguati in stile "grande predatore", giocherellamenti vari e un po' d'esplorazione... insomma, eccelle nel dolce far niente. Son fatti così anche i leoni, soprattutto i maschi, che se la dormono quasi tutto il giorno e ogni tanto banchettano con qualche erbivoro tonto rimediato dalle leonesse.
Bisogna ammettere però che esistono anche felini un po' più "nobili", che hanno sviluppato delle doti superiori al "sapersi fare la toilette" e al "dormire acciambellato".
E' il caso del ghepardo, un animale molto affascinante (a dire il vero è il felino più bruttino di tutti, con la testa piccola e il mantello stinto).
Il suo fascino sta nel fatto che ogni caratteristica del corpo e del metabolismo si è evoluta per consentirgli di correre a una velocità di 120,5 km/h.
Cavolo, che bravo! Tutta questa bravura serve ad afferrare un'antilope e potersela mangiare.
Ora penserete che il ghepardo sia molto furbo e l'antilope molto sfigata, invece non tanto, perchè il primo è certamente destinato all'estinsione e la seconda invece prospera allegra nella savana.
La spiegazione sta nel fatto che il ghepardo si è troppo specializzato, come altri animali scellerati dalla comune sorte (vedi lo schifiltoso panda che mangia solo bambù). Il poverello sa correre bene, ma se mancano le antilopi è inutile correre i 100 metri più velocemente di Carl Lewis...
la natura insegna che è meglio non specializzarsi, saper fare un po' di tutto, sapersi arrangiare e non eccellere nel particolare... insomma, meglio il molle e ruffiano gatto Tigro dell'atletico e virtuoso ghepardo.
E allora, mi chiedo: io avrò fatto bene a cercare di specializzarmi (visto anche la scarsità di antilopi) o era meglio rimanere sul vago?
lalla

"metopa", olio su masonite, 40x40 cm.
Sempre più frequentemente, al momento di trascrivere l'indirizzo del mio blog, le persone fanno una strana espressione perplessa e poi pronunciano una sfilza di domande:
"ma chi è il Re dei sugolini? E i sugolini chi sono? Cosa c'entrano con te e con la pittura?".
Allora d'accordo, mi rimbocco le maniche e provo a spiegare, solo che non è facile per un folle razionalizzare la propria pazzia...
Innanzi tutto il mio cervello un po' particolare ha sempre avuto uno strano rapporto con la lingua italiana.
Una lieve forma di dislessia mi ha costretto a leggere sillabando fino a oltre i 10 anni di età, tutt'ora mi impedisce di gustarmi con facilità un bel romanzo, farcisce di "orrori" ortografici tutto ciò che scrivo e rende comiche alcune mie frasi scambiando a sorpresa intere parole.
Se ciò non bastasse, alla mia mente le parole "vere", che circolano in giro, non sono mai bastate. Quindi, al bisogno, ne ho coniate di nuove.
Ed eccoci appunto a "sugolino".
Provate a stringere tra le braccia un cucciolo, non obbligatoriamente un cucciolo d'uomo, ma anche un gattino o un cagnolino. La lingua italiana non ha un aggettivo che riesca a descrivere quella sensazione di estrema morbidezza e fragilità, quel profumino di pane che quasi ubriaca e quel desiderio irrefrenabile di stringerlo.
E' dolce? Ma no, non è mica una torta.
Allora è tenero? Non è detto, gli ossicini ci sono e guai a strizzarli troppo!
E' profumato? Non basta...
In una sola parola, un cucciolo è sugolino.
E perchè Elia sarebbe il Re di tutti i cuccioli del mondo, di tutti i sugolini?
Da piccolo Elia era particolarmente sugolino, lo è anche adesso.
E' sempre stato bello in modo imbarazzante (io lo posso dire, sono la mamma), particolarmente dolce (a 5 mesi mi metteva le manine grassocce intorno al collo e mi abbracciava) quasi geniale (ha imparato a leggere da solo a 3 anni e mezzo) e abbastanza furbo da usare sapientemente ogni sua dote per arruffianarsi ed esercitare il suo potere.
Non è facile crescere un tipo così, resistere al suo fascino e imperdirgli di divenatre un dittatore ingiusto e malvagio. Io ci provo, ma è una bella responsabilità, non so se ce la faccio.
