giovedì 22 luglio 2010

in "giro in giro"

Sono una cinefila, ora spero di aver scritto bene e che non si capisca che mi piacciono i cani (che poi è anche vero). Ma insomma, adoro il cinema e i film, tutti, anche quelli brutti, se ne comincio uno devo finirlo per forza e poi me lo ricordo per sempre. Posso riconoscere una pellicola già vista con un solo fotogramma e ho i dialoghi stampati a fuoco nel cervello.
Va bene, dimenticando per un attimo i miei lati maniacali, ad ogni modo io credo che qualsiasi persona che abbia la mia età se lo ricordi con un pizzico di nostalgia, quel Signore Coccodrillo e il suo bisogno di libertà.
La filosofia del "giro in giro" è sganciarsi, lasciarsi tutto alle spalle,
per 30 minuti o 30 giorni, questo non conta, l'importante è sentirsi leggeri.
E ogni tanto, andarsene un po' a zonzo, serve davvero a tutti.

Così, dopo che per un'intera settimana una banda di batteri scalmanati ha fatto baldoria nella mia gola e dopo averli scacciati a suon di velenosi antibiotici, un po' verdastra ma felice, risorgo dalle mie ceneri come la Fenice, raccolgo in un sol giorno baracca e burattini e in compagnia dei miei due bei ragazzi, vi saluto.
Facciamoci tutti questo giretto allora e ognuno se ne vada dove gli pare.
Noi tre ce ne andiamo a rosolare qualche giorno in Puglia.
Anche la mia Emma si fa una bella passeggiata in bici per Firenze. E' primavera, l'aria fresca le scompiglia i capelli e lei si sente determinata, e libera...

lalla

mercoledì 7 luglio 2010

materiali e tecnica

Se ben ricordo, negli anni '90 c'era uno spot che recitava "la potenza è niente senza controllo" , si riferiva allo sport e alle auto, ma in effeti anche in arte materiali e tecnica la fanno da padrone.
In questi giorni sono tutta in fibrillazione, spero di poter infornare le mie ultime tre sculture, finalmente.
Sembra impossibile dover attendere così tanto, ma mettere tutti d'accordo e riempire un forno grande come un bagno, dove puoi tranquillamente camminare in piedi, non è cosa facile. Inoltre io, che a Sesto sono ospite ben voluta ma ingombrante, devo adeguarmi ai tempi del resto della produzione, quella che conta (cioè quella che porta al laboratorio un ricavo in denaro).
Un'attesa così lunga mi crea non poche ansie dato che questa volta ho ideato dei pezzi particolarmente difficili dal punto di vista tecnico, mi sa che 2 su tre me li gioco in cottura.
Quando immagino le forme vorrei ribellarmi e non adeguarmi alle restrinsioni della tecnica, ma è impossibile, la creta ha una volontà propria, così ogni volta cerco un compromesso realizzabile spostando sempre di più il livello di rischio.
"L'Isola di Ingres" è un unico pezzo enorme, anche solo sollevarla per infornarla sarà un'impresa.
"La maschera" ha già una piccola crepa dovuta a dei ripensamenti in corso d'opera un po' troppo tardivi, ma d'altronde, se a metà strada intuisci una via migliore, che fai, non provi?
"Archi" ha una forma estrusa che crea tensioni, trazioni e compressioni nella materia ceramica, seccare l'ha già messa a dura prova...

aspettando che si sciolga questo nodo di angoscia/curiosità/speranza e che io sappia come andrà a finire, vi propongo una piccola illustrazione (molto art nouveau) nel solco del mio folle progetto fumettistico.

Theo era convinto che materiali più pregiati avrebbero giovato al mio acquerello.

