mercoledì 31 dicembre 2025

verso il 2026

Di fondo, sono una persona allegra. Chi mi gira intorno sa che tendo a sentirmi entusiasta della vita e a buttare tutto sul ridere. Non solo per una fortunata combinazione chimica, ma grazie a una mia precisa volontà. Perché sono anche una persona razionale, molto. Io voglio, e devo, onorare il culo di essere venuta al mondo sana in un ambiente economicamente e culturalmente privilegiato. Cercare di dare sempre il massimo, diffondere serenità e praticare gentilezza, combattere a testa alta per i principi in cui credo e non dare per scontato nessun giorno su questa terra, mi pare il minimo.

Ma, gratitudine a parte, vivo anche percependo una latente delusione. In grande scala: prevaricazioni, ingiustizie odiose, violenze feroci e diffusa indifferenza. Nel quotidiano: costanti incomprensioni. Mancate connessioni. Soffro di una solitudine atavica che cerco di non far pesare a nessuno, ma che scava in me profondissimi solchi. C’è di più. Nel mio piccolo, ogni tanto compare anche, lo confesso, un’insoddisfazione meschina. Un senso di mancato riconoscimento per le cose che faccio (scrittura e pittura) e per la donna che sono. Il sentirmi sottovalutata o data per scontata. Non vista. Mai scelta.

Nonostante i miei sforzi incessanti, che cosa mi renda così stonata, e non di rado sgradita, al resto dell’universo, io non l’ho mai capito. Il troppo chiasso? I troppi colori? Più probabilmente, qualche evidente trauma e rigidità che, è bene saperlo, sono impossibilitata a rimuovere. O magari, più semplicemente, il resto dell’universo è solo troppo occupato a pensare ai cazzi suoi per stare dietro anche ai miei. E giustamente, direi.
Quindi nulla, come non detto, procediamo tutti come sempre: sorridenti e pimpanti verso il 2026!
 
lalla

lunedì 8 dicembre 2025

nuotare e salvarsi

Adoro nuotare nel mare e in acqua mi sento leggera. Sono in grado di adagiarmi sulle correnti e godermi il flusso.
Ma c'è chi non sa proprio farlo e per tanto tempo ho provato una pena immensa verso le persone che annegano.
La provo ancora, ma insieme, le temo.
Perché loro si accorgono di quanto io sia capace e disponibile al soccorso, mi eleggono a salvagente personale e poi, ogni volta, cercano di portarmi sul fondo con loro, anzi, di mettere la mia testa sotto per rimanere aggalla.
Le persone che gridano aiuto dicendo di annegare, io in verità non ho neppure capito se anneghino sul serio, di sicuro non lo fanno mai da sole: prima ti abbracciano grate e poi ti soffocano senza pietà.
Meno male che io sono brava anche a riemergere, ma dopo lunghe apnee ho capito che non serve a niente. Che purtroppo non a tutte si può insegnare a nuotare.
Che il loro destino non è una mia responsabilità e che io devo imparare ad accettarlo. Nonostante la pena, io non posso, e non devo, più provare a salvarle. Che imparino a farlo da sole oppure affoghino, ma senza di me.

lalla