domenica 26 settembre 2010

ho deciso di procurarmi un esaurimento nervoso

Ho deciso che cercherò di tenere duro e non mollare niente.
Ho deciso di cercare di incastrare pittura, scuola, scultura, soprattutto Theo e il Re dei Sugolini e perfino un po' di teatro .

Sono cosciente che questa decisione, con ogni probabilità, mi porterà ad avere i capelli dritti a Natale, l'occhio dilatato a Pasqua e l'esaurimento nervoso a giugno... ma stiamo a vedere, non si sa mai!

D'altronde, ho deciso che non posso fare a meno dei due bei ragazzi che vivono con me il giorno stesso che li ho conosciuti, entrambi, e finchè non mi manderanno a quel paese continuerò ad interferire, appiccicosa e ingombrante, nelle loro vite... che sono la mia.

Ho deciso che non posso fare a meno della scultura quando ho visto le mie bambine d'argilla finalmente fuori dal forno, splendide, intatte, curve, attraenti... quasi vive.


Ho deciso che non posso fare a meno della pittura quando una dolcissima ragazza è scesa da Milano per posare per me, ho iniziato il suo ritratto e ho riconosciuto subito quel senso di adrenalina e magia che ogni volta mi pervade... è quasi una droga, difficile vivere senza.

Ho deciso che non posso fare a meno di insegnare (senza risparmiarmi, lavorando il doppio, anche a casa, e dando tutta me stessa) quando ho conosciuto le mie nuove classi e quegli adolescenti, che la vita costringe a stare di fronte a me 2 ore a settimana, che tanto più volentieri se ne dovrebbero andare a correre in un prato, dietro ad un pallone o ad un coetaneo, e che invece, magicamente, ascolteranno le storie che escono dalla mia bocca... ne saranno meravigliati e incuriositi.

E poi, ho deciso che ogni tanto è giusto fuggire da tutte queste meraviglie, che mi ubriacano, ma mi sfiniscono. Gestirle nel giusto modo, preservandone i delicati equilibri e trovando anche il tempo per dormire un po', non è cosa da niente. Ed ecco quindi che sarebbe bello infilarci anche il teatro, che può regalarmi la libertà di vivere altre vite, infinite, come quelle che mi ci vorrebbero per fare tutto quello che sento di voler fare!

lalla

"la Maschera", modellato in terracotta, 18x22x13 cm c.


"Archi", modellato in terracotta, 50x27x22 cm c.



"L'isola di Ingres", modellato in terracotta, 85x35x23 cm c.

lunedì 20 settembre 2010

grazie Giulia

E' finita l'estate e il mio periodo di mamma 24 ore su 24, anche il piccolo Re è tornato alla materna e al suo lavoro.
Ed è finito anche un anno di totale precarietà economica e professionale.
Mercoledì scorso, dopo svariate peripezie e nonostante qualche pasticcio di troppo del provveditorato, mi aggiudico 8 ore settimanali ad Empoli. Domani mattina ho una convocazione che forse mi consentirà di aggiungerne 6 a Firenze... si ricomincia con montagne di compiti da corregggere, lezioni da preparare, ragazzi da conquistare e finalmente uno stipendio decente...
certo, sono contenta, ma la pittura? La scultura? Il fumetto di Emma?
Tutti questi sogni mi hanno coccolato e consolato della mia inutilità per un anno intero, adesso è difficile metterli da parte e mi rattrista pensare che fossero soltanto un'illusione.
Però lo penso spesso: sono solo un miraggio, un inganno, tutte le cose che faccio.
Ogni tanto ne aggiungo una ed è solo un'altra categoria nella quale sono e sarò sempre una dilettante (pittrice, scultrice, perfino attrice e anche insegnate).
So fare tutto e non so fare niente. Possiedo doti inutili e infruttuose, nessuna delle quali spicca davvero sulle altre, sono solo mezzi doni incapaci di servire davvero nè a me, nè ad altri.
Sempre più spesso mi balena per la testa il pensiero di essere una persona banale, senza talento, senza niente da dire e comunicare.
E adesso? Mi rimetto a insegnare e nascondo di nuovo i colori nella polvere del cantuccio dietro la scrivania e la voglia di dipingere in un pertugio in fondo al cuore?

Poi, vengo a spegnere il computer e vedo un messaggio di un'allieva di due anni fa che quest'estate ha preso la maturità. Quasi si scusa perchè è tanto che non scrive e questo mi sconcerta, ma porca vacca, avrai avuto di meglio a cui pensare che a una tua ex-ex-insegnate di arte! Mi scrive che finalmente ha il coraggio di inseguire i suoi sogni, che farà architettura, anche se è la scelta meno logica, che questo coraggio lo deve anche a me, mi scrive grazie, delle parole così belle, che non credo di meritarle. E' entusiasta, innamorata della vita e dell'amore.
Mi metto a piangere come una bambina, quasi mi spaventa pensare di aver influenzato la vita di una ragazza di 18 anni, averle fatto credere che sia giusto inseguire i sogni, non arrendersi di fronte alle difficoltà e cercare con tutte le forze di essere felici...
allora mi balena per la testa il pensiero di non essere poi così male come insegnate e come persona.
L'aver fatto architettura quasi per caso e non l'accademia, l'aver rinunciato alla matematica, l'aver scelto p0rima i fumetti, poi la ceramica e l'insegnamento, l'aver messo sempre tutto da parte in nome della famiglia e del Re dei Sugolini, tutta questa serie di contraddizioni, deviazioni, spreco di energie...
ho sempre pensato che mi avessero trasformato in qualcosa che non è "nè carne, nè pesce", e invece no, mi hanno portato ad incontrare Giulia.
Non ho sbagliato tutto, non esiste un'altra carriera (per quanto strapagata) che potrebbe regalarmi soddisfazioni così. Non c'è un lavoro più importante di quello che faccio, non una vita migliore di quella che sto vivendo e non sogni più dolci di quelli che mi culleranno stanotte.
Vado a letto felice, grazie Giulia.

lalla

giovedì 22 luglio 2010

in "giro in giro"

Sono una cinefila, ora spero di aver scritto bene e che non si capisca che mi piacciono i cani (che poi è anche vero). Ma insomma, adoro il cinema e i film, tutti, anche quelli brutti, se ne comincio uno devo finirlo per forza e poi me lo ricordo per sempre. Posso riconoscere una pellicola già vista con un solo fotogramma e ho i dialoghi stampati a fuoco nel cervello.
Va bene, dimenticando per un attimo i miei lati maniacali, ad ogni modo io credo che qualsiasi persona che abbia la mia età se lo ricordi con un pizzico di nostalgia, quel Signore Coccodrillo e il suo bisogno di libertà.
La filosofia del "giro in giro" è sganciarsi, lasciarsi tutto alle spalle,
per 30 minuti o 30 giorni, questo non conta, l'importante è sentirsi leggeri.
E ogni tanto, andarsene un po' a zonzo, serve davvero a tutti.

Così, dopo che per un'intera settimana una banda di batteri scalmanati ha fatto baldoria nella mia gola e dopo averli scacciati a suon di velenosi antibiotici, un po' verdastra ma felice, risorgo dalle mie ceneri come la Fenice, raccolgo in un sol giorno baracca e burattini e in compagnia dei miei due bei ragazzi, vi saluto.
Facciamoci tutti questo giretto allora e ognuno se ne vada dove gli pare.
Noi tre ce ne andiamo a rosolare qualche giorno in Puglia.
Anche la mia Emma si fa una bella passeggiata in bici per Firenze. E' primavera, l'aria fresca le scompiglia i capelli e lei si sente determinata, e libera...