Quando era ancora nella culla, per addormentarlo, inventai una storia (capiva solo la metà di ciò che dicevo e così pensai che non mi avrebbe preso per una pazza).
Era la storia del "Re dei sugolini".
Parla di tutti i neonati del mondo, che ci guardano perplessi e intrappolati in un corpo che non gli concede nè di muoversi, nè di parlare. Una volta addormentati però possono risvegliarsi in un posto caldo e accogliente, l'Isola dei Sugolini, lì possono ridere, comunicare, muoversi, divertirsi. Ogni volta eleggeranno "il più sugolino", egli sarà Re per un giorno, deciderà i giochi da fare e il cibo da mangiare. Probabilmente vi gira già la testa, quindi sorvolerò sulle varianti della storia, ma posso dirvi con certezza che negli ultimi 4 anni sull'"Isola dei Sugolini" hanno mangiato spesso cioccolato, fiesta e carciofi e hanno giocato con le macchinine...
Ok, appurato chi sia il Re dei Sugolini e perchè, non avrei potuto esimermi dal dedicargli questo blog.
Lo so, questi post parlano soprattutto di pittura, di arte, di insegnamento, di cose creative e spensierate, inomma: di tutto ciò che sono io oltre ad essere sua madre.
Ma la verità è che dal primo momento che l'ho visto (anche se aveva la bocca congestionata e gonfia come il figlio di Mick Jagger) mi sono perdutamente innamorata di lui e non ho avuto più scampo: sono diventata la sua suddita n°1.
In una giornata c'è il tempo che passo "con lui" e quello che passo "senza di lui", ma c'è sempre lui, nella mia testa, ad esercitare la sua monarchia.
Tutto ciò che faccio, o che farò, è quindi legato al Re dei Sugolini e ed è, infondo, merito suo.Da quando lo conosco, sento che, se sono stata capace di fare lui, non c'è cosa al mondo che non potrei fare.
E non è un caso se solo dopo essere diventata sua madre ho avuto il coraggio di mettermi veramente in gioco, anche con l'arte.
Posso solo dirgli: grazie, amore mio, per avermi resa quella che sono.
lalla
P.S. la gallerista mi ha chiesto il ritrattino di un bambino di un'anno da far vedere ad un cliente.
Sono andata a ripescare un po' di foto di Elia a quell'età e mi sono messa a dipingere. Non so se è stata colpa della febbre (che ho da due giorni), ma l'intera faccenda è stata tanto dolce e nostalgica da spingermi a scrive questo post.
"Elia a 1 anno", olio su masonite, 20x30 cm.
E alla fine è arrivato anche il giorno della mia prima inaugurazione.
E' arrivato il giorno in cui ho visto le mie opere appese con tanto di targhette, illuminate da faretti professionali ed esposte in pompamagna al pubblico ludibrio.
E' arrivato il giorno in cui parenti e amici si sono rimbellettati, hanno affrontato la pioggia e l'incubo del parcheggio e sono accorsi in massa solo per farmi sentire il loro appoggio (tanto in massa che per i visitatori occasionali era quasi impossibile avvicinarsi). Erano così belli e così tanti da mettermi in imbarazzo, ma grazie, grazie davvero.
E' arrivato il giorno in cui un giornalista, o critico d'arte, o sedicente tale, ha preso il microfono per impalmare con sapienti parole la "ricerca artistica" di tutti i partecipanti alla mostra, ma arrivato al momento di commentare il mio lavoro in 30 secondi, ne ha sprecati 10 per dirmi che "ero bellissima" (evidentemente la scelta del vestito verde ha fatto il suo effetto).
E' arrivato il giorno in cui io mi sono calata nella parte dell'artista consapevole, ho elargito grandi sorrisi a tutti e ho spiegato alla TOSCANA TV, sempre in 30 secondi, "chi sono, cosa significa l'arte per me e cosa voglio dire attraverso le mie opere". Mi rimane la triste consapevolezza di aver ingannato con una serie di scemenze me stessa e i 5 spettatori che seguiranno la trasmissione di sabato prossimo alle 21.00.Il Re dei Sugolini, giustamente disgustato da questa assurda situazione, ha respinto ringhioso ogni approccio da parte dei presenti...
lalla
P.S. la mostra "individuazioni 2010" alla Galleria Mentana rimarrà aperta fino all'11 marzo e, una volta privata delle follie dell'inaugurazione, penso che sia un luogo dove passare piacevolmente una ventina di minuti. Le mie sculture ci fanno una bella figura. Gli altri 7 partecipanti sono molto diversi da me, mi ha colpito il magnetismo delle sculture di Alessandra Politi e la solarità delle opere di Nicolina Giunta, allegre come la loro autrice.
