domenica 6 settembre 2026

suppolando

Io adoro l’estate, ma purtroppo non è stato un bell’agosto. Non mi ha aiutato contrarre una forte influenza con varie complicanze e lunghissimi strascichi che hanno carinamente abbracciato i miei venti giorni al mare.
Catarri e tosse notturna, poco sonno, otite e sinusite, tanta debolezza fisica e mentale.
Combinate con le stesse responsabilità di sempre, lo stesso ruolo di cura verso gli altri e la stessa difficile gestione delle dinamiche familiari. Da te lalla tutti si aspettano entusiasmo, benessere e sorrisi. Quelli, e possibilmente nient’altro, dovrebbero arrivare.
Tanta fatica.
Mi dispiace pensare di non aver sempre avuto la pazienza necessaria. Ho fatto il possibile, ma perdonatemi tutti: questa estate avevo bisogno di curare soprattutto me stessa. E ho bisogno di farlo ancora, nonostante io non sia più in vacanza al mare e siano ormai passati sia l’agosto che l’influenza.
Da parecchio tempo alcune cose intorno a me, e dentro di me, non vanno come dovrebbero andare, o come io sento che avrei bisogno che andassero.
Tanta disillusione e una certa tristezza di fondo.
Non sono una persona passiva e sono cosciente di avere una parte in molte delle cose che mi accadono.
Posso sicuramente fare qualcosa per aiutare alcune di loro a prendere una direzione più giusta. Forse non servirà a molto, sono altresì cosciente che la mia parte contribuisca fino a un certo punto, in ogni caso devo provarci. Lo sto facendo e lo farò anche se “più giusta” non è detto che significhi “migliore per me”. Vedremo.
Magari è proprio sbagliato il concetto di fondo e dovrei solo imparare a non desiderare più niente di eclatante. A non aspettarmi qualcosa di più. Che hai già tanto lalla, non essere egoista e fattelo bastare.
In effetti così almeno potrei mollare e riposarmi. Non lo so.
In ogni caso, adesso siamo a settembre, un mese bellissimo, più gentile e ancora luminoso. Un mese che però non sono mai riuscita a perdonare. È lui che porta la fine dell’estate e spalanca le porte all’autunno.
Tutta Europa, quest’anno come non mai, sta aspettando a gloria che il bollore ceda e che la luce si spenga.
Solo io temo il buio e quello che verrà.
Ma qualcosa doveva per forza cambiare e cambierà.
Quindi coraggio Lalla, che non puoi saperlo: il cambiamento potrebbe essere un bene.

lalla

P.S. Come cura estiva contro l’influenza (e ogni tipo di altro malessere) suggerisco di “suppolare” e cioè:
- rubare del tempo per sé stesse e concedersi un po’ di solitudine,
- riappropriarsi del proprio corpo, ridefinirne i limiti e trovare un equilibrio,
- percepire sulla pelle il calore del sole, la brezza del mare e la frescura dell’acqua,
- ascoltare il silenzio, uno sciabordio leggero o il richiamo di un gabbiano,
- nutrire gli occhi attraverso la vastità del cielo, il moto del mare, il baluginare dei riflessi e, soprattutto, le profondità del blu,
- svuotare finalmente la mente.
Per essere libere di guardare oltre, dove alla fin fine anche l’autunno ci porterà.

lunedì 20 luglio 2026

"Questo è il mio corpo" work in progress - step1 e step2

STEP 1 Solo tu sai chi sono.
STEP 2 
"Questo è il mio corpo, prendete e mangiate.
Questo è il mio sangue, bevetene tutti.
Fate questo in memoria di me."

Troppo spesso si dimentica che se Cristo ha sacrificato il suo corpo per riscattare i peccati del mondo, c'era arrivato, su questa terra, attraverso Maria che prima di lui aveva accettato di sacrificare il proprio per partorire ancora vergine il figlio di Dio.

Ogni donna, che sia o meno madre, sacrifica il proprio corpo. Io ho sacrificato il mio tante volte e non solo per mettere al mondo i figli.

lalla

martedì 7 luglio 2026

ieri... e tra mezz'ora si parte!

