Avevo un po' di paura, non sapevo se sarei stata in grado di gestirlo, per le grandi dimensioni, per
il tempo e la dedizione che pretendeva e, soprattutto, per lo speciale rapporto
d’amore che mi lega al tema trattato.
Cercherò di spiegarmi attraverso un post sull’Arte, un post avventuroso e per me difficile da scrivere (perché sono naturalmente prolissa e invece dovrò cercare di essere meno secchiona/insegnante/pallosa possibile, altrimenti risulterà odioso da leggere).
Ovvia, cominciamo, Prof.ssa Gonnelli via da me, abbandona questo corpo!
Questo quadro è una dichiarazione d’amore alla bellezza femminile e all’Arte (quella con la A maiuscola, quella che ammiro e studio da sempre, quella dei geni del passato, non la mia).
E’ un cerchio che si chiude, dopo circa 25 anni, un cerchio che si è aperto una mattina di primavera agli Uffizi (durante una gita scolastica) facendo cadere in amore una piccola lalla sedicenne, un cerchio che da quel momento ha avvolto la mia vita, ha deciso la mia professione di insegnante e sospinto la mia passione per l’Arte.
In sostanza, di fronte alla meravigliosa “Venere di Urbino” di Tiziano, ebbi quella che potremmo definire una lieve "sindrome di Stendhal".
(Per chi è proprio masochista e volesse approfondire, nel 2010 ho raccontato l’evento nel post la secchiona, il "rosa maiale" e la morbidezza della carne).
Cercherò di spiegarmi attraverso un post sull’Arte, un post avventuroso e per me difficile da scrivere (perché sono naturalmente prolissa e invece dovrò cercare di essere meno secchiona/insegnante/pallosa possibile, altrimenti risulterà odioso da leggere).
Ovvia, cominciamo, Prof.ssa Gonnelli via da me, abbandona questo corpo!
Questo quadro è una dichiarazione d’amore alla bellezza femminile e all’Arte (quella con la A maiuscola, quella che ammiro e studio da sempre, quella dei geni del passato, non la mia).
E’ un cerchio che si chiude, dopo circa 25 anni, un cerchio che si è aperto una mattina di primavera agli Uffizi (durante una gita scolastica) facendo cadere in amore una piccola lalla sedicenne, un cerchio che da quel momento ha avvolto la mia vita, ha deciso la mia professione di insegnante e sospinto la mia passione per l’Arte.
In sostanza, di fronte alla meravigliosa “Venere di Urbino” di Tiziano, ebbi quella che potremmo definire una lieve "sindrome di Stendhal".
(Per chi è proprio masochista e volesse approfondire, nel 2010 ho raccontato l’evento nel post la secchiona, il "rosa maiale" e la morbidezza della carne).
Comunque, per farla breve: quella che provai non fu per niente una sensazione banale o leggera e da allora il desiderio di riprovarla e la gratitudine verso gli autori
che me la trasmettono, non mi ha mai abbandonato. Mi è capitato ancora tantissime volte, in San Vitale a Ravenna, di fronte agli astratti informali di kandinsky, sull'Empyre State Bulding...
Ma ritorniamo al tema specifico del primo quadro ammaliatore: una donna nuda semi-distesa.
L’eleganza femminile, la linea curva, l’equilibrio formale, l’armonia cromatica, la pelle morbida e calda, lo sguardo ammiccante… come potevano lasciare impassibile una come me, cresciuta dall’età di 6 anni praticamente (solo) disegnando (solo) donne?
Negli anni, studiando/visitando/spiegando la Storia dell’Arte, mi è diventato sempre più chiaro che quel tema fascinoso non aveva stregato solo me, ma moltissimi grandi (immensi) artisti prima di me, Tiziano compreso.
Perché, al di là dei singoli significati specifici legati alla contestualizzazione storica e alle caratteristiche artistiche dell’autore, il corpo nudo di donna è splendido, c’è poco da fare. E’ languido, è morbido, è rassicurante, è attraente, è maestoso, fa pensare alla vita, alla fertilità e alla prosperità.
Gli garbava perfino agli antichi Greci della classicità, è proprio per questo non lo ritraevano nudo, perché “gli garbava troppo”: capivano che avrebbe favorito nello spettatore l’insorgere di sensazioni quali il desiderio, l’amore e l’attrazione… insomma sensazioni umane e mutevoli (del tutto negative, dato che attraverso l’Arte essi cercavano di trasmettere la propria perfezione, superiorità ed eternità).
Ma, Greci pieni si sé e estremisti religiosi a parte, tutte le altre civiltà hanno onorato il nudo femminile attraverso i secoli e alcuni artisti, in un continuo gioco di citazioni, anelli e cerchi che si aprivano e si chiudevano, hanno creato dei veri e propri capolavori legati a questa specifica posa semi-distesa.
Oddio, scusate, si è riaffacciata la Proffe!
Ma pazienza, via, bisogna che la richiami e vi faccia vedere qualche esempio, ne vale proprio la pena, sono una gioia per gli occhi e dal vivo, ovviamente, sono ancora più spettacolari… mi raccomando fate i bagagli e andate a cercarli!
Ma ritorniamo al tema specifico del primo quadro ammaliatore: una donna nuda semi-distesa.
L’eleganza femminile, la linea curva, l’equilibrio formale, