Caro SARS-CoV-2,
infine anche noi, per la prima volta, ci incontriamo.
Come sai, da marzo 2020 mi sono chiusa in casa per mesi e, anche successivamente
al primo rigidissimo lockdown, ho girato più mascherata di Zorro. Ho rinunciato
quasi completamente alla mia già miserrima vita sociale e mi sono inimicata
vari conoscenti scansandomi ad ogni tentativo di abbraccio.
Non te la prendere a male se non volevo incontrarti, niente di personale, però al
principio ti ho molto temuto, soprattutto temevo che potessi usare me come
veicolo per colpire le persone che amavo. E anche che non amavo né conoscevo,
ma che comunque non si meritavano di morire a causa mia. Sono stata un esempio
di rettitudine: totale rispetto di ogni restrizione e regola anti-Covid19.
Eppure i rischi di incontrarti c’erano comunque: da settembre 2020 ho soggiornato
in aule ricolme di giovani affetti dalla sindrome “della mascherina calante”,
ho girato tra banchi infetti e corretto disegni sputacchiati. Per due anni ho
visto ammalare la quasi totalità dei miei studenti e delle mie colleghe.
Perfino i miei figli si sono ammalati questo aprile e io l’ho magicamente scampata
perché erano dal padre.
Ma chiaramente, era solo questione di tempo, prima o poi anche io e te ci
saremmo incontrati.
Adesso che sono più incoronata della regina Elisabetta II, trovo che sia il
caso di fare insieme alcune considerazioni.
E, nonostante i primi tre giorni di smania e dolori, disturbi intestinali e febbre
a 39° (provocate da te, sia chiaro), non sarò polemica, né lamentosa, lo giuro.
Probabilmente il fatto che oggi il termometro non superi i 38°, mi mette di
buonumore ed infatti eccomi qui tutta allegra a digitare sulla tastiera.
Comincio subito col dirti grazie.
Un enorme grazie. Di aver aspettato due anni a conoscere me e soprattutto la
mia mamma (attualmente incoronata quanto me). Diciamocelo, appena sei arrivato
eri proprio uno stronzo e non ci saremmo piaciute per niente. Hai fatto delle
stragi orribili e probabilmente avresti provato a farci fuori entrambe (soprattutto
lei). Grazie di averci dato il tempo di vaccinarci e di esser gradualmente
mutato in modo intelligente: più trasmissibile e meno letale. Non faceva comodo
neanche a te uccidere il proprio ospite, lo capisci vero?
Quindi, per cortesia, vediamo in futuro di non ricadere in una spirale di eccessiva
violenza. Tanto s’è capito che ti trovi bene da queste parti e che sei
diventato endemico; allora rompicoglioni ok, ma assassino anche no.
Poi grazie di avermi concesso, in questi due anni e mezzo, di fare tante cose
belle nonostante te. Tante riunioni a Reggello con ridicole e fantasiose apparecchiature
“a distanza” e foto di gruppo “scomposte”, alcuni piccoli viaggetti con la
mamma e Silvia, due estati al mare e le altre stagioni comunque passate in qualche
modo sempre accanto alla mia famiglia, anche se talvolta un po’ spezzettata.
Grazie di aver aspettato, in questo luglio, che io potessi completare fino in
fondo il mio dovere (ho concluso gli esami di maturità il 9) e di scatenarti
sul mio corpo la notte del 14, dopo il ritorno da Venezia; perfino questi
quattro giorni di bella vacanza con i miei figli mi hai concesso.
Ora, va detto che in situazione di pandemia, la mia efficienza scolastica ha raggiunto
livelli paradossali: durante il primo lock-down 2020 ho avuto una polmonite
pazzesca per 45 giorni (ok, ok, non provocata da te) e ho continuato imperterrita
a far lezione a distanza e registrare video didattici su You-Tube per le mie classi;
in quel periodo surreale è stato anche abbattuto il tabù del “diritto alla
disconnessione”, sicché da allora messaggi 24 ore su 24 da studenti/sse e
colleghe/ghi (le brutte abitudini si sa, si prendono velocemente e non si
perdono mai); in questi due anni sono mancata da scuola solo tre giorni per gli
effetti post-vaccino (un lunedì d’assenza per ogni dose perché nonostante
fissassi l'appuntamento di venerdì pomeriggio sperando di smaltirlo nel week-end, era
tale la sberla di febbre e dolori che al terzo giorno ancora ero in stato
comatoso); infine nel 2022 anche io prendo il Covid-19 e mi succede a luglio, quattro
giorni dopo la maturità, in questo modo posso godermelo durante le vacanze… ma che culo!
Meglio così, almeno per una volta zero sensi di colpa, tié!
Ci scherzo perché penso di cavarmela, davvero.
Non dico che tu sia diventato una passeggiata, ma quale virus lo è mai stato
per me?
Nella mia vita, ogni qual volta ho incontrato un coronavirus (uno dei tuoi
tanti cugini responsabili di quella che tutti chiamano “una banale influenza”), sono
stata da cani. Ora, vorrei capire, cos’avrebbe di tanto banale l’influenza? Cinque
devastanti giorni di febbre (di cui tre altissima) naso colante e gola in fiamme, decine di volte su di me si
è complicata in bronchite e tre volte in polmonite virale... che dici, con tre vaccini, me la risparmieresti tu?
Invece, ogni qual volta ho incontrato un virus gastrointestinale, ha fatto festa nel
mio precario apparato digerente portandomi al limite della disidratazione (come
anche tu stai facendo, beninteso), lasciando ripercussioni sul mio fegato per
mesi...
Sì, lo so, la colpa è anche del mio corpo: dei miei polmoni segnati dalla Pertosse
e dalla prima grande polmonite che ne derivò quando avevo sette anni (allora i
vaccini contro la Pertosse non c’erano, feci più di 60 giorni di assenza a
scuola, mi è quasi costata la seconda elementare oltre che la salute!) e del
mio fegato cronicamente in difficoltà.
E quindi va bene così, scatenati pure, io sopporto e restiamo amici, solo due cose importanti
ti chiedo:
1) La mia mamma deve guarire presto e bene.
2) Non mi friggere il cervello, a quello ci tengo.
lalla
Shhh! Zitti e buoni! Lo so anche io che sono solo liquidi, ma lasciatemi illudere porca miseria, dopo tutto voi ve ne state da qualche parte a bisbocciare in compagnia e io me ne sto qua, malata e sola: ho tutto il diritto di mentire a me stessa ;-)
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