lalla

mercoledì 7 luglio 2010

materiali e tecnica

Se ben ricordo, negli anni '90 c'era uno spot che recitava "la potenza è niente senza controllo" , si riferiva allo sport e alle auto, ma in effeti anche in arte materiali e tecnica la fanno da padrone.
In questi giorni sono tutta in fibrillazione, spero di poter infornare le mie ultime tre sculture, finalmente.
Sembra impossibile dover attendere così tanto, ma mettere tutti d'accordo e riempire un forno grande come un bagno, dove puoi tranquillamente camminare in piedi, non è cosa facile. Inoltre io, che a Sesto sono ospite ben voluta ma ingombrante, devo adeguarmi ai tempi del resto della produzione, quella che conta (cioè quella che porta al laboratorio un ricavo in denaro).
Un'attesa così lunga mi crea non poche ansie dato che questa volta ho ideato dei pezzi particolarmente difficili dal punto di vista tecnico, mi sa che 2 su tre me li gioco in cottura.
Quando immagino le forme vorrei ribellarmi e non adeguarmi alle restrinsioni della tecnica, ma è impossibile, la creta ha una volontà propria, così ogni volta cerco un compromesso realizzabile spostando sempre di più il livello di rischio.
"L'Isola di Ingres" è un unico pezzo enorme, anche solo sollevarla per infornarla sarà un'impresa.
"La maschera" ha già una piccola crepa dovuta a dei ripensamenti in corso d'opera un po' troppo tardivi, ma d'altronde, se a metà strada intuisci una via migliore, che fai, non provi?
"Archi" ha una forma estrusa che crea tensioni, trazioni e compressioni nella materia ceramica, seccare l'ha già messa a dura prova...

aspettando che si sciolga questo nodo di angoscia/curiosità/speranza e che io sappia come andrà a finire, vi propongo una piccola illustrazione (molto art nouveau) nel solco del mio folle progetto fumettistico.

Theo era convinto che materiali più pregiati avrebbero giovato al mio acquerello.

Forse aveva anche ragione: quando ho voglia di disegnare, arrabatto il primo album preincollato che rimedio per casa e, se non trovassi i colori, sarei capace di colorare con vino e caffè (tanto berli non posso!).
Ammetto che questo non sia un bel modo di migliorarsi, c
osì il mio compagno di studio/letto/vita mi ha ammorbato un mese... alla fine ho fatto un salto allo Zecchi per comprare una carta grammatura 7 "Fabriano artistico" che costa più di me. Una volta in negozio mi sono lasciata andare e ho rinnovato il parco pennelli, lunghi, tondi, in pelo di bue (ne ho solo uno sacro in pelo di martora che custodisco dall'età di 16 anni). Forse al prossimo disegno mi monto definitivamente la testa e finisce che ricompro anche i colori (che sono buonissimi Winsor&Newton, ma antidiluviani).
Va bene: per fare una scultura devo per forza chinare la testa di fronte al volere dell'argilla, cercando di evitare così una sua esplosione o rottura, ma fare un bel disegno non è soprattutto una questione di mano e di testa, serviranno tutti questi lussi?

lalla

"Emma en plein air", china e acquerello su carta, 16x39 cm.

mercoledì 30 giugno 2010

Angelique

Credo che Angelique sia una delle donne più sensuali che conosco.
Il segreto della sua sensualità non sta nel fatto di essere bella, o di parlare con un irresistibile accento francese, ma è soprattutto nella sua mistura di esuberanza e timidezza.
La muscolatura tonica, quasi ginnica, il portamento altero e la capigliatura infuocata le regalerebbero un aspetto da regina delle Valchirie. Ma tanta maestosità intimorisce anche lei, così spesso si ritrae, si strugge e si nasconde in un sorriso, vela di smarrimento e malinconia lo splendido sguardo acquoso.
Angelique ha lavorato per molti anni allo studio di illustrazione con Theo... spero vivamente che lui non fosse tanto permeabile e sensibile al suo fascino quanto me!

lalla

P.S. Grazie Angelique di aver posato per me, spero che questo ritratto ti renda giustizia. Mi sono un po' allontanata dalla realtà, lasciandomi trasportare
dal linearismo liberty delle ciocche di capelli e dal contrasto un po' esasperato tra i colori complementari. Volevo cogliere il dualismo che ti pervade, ma cercando di catturare il fuoco ho forse perso l'acqua...