Forse aveva anche ragione: quando ho voglia di disegnare, arrabatto il primo album preincollato che rimedio per casa e, se non trovassi i colori, sarei capace di colorare con vino e caffè (tanto berli non posso!).
Ammetto che questo non sia un bel modo di migliorarsi, c
osì il mio compagno di studio/letto/vita mi ha ammorbato un mese... alla fine ho fatto un salto allo Zecchi per comprare una carta grammatura 7 "Fabriano artistico" che costa più di me. Una volta in negozio mi sono lasciata andare e ho rinnovato il parco pennelli, lunghi, tondi, in pelo di bue (ne ho solo uno sacro in pelo di martora che custodisco dall'età di 16 anni). Forse al prossimo disegno mi monto definitivamente la testa e finisce che ricompro anche i colori (che sono buonissimi Winsor&Newton, ma antidiluviani).
Va bene: per fare una scultura devo per forza chinare la testa di fronte al volere dell'argilla, cercando di evitare così una sua esplosione o rottura, ma fare un bel disegno non è soprattutto una questione di mano e di testa, serviranno tutti questi lussi?

lalla

"Emma en plein air", china e acquerello su carta, 16x39 cm.

mercoledì 30 giugno 2010

Angelique

Credo che Angelique sia una delle donne più sensuali che conosco.
Il segreto della sua sensualità non sta nel fatto di essere bella, o di parlare con un irresistibile accento francese, ma è soprattutto nella sua mistura di esuberanza e timidezza.
La muscolatura tonica, quasi ginnica, il portamento altero e la capigliatura infuocata le regalerebbero un aspetto da regina delle Valchirie. Ma tanta maestosità intimorisce anche lei, così spesso si ritrae, si strugge e si nasconde in un sorriso, vela di smarrimento e malinconia lo splendido sguardo acquoso.
Angelique ha lavorato per molti anni allo studio di illustrazione con Theo... spero vivamente che lui non fosse tanto permeabile e sensibile al suo fascino quanto me!

lalla

P.S. Grazie Angelique di aver posato per me, spero che questo ritratto ti renda giustizia. Mi sono un po' allontanata dalla realtà, lasciandomi trasportare
dal linearismo liberty delle ciocche di capelli e dal contrasto un po' esasperato tra i colori complementari. Volevo cogliere il dualismo che ti pervade, ma cercando di catturare il fuoco ho forse perso l'acqua...


"Angelique", olio su masonite, 40x50 cm.

giovedì 24 giugno 2010

dopo molte premesse, Emma.

La visione degli scarabocchi a seguito di questo testo, ha bisogno di alcune premesse.

Premetto che la mia prozia Emma Chiarugi fu una brava pittrice, allieva del grande Giovanni Fattori. Quando ero piccola, le sue nature morte e i suoi paesaggi mi guardavano dalle pareti della mia casa natale, ammaliandomi. Passavo ore ad osservare, mi perdevo tra quelle pennellate vigorose e quelle calde macchie di colore. Ho mitizzato la sua persona, il fatto che fosse moderna e ardita, e il suo talento, tanto da desiderare con vigore crescente una sua riemersione dall'oblio e una sua resurrezione artistica. In verità, sognavo di poter essere come lei. Crescendo ho abbandonato l'infantile sogno di emularla (come disse il Grande Courbet:"E' inutile che tenti di dipingere come Raffaello, anche se tu riuscissi ad avvicinarti a lui, tu non sei Raffaello e non lo sarari mai"), sostituendolo con quello più realistico di poterle regalare una ricollocazione al'interno della storia dell'arte (magari con una mostra e una biografia).

Premetto che all'età di 19 anni, iscritta da un'anno alla facoltà di Architettura e in piena crisi d'astinenza da disegno, decisi di frequentare la "scuola internazionale di Coomics". A dispetto del nome pretenzioso e ridondante, non è che la scuola fosse un granchè, ma può anche darsi che la colpa fosse mia: la consideravo più che altro uno svago, una scusa che mi permettesse, tra un esame e l'altro, di diseganre un po'. Detto questo, almeno la scuola mi è servita come agenzia matrimoniale! Theo era il più bravo della classe e aver trovato finalmente qualcuno più dotato di me nel disegno era terribilmente attraente.
Il suo talento, più che la sua bellezza, mi ha fatto innamorare.