Oggi ho deciso di rilassarmi e mi sono rimessa a dipingere.E' stato piacevole, come sempre.
Ne è uscito qualcosa che è una via di mezzo tra una Metopa e un ritratto, anche se il volto non si vede.
La modella è un'altra mia nipote, la sorella di Elena, bellissima anche lei.
In mezzo alle tante donne della mia famiglia, Elisa è così diversa, sembra un alieno.
Da piccola era esagerata e irresistibile, come un personaggio dei fumetti: il fisico e la bocca piccoli piccoli, ma orecchie, occhi e chioma enormi. Si decise a parlare molto tardi, ma esordì formulando direttamente frasi che contenevano condizionali e congiuntivi usati correttamente.
Crescendo è diventata un cigno dal collo lungo, gli arti sottili, il portamento altero, il seno da urlo e ha conservato quegli splendidi occhi scuri. E' studiosa, un po' ansiosa e iperprotettiva, ma sa quel che vuole.
Non sono riuscita a catturare tutto il suo fascino, credo anche di averle regalato qualche millimetro di troppo sul naso e non so se mi perdonerà...
lalla
"Elisa", olio su masonite, 50x50 cm.
Mancano 4 giorni all'inaugurazione della Mostra "individuazioni" alla Galleria Mentana.
Io questa cosa all'inizio l'avevo presa bene, cioé: con tranquillità.
Ma poi, a forza di parlarne in giro, sul blog, con gli amici, mi sta montando un'ansia pazzesca. E la cosa più incredibile è che ciò che maggiormente mi preoccupa non è la risposta di un ipotetico pubblico/acquirente verso le mie opere (di fatto questa sarebbe la questione importante), ma è invece l'idea di affronare l'inaugurazione che mi fa uscire di testa!
Passo alternativamente da uno stato di panico totale, condito da pessimismo cosmico, a uno di sovraeccitazione ed ottimismo.
Nel tunnel del panico, mi logorano alcuni problemi:
1) di arte ne conosco tanta e so percepire l'eterno fascino dei grandi artisti, con che diritto mi propongo al pubblico, io che artista non mi considero nemmeno? Mi sento quasi un'usurpatrice...
2) è da una vita che mi preparo a questo, eppure guardo i lavori che porterò e mi mangio le mani perchè ho tante idee in mente e mi dispiace non averle ancora realizzate.
3) mi logora il dilemma di aver fatto male a divulgare la notizia. Gli amici, i parenti, sono gentilissimi con me e probabilmente si sentiranno in dovere di venire, mentre avrebbero volentieri passato il pomeriggio a sciare all'Abetone o semplicemente davanti a una televisione.
4) appunto: che cavolo gli dico al tipo della TV TOSCANA???
Quello mi farà di certo delle domande alla Marzullo (del tipo "ma lei, con la sua arte, che messaggio vorrebbe comunicare al mondo?" oppure "perchè ha scelto di essere un'artista?"...) e io che gli dico? Che non me ne importa molto? Che non lo so? E poi, ammesso e non concesso che io lo sappia, come cavolo faccio a spiegarglielo, ricoperta di vergogna, immersa nella folla curiosa, davanti a una telecamera e con soli 5 minuti di tempo? E' da due anni che scrivo su questo blog, nella speranza di capire e spiegare, a me stessa oltrechè agli altri, la mia propensione all'arte, e ancora non credo di esserci riuscita...
5) (problema idiota, ma non meno incalzante): ce la faccio a fare un colpo di teatro e ad infilarmi il vestito/tappezzeria verde pavone anni '60 che ho comprato per l'occasione o me la faccio sotto e ripiego sul un total blak (che smagrisce e fa sempre eleganza)?
Quando, sporadicamente, vedo la luce, mi convinco che:
1) usurpatrice un cavolo, in giro c'è molto di peggio.
2) vorrei aver avuto più tempo solo perchè sono in crescita, ho ancora tante idee e potrò migliorarmi sempre di più.
