lunedì 16 marzo 2020

in quarantena con il sorriso

Sì, lo so che la quarantena è dura, però bisogna che vi dica una cosa dal profondo del mio cuore: molti di voi mi hanno proprio stufato. Ma datevi una scrollata, porca miseria!
La situazione sanitaria è difficilissima, è terribile pensare ai malati che non riescono a respirare e che rischiano di non avere un letto in terapia intensiva, forse tra pochi giorni i dottori saranno costretti a scegliere chi tentare di salvare e chi lasciare morire, questo non è solo duro, è insopportabile.
Invece stare chiusi in casa propria sani e con tutte le comodità può considerarsi più che altro fastidioso, nulla di più. Vivere in questo strano limbo e non sentirsi liberi di fare ciò che si vuole non è una bella sensazione, è vero, ma non è insopportabile, perché altrimenti, sappiatelo, a essere insopportabilmente viziati siete voi!
Lo so bene da quando in seconda elementare ho dovuto saltare circa 60gg di scuola perchè bloccata nel letto con una polmonite virale attecchita in seguito alla pertosse.
Ricordo ancora la sensazione di sentirmi schiacciata dal peso delle coperte in quelle giornate infinite passate a guardare il soffitto (e meno male che era bellino, scandito da splendidi travetti di legno).
Mentre i miei compagni di scuola imparavano a scrivere per bene le c e le q, io accumulavo un bel po’ di lacune (che forse sono all’origine dei miei problemi para-dislessici). In ogni caso, non stavo sprecando il mio tempo, bensì investendolo per affinare aspetti del mio carattere di non poco interesse e utilità nella vita. Per esempio, ho sviluppato le arti della pazienza, dell’adattamento, dell’osservazione e dell’immaginazione. Ogni venatura di quel legno ce l’ho impressa nella memoria, in ogni particolarità e nodo ho imparato a scorgere una forma, un disegno particolare, una figura che poi prendeva vita nelle mie storie di fantasia. Ho imparato a trovare il buono e il fantastico anche in una situazione di costrizione. Avevo solo 7 anni e non mi sono mai lamentata, mica ero scema, l’avevo già capito che se mi fossi messa a strillare e a fare bizze la mia polmonite non sarebbe guarita prima!
Permettetemi di dirvi che di certo a me è mancata un po’ di grammatica, ma che forse a molti di voi è mancata una bella quarantena in età scolare. Non vi avrei augurato una polmonite come la mia che ha leggermente compromesso il mio sistema immunitario e mi ha poi esposto a miriadi di virus e bronchitelle nell’arco di tutta la vita. Una decina d’anni fa ho attraversato una nuova grande polmonite, anche allora mi hanno messa in quarantena e io ci sono stata, senza farla troppo lunga. Ho continuato a insegnare a distanza (senza che nessuno mi avesse obbligato a farlo) inviando lezioni scritte ai miei studenti di quinta e ho ottenuto di poter tornare in classe dopo “solo” 45gg indossando la mascherina per le seguenti due settimane.  
Non è stato così terribile, a parte i sensi di colpa verso i miei studenti, per il resto potevo girare liberamente in casa scatarrando a destra e a manca, gli unici fastidi erano la tosse notturna e le scarsissime energie (non riuscivo ad alzare abbastanza il braccio per mettere una scodella a scolare nella piattaia).
Ma nel complesso, una passeggiata di salute rispetto ai due mesi passati completamente immobile e imbottita di medicinali nella primavera del 2005. In quel caso dovevo evitare che il mio corpo espellesse prematuramente il povero Elia. Il mio Re dei Sugolini abitava la mia pancia da soli 5 mesi, non era proprio il caso che la lasciasse così presto. “Completamente immobile” significa che potevo alzarmi solo per fare i miei bisogni nel bagno, fine. Tutte le altre funzioni le facevo a 180° e senza storcere il naso.
Moltissime persone, venendomi a trovare, si meravigliavano: “ma come fai a non diventare pazza?”. Si chiedevano come facessi ad affrontare quel periodo difficilissimo con il sorriso.
Mica ero scema, anche per me il periodo era difficilissimo, ma non per le ragioni che pensavano loro. Quelli si meravigliavano di come potessi restare immobile e docile, ma non era certo quella la parte difficile. La parte difficile era cercare di scacciare la paura quando ogni nuova contrazione mi ricordava che la vita del mio bambino era in pericolo, la parte difficile era conservare l’ottimismo.
Ma se ogni contrazione mi metteva paura, ogni calcetto mi ricordava che c’era una ragione dentro di me, la più importante di tutte, per tenere duro e non arrendermi.
Io ho sempre seguito questo ragionamento: se la situazione è di merda e io non posso cambiarla perché non dipende da me, posso almeno chiedermi: “c’è qualcosa che io possa fare o un modo di comportarmi che per lo meno eviti di peggiorare le cose?”.
Se durante la gravidanza del piccolo Re mi fossi agitata e disperata avrei finito solo per far aumentare le contrazioni, l’unica cosa che potevo (e dovevo) fare per mantenere in vita Elia era rimanere immobile in quel letto e restare calma e positiva. E’ andata bene, ha funzionato.
Per favore, adesso proviamo tutti insieme a fare altrettanto. Un po’ di autocontrollo, per l’amor di Dio!
Stiamocene tutti chiusi in casa buoni e tranquilli, forse andrà bene, forse funzionerà.
Non possiamo davvero sapere come andrà (come non lo sapevo io col mio bambino), ma più di questo non possiamo fare.
Non sono una che tende a drammatizzare e anche io due mesi fa ho creduto alla fandonia “è solo un’influenza” (d'altronde l’hanno detta persone molto più accreditate di me) e inizialmente ho pensato che aver bloccato le gite scolastiche fosse un provvedimento esagerato, ma ho fatto in fretta a prendere meglio le misure su cosa stava realmente accadendo e ad adeguarmi alla situazione, con civiltà.
Probabilmente nei prossimi due mesi bruceremo metà della produttività del paese, in ogni caso non vedo un’altra soluzione possibile. Se per adesso non siamo capaci di sconfiggere il virus, dobbiamo almeno provare a rallentarlo quel tanto che basti per dare a tutti gli ammalati la possibilità di essere curati.
Non credo che la proposta inglese di immolare i più deboli in nome del mantenimento del benessere economico sia una strada da potersi seriamente prendere in considerazione, non senza essere una specie di nazista disposto a rinunciare all’unica cosa che conti: rimanere umani.
Percorriamo insieme questa strada economicamente suicida e se alla fine saremo stati capaci di salvare anche solo un migliaio di persone in più, credo che dovremo andarne davvero molto fieri.
Nessuno di noi adesso è in grado di saperlo con certezza, ciò che invece sappiamo è quanto siamo fortunati a non essere tra quei malati bisognosi di cure.
Finché sarà così, io me ne starò a casa con i miei figli, tenendoli impegnati e facendoli sorridere il più possibile e lavorerò come un ciuco nella didattica a distanza cercando di trasmettere ai miei studenti la forza di non arrendersi, di non mollare, di andare avanti.
Col sorriso e sentendosi, per adesso, molto fortunati.