Premetto che il progetto scemo a cui sto lavorando in queste settimane, ormai non mi sono ravveduta e quindi ve ne posso parlare, è preparare un fumetto sulla storia di Emma Chiarugi, romanzandola un po', e propormi con qualche tavola d'esempio al mercato francese. Ora, io lo so di non essere il geniale Raffaello, ma la scemenza sta nel fatto di aver creduto almeno di poter emulare un Ghirlandaio, cioè un eccelso artigiano. Io fumettista non lo sono mai stata, meno ancora che artista. Mi manca la regia, la visione d'insieme, un rendimento costante qualunque sia il soggetto o al scena da rappresentare. Per questo, nonostante i preziosi consigli di Theo il risultato è per il momento altalenante, dilettantistico e non merita di essere mostrato a dei professionisti.
Porca miseria, non c'è verso che io riesca a guadagnarmi da vivere con questo mezzo dono che ho in testa e nelle mani, ma a che cavolo serve saper disegnare?


Premetto che esattamente un anno fa si infrangeva un sogno durato 5 mesi di conoscere una piccola principessa che avrei chiamato Emma. L'avevo immaginata moderna, ardita e piena di talento come la mia prozia. Per questo, quando mi è balenato in mente questo progetto scemo, immediatamente ho pensato che se mai fosse andato in porto l'avrei dedicato a lei.
La vita va affrontata col sorriso ed io di solito lo faccio, a disposizione ho quello splendido del piccolo Re dei Sugolini, è l'unica cosa che conti veramente. Però è anche vero che oggi non riesco ad essere giuliva come sempre, è di nuovo il 25 giugno, il giorno che infrange i sogni.
Porca miseria, come ci sono rimasta male, dopo tutto questo tempo mi ci vuole ancora un grande sforzo per pensare che domani arriverà il 26 ed io ricomincerò a sognare.

lalla



prima prova, pagina n°1, Emma al funerale della madre Margherita, acquerello e china su carta.


seconda prova, pagina n° 12 c., Emma all 'Accademia, nella classe di pittura di Giovanni Fattori, acquerello e china su carta. L'idea di spostare il Ponte Vecchio a nostro piacimento per rendere il tutto un po' più interessante è uno dei molti consigli di Theo...

martedì 22 giugno 2010

ricascarci

Una parte con dei buoni propositi: starsene tranquillina a casa a lavorare, senza tanti sensazionalismi, esposizioni e conseguenti delusioni...
poi però è difficile non ricascarci, soprattutto se ho finalmente la possibilità di far vedere una delle mie opere preferite che alla Pizzeria avevano rifiutato "per carità, si vede il pelo, questo è un luogo per famiglie"!
A me la bacchettona giustificazione ha fatto sorridere: "un luogo per famiglie?" Il Re dei Sugolini sta crescendo in mezzo alle curve morbide e definite delle mie donne nude... verrà su un maniaco sessuale?
Ora che ci penso, in questi giorni mi racconta di essersi fidanzato con Sofia, una bellissima bambina di classe sua, ma anche con Angie, della sezione accanto...
e ha solo 5 anni!

lalla

P.S. per chi fosse interessato alle mie scandalose creazioni e a rimproverarmi di persona, l'inaugurazione con tanto di cocktail, della solita TV TOSCANA più svariata umanità (astronomi (?), poeti, notai...) sarà a Scandicci, via calamandrei n°5, dalle 18.30...

lunedì 14 giugno 2010

le prime volte

Nella vita ci sono un sacco di prime volte.
Alcune di esse sopravvivono nella memoria, indelebili, e altre si perdono, dimenticate.
L'esame di quinta elementare, il primo di un'interminabile serie, che adesso non lo fanno neanche più, ce l'ho stampato in testa.
Il primo amore che non si scorda mai, sarà... il mio era un bambino delle elementari, un certo Paolino, non ricordo proprio cosa mi affascinasse di lui, forse il fatto che mi trattasse peggio degli altri, credo.
La prima volta che assaggi il sushi e, superata la diffidenza, ti merav
igli della delicatezza del sapore e della scioglievolezza del boccone, a me è successo a Parigi, che meraviglia!
La prima volta che fai l'amore, quella sì che è indimenticabile, io l'ho fatto con Theo ed è stata anche la prima volta che ho pianto di commozione, che esperienza strana e totalizzante.
La prima volta che cerchi di partire con gli sci d'acqua, non riesci a tenere unite le gambe, gli sci e il giubbotto galleggiano e ti ritrovi trascinato tra le onde a bere litri di mediterraneo.