"Domani parti per il mare?"
"Sì, sì."
"Quindi adesso stai facendo la valige, giusto?"
"Abbastanza..."
"Ma sei grulla? Che ti viene in mente di iniziare un quadro proprio oggi?!"
"Ovvia, ho fatto solo un disegnuccio preparatorio... E poi tra una settimana devo tornare, no? Almeno così so che a casa ci sarà lui ad aspettarmi."

lalla

#questoèilmiocorpo

mercoledì 1 luglio 2026

Ginevra e la gatta in una sola notte

Grazie di cuore per ieri.
Prima di tutto, grazie all'accoglienza gentile del Conventino Caffè Letterario di Firenze.
Poi.
Grazie a Maria Beatrice, al modo attento e dolce con cui ha parlato del mio libretto.
Grazie a Virginia e Antonella, talentuose attrici della compagnia teatrale Gli Sbalestrati, per aver interpretato con trasporto i miei dialoghi.
Grazie alla mia fascinosa Piccola Fata, perfetta nei panni della serafica Gatta.
E grazie a tutte le spettatrici (tra cui la mia mamma) che hanno sfidato il caldo e sono venute; eravate davvero tante, molto più di quanto mi aspettassi. Ascoltavate con attenzione sia le appropriate considerazioni di Beatrice che le mie bischerate. Sorridevate. Eravate proprio belle, belle da vedere.
A tutte queste splendide donne, amiche e sorelle, grazie.

lalla








martedì 23 giugno 2026

brutti o belli sarete voi, noi siamo capaci

Avete presente la vicenda Mari/Murgia e la gente che si domanda perché se ne parli così tanto?
Invece io, che forse sono avvenente o forse no, ma arrabbiata lo sono di sicuro, mi domando perché di questo problema si parli così poco.
Perché ogni donna che, porca miseria, è prima di tutto una persona pensante, creante, divergente e non soltanto un corpo a uso e consumo del piacere maschile, dovrebbe sopportare un altro solo giorno di sentirsi giudicata da chicchessia per il proprio aspetto fisico? E basta!

Per farvi capire l'attualità (e, credetemi, la quotidianità) del tema, diffondo questa mia breve chat su Messenger.
Premessa: ogni tanto, vinta da inspiegabile ottimismo, accetto la richiesta di amicizia di qualche sedicente artista pensando che possa essere interessato a seguire la mia scrittura e la mia pittura.
Non oscuro il nome perché di Roberti e uomini così a questo mondo ce ne sono tanti, evito di rendere pubblico il cognome, tanto uno vale l'altro.

Il Roberto in questione comincia inviandomi un cordiale saluto di presentazione su Messenger, ma io gli spiego che non lo uso, al che la cima passa a fare apprezzamenti e io a fargli capire gentilmente che non è né il luogo, né il caso.
Quello fa lo gnorri, ma in effetti è duro come le pigne. In seconda battuta, evito di rispondergli.
Oggi, visto il commento di nuovo inappropriato a una mia storia nella quale ironicamente cercavo di pubblicizzare la mia prossima presentazione, non resisto: due parole al vento le tiro e infine lo blocco.
Ecco, dalla triste condizione umana, è tutto.

lalla




sabato 13 giugno 2026

29 maggio 2026

Quando mi capita di palesare un po' di delusione nel non aver incontrato un essere umano di sesso maschile degno con il quale condividere le cose della vita, immancabilmente si leva una voce che dice: "Volere un uomo accanto è sbagliato, l'importante è imparare ad amare sé stesse, sentirsi complete e stare bene da sole."
Il che magari è pure vero, ma sospettosamente quella voce appartiene sempre a una compagno-munita che non ha mai passato 5' da sola nella vita. 
Eh no, bellina, una frase del genere posso dirla io, non tu!

lalla

P.S. E comunque, dente nuovo, vita nuova!

il clitoride, questo sconosciuto

Risale a questa primavera la mappatura del sistema di innervatura del clitoride (organo preposto al piacere femminile a forma di Y, erettile, lunghezza 10 cm c., composto di radici e asta interni e un glande esterno).

Tale mappatura arriva 30 anni dopo quella relativa al pene (organo preposto al piacere maschile, erettile, lunghezze varie, composto di radici interne, asta e glande esterni).