lalla


P.S. Ma le persone che dicono di annoiarsi poi? Io lavoro davvero moltissimo (faccio lezioni in videoconferenza per alcune classi e per le altre registro delle spiegazioni a braccio, piuttosto indignitose, che carico su you-tube) inoltre intrattengo la Piccola Fata e la aiuto con i compiti (da dicembre sta imparando a casa a leggere, scrivere e far di conto, ha chiesto lei di imparare e si impegna molto e insomma con una certa lungimiranza ha intrapreso un percorso di “istruzione parentale” giusto con due mesi d’anticipo sul resto degli studenti italiani), cucino in abbondanza per entrambi i figlioli, pulisco la casa, esco a fare la spesa ogni tre giorni, nutro i gatti, poto il giardino. Tempo per dipingere, niente. Tempo per scrivere, sono riuscita a rubarne giusto un’oretta oggi.

P.P.S.S. E tanto per farsi due risate, a proposito dei video con le lezioni su you-tube, li registro direttamente con la ap “fotocamera” di window, a braccio, fingendo proprio di essere a scuola e poi li carico senza alcuna post-produzione. Lo scopo sarebbe quello di far sentire meno abbandonati gli studenti, ma i video, diciamocelo, sono abbastanza imbarazzanti.

Rivedendomi sarei potuta rabbrividire per quanto risulto approssimativa (mi verrebbe voglia di migliorare delle frasi, aggiungere qualcosa o correggermi), ma in realtà il particolare che me li ha resi del tutto intollerabili è una altro.
Premessa: negli anni ’90, come gran parte dei giovani d’allora, anche io iniziai a guardare “Beverly hills 90210”, un telefilm davvero tristansuolo con interpreti che fingevano d’essere bellocci e adolescenti e sinceramente non mi pare che fossero né l’una né l’altra cosa (se non mi sbaglio, una bruttina era la figlia del produttore e una vecchiarella la moglie di un altro?). Comunque, la magia dello schermo televisivo mi aiutava a crederci fino a quando accadde l'irreparabile. Una delle protagoniste finte-gnocche si chiamava Brenda e sembrava la meno raccomandata, interpretava quella bella, povera e un po’ ribelle, tutto ok finché non mi accorsi che c’aveva uno dei due occhi piazzato più basso dell’altro di 1 cm. Capisco che una gli occhi non sceglie da sola dove piazzarseli e che molto probabilmente sia io ad avere un grosso problema di fissazione con le simmetrie, in ogni caso da quel momento fine dei giochi, non ce l'ho più fatta a guardare neanche una scena e a credere che tutti si innamorassero di lei, come facevano a non accorgersi che assomigliava a Sloth dei Goonies???
Ebbene, i miei video sono una prova inconfutabile: anche io faccio parte del club!
Il mio sopracciglio sinistro (che davanti allo specchio si finge mansueto e perfettamente allineato all’altro) in verità è un vero traditore e mentre io cerco di spiegare la Storia dell'Arte lui se ne parte per la tangente allegro e contento fino a raggiungere metà della mia fronte. Tenete conto che io ho la fronte alta, altissima! Altro che 1 cm! Maledetto bastardo di un sopracciglio, ma come si permette?!
Ecco, fine dei giochi, appena i miei studenti si accorgeranno di lui, non ce la faranno più a seguire le mie spiegazioni. Hanno tutta la mia comprensione, sarò clemente.
https://www.tvserial.it/wp-content/uploads/2019/05/Beverly-Hills-90210-Brenda-Walsh-Shannen-Doherty.jpeg
Brenda Walls
https://www.cinematographe.it/wp-content/uploads/2019/08/the-goonies-sloth-1182481-1280x0.jpeg
Sloth

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