"Angelique", olio su masonite, 40x50 cm.

giovedì 24 giugno 2010

dopo molte premesse, Emma.

La visione degli scarabocchi a seguito di questo testo, ha bisogno di alcune premesse.

Premetto che la mia prozia Emma Chiarugi fu una brava pittrice, allieva del grande Giovanni Fattori. Quando ero piccola, le sue nature morte e i suoi paesaggi mi guardavano dalle pareti della mia casa natale, ammaliandomi. Passavo ore ad osservare, mi perdevo tra quelle pennellate vigorose e quelle calde macchie di colore. Ho mitizzato la sua persona, il fatto che fosse moderna e ardita, e il suo talento, tanto da desiderare con vigore crescente una sua riemersione dall'oblio e una sua resurrezione artistica. In verità, sognavo di poter essere come lei. Crescendo ho abbandonato l'infantile sogno di emularla (come disse il Grande Courbet:"E' inutile che tenti di dipingere come Raffaello, anche se tu riuscissi ad avvicinarti a lui, tu non sei Raffaello e non lo sarari mai"), sostituendolo con quello più realistico di poterle regalare una ricollocazione al'interno della storia dell'arte (magari con una mostra e una biografia).

Premetto che all'età di 19 anni, iscritta da un'anno alla facoltà di Architettura e in piena crisi d'astinenza da disegno, decisi di frequentare la "scuola internazionale di Coomics". A dispetto del nome pretenzioso e ridondante, non è che la scuola fosse un granchè, ma può anche darsi che la colpa fosse mia: la consideravo più che altro uno svago, una scusa che mi permettesse, tra un esame e l'altro, di diseganre un po'. Detto questo, almeno la scuola mi è servita come agenzia matrimoniale! Theo era il più bravo della classe e aver trovato finalmente qualcuno più dotato di me nel disegno era terribilmente attraente.
Il suo talento, più che la sua bellezza, mi ha fatto innamorare.

Premetto che il progetto scemo a cui sto lavorando in queste settimane, ormai non mi sono ravveduta e quindi ve ne posso parlare, è preparare un fumetto sulla storia di Emma Chiarugi, romanzandola un po', e propormi con qualche tavola d'esempio al mercato francese. Ora, io lo so di non essere il geniale Raffaello, ma la scemenza sta nel fatto di aver creduto almeno di poter emulare un Ghirlandaio, cioè un eccelso artigiano. Io fumettista non lo sono mai stata, meno ancora che artista. Mi manca la regia, la visione d'insieme, un rendimento costante qualunque sia il soggetto o al scena da rappresentare. Per questo, nonostante i preziosi consigli di Theo il risultato è per il momento altalenante, dilettantistico e non merita di essere mostrato a dei professionisti.
Porca miseria, non c'è verso che io riesca a guadagnarmi da vivere con questo mezzo dono che ho in testa e nelle mani, ma a che cavolo serve saper disegnare?


Premetto che esattamente un anno fa si infrangeva un sogno durato 5 mesi di conoscere una piccola principessa che avrei chiamato Emma. L'avevo immaginata moderna, ardita e piena di talento come la mia prozia. Per questo, quando mi è balenato in mente questo progetto scemo, immediatamente ho pensato che se mai fosse andato in porto l'avrei dedicato a lei.
La vita va affrontata col sorriso ed io di solito lo faccio, a disposizione ho quello splendido del piccolo Re dei Sugolini, è l'unica cosa che conti veramente. Però è anche vero che oggi non riesco ad essere giuliva come sempre, è di nuovo il 25 giugno, il giorno che infrange i sogni.
Porca miseria, come ci sono rimasta male, dopo tutto questo tempo mi ci vuole ancora un grande sforzo per pensare che domani arriverà il 26 ed io ricomincerò a sognare.

lalla



prima prova, pagina n°1, Emma al funerale della madre Margherita, acquerello e china su carta.