30 anni dopo non perché mancasse un'opportuna tecnologia, ma perché la medicina e la scienza sono nate per i maschi e sono state fatte da maschi. Del piacere femminile è sempre fregato poco.
 
"La donna è nata per soffrire, è una creatura fatta di dolore, non di piacere"...
Ma andatevene tutt* serenamente a fanc*lo! Adesso possiamo dire di esserci rotte il c**zo!

lalla


martedì 19 maggio 2026

sono femminista, ma comincio ad avere dei dubbi

Sono da sempre convinta che la soluzione alle violenze e alle ingiustizie di genere non siano lo scontro tra le parti, bensì la comunicazione e la conoscenza. Ecco, magari anche il rispetto delle persone, che cosa rara e grande!
Comunque, l'idea sarebbe quella che un giorno, attraverso la collaborazione, uomini e donne riescano ad abbattere gli stereotipi di ruolo in cui la società patriarcale costringe entrambi. Per vivere finalmente libere e liberi, per stare meglio, tutte e tutti.
Però.
Purtroppo anche l'esperienza personale pesa. E, nonostante una certa diffidenza, io ci ho provato tanto ad essere sincera e accogliente verso l'altro sesso. A mostrare amicizia e comprensione. A dare fiducia. In famiglia, tra i compagni di scuola, in amore, in amicizia, sul lavoro.
Con cautela, ma ovunque e sempre.
Ebbene, ogni volta che il rapporto è sceso un po' più in profondità rispetto ai semplici saluti di cortesia, ogni volta che mi sono aperta e ho creduto possibile che ci potesse essere del rispetto vero, non l'ho trovato.
Sfigata io, eh, ma gli uomini della mia vita, prima o poi, mi hanno deluso tutti*. Perché mi hanno mentito tutti.
E lo hanno fatto con estrema superficialità, pensando che fosse qualcosa di poco importante. Perché la verità di fondo è che, dal loro punto di vista, quello che io facevo, quello che io provavo, quello che io ero, sicuramente era meno importante rispetto a quello che loro facevano, provavano ed erano.
Gli uomini della mia vita non hanno voluto davvero conoscermi (e mi dispiace per loro), ma solo prendere qualcosa e usarmi per i motivi più svariati (nutrire il proprio ego, sentirsi forti, regolarsi emotivamente, giovarsi delle mie cure, attirare l'attenzione... financo la semplice convenienza economica).
Ora, non so dire se questi tizi abbiano ottenuto da me quello che davvero volevano perché, nonostante la mia propensione alla cura mi spinga verso l'insano ruolo di geisha, ahimè, sono purtroppo un po' troppo intelligente e sicuramente poco incline a perdonare comportamenti offensivi.
Della serie: caro maschio, io ti lascio libero di fare quello che vuoi, ma sto bene ad osservare come ti comporti e poi te lo faccio anche notare.
Quindi stai a vedere che per i suddetti, alla fin fine, sono stata più una spina nel fianco che altro. Cioè: anche io li ho delusi. Affidabile, generosa, vivace, efficiente, per alcuni belloccia, ma decisamente non abbastanza mansueta.
La cosa che mi fa più arrabbiare lo sapete qual è? Che un esiguo gruppetto di omuncoli finisca per incrinare le mie convinzioni!
No, no, no, non facciamo di tutt'erba un fascio: ho conosciuto studenti meravigliosi che mi fanno ben sperare per il futuro. In giro c'è di meglio, o per lo almeno, un giorno ci sarà!

lalla

* l'asterisco ci vuole, perché esiste qualche raro e prezioso amico e in questo discorso non voglio certo prendere in considerazione mio figlio (essendo entrambi geneticamente obbligati all'amore reciproco).

martedì 5 maggio 2026

regali inaspettati dall'universo

Qualche giorno fa accompagno la Piccola Fata al compleanno di un'amichetta di scuola; le bambine sciamano e io mi avvicino al gruppo mamme settata in modalità sopportazione.
E invece.
Piacere Pinca, piacere Palla...
"Piacere, Ilaria."
Ed ecco che una di loro, ignara dispensatrice di impreviste gioie, mi guarda concentrata: "Scusa, ma tu sei... Ilaria Gonnelli, la scrittrice?"
ILARIA GONNELLI, LA SCRITTRICE?!
Oh, Madonnina santa!
Una botta di dopamina che manco mi avesse detto "Ti amo" l'oggetto dei miei desideri (invece di ghostarmi di brutto).
"Scusa, potresti ripetere la domanda? Non è che non abbia capito, ma é troppo bella... Cioè, voglio dire: magari."
"Magari? Ma sei tu! Hai scritto dei romanzi, no?"
Beh, in effetti li ho scritti.
E allora sai cosa: Ilaria Gonnelli, la scrittrice, sono proprio io.

lalla

sabato 11 aprile 2026

non è colpa mia

1 aprile - disegno preparatorio
Non so se riuscirò a dipingere questo quadro, se davvero desidero accollarmi un macigno del genere, eppure sento l'esigenza di riflettere sul senso di colpa.
Quello, ingiusto, che provano tutte le vittime. Di un carnefice oppure, più banalmente, di un sistema culturale sbagliato.
In fondo, lo stesso attraverso il quale molte di noi sono state cresciute ed educate.
Forse non sarà mai possibile liberarsene del tutto, ma vorrei disperatamente che una volta per tutte diventasse chiaro: in verità, non è mai stata colpa nostra.

3 aprile - primo passo
Sto provando a dipingere il senso di colpa. Ho passato tutta la mattina sui piedi e continuo a lavorarci ancora. Voglio che il destro, con ogni suo dito, cerchi di abbracciare l'altro. Da anni il mio alluce soffre della patologia del "dito rigido", in poche parole quando lo piego duole e trema.
Bene, nel post precedente ho scritto che molte di noi sono state educate e cresciute con il senso di colpa.
Cresciute. Mi correggo: il senso di colpa non fa crescere, ma diminuire. Riduce e cancella. Per questo la posa minima, chiusa e fetale.
4 aprile - secondo passo
6 aprile - terzo passo
11 aprile
Stanotte ho dipinto sette ore. Non lo so se il quadro è finito, ma la colpa sì, deve esserlo per forza, perché adesso mi sento bene.

lalla

"Non è colpa mia", olio su masonite, 60x80 cm

giovedì 2 aprile 2026

non è colpa mia - inizio

Non so se riuscirò a dipingere questo quadro, se davvero desidero accollarmi un macigno del genere, eppure sento l'esigenza di riflettere sul senso di colpa. Quello, ingiusto, che provano tutte le vittime. Di un carnefice oppure, più banalmente, di un sistema culturale sbagliato.
In fondo, lo stesso attraverso il quale molte di noi sono state cresciute ed educate.
Forse non sarà mai possibile liberarsene del tutto, ma vorrei disperatamente che una volta per tutte diventasse chiaro: in verità, non è mai stata colpa nostra.

lalla

"non è colpa mia", primo studio preparatorio su masonite

sabato 28 marzo 2026

Berlino, la colpa

Ho accompagnato una quinta a Berlino.
Più del senso di rinnovata vergogna provata di fronte alle atrocità del Terzo Reich documentate da foto e testimonianze nella "topografia del terrore" e nella logorante mostra allestita nel Bunker di Hitler,
Più del vagare tra i parallelepipedi del Juden Memorial, tra quelle bare di cemento che si innalzano come monoliti, schiacciando e imprigionando in un labirinto di solitudine. Del trasalire, vedendo passare veloci, quasi balenare in lontananza, altri visitatori come spiriti vacui.
Più del sentirmi intrappolata e oppressa dall'architettura decostruita e spericolata di Libeskind nel Jusiches Museum, soverchiata dal buio profondo della "torre dell'olocausto", destabilizzata nel "giardino dell'esilio" e angosciata nel camminare, e costringere al lamento, le "foglie cadute".
Più del salire sulla cupola del Reichstag, ultimo baluardo della resistenza nazista, devastata e conquistata, infine ricostruita nella sua scintillante versione High Tech da Norman Foster, distendermici al centro e guardare un cielo inaspettatamente sereno e in pace sopra Berlino.
Più dei volti giovani e freddi dei soldati che campeggiano sul Checkpoint Charlie, più degli ingegnosi metodi di fuga escogitati o della lunga lista delle vittime fucilate mentre tentavano di scavalcare.
Più dei brandelli di muro ancora in piedi, smembrati, imbrattati o dipinti.
Più di tutto questo, che è enorme e insostenibile, mi ha colpito uno sguardo. 
Anzi, un solo occhio. L'unico rimasto a Cristo nel mosaico liberty di Hermann Schaper nella volta della bombardata Kaiser-Wilhelm kirche (oggi chiesa della Rimembranza). Il caso ha deciso che le crepe, insanabili ferite inferte dalle bombe, attraversassero la figura creando una croce. Che quella croce deturpasse il suo volto, ma risparmiasse quell'unico occhio, che lo lasciasse a guardarci da lassù in cima. Quell'unico, potentissimo, occhio allo zenit. "Questa croce me l'avete fatta voi, allora come oggi, è colpa vostra."
Sotto quell'occhio giudice, mi sono commossa.

lalla
P.S. È stata la mia prima esperienza di "viaggio di istruzione" e penso che mi basti. A parte la responsabilità assurda che ci viene chiesta nei confronti di maggiorenni (per fortuna tornati tutti vivi, quindi a posto). Ma soprattutto: mentre io guidavo e accudivo studenti e studentesse, traboccando di entusiasmo per l'Arte, di ammirazione per le ardite ricostruzioni moderne o di commozione per i segni della memoria, almeno un terzo della classe si trascinava per la città annoiata o più probabilmente stordita da bagordi notturni. Sinceramente, oltre che faticosissimo, l'ho trovato estremamente frustrante.

ciao, ciao

Io che, nonostante i capelli bianchi, le rughe e un dente in meno, ho lavorato parecchio sulla mia autostima.
Tanto che, a un certo punto di questa domenica, arrivo perfino a sentirmi bellissima (per quanto possibile) e a considerare i 50 anni la mia Golden Age.
Oh brava.
Poi, il lunedì vado a scuola, entro alle 8:00 ed esco alle 14:00, mattinata pesantuccia ma ottimismo ed entusiasmo: ce la posso fare!
Tra la quinta e la sesta ora, ignara e benevola, saluto una collega nel corridoio e lei mi guarda sconcertata: "Oddio Ilaria, ma che hai fatto?"
In che senso?
"Oddio... Che ho fatto?'
E lei, sinceramente preoccupata: "É che c'hai una faccia... Sei stanca?"
"Beh, sì, magari a quest'ora sono un po' stanca." Oppure, tanto cessa da spaventare la gente...
Eh, no, non ce la posso fare.
Ciao, ciao autostima.

lalla

martedì 17 marzo 2026

Tranquilli, che va tutto bene.

Non posso sapere il motivo perché le altre persone siano sui social, ma conosco bene il mio. Sicuramente non è un tentativo di imbroccare. E neppure di ottenere consigli psicologici o di vita in generale. Grazie di cuore, come se avessi accettato, ma in verità non mi interessa perché l'unico e solo motivo per cui sono in rete è pubblicizzare la mia scrittura e la mia pittura (volendo semplificare la questione: sono loro due il mio psicologo e mi ritengo soddisfatta delle cure).
Per questo ci tengo a tranquillizzare tutti: quando scrivo o dipingo di un argomento doloroso, non sempre lo sto vivendo. Certo, l'ho inconsciamente pensato e percepito (altrimenti non ne avrei scritto o dipinto), ma una volta tirato fuori, per quanto tormentoso, è già passato.
Quello che dipingo e scrivo sono effettivamente io, ma non lo sono mai interamente. Sono solo piccole schegge di me, ma ci sono tante altre parti, spesso più miti e relisienti, che mi compongono.
Ci sono parti più silenziose, che non pretendono con forza di uscire e creare, ma altrettanto importanti per andare avanti.
Non so se sono riuscita a spiegarmi, il fraintendimento è effettivamente una costante della mia vita. Il che è piuttosto ironico per una che scrive e dipinge (quindi cerca di analizzare, comprendere e spiegare) soprattutto sé stessa da quando ha imparato a tenere un lapis in mano.
E vabbè, ne sono consapevole, ma anche con questo ho fatto pace.

lalla

domenica 15 marzo 2026

il mal di testa

Il mal di testa mi sveglia all’alba. Io vorrei dormire, ma lui no e morde le mie tempie senza pietà. Sono stanca e mi viene da piangere. Per il sonno sottratto e perché ho fatto un incubo che non ricordo, ma che mi è rimasto addosso, vischioso, e mi intrappola come un pantano.
Mi sento ancora costretta. Tirata da lacci.
Il mal di testa mi opprime, stringe come una morsa.
Forse delle mani che mi strattonavano. Tanti che mi imprigionavano e mi smembravano. Ognuno che si prendeva un pezzo e mi beveva. Mi svuotava.
Dio quanto martella, mi sento soffocare.
Basta.
Mi trascino in bagno e ingerisco una Tachipirina, poi mi rannicchio di nuovo nel letto.
Non c’è bisogno di scomodare Freud per capire. In vita mia ho dato tanto e tutti se lo sono preso. Troppi se lo aspettano da me, ma stavolta rimarranno delusi perché io non ce la faccio più. A dare senza ricevere niente, non ce la faccio più. Ho provato a sfuggire al mio destino e a prendermi da sola ciò che desidero, le cure e le attenzioni di cui ho bisogno: non funziona lo stesso. Ogni volta, mi sembra di rubare qualcosa che non mi spetta. Chi vuoi prendere in giro, tu che sei nata per dare e non per ricevere?
I sensi di colpa mordono più di questa emicrania bastarda.
Non ce la faccio più. Mollate le mie tempie, per favore. Lasciatemi tutti in pace.
Sono stanca e voglio solo dormire.

lalla
Particolare da "autoritratto con sciarpa di seta", 2012.


lunedì 2 marzo 2026

Grazie T

Ho già scritto qualcosa sul significato del mio ultimo dipinto “Tutto quello che ci viene chiesto”, ma vorrei spendere due parole sulla mia modella, perché gliele devo.
Non avrei mai potuto realizzare questo quadro servendomi di una qualsiasi ragazza che con un pezzo di stoffa si travestisse, non avevo bisogno di una carnevalata ma di una persona vera che interpretasse solo sé stessa. Avevo bisogno di lei.
Ho conosciuto T cinque anni fa, come studentessa. Alla conclusione del biennio internazionale ha scelto l’indirizzo linguistico e io proseguo sulle classi dello scientifico, quindi ci siamo salutate. L’ultimo elaborato che ha realizzato per me, due anni fa, è stato un piccolo capolavoro: un fumetto nel quale ha scelto di raccontare, con eleganza e sincerità, la sua infanzia e la sua avventura di migrante. Per altro, solo grazie a quelle vignette ispirate ho scoperto che possedesse una chioma ricciuta.
In classe, ho sempre apprezzato il suo modo gentile e collaborativo di porsi, la volontà di mettersi in gioco e soprattutto la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Non a caso, da poco mi è stato raccontato che fa pugilato. Evidentemente avevo ragione a pensare che la soave fanciulla fosse anche una tipa tosta (ma, detto tra noi, spero tanto che un pugno non le rovini mai quel volto stupendo).
L’ho sempre ritenuta bellissima, una Madonna in terra.
All'inizio di quest'anno, durante un cambio dell’ora, l’ho incrociata per le scale e come sempre ci siamo salutate cordialmente. Rideva spensierata con un’amica e anziché il consueto velo nero, ne indossava uno meravigliosamente blu. Mi ha folgorato.
Da quel momento, ho desiderato ardentemente di chiederle di posare per un dipinto che rivisitasse il messaggio della celebre "Annunciata" di Antonello da Messina e che facesse riflettere sull'immensità di ciò che è stato chiesto alla giovane Maria e su quanto (troppo) venga chiesto ancora oggi ad ogni giovane ragazza. Ma temevo che la mia stessa richiesta nei suoi confronti fosse troppo pesante o la mettesse in imbarazzo. 
Dopo qualche settimana di titubanza, mi sono fatta coraggio e gliel’ho proposto.
Fortunatamente T ha accettato con entusiasmo, durante le vacanze di Natale è venuta a posare ed è stata bravissima. In ogni foto che le ho scattato era perfetta: fragile e potente, spaventata e orgogliosa, consapevole e profonda. Splendida.
L’ho dipinta in punta di piedi, in uno stato di soggezione, provando grande rispetto verso la bellezza del suo volto e del suo spirito.
Alla fine, penso che sia andata bene: il "nostro" quadro mi piace molto.
E dopo, per ringraziarla di avermi prestato la sua effige (e un po’ anche per avere la scusa di guardarla ancora negli occhi) le ho fatto un piccolo ritratto a lapis che spero sarà lieta di conservare.
Ancora grazie T.

lalla

giovedì 5 febbraio 2026

tutto quello che ci viene chiesto

Col proposito di scrivere presto un post più esaustivo sulla genesi del mio ultimo quadro, intanto questo e lungi da me voler fare un confronto, è solo per rivelare lo spunto da cui è scaturita la riflessione che mi ha portato a dipingere. 

Maria era una ragazza di soli sedici anni, a lei è stato chiesto tutto, è stato chiesto troppo. E da allora, sempre.

lalla
"Annunciata", Antonello da Messina.
Olio su tavola lignea, 34,5x45 cm. Palermo 1475.

"Tutto quello che ci viene chiesto", lalla.
Olio su masonite, 50x60cm. Firenze 2026.

mercoledì 31 dicembre 2025

verso il 2026

Di fondo, sono una persona allegra. Chi mi gira intorno sa che tendo a sentirmi entusiasta della vita e a buttare tutto sul ridere. Non solo per una fortunata combinazione chimica, ma grazie a una mia precisa volontà. Perché sono anche una persona razionale, molto. Io voglio, e devo, onorare il culo di essere venuta al mondo sana in un ambiente economicamente e culturalmente privilegiato. Cercare di dare sempre il massimo, diffondere serenità e praticare gentilezza, combattere a testa alta per i principi in cui credo e non dare per scontato nessun giorno su questa terra, mi pare il minimo.

Ma, gratitudine a parte, vivo anche percependo una latente delusione. In grande scala: prevaricazioni, ingiustizie odiose, violenze feroci e diffusa indifferenza. Nel quotidiano: costanti incomprensioni. Mancate connessioni. Soffro di una solitudine atavica che cerco di non far pesare a nessuno, ma che scava in me profondissimi solchi. C’è di più. Nel mio piccolo, ogni tanto compare anche, lo confesso, un’insoddisfazione meschina. Un senso di mancato riconoscimento per le cose che faccio (scrittura e pittura) e per la donna che sono. Il sentirmi sottovalutata o data per scontata. Non vista. Mai scelta.

Nonostante i miei sforzi incessanti, che cosa mi renda così stonata, e non di rado sgradita, al resto dell’universo, io non l’ho mai capito. Il troppo chiasso? I troppi colori? Più probabilmente, qualche evidente trauma e rigidità che, è bene saperlo, sono impossibilitata a rimuovere. O magari, più semplicemente, il resto dell’universo è solo troppo occupato a pensare ai cazzi suoi per stare dietro anche ai miei. E giustamente, direi.
Quindi nulla, come non detto, procediamo tutti come sempre: sorridenti e pimpanti verso il 2026!
 
lalla

lunedì 8 dicembre 2025

nuotare e salvarsi

Adoro nuotare nel mare e in acqua mi sento leggera. Sono in grado di adagiarmi sulle correnti e godermi il flusso.
Ma c'è chi non sa proprio farlo e per tanto tempo ho provato una pena immensa verso le persone che annegano.
La provo ancora, ma insieme, le temo.
Perché loro si accorgono di quanto io sia capace e disponibile al soccorso, mi eleggono a salvagente personale e poi, ogni volta, cercano di portarmi sul fondo con loro, anzi, di mettere la mia testa sotto per rimanere aggalla.
Le persone che gridano aiuto dicendo di annegare, io in verità non ho neppure capito se anneghino sul serio, di sicuro non lo fanno mai da sole: prima ti abbracciano grate e poi ti soffocano senza pietà.
Meno male che io sono brava anche a riemergere, ma dopo lunghe apnee ho capito che non serve a niente. Che purtroppo non a tutte si può insegnare a nuotare.
Che il loro destino non è una mia responsabilità e che io devo imparare ad accettarlo. Nonostante la pena, io non posso, e non devo, più provare a salvarle. Che imparino a farlo da sole oppure affoghino, ma senza di me.