3) ai miei amici e parenti farà bene fare una passeggiata in centro invece che abbrutirsi il sabato davanti alla TV.
4) alla TV TOSCANA potrei sempre ripondere come faceva Francis Bacon: "io dipingo così, come mi viene e quando ne ho voglia, se poi qualche imbecille vuol darmi dei soldi in cambio di un quadro, meglio così, dato che i soldi mi servono" E Bacon era un grande...
inoltre a scuola, gioco forza, ho solo 1 ora (spesso 45') per spiegare Caravaggio, di conseguenza sospetto che 5' per me siano anche troppi.
5) il vestito anni '60 è davvero stupendo e il verde al primo esame di Università, Matematica 1, mi ha portato benissimo.
Credo che alla fine prevarrà il lato otimista e prenderò tutto come un gioco.
Entrerò a testa alta, gesticolando e parlando troppo e troppo forte (come sempre) e chi se ne frega di risultare ridicola: vada per il colpo di teatro!
lalla

L'invito alla mostra. L'immagine del mio "nudo al centro" è decisamente deformata,
speriamo che alla Galleria siano più brave come venditrici che come utenti photoshop!
Da un po' di tempo son tornata, con grande gioia, a fare il mestiere più antico del mondo.
Adesso non so cosa siate andati a pensare, ma oltre al più noto, ne esiste un altro millenario e dal fascino irresistibile.
Quel mestiere è lo scultore, o meglio: il ceramista.
Poco dopo aver scoperto il fuoco, l'uomo delle caverne si è reso conto che poteva servirsene non solo per cuocere pagnotte, ma anche per indurire la terra e ricavarne picoli manufatti. Se si fosse trattato soltanto di oggetti utili, come ciotole e piattini, sarebbe stato solo il progresso che rispondeva a dei bisogni primari, ma la cosa incredibile è che sono state ritrovate molte statuine antropomorfe (scolpite in pietra o modellate in terra cotta).Il nostro peloso antenato ha risposto a un'urgenza ancora più forte della fame, ha affondato le sue dita callose nel fango al solo scopo di creare. Ha modellato un piccolo essere imperfetto, fatto a sua immagine e somiglianza. L'ha fatto per descrivere e capire se stesso, per farsi delle domande, per darsi delle risposte. In quel momento si è staccato dal resto del regno animale (che pensa solo a mangiare, dormire, riprodursi), e ha catturato una scintilla di divinità. Quel piccolo uomo ha percepito la grandiosità di quello che stava facendo e ha conferito a quelle statuine un valore sacro.
Quel gesto di creazione è stato tanto forte da finire, secoli dopo, nell'Antico Testamento (sorvolando sul fatto di "chi abbia creato chi").
Quel gesto era Arte ed è nata prima della scrittura, prima della Storia.
Quel gesto ha attraversato i millenni per giungere fino ad oggi a qualche folle e fortunato come me.
Un po' folli bisogna esserlo per sopportare l'argilla che scava la radice delle unghie e la irrita, per sforzare i muscoli della schiena china, per respirare e mangiare la terra secca che si volatilizza, per combattere ore ed ore con la materia molle ed obbligarla a perseguire una forma che esiste solo nella propria testa.
E non è un caso, credetemi, se ai pazzi fanno fare la ceramica, ma ne vale la pena, perchè ve lo giuro: è sfinente per il corpo, ma inebriante per la mente.
Quindi son fortunati quei pochi pazzi, me compresa, che possono sentirsi un po' meno bestie e un po' più vicini a Dio emulando quell'antico gesto di creazione.
Non c'è niente di razionale nel perdere il proprio tempo a sporcarsi nel fango e nel dare all'opera finita un valore superiore a un qualsiasi altro pezzo di pietra o melma.
Eppure, nonostante l'evidenza, quei pezzi di terra non sono solo quello che sono.
Quei pezzi di terra, alla stregua delle antiche figurette votive, sono sacri e possiedono un potere terapeutico.
Non si spiegherebbe altrimenti un sempilce fatto:
da quando sono tornata a scolpire, sono tornata felice.
lalla

"donna", modellato in terracotta.
Larghezza 25, altezza 63, profondità 13 cm. circa.

"il corpetto della sposa", modellato in terracotta.
Larghezza 52, altezza 51, profondità 13 cm. circa.
la mia firma: "I.G. fatto a mano".