seconda prova, pagina n° 12 c., Emma all 'Accademia, nella classe di pittura di Giovanni Fattori, acquerello e china su carta. L'idea di spostare il Ponte Vecchio a nostro piacimento per rendere il tutto un po' più interessante è uno dei molti consigli di Theo...

martedì 22 giugno 2010

ricascarci

Una parte con dei buoni propositi: starsene tranquillina a casa a lavorare, senza tanti sensazionalismi, esposizioni e conseguenti delusioni...
poi però è difficile non ricascarci, soprattutto se ho finalmente la possibilità di far vedere una delle mie opere preferite che alla Pizzeria avevano rifiutato "per carità, si vede il pelo, questo è un luogo per famiglie"!
A me la bacchettona giustificazione ha fatto sorridere: "un luogo per famiglie?" Il Re dei Sugolini sta crescendo in mezzo alle curve morbide e definite delle mie donne nude... verrà su un maniaco sessuale?
Ora che ci penso, in questi giorni mi racconta di essersi fidanzato con Sofia, una bellissima bambina di classe sua, ma anche con Angie, della sezione accanto...
e ha solo 5 anni!

lalla

P.S. per chi fosse interessato alle mie scandalose creazioni e a rimproverarmi di persona, l'inaugurazione con tanto di cocktail, della solita TV TOSCANA più svariata umanità (astronomi (?), poeti, notai...) sarà a Scandicci, via calamandrei n°5, dalle 18.30...

lunedì 14 giugno 2010

le prime volte

Nella vita ci sono un sacco di prime volte.
Alcune di esse sopravvivono nella memoria, indelebili, e altre si perdono, dimenticate.
L'esame di quinta elementare, il primo di un'interminabile serie, che adesso non lo fanno neanche più, ce l'ho stampato in testa.
Il primo amore che non si scorda mai, sarà... il mio era un bambino delle elementari, un certo Paolino, non ricordo proprio cosa mi affascinasse di lui, forse il fatto che mi trattasse peggio degli altri, credo.
La prima volta che assaggi il sushi e, superata la diffidenza, ti merav
igli della delicatezza del sapore e della scioglievolezza del boccone, a me è successo a Parigi, che meraviglia!
La prima volta che fai l'amore, quella sì che è indimenticabile, io l'ho fatto con Theo ed è stata anche la prima volta che ho pianto di commozione, che esperienza strana e totalizzante.
La prima volta che cerchi di partire con gli sci d'acqua, non riesci a tenere unite le gambe, gli sci e il giubbotto galleggiano e ti ritrovi trascinato tra le onde a bere litri di mediterraneo.

La prima volta che partorisci un bambino, fare il Re dei Sugolini è stata la cosa più difficile, pazzesca e straordinaria che mi sia mai successa. Per descriverla mi vengono in mente solo superlativi, ma per quanti ne usassi, non basterebbero mai.
E altre mille, diecimila "prime volte" più o meno importanti o banali.

Oggi, per la prima volta, ho finito di dipingere una piccola natura morta su commissione.
L'amico per cui l'ho dipinta, andandosene fiducioso, sulla porta mi ha detto: "fai tu, ma che ci siano fiori, le calle no, non mi piacciono, magari rose, un vaso, del panneggio..." ed ecco cosa ne ho tirato fuori.
Magari questa Natura Morta non sarà ricordata
per sempre, ma è pur sempre una prima volta, questo le va concesso.
Nonostante l'inziale diffidenza per il "lavorare su commissione", come per il sushi, mi sono dovuta ricredere: il tutto è risultato divertente e rilassante come sempre.

lalla

p.s. ora però sono un po' in ansia: il "committente", o "mecenate" che dir si volgia, non l'ha ancora vista, speriamo che gli piaccia!


Natura Morta con roselline, olio su legno, 30x40 cm.



