lalla
lunedì 2 marzo 2026
Grazie T
lalla
giovedì 5 febbraio 2026
tutto quello che ci viene chiesto
sabato 8 novembre 2025
gioco di ruoli per raccontare la "Condizione Femminile"
sabato 4 ottobre 2025
io non ho fede
domenica 6 aprile 2025
il dittico della cura
lalla
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| "Dittico della Cura", olio su masonite, marzo-aprile 2025 |
giovedì 26 dicembre 2024
il fioretto
Carina come idea, vero?
Mhmm... Però non vi viene in mente niente perché in effetti voi siete già così delle brave persone... Aspetta, ci provo io, che è un pochino che ci penso.
Ecco, per esempio: "Da oggi e per un anno, la smetto di giudicare e poi consigliare/suggerire/imporre le mie convinzioni sugli altri."
Eh sì, perché anche se siete in buona fede, credetemi che tutte queste amabili persone che hanno trovato la ricetta giusta e si credono le uniche custodi della verità, alla fin fine rompono parecchio il cazzo anche a chi non ce l'ha.
Intuisco dalle vostre facce deluse mentre leggete, che questo fioretto non vi aggrada.
Sicure?
No, perché magari potreste imparare a dubitare di voi stesse, solo qualche volta. Non sarebbe un male, giusto? Potreste provare a chiedervi se quella persona lì, che vi siete così appassionatamente convinti di voler salvare, in verità non voglia assolutamente essere salvata da voi e in questo momento si trovi esattamente nel posto dove vuole stare nell'Universo. Che ami chi vuole amare, chi stia con chi vuole stare, che faccia quello che vuole fare...
No, via, non vi garba proprio perché voi siete convinte che ella (la persona X da salvare) in effetti non abbia compreso l'autentica via della felicità e voi invece sì. Voi l'avete capita eccome! Siete animate da ottimi propositi e molto sicure delle vostre ragioni. E chi ha ragione ha ragione, c'è poco da fare!
Mhmm... In alternativa, sarebbe una follia chiedervi di valutare l'opzione di mangiarvi la lingua e a tenervi comunque i vostri illuminanti consigli per voi?
Neppure?
E vabbè, come non detto: niente lingua né fioretto.
Mangiatevi il panettone, salvate chi vi pare e fate festa.
Io c'ho provato.
lalla
P.S.: Per quello che vale, considerata l'inconsapevolezza di Persona X, ella probabilmente oggi non è al suo posto, eppure ci si sente. Parecchio.
mercoledì 29 maggio 2024
incomprensioni, pittura e amore
L’altro giorno riflettevo su quale fosse la molla che mi spinge a fare arte nonostante sia tanto faticoso (e pericoloso) e mi è venuto di essere sincera. Ho scritto questo sui social:
“Mi sento incompresa da tutta la vita.E per questo, sola.
Vorrei bastare a me stessa, ma tutto quello che faccio, me ne rendo conto, è una richiesta di condivisione e vicinanza. Il continuo raccontarmi, che chiaramente mi espone e porta al risultato opposto.
Dipingere, scrivere.
In fondo la mia arte è solo un tentativo disperato e vano di spiegarmi.
A me stessa e agli altri.”
Il che mi pareva un pensiero fin troppo scontato e comune, soprattutto tra le personalità creative.
Ma invece no, anche questa riflessione è stata fraintesa.
Si è alzato un coro di: “Devi amarti per quello che sei e bastare a te stessa” o addirittura: “Esci di casa, fai cose, ama”.
Il buffo della questione è che tale coro non provenisse da un popolo di eremiti appollaiati su cocuzzoli di montagna che vivono ognuno per conto suo e si amano in completa solitudine e realizzazione personale, bensì da esponenti della società. Mi ha ricordato quelle donne fresche di tintura che mi fanno sperticati complimenti per i miei capelli bianchi. E a me ogni volta viene di pensare: mi stanno prendendo per il culo? Può darsi. O forse ancora una volta ci stiamo solo fraintendendo a vicenda, come sempre.
Spiegarsi è faticoso quanto dipingere e pericoloso nello stesso modo. Scrivere lo è altrettanto. Ma sono tutte la stessa cosa, no? Sono sempre io.
Mi pare che in un’intervista Marina Abramović abbia detto: “sono un’artista anche quando vado a fare la spesa”. Io forse non sono un’artista mai, neanche quando dipingo, ma il concetto è quello: non riesco a scindere me stessa da quello che creo, sono tutti pezzi di me che escono fuori e si mostrano. Si espongono al pubblico ludibrio. Creare è come spogliarmi nuda e lasciare che la gente mi spii. Che indugi con lo sguardo su ogni mia caratteristica, che noti tutto ciò che in me si allontana dal loro modello ideale. Che mi ammiri o più soventemente mi derida. Chi vede raramente mi comprende, talvolta commenta e spesso mi ferisce. Per questo considero tutto ciò una pratica quasi autolesionista, un “tentativo disperato e vano”.
Eppure, necessario.
Sicuramente non lo faccio per diletto, ma per bisogno.
Che volete che vi dica? Io al mondo ci so stare solo in questo modo: i miei non sono hobby, ma necessità.
Io la penso come gli antichi ritrattisti romani: i segni del tempo sono belli, sono simboli di esperienza e saggezza. Sono una fortuna. La memoria di come è stata vissuta la propria vita, dei traguardi raggiunti e del tempo trascorso insieme alle persone amate. Come Anna Magnani disse a una truccatrice : “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C'ho messo una vita a farmele!”
Sono anche presuntuosa perché cullavo la piccola speranza che vedendo il quadro si sarebbe piaciuta più che guardandosi allo specchio e che magari si sarebbe perfino commossa. Che avrebbe percepito l’amore che ho provato durante la stesura di ogni singola pennellata. Che avrebbe letto la propria bellezza attraverso i miei occhi.
Così non è stato.
Lei, come altre, ha visto solo le rughe. Come se la bellezza di una persona (nota bene, di una donna) fosse legata a questo unico fattore: la giovinezza.
Magari la colpa è mia che non sono stata all’altezza. O forse essere fraintesa è davvero intrinseco nel mio DNA.
Però, due cose voglio ancora provare a chiarirle.
Prima di tutto, l’errore non può essere il non aver alleggerito i contrasti cromatici in modo da mascherare e nascondere. La mia pittura tende al reale e non può essere intesa come una seduta di chirurgia estetica. Una cosa del genere mi ripugnerebbe.
Seconda cosa, non sono una pittrice esistenzialista alla Lucian Freud. Non voglio ritrarre il disfacimento della carne per disperarmi del degrado fisico e dell’insensatezza dello stare a questo mondo. Io sono esattamente il contrario: a me piace parecchio starci e quando dipingo una ruga, un seno cadente o una piega insolita della carne (che appartengano a me o a un altro soggetto), non lo faccio con disprezzo e disgusto, bensì con grande attenzione e cura. Dipingere, ormai ne sono certa, è per me soprattutto un modo d’amare.
lalla
P.S. penso che il quadro sia finito. Dopo la sua prima reazione è stato difficile riuscire a recuperare la serenità necessaria per andare avanti. L'ho lasciato a lungo in attesa. Solo quando mi sono sentita di nuovo tranquilla, l'ho portato fin dove volevo. In un angolino nascosto spero ancora che col tempo riesca ad apprezzarlo (e ad apprezzarsi) di più.
domenica 17 marzo 2024
tutto quello che verrà
lalla
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| "Tutto quello che verrà", olio su masonite, 60x60 cm, marzo 2024 |
sabato 4 novembre 2023
Madre Natura
Ha a che fare con la bellezza dei miei affetti reali e per questo ho chiesto a mia sorella Silvia di posare per me.
Ha a che fare con la fertilità e la prosperità tanto quanto un'antica venere preistorica.
Lei che rinchiude in sé ogni aspetto della natura: quello terribile e sublime amato da Turner e quello pittoresco e rassicurante preferito da Constable. Lei che qualche volta ha quel suo modo aggressivo di porsi, che sembra esplodere come una grandinata d'estate per devastare i raccolti. Lei che con me ha saputo tante volte anche essere mite, l'amica più fidata al mondo e farmi sentire al sicuro come un pulcino in un nido di rondini a primavera.
lalla
domenica 2 aprile 2023
anche io ho bisogno di carezze
Tante
persone sono profondamente egoiste (e deboli), io non ho mai voluto essere come
gli altri.