La prima volta che partorisci un bambino, fare il Re dei Sugolini è stata la cosa più difficile, pazzesca e straordinaria che mi sia mai successa. Per descriverla mi vengono in mente solo superlativi, ma per quanti ne usassi, non basterebbero mai.
E altre mille, diecimila "prime volte" più o meno importanti o banali.

Oggi, per la prima volta, ho finito di dipingere una piccola natura morta su commissione.
L'amico per cui l'ho dipinta, andandosene fiducioso, sulla porta mi ha detto: "fai tu, ma che ci siano fiori, le calle no, non mi piacciono, magari rose, un vaso, del panneggio..." ed ecco cosa ne ho tirato fuori.
Magari questa Natura Morta non sarà ricordata
per sempre, ma è pur sempre una prima volta, questo le va concesso.
Nonostante l'inziale diffidenza per il "lavorare su commissione", come per il sushi, mi sono dovuta ricredere: il tutto è risultato divertente e rilassante come sempre.

lalla

p.s. ora però sono un po' in ansia: il "committente", o "mecenate" che dir si volgia, non l'ha ancora vista, speriamo che gli piaccia!


Natura Morta con roselline, olio su legno, 30x40 cm.



Il fondamentale contributo del Tigro durante al pittura: dormirmi in braccio (certo d'inverno la cosa è più piacevole...).

giovedì 10 giugno 2010

di tutto un po'

Domenica 23 maggio: colpita da virus intestinale, 18 volte al gabinetto. E tutti penserete "e che sarà mai? Una volta all'anno capita a tutti", però nel mio caso, la via crucis verso il W.C. si è svolta durante una comunione con circa 60 invitati...
Lunedì 24 maggio: mi sveglio al mattino stile cencino molle, ma tiro avanti fino al pomeriggio. Nel recuperare il Re dei Sugolini dall'asilo noto una strana bollicina sul collo... "non sarà mica varicella?", lo spoglio seminudo in mezzo ai giardini pubblici e non noto altre bollicine, "bo, speriamo sia una pinzatura di zanzara..." ma ci credo poco...
Martedì 25 maggio: Elia si risveglia con una ventina di bollicine, è varicella!!! Che tempismo, evviva: il pomeriggio dovrò svolgere l'esame, il giorno dopo Elia ha lo spettacolo di fine anno (si stava preparando da mesi a impersonare il super-eroe che arriva all'improvviso e salva il treno della fantasia dall'incantesimo del mago cattivo ?!), due giorni dopo partirebbe il nostro aereo per Bruxelles.
Nonostante queste tragicomiche premesse:
1) L'esame For.Com. è andato come doveva andare: il 90% della gente aveva già le domande svolte e le ha soltanto ricopiate, erano generalissime, non c'entravano niente col programma dettagliato e super-specifico del corso, avrei tranquillamente potuto svolgerle senza studiare tre settimane, anche se, svolgerele sul momento, mi è costato una bella ondata di adrenalina e un bel po' di fatica. Il tutto è durato circa 1 ora e mezza e poi sono tornata a casa a spalmare pomatine antiprurito sul povero appestato.
2) L'indomani Elia ha saltato lo spettacolo, credo che non gliene sia importato nulla, al contrario della madre, non appartiene a quella categoria di esseri umani che gradisce esporsi al pubblico ludibrio.
3) E poi, nonostante il povero appestato (il cui stato di salute andava migliorando), nonostante la nube irlandese e nonostante la mia fifa pazzesca, sono volata a Bruxelles per accompagnare Theo in tour per dedicaces.
Il viaggio è stato piacevole, ma il Re dei Sugolini mi è mancato più del solito, sarà stato il fascino della pustola?
Ecco cosa mi resta di Bruxelles: la sporcizia (per una volta Firenze non ci sfigurava), l'armoniosa Gran Place, orde di turisti che si accalcavano per fotografare una misera fontana alta 40 cm con bimbo tronfio e pisciante (a sentir loro, il simbolo di Bruxelles), la triste mancanza dell'acqua (niente mare, niente fiume, niente lago, peccato), gli splendidi fiamminghi, i fascinosissimi edifici art nouveau (del tutto sottovalutati dagli indigeni e spesso inaccessibili), il museo Magritte, la sfrenata passione belga per il fumetto, le cibarie cattivelle e velenosissime per il mio fegato.