Il fondamentale contributo del Tigro durante al pittura: dormirmi in braccio (certo d'inverno la cosa è più piacevole...).

giovedì 10 giugno 2010

di tutto un po'

Domenica 23 maggio: colpita da virus intestinale, 18 volte al gabinetto. E tutti penserete "e che sarà mai? Una volta all'anno capita a tutti", però nel mio caso, la via crucis verso il W.C. si è svolta durante una comunione con circa 60 invitati...
Lunedì 24 maggio: mi sveglio al mattino stile cencino molle, ma tiro avanti fino al pomeriggio. Nel recuperare il Re dei Sugolini dall'asilo noto una strana bollicina sul collo... "non sarà mica varicella?", lo spoglio seminudo in mezzo ai giardini pubblici e non noto altre bollicine, "bo, speriamo sia una pinzatura di zanzara..." ma ci credo poco...
Martedì 25 maggio: Elia si risveglia con una ventina di bollicine, è varicella!!! Che tempismo, evviva: il pomeriggio dovrò svolgere l'esame, il giorno dopo Elia ha lo spettacolo di fine anno (si stava preparando da mesi a impersonare il super-eroe che arriva all'improvviso e salva il treno della fantasia dall'incantesimo del mago cattivo ?!), due giorni dopo partirebbe il nostro aereo per Bruxelles.
Nonostante queste tragicomiche premesse:
1) L'esame For.Com. è andato come doveva andare: il 90% della gente aveva già le domande svolte e le ha soltanto ricopiate, erano generalissime, non c'entravano niente col programma dettagliato e super-specifico del corso, avrei tranquillamente potuto svolgerle senza studiare tre settimane, anche se, svolgerele sul momento, mi è costato una bella ondata di adrenalina e un bel po' di fatica. Il tutto è durato circa 1 ora e mezza e poi sono tornata a casa a spalmare pomatine antiprurito sul povero appestato.
2) L'indomani Elia ha saltato lo spettacolo, credo che non gliene sia importato nulla, al contrario della madre, non appartiene a quella categoria di esseri umani che gradisce esporsi al pubblico ludibrio.
3) E poi, nonostante il povero appestato (il cui stato di salute andava migliorando), nonostante la nube irlandese e nonostante la mia fifa pazzesca, sono volata a Bruxelles per accompagnare Theo in tour per dedicaces.
Il viaggio è stato piacevole, ma il Re dei Sugolini mi è mancato più del solito, sarà stato il fascino della pustola?
Ecco cosa mi resta di Bruxelles: la sporcizia (per una volta Firenze non ci sfigurava), l'armoniosa Gran Place, orde di turisti che si accalcavano per fotografare una misera fontana alta 40 cm con bimbo tronfio e pisciante (a sentir loro, il simbolo di Bruxelles), la triste mancanza dell'acqua (niente mare, niente fiume, niente lago, peccato), gli splendidi fiamminghi, i fascinosissimi edifici art nouveau (del tutto sottovalutati dagli indigeni e spesso inaccessibili), il museo Magritte, la sfrenata passione belga per il fumetto, le cibarie cattivelle e velenosissime per il mio fegato.

Ed eccomi tornata ad imperversare, per casa e al laboratorio: dipingo, disegno, modello e rompo le scatole.
Inoltre, dato che con la scuola sembra mettersi sempre peggio e fuori di casa non vedo la fila per accaparrarsi i miei ritratti e le mie sculture, nella mia testa balena un nuovo e buffo progetto, un altro tentativo di rimediare la pagnotta disegnando... non ne parlo ancora perchè mi sembra veramente un'idea campata in aria. Se tra qualche giorno non sono rinsavita allora forse ve ne parlerò, sappiate che ci sto già lavorando.

