martedì 17 marzo 2026

Tranquilli, che va tutto bene.

Non posso sapere il motivo perché le altre persone siano sui social, ma conosco bene il mio. Sicuramente non è un tentativo di imbroccare. E neppure di ottenere consigli psicologici o di vita in generale. Grazie di cuore, come se avessi accettato, ma in verità non mi interessa perché l'unico e solo motivo per cui sono in rete è pubblicizzare la mia scrittura e la mia pittura (volendo semplificare la questione: sono loro due il mio psicologo e mi ritengo soddisfatta delle cure).
Per questo ci tengo a tranquillizzare tutti: quando scrivo o dipingo di un argomento doloroso, non sempre lo sto vivendo. Certo, l'ho inconsciamente pensato e percepito (altrimenti non ne avrei scritto o dipinto), ma una volta tirato fuori, per quanto tormentoso, è già passato.
Quello che dipingo e scrivo sono effettivamente io, ma non lo sono mai interamente. Sono solo piccole schegge di me, ma ci sono tante altre parti, spesso più miti e relisienti, che mi compongono.
Ci sono parti più silenziose, che non pretendono con forza di uscire e creare, ma altrettanto importanti per andare avanti.
Non so se sono riuscita a spiegarmi, il fraintendimento è effettivamente una costante della mia vita. Il che è piuttosto ironico per una che scrive e dipinge (quindi cerca di analizzare, comprendere e spiegare) soprattutto sé stessa da quando ha imparato a tenere un lapis in mano.
E vabbè, ne sono consapevole, ma anche con questo ho fatto pace.

lalla

domenica 15 marzo 2026

il mal di testa

Il mal di testa mi sveglia all’alba. Io vorrei dormire, ma lui no e morde le mie tempie senza pietà. Sono stanca e mi viene da piangere. Per il sonno sottratto e perché ho fatto un incubo che non ricordo, ma che mi è rimasto addosso, vischioso, e mi intrappola come un pantano.
Mi sento ancora costretta. Tirata da lacci.
Il mal di testa mi opprime, stringe come una morsa.
Forse delle mani che mi strattonavano. Tanti che mi imprigionavano e mi smembravano. Ognuno che si prendeva un pezzo e mi beveva. Mi svuotava.
Dio quanto martella, mi sento soffocare.
Basta.
Mi trascino in bagno e ingerisco una Tachipirina, poi mi rannicchio di nuovo nel letto.
Non c’è bisogno di scomodare Freud per capire. In vita mia ho dato tanto e tutti se lo sono preso. Troppi se lo aspettano da me, ma stavolta rimarranno delusi perché io non ce la faccio più. A dare senza ricevere niente, non ce la faccio più. Ho provato a sfuggire al mio destino e a prendermi da sola ciò che desidero, le cure e le attenzioni di cui ho bisogno: non funziona lo stesso. Ogni volta, mi sembra di rubare qualcosa che non mi spetta. Chi vuoi prendere in giro, tu che sei nata per dare e non per ricevere?
I sensi di colpa mordono più di questa emicrania bastarda.
Non ce la faccio più. Mollate le mie tempie, per favore. Lasciatemi tutti in pace.
Sono stanca e voglio solo dormire.

lalla
Particolare da "autoritratto con sciarpa di seta", 2012.


lunedì 2 marzo 2026

Grazie T

Ho già scritto qualcosa sul significato del mio ultimo dipinto “Tutto quello che ci viene chiesto”, ma vorrei spendere due parole sulla mia modella, perché gliele devo.
Non avrei mai potuto realizzare questo quadro servendomi di una qualsiasi ragazza che con un pezzo di stoffa si travestisse, non avevo bisogno di una carnevalata ma di una persona vera che interpretasse solo sé stessa. Avevo bisogno di lei.
Ho conosciuto T cinque anni fa, come studentessa. Alla conclusione del biennio internazionale ha scelto l’indirizzo linguistico e io proseguo sulle classi dello scientifico, quindi ci siamo salutate. L’ultimo elaborato che ha realizzato per me, due anni fa, è stato un piccolo capolavoro: un fumetto nel quale ha scelto di raccontare, con eleganza e sincerità, la sua infanzia e la sua avventura di migrante. Per altro, solo grazie a quelle vignette ispirate ho scoperto che possedesse una chioma ricciuta.
In classe, ho sempre apprezzato il suo modo gentile e collaborativo di porsi, la volontà di mettersi in gioco e soprattutto la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Non a caso, da poco mi è stato raccontato che fa pugilato. Evidentemente avevo ragione a pensare che la soave fanciulla fosse anche una tipa tosta (ma, detto tra noi, spero tanto che un pugno non le rovini mai quel volto stupendo).
L’ho sempre ritenuta bellissima, una Madonna in terra.
All'inizio di quest'anno, durante un cambio dell’ora, l’ho incrociata per le scale e come sempre ci siamo salutate cordialmente. Rideva spensierata con un’amica e anziché il consueto velo nero, ne indossava uno meravigliosamente blu. Mi ha folgorato.
Da quel momento, ho desiderato ardentemente di chiederle di posare per un dipinto che rivisitasse il messaggio della celebre "Annunciata" di Antonello da Messina e che facesse riflettere sull'immensità di ciò che è stato chiesto alla giovane Maria e su quanto (troppo) venga chiesto ancora oggi ad ogni giovane ragazza. Ma temevo che la mia stessa richiesta nei suoi confronti fosse troppo pesante o la mettesse in imbarazzo. 
Dopo qualche settimana di titubanza, mi sono fatta coraggio e gliel’ho proposto.
Fortunatamente T ha accettato con entusiasmo, durante le vacanze di Natale è venuta a posare ed è stata bravissima. In ogni foto che le ho scattato era perfetta: fragile e potente, spaventata e orgogliosa, consapevole e profonda. Splendida.
L’ho dipinta in punta di piedi, in uno stato di soggezione, provando grande rispetto verso la bellezza del suo volto e del suo spirito.
Alla fine, penso che sia andata bene: il "nostro" quadro mi piace molto.
E dopo, per ringraziarla di avermi prestato la sua effige (e un po’ anche per avere la scusa di guardarla ancora negli occhi) le ho fatto un piccolo ritratto a lapis che spero sarà lieta di conservare.
Ancora grazie T.

lalla

giovedì 5 febbraio 2026

tutto quello che ci viene chiesto

Col proposito di scrivere presto un post più esaustivo sulla genesi del mio ultimo quadro, intanto questo e lungi da me voler fare un confronto, è solo per rivelare lo spunto da cui è scaturita la riflessione che mi ha portato a dipingere. 

Maria era una ragazza di soli sedici anni, a lei è stato chiesto tutto, è stato chiesto troppo. E da allora, sempre.

lalla
"Annunciata", Antonello da Messina.
Olio su tavola lignea, 34,5x45 cm. Palermo 1475.

"Tutto quello che ci viene chiesto", lalla.
Olio su masonite, 50x60cm. Firenze 2026.