Però detto così non è del tutto vero: io non ce l’ho mai fatta a essere come
gli altri, non ho mai potuto. Non potevo già alle elementari, figuriamoci
adesso.
Ognuno ha la sua natura. Voglio dire: da un certo punto di vista, ma beati
quelli che se la spassano!
Io non obbligo me stessa a stare sempre attenta e a prendermi cura degli altri,
lo faccio e basta, perché sono fatta così. Ho bisogno di cercare di fare sempre
la cosa giusta per tutti. Il ché è abbastanza impossibile, ma comunque devo
provarci. E ho perennemente paura di sbagliare, di turbare il resto del mondo,
di disturbarlo. Io sono un essere disturbante, lo sono sempre stata. Socialmente
strana, disomogenea.
La mia disomogeneità mi regala il dono di essere incompresa. Così le
persone, anche quelle che mi apprezzano, non mi vedono mai per quella che sono, mi fraintendono, non mi
capiscono. Posso risultare invadente e inadeguata. Probabilmente lo sono. Esibizionista?
Sicuramente lo sono. Basta che una sola persona mi faccia notare quanto io sia stonata per essere ferita, anche
con uno sguardo o una sola parola, anche da chi non conta nulla.
Perché, tra le tante, sono pure ipersensibile e se sapeste quanto fa male...
ma poi mi rialzo e me ne vado dritta (e sola) per la mia strada perché sono pure
fiera della mia diversità (e perché in fondo non potrei fare altrimenti).
Per fare questa vita fuori dagli schemi dovrei essere più forte di quella che
sono, ma forse questa forza non esiste. Forse nessuno lo è.
Forse nessuno può procedere dritto (e solo) per il mondo senza vacillare ogni
tanto.
Ma prima che forte, e prima di ogni altra cosa, desidero essere sincera. Non
posso esserlo ogni giorno con le persone che mi fraintendono e che si aspettano
altro da me. Per loro io sono (e devo essere) quella forte e premurosa, quella disponibile.
Quella che sorride sempre.
In verità, non sempre. Ogni tanto mi sento un po’ mesta e sola. Ma questo non
posso dirlo a nessuno perché nessuno vuole sentirselo dire da me. Ma almeno a
me stessa posso dirlo. E posso ascoltarmi.
Detesto il contatto fisico con gli sconosciuti, ma adoro coccolare le persone
che amo. Mio figlio ormai è un gigante, eppure ancora non si scansa del tutto
se ogni tanto lo abbraccio. Mia figlia mi stringe forte quando lo faccio, ogni
giorno. Più volte al giorno.
Ma entrambi stanno crescendo e (è bene che io me lo ricordi sempre) non sono su
questa terra per me, devono esserlo per loro stessi. Sono io ad averceli messi
e sono io a prendermi cura di loro. Un giorno se ne andranno entrambi, così come
se ne vanno i miei studenti e tutte le persone di cui mi prendo cura.
Va bene così, razionalmente sono convinta di poter bastare a me stessa, che il
mio valore di essere umano non dipenda dall’avere accanto una persona e, a
dirla tutta, neanche da aver messo al mondo la mia prole.
Ma ogni tanto vacillo. Sono gli ormoni, quelle merde!
Ogni tanto devo ammettere con me stessa che mi gratificherebbe molto piacere a
qualcuno che non fosse geneticamente obbligato a farlo. Ogni tanto mi chiedo quanto possa essere bello
essere visti per quello che si è veramente e piacere lo stesso.
State tutti
fingendo o a qualcuno succede davvero?
Quanto è bello? Raccontatemelo, voi che potete. Voi che sapete chiedere e prendere, oltre che dare.
Sappiate che anche alla mia pelle (e alla mia anima) piacerebbe essere toccate e carezzate. Io non
mi scanserei mai, non l’ho mai fatto. Eppure, nella mia vita, in così pochi mi
hanno accarezzato. Perché mi hanno sempre frainteso, perché nessuno si è mai reso
conto di quanto ne avessi bisogno.