lalla

lunedì 24 maggio 2010

"a bachino", un po' etrusca

Pochi minuti dopo il mio ricovero a Careggi per indurre il parto del piccolo Re dei Sugolini, si dispose ai piedi del letto un Dottore/professore, circondato da un capannello di Dottori/studenti, e chiese (parlando lentamente e scandendo le sillabe): "si-gno-ra, se le par-lo, lei mi ca-pi-sce?", ci mancava solo che tentasse una comunicazione a gesti.
Io gli feci una risata in faccia (che minò per sempre il suo prestigio di fronte ai Dottori/studenti) e risposi: "dipende, se mi dice cose troppo difficili, no".
Va detto, a parziale discolpa del Dottore/Professore, che il 26 luglio ero abbronzatissima e inoltre, nella mia stanza, almeno altre due mamme erano extracomunitarie.
Però io no, io sono di Firenze e mi diverte molto che, con cadenza almeno trimestrale, le mie origini vengano attribuite a fantastiche località esotiche.
Di solito la scelta cade in America del sud (Venezuelana? magari!) o nel martoriato Medio Oriente (Israeliana? Iraniana? Araba?), o in Grecia, perchè no? Ma in Italia mai, proprio mai.
Agli studenti, che spesso mi guardano increduli e delusi quando confesso le mie sciape origini italiane, condisco la monotona realtà ribattendo che: "no, non sono Greca, ma Etrusca!".

E se cercate di ricordarvi i nasi dritti e taglienti e le fronti ampie delle donne semidistese nei sarcovagi etruschi, non potrete negare una mia diretta discendenza.
Mi fa piacere pensarmi un po' etrusca, spero di aver ereditato qualcosa da questo grande popolo, così amante della vita e così rispettoso della figura femminile.
Gli Etruschi sono stati i primi a considerare un valore l'amore tra uomo e donna.
Ebbene, il famoso "sarcofago degli Sposi" di Cerveteri, dove marito e moglie erano ritratti insieme, banchettanti, sereni, adagiati l'uno accanto all'altro, fu realizzato in terracotta.
Ed è sempre la terracotta il materiale di molte altre sculture di straordinaria bellezza giunte fino a noi, come "l'Apollo che cammina", acroterio del tempio etrusco di Veio.

La tecnica che usavano ha molti nomi: "a bachino", "a colombino" o "a lucignolo". Consiste nel creare la figura tridimensionale cava, partendo dalla base e aggiungendo via via dei bachini di argilla e procedendo fino a richiudersi alla sommità della figura (pensate un po' al laser verde di tanti film di fantascenza che procede nello scanner di un'oggetto/corpo per piani di sezione orizzontali dal basso verso l'alto). Una volta concluso il lavoro di aggiunta, la scultura era pronta alla cottura, si trattava solo di rifinire l'esterno.
L'argilla infatti non potrebbe sopportare una cottura a 950° se il suo spessore fosse maggiore di 2,5 cm, in spessori maggiori tratterrebbe inglobata dell'umidità o delle sacche d'aria e scoppierebbe.
La tecnica maggiormente in uso al giorno d'oggi in licei artistici e accademie è invece quella di aggiungere argilla "per forza di mettere" fino a creare una scultura "piena", un blocco intero e, solo in un secondo tempo, svuotare la scultura (sacavndola dalla base o dal retro) fino a raggiungere lo spessore desiderato.
Ebbene, anche io uso la tecnica dei più perchè è più semplice e flessibile, ti concede di cambiare idea e forma in corso d'opera.
Però, qualche anno fa, per una volta, volli sentirmi un po' più etrusca e provai a fare una piccola scultura con la tecnica del bachino.
Fu strano e divertente pensare come un laser/scanner.
Il risultato non è accattivante dal punto di vista estetico, ma ci sono comunque affezionata, perchè é ineccepibile dal punto di vista tecnico: non fece una crepa in cottura, simbolo che ogni singolo bachino fu suturato correttamente.
Va considerato che la mia piccola testina (del 2004), se paragonata all'Apollo di Veio (V/VI sec. a .C.) è piuttosto giovanina, ma se paragonata alla mia produzione attuale risulta assai vecchiotta.
Artististicamente, sono, per fortuna, maturata.

lalla


P.S. Domani ho l'esame, dovrei essere a studiare e non a scrivere post sulle tecniche ceramiche!!!

"testa femminile", terracotta "a bachino" del 2004, 25x30x16 cm c.