lalla

lunedì 17 novembre 2025

mostra di Beato Angelico a palazzo Strozzi

Prima di tutto, il Convento di San Marco è uno dei luoghi più suggestivi al mondo (n cui gli affreschi di Fra' Domenico, eleganti e toccanti, si fondono perfettamente all'architettura di Michelozzo) e merita una visita sempre e comunque.
Avevo sempre pensato di preferire quella parte più sobria della sua produzione pittorica (rispetto a quella più ricca delle pale d'altare). La mostra a Palazzo Strozzi mi ha fatto capire quanto mi sbagliassi: non c'è modo di scegliere, l'immenso frate è sempre e comunque inarrivabile artista.
Il caro Guidolino da Vicchio, poi pittore, poi Fra' Domenico, miniatore e pittore, fa parte di una seconda generazione di artisti rinascimentali noti anche come "Mediatori". Essi effettivamente mediano le novità dei primi tre inventori del Rinascimento Umanistico con alcune caratteristiche del Gotico Internazionale (come eleganza, ricchezza dei materiali e idealizzazione dei personaggi), ma attenzione a non attribuire a questo termine, mediatori, un significato negativo.
Primo, perché se non ci fossero stati loro a diffondere le novità del Rinascimento attraverso un linguaggio più "accettabile" per i committenti, probabilmente tutto sarebbe finito con Brunelleschi, Donatello e Masaccio, con il loro coraggio e la loro arte quasi violenta per quanto moderna.
Secondo, perché in un artista come Fra' Domenico l'idealizzazione dei personaggi sacri e l'utilizzo dell'oro non sono una scelta di stile. Non si tratta di un vuoto ritorno all'eleganza, bensì di una precisa scelta concettuale e, soprattutto, spirituale.
Tanto per capirsi: Masaccio ha fatto diventare la Madonna di carne, l'ha portata sulla terra e l'ha resa concreta. Le ha donato un vero corpo capace di occupare uno spazio reale e generare ombre portate. Le ha conferito un volto di pelle che venisse segnato dal tempo e dal dolore.
Fra' Domenico sceglie di fare esattamente il contrario e cioè di portare noi spettatori in paradiso. Riesce a farci ammirare la Madonna per quello che secondo la sua fede, incontestabilmente, è: l'unico essere umano venuto al mondo senza peccato originale, la nostra "Stella Maris" fatta di spirito e purezza assoluta.
E Fra' Domenico, anche se "mediatore", è un grande umanista e innovatore: è il primo a concepire la composizione della "Sacra conversazione" in contrapposizione al polittico medievale (si veda la "Pala di Annalena" in mostra) e quando i personaggi ritratti sono figure più terrene, come i santi, sa donargli corporeità, naturalezza dei gesti e un'umanizzazione quasi commovente.
Non solo, va anche oltre, varcando le soglie del Surrealismo (per esempio nelle predelle così come nel celebre "Cristo deriso" al convento di San Marco) in scene fortemente simboliche o composizioni ardite (si veda ne "il giudizio universale" in mostra la divisione invalicabile, quasi una sorta di autostrada, generata dalla fuga prospettica dei sepolcri scoperchiati).
L'uso dei colori poi è strabiliante, inebriante, innovativo e perfettamente bilanciato: le scene possiedono una tale valenza cromatica da renderle capolavori anche volendole considerare solo dei quadri astratti.
Fra' Domenico è stato classificato anche come uno dei "Pittori della luce", ma credo sinceramente che ogni classificazione vada stretta a questo artista, a parte il nome attribuitogli dalla tradizione popolare che ben allude alle sensazioni che è capace di regalare.
Con ammirazione infinita, sempre grazie, Beato Angelico.

lalla