Di quanto, oltre ad amare, mi piaccia essere amata.
lalla
P.S. non c’è da preoccuparsi, è solo la primavera, presto gli ormoni si arrenderanno e io tornerò stoicamente padrona della mia vita. Nell'attesa, come sempre ci ha pensato la mia migliore amica a darmi ciò di cui avevo bisogno.
domenica 1 gennaio 2023
amarmi
In Arte, la prima allegoria del sesso arriva a metà
del Cinquecento a Firenze con Agnolo Bronzino. Venere e Cupido
si baciano e si toccano lascivamente davanti ai nostri occhi. Intanto si
ingannano: l’una cerca di sottrarre una freccia dalla faretra del
figlio, l’altro di rubare la tiara della madre. Maschere teatrali ammiccano al
travestimento, al risveglio dei sensi, all’interpretazione di ruoli. Il Tempo (con
la sua clessidra) incornicia con un drappo la scena e ricorda il mutare delle
sensazioni e il degenerare delle emozioni. Le allegorie della Gioia (un bimbo
con i sonagli alle caviglie e dei fiori destinati ad appassire presto), della
Gelosia, della Follia, circondano i due protagonisti. La virtuosissima tecnica
di Agnolo (fatta di linee curve, superfici levigate e colori smaltati) indugia
sui corpi sinuosi, sui glutei sodi, sui volti perfetti e su ogni raffinatissimo
dettaglio. L’opera oggi si trova a Londra e posso confermare che tanto stile e bellezza dal vivo sono ipnotiche. Il sesso è spiegato e raccontato (in
modo intellettualistico per l’utenza ristretta della corte medicea) come qualcosa
di delizioso, ma pericoloso: un piacere temporaneo e ingannevole, che può
portare alla rovina e alla disperazione. Periodo difficile il Manierismo, ansie
da prestazione artistiche, crisi religiosa e politica, gente un po’ ripiegata
su sé stessa e poco allegra.
«Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni
misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava
esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da
penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta
voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata.
Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l'angelo estrasse
la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.» (Santa Teresa d'Avila, Autobiografia, XXIX, 13)
lalla
sabato 2 aprile 2022
2022
C’è chi dice che chiedere scusa sia un segno di debolezza.
Allora io che lo faccio da una vita, a destra e a manca, e quasi sempre senza
motivo, dovrei essere considerata debole, no? E invece, mistero, tutti mi
considerano forte, una roccia. Indistruttibile.
E può anche darsi che io lo sia, per carità, ma questo non può essere una
valida ragione. Una ragione per essere insensibili nei miei confronti. Una ragione per fregarsene di me e dimenticarmi. Per non offrirmi un appoggio.
Che tanto lei è forte, che tanto lei ha mille risorse, che tanto lei sa
cavarsela da sola, che tanto lei non ha problemi ed è sempre felice.
Col cazzo che non ho problemi e sono sempre felice. E non è vero che le persone
non mi feriscono, invece, mi dilaniano. Con le loro piccole coltellate di
cattiveria, e con la loro indifferenza.
Potrei essere una delle donne più sensibili su questa terra, ma nessuno se ne
accorgerebbe mai perché io sono “quella forte”. Solo perché riesco ad assorbire
tutti i colpi (come un pungiball) non significa che io non li senta. Solo
perché mi sforzo per non far ricadere sugli altri le mie sofferenze, non
significa che io non le provi.
Lasciate che vi dica una cosa: essere considerata “quella forte” può trasformarsi
in una bella rottura di palle. (Aprirei una parentesi per sottolineare che sì,
credo anche io nel potere della parola, ma scelgo coscientemente di usare l’espressione
“mi rompo le palle” perché le ho anche io, proprio come quelle dei maschi, solo
che invece che esporle in un sacchettino refrigerante, me le custodisco al
calduccio, ma pari sono).