Ed eccomi tornata ad imperversare, per casa e al laboratorio: dipingo, disegno, modello e rompo le scatole.
Inoltre, dato che con la scuola sembra mettersi sempre peggio e fuori di casa non vedo la fila per accaparrarsi i miei ritratti e le mie sculture, nella mia testa balena un nuovo e buffo progetto, un altro tentativo di rimediare la pagnotta disegnando... non ne parlo ancora perchè mi sembra veramente un'idea campata in aria. Se tra qualche giorno non sono rinsavita allora forse ve ne parlerò, sappiate che ci sto già lavorando.

lalla

lunedì 24 maggio 2010

"a bachino", un po' etrusca

Pochi minuti dopo il mio ricovero a Careggi per indurre il parto del piccolo Re dei Sugolini, si dispose ai piedi del letto un Dottore/professore, circondato da un capannello di Dottori/studenti, e chiese (parlando lentamente e scandendo le sillabe): "si-gno-ra, se le par-lo, lei mi ca-pi-sce?", ci mancava solo che tentasse una comunicazione a gesti.
Io gli feci una risata in faccia (che minò per sempre il suo prestigio di fronte ai Dottori/studenti) e risposi: "dipende, se mi dice cose troppo difficili, no".
Va detto, a parziale discolpa del Dottore/Professore, che il 26 luglio ero abbronzatissima e inoltre, nella mia stanza, almeno altre due mamme erano extracomunitarie.
Però io no, io sono di Firenze e mi diverte molto che, con cadenza almeno trimestrale, le mie origini vengano attribuite a fantastiche località esotiche.
Di solito la scelta cade in America del sud (Venezuelana? magari!) o nel martoriato Medio Oriente (Israeliana? Iraniana? Araba?), o in Grecia, perchè no? Ma in Italia mai, proprio mai.
Agli studenti, che spesso mi guardano increduli e delusi quando confesso le mie sciape origini italiane, condisco la monotona realtà ribattendo che: "no, non sono Greca, ma Etrusca!".

E se cercate di ricordarvi i nasi dritti e taglienti e le fronti ampie delle donne semidistese nei sarcovagi etruschi, non potrete negare una mia diretta discendenza.
Mi fa piacere pensarmi un po' etrusca, spero di aver ereditato qualcosa da questo grande popolo, così amante della vita e così rispettoso della figura femminile.
Gli Etruschi sono stati i primi a considerare un valore l'amore tra uomo e donna.
Ebbene, il famoso "sarcofago degli Sposi" di Cerveteri, dove marito e moglie erano ritratti insieme, banchettanti, sereni, adagiati l'uno accanto all'altro, fu realizzato in terracotta.
Ed è sempre la terracotta il materiale di molte altre sculture di straordinaria bellezza giunte fino a noi, come "l'Apollo che cammina", acroterio del tempio etrusco di Veio.

La tecnica che usavano ha molti nomi: "a bachino", "a colombino" o "a lucignolo". Consiste nel creare la figura tridimensionale cava, partendo dalla base e aggiungendo via via dei bachini di argilla e procedendo fino a richiudersi alla sommità della figura (pensate un po' al laser verde di tanti film di fantascenza che procede nello scanner di un'oggetto/corpo per piani di sezione orizzontali dal basso verso l'alto). Una volta concluso il lavoro di aggiunta, la scultura era pronta alla cottura, si trattava solo di rifinire l'esterno.
L'argilla infatti non potrebbe sopportare una cottura a 950° se il suo spessore fosse maggiore di 2,5 cm, in spessori maggiori tratterrebbe inglobata dell'umidità o delle sacche d'aria e scoppierebbe.
La tecnica maggiormente in uso al giorno d'oggi in licei artistici e accademie è invece quella di aggiungere argilla "per forza di mettere" fino a creare una scultura "piena", un blocco intero e, solo in un secondo tempo, svuotare la scultura (sacavndola dalla base o dal retro) fino a raggiungere lo spessore desiderato.
Ebbene, anche io uso la tecnica dei più perchè è più semplice e flessibile, ti concede di cambiare idea e forma in corso d'opera.
Però, qualche anno fa, per una volta, volli sentirmi un po' più etrusca e provai a fare una piccola scultura con la tecnica del bachino.
Fu strano e divertente pensare come un laser/scanner.
Il risultato non è accattivante dal punto di vista estetico, ma ci sono comunque affezionata, perchè é ineccepibile dal punto di vista tecnico: non fece una crepa in cottura, simbolo che ogni singolo bachino fu suturato correttamente.
Va considerato che la mia piccola testina (del 2004), se paragonata all'Apollo di Veio (V/VI sec. a .C.) è piuttosto giovanina, ma se paragonata alla mia produzione attuale risulta assai vecchiotta.
Artististicamente, sono, per fortuna, maturata.

lalla


P.S. Domani ho l'esame, dovrei essere a studiare e non a scrivere post sulle tecniche ceramiche!!!

"testa femminile", terracotta "a bachino" del 2004, 25x30x16 cm c.

giovedì 13 maggio 2010

la secchiona, i ganzi e le farse.

Sono circa 10gg che studio con continuità e, diciamocelo, sto anche imparando delle cose interessanti. Mi sembra di essere tornata all'università o al liceo.
Mi viene in mente che al liceo artistico avevamo strani insegnanti.
"Strano si fa per dire", penserete, e poi strani lo siamo un po' tutti e mettersi a sedere dietro ad una cattedra è come stare al di là di una lente d'ingrandimento.
"Puoi star certa che ai tuoi studenti, neanche fossero pokeristi esperti, non sfuggirà nessun dettaglio del tuo aspetto esteriore, dei tuoi tic e delle tue stranezze: in capo ad un anno sapranno come ti pettini quando sei di buon umore, come increspi le labbra quando sorridi e come gesticoli irrazionalmente quando ti stai innervosendo...".
Tutto ciò è verissimo, però, a quattordici anni, non c'ero io dietro ad una cattedra, c'erano loro e strani lo erano sul serio.
In prima un docente, poveraccio, soffriva di depressione e si tolse la vita la vigilia di Natale, un'altro fu allontanato dall'insegnamento per smercio di video porno agli studenti e infine un'altro era un mezzo porco, ma dato che il vicepreside era un porco completo (processo per molestie sessuali concluso con patteggiamento) il docente porco solo a metà non fu allontanato dalla scuola, ma solo spostato di sezione.
Questa è la pura verità, forse non dovrei scriverla, ma lo faccio e non me ne vergogno, magari se ne vergognasse lo stato italiano.
Vista la situazione, non stupisce che considerassi una manna dal cielo l'insegnante di Storia dell'Arte (che non metteva tanta effervescenza nelle sue spiegazioni ed era in effetti un po' smorto, ma per lo meno lavorava con serietà ed impegno).
Lo stesso valeva per coloro che avevano soltanto qualche tic o stranezza.
L'insegnate di matematica lo adoravo. Sembrava fosse lì a parlare solo per me, non perchè non cercasse con le sue spiegazioni argute e fantasiose di coinvolgere tutti, ma la sua voce si infrangeva sul resto della classe come se stesse parlato ad un muro bianco. I miei compagni, chi più chi meno, si consideravano degli artisti, dei ganzi, e ai ganzi non gliene frega niente della matematica.
La matematica è assoluta e vera, volevo studiarla all'università e arrivata al quarto anno, tutta emozionata, lo confidai al mio professore. Lui mi stupì, mi disse di no, che avrei dovuto fare altro nella vita: divertirmi, dipingere, lasciarmi andare, perchè ero una delle persone più sveglie e intelligenti che avesse mai conosciuto, ma troppo seria, con troppo senso del dovere e la matematica mi avrebbe reso triste e sola.
Chissà, io gli ho creduto, non mi aveva mai mentito in 4 anni, ma forse ho sbagliato, perchè, poverino, alla fine era depresso anche lui, non ne poteva più di parlare ad un muro bianco e forse non ne poteva più neanche della matematica.
Se l'avessi studiata l'avrei potuta insegnare con molta più facilità della storia dell'arte, ma forse non avrei incontrato Theo e nella vita sarei effettivamente triste e sola.
In seconda arrivò un nuovo insegnante di italiano, anche lui era un po' particolare a dire il vero. Il primo giorno ci disse che il tempo di spiegare Storia lui non ce l'aveva e che, per giustificare una valutazione in merito, si sarebbero fatti due compiti a quadrimestre su 4 capitoli che ci saremmo studiati a casa da soli, poi iniziò a spiegare Italiano e non la smise più per tre anni. Mentre parlava si masticava le parole e non era facile seguire il filo del discorso, era una persona coltissima e saltava un po' di palo in frasca, io mi misi nel primo banco e imparai a decifrare ciò che usciva da quella bocca, in realtà era tutto molto affascianate e mai scontato.
Il famoso primo compito di Storia lo ricordo come fosse oggi, la mole di pagine era impressionante, ero terrorizzata e studiai moltissimo: a casa feci degli schemi per chiarire i concetti e colorai date e nomi per attingere alla mia formidabile memoria visiva.
Il prof. aveva chiesto del tempo in prestito ai colleghi, avevamo in tutto 4 ore, lesse le tracce delle 4 domande da svolgere (altro non erano che i titoli dei 4 capitoli del libro) e poi fece una cosa straordinaria e incredibile: ci lasciò soli per 4 ore.
I miei compagni, riconoscenti e sollevati, tirarono fuori i libri e cominciarono tutti a copiare. Tutta la situazione era solo una farsa e il mio Prof. era un ipocrita, un ganzo, pure lui.
Dopo un attimo di scoramento, raccolsi le idee e cominciai a scrivere, scrissi 9 pagine intere, tutto corretto, ovviamente, tutto frutto della mia memoria e della mia rielaborazione, ovviamante, e presi 9, il voto più alto della classe, ovviamente.
Lo so, facevo un po' schifo ed ero secchiona sul serio, ma questo l'ho già detto.
E' che avevo tanta paura di deludere le aspettative delle persone e mi schifava l'idea di barare, di mentire (ma con gli anni sono un po' migliorata, non temete). Per questo non ho mai fatto una forca, non ho mai fumato una sigaretta nei bagni della scuola e nei successivi 3 anni di compiti di Storia ho continuato a studiare, non ho mai copiato, nonostante fosse chiaro a tutti che ciò sarebbe passato inosservato.
Tra due settimane ho l'esame del For.Com.
Io questo corso non lo volevo fare, perchè asvevo capito che era una farsa e negli anni mi sono rotta le scatole delle ipocrisie e delle prese in giro.
Sono stata costretta, ma comunque in qualsiasi esperienza, se la fai seriamente, finisce che impari qualcosa di nuovo e di certo questo male non fa.
Oggi stavo giusto approfondendo la mia conoscenza dell'Art Nouveau (in particolare legata alle arti applicate) quando sento squillare il telefono, è la mia amica Roberta, insegnate precaria come me: " Una collega ha fatto l'esame oggi, è una farsa, una buffonata, lasciano copiare tutti e le domande non sono sulle Unità Didattiche che ci hanno dato da studiare, anche se non lo dicono, le domande sono 3 tra quelle 20 che ci hanno spedito come esempio. Non starai mica studiando vero lalla? E' inutile".
Attimo di scoramento.
Allora io che faccio? Mi guardo le 20 domande che ci hanno mandato come esempio e poi, una volta per tutte, la faccio finita di studiare?
Che giusto a 15 anni si può essere integerrimi, tonti ed ubbidienti.
A 34 anni si dovrebbe aver imparato la lezione, ci si dovrebbe sentire artisti e ganzi, e ai ganzi non gliene frega niente del For.Com.
E' inutile studiare... è inutile imparare? Davvero?
Ma sono un'insegnate, non posso credere questo.
E il vero problema è che io ganza non lo sono mai stata, c'è poco da fare.

lalla

giovedì 6 maggio 2010

cosa c'è scritto nel DNA

Succede in questi giorni che io debba studiare.
E siccome nel mio DNA c'è scritto che sono secchiona, studio.
All'inizio controvoglia, poi pian piano ci piglio anche gusto, perchè i veri secchioni sono così.
E succede che fra gli argomenti mi capiti di leggere tante cose che riguardano la percezione visiva dell'opera d'arte, la sua semiologia e la sua storia... alcune hanno poco senso e sono (a mio parere) delle iperboli concettuali, ma altre mi sconcertano per quanto le senta vicine.
Si, mi sconcerta scoprire che già nella Grecia classica (dove per la prima volta l'opera d'arte è stata elevata ad un fine e non solo usata come un mezzo) l'atteggiamento verso i vari Fidia o Policleto non fosse affatto quello venerativo che ci potremmo immaginare. La popolazione nutriva sentimenti contrastanti: ammirava tecnica e perizia, ma disprezzava lo sforzo manuale e fisico legato al mestiere d'artista ponendolo così allo stesso livello di un manovale.
Così, già il grande scultore Policleto tentava di difendersi giudicando inadeguato il giudizio del pubblico, ignorante delle regole dell'arte e facilmente ingannato da falsi valori.
Addirittura Platone, il super cervellone dell'antichità, che disapprovava l'arte (considerandola solo un'imitazione della realtà, a sua volta sbiadita imitazione del mondo delle idee) si è espresso in materia giudicando un falso artista ed un vigliacco colui che, per ottenere il successo, asseconda la massa, incapace di comprendere.
Per finire, mi colpisce Vitruvio (autore del più antico trattato d'arte guinto fino a noi) che lamenta l'aleatorietà dei giudizi, i maneggi e i favoritismi durante i concorsi e fa notare quanto sia importante per un artista la disponibilità di notevoli somme di denaro che gli consentano di uscire dall'anonimato!
Succede quindi che mi faccia un sacco di domande e come al solito non trovi le risposte.
Per esempio: possibile che società capaci di pensieri tanto profondi e attuali in un passato lontanissimo abbiano poi tirato i remi in barca e al giorno d'oggi si ritrovino col culo per terra? (parlo della Grecia sull'orlo del baratro economico e sociale, ma anche della nostra Italia, discendente della grande Roma e della mia Firenze, figlia del Rinascimento).
Oppure: possibile che dopo millenni sia rimasta invariata la posizione dell'artista? O in effeti sia peggiorata: sarebbe bello al giorno d'oggi guadagnare quanto un manovale...
Parlo della categoria in generale, non di me, perchè non è detto che io sia un artista.
A proposito, siccome sono fuori esercizio secchionesco, dopo due ore di studio tendo a fondere, così stacco un po' e mi capita di imbattermi in questo articolo su un libro di Francesco Bonami.
Lo leggo e condivido quasi tutto, il tipo mi pare un critico d'arte piuttosto sveglio ed è nato a Firenze, meno male, indice che la nostra città ancora non è del tutto morta (poi però è scappato a vivere a New York...). Comunque, il libro parla di avere più o meno "l'arte scritta nel DNA".
Parla dei falsi artisti, che scritta non ce l'hanno; dei falsi galleristi, che sono dei volponi; dei molti soldi spesi per confondere le masse (come al tempo di Platone e Vitruvio).
Verso la fine Bonami accenna al fatto che si possa essere degli artisti veri, ma non buoni, non capaci fino in fondo.
Io non lo so cosa c'è scritto nel mio DNA (tranne, appunto, l'essere secchiona).

Sarebbe confortante pensare di rientrare in questa ultima categoria.
Insomma, non vorrei essere una truffatrice, magari un'incapace, ma sincera.

lalla