E’ una rottura di palle essere sempre colei che consola, colei che organizza e tira
su il morale gli altri, colei che “si prende cura”. Non perché sia faticoso (o fastidioso)
tutto questo, anzi, aiutare gli altri è bellissimo. La rottura di palle è quando
diventa palese che non ci sarà nessuno che farà altrettanto con te. Se tra tutti i proverbi dovessi sceglierne uno che considero veramente un’emerita cazzata, sarebbe: “chi semina vento, raccoglie tempesta” (oppure “chi di spada
ferisce, di spada perisce”). Ma quando mai? Non funziona così, non è vero
proprio per niente: i prepotenti fanno del male ai più buoni, le persone sono approfittatrici
e fredde soprattutto con chi è empatico e disponibile, sono più stronze con chi
è più gentile. Non esiste alcuna giustizia divina, e neanche un cazzo di karma.
Ma magari è solo un problema mio di incomunicabilità.
Forse riguarda solo me. Sono io a non essere in grado di chiedere, a non far
capire di cosa ho bisogno. Possibile? Davvero mostrare entusiasmo, gratitudine
e un sorriso, nel linguaggio universale, equivale a: “non ho bisogno di cure,
attenzioni e gentilezza, non preoccupatevi per me, tanto me la cavo benissimo da
sola”?
Perché si fermano al mio sorriso? Che è splendido e solare (su questo siamo
tutti d’accordo), ma perché nessuno è in grado di vedere oltre? Di percepire l’urlo
disperato che lacera da dentro anche le persone più forti?
Io credo che sia per questo che è una vita che cerco di
raccontarmi, a tutti, anche al gelataio. Per questo scrivo, per questo dipingo. Sono tentativi (disperati) di tirar
fuori, di comunicare. Sono richieste (spesso mal calibrate) di aiuto e di approvazione.
Può darsi che tutti gli artisti in fondo cerchino questo? Superficialmente,
molti sconosciuti gli danno ciò di cui hanno bisogno. L’acclamazione della
massa. Non è granché come forma di appoggio, ma è pur sempre meglio di niente. Talvolta
è più facile ottenere un aiuto da chi non ci conosce.
Le persone che mi sono state vicine, quelle che hanno vissuto con me, si sono
sempre spaventate. Anche quelle che mi amano si spaventerebbero, se non si
tutelassero. Per questo, io credo, si appoggiano a me, assorbono la mia gioia
di vivere e con me stanno bene, ma cercano di fermarsi al sorriso. Cercano di non porsi troppe
domande su quali siano i miei bisogni e, soprattutto, sul perché io senta una così forte esigenza
di creare. Perché altrimenti, se lo facessero, gli farei solo paura.
Alla fine della prima ondata di pandemia Covid-19, ho dipinto l’allegoria del 2020, avevo
bisogno di tirare fuori la frustrazione che provavo (e che provo tutt’oggi) nel
non poter più comunicare neanche attraverso la mimica facciale e col mio famigerato
sorriso. Nel non poter più leggere le espressioni complete. La pandemia ci ha
tolto anche questo, ha amputato i nostri volti, sono rimasti solo gli sguardi. Per
questo mi coprii bocca e naso con una mano e rimase solo il mio sguardo.(il Re dei Sugolini: 2020)
Sono passati due anni e i nostri volti sono sempre coperti. In questi giorni ho
lavorato all’allegoria del 2022. Il nuovo anno, tanto per non farci mancare
nulla, ci ha portato vicino a casa anche l’orrore della guerra. Non mi bastava
più tentare di comunicare l’angoscia e la paura attraverso gli occhi, sarebbe
stato troppo semplice.
Ci sono per tutti e, credetemi, ci sono anche per me, che sono “quella forte”.
lalla
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| "Allegoria del 2022", olio su masonite, 42 x 57 cm. |
P.S. Quando penso alla composizione e dipingo, non me ne rendo conto, ma la Storia dell’Arte ha impregnato tutta me stessa e si diverte ad inseguirmi. Una volta finito il quadro, l’ho guardato e mi sono resa conto di essere debitrice verso almeno due opere.
“L’urlo” di Edvard Munch (per aver rappresentato un grido esistenziale muto) e “La cantante con un guanto” di Edgar Degas (per quell’inusuale braccio in primo piano e per la bocca aperta). E vabbè, loro sono entrambi dei grandi e mi perdoneranno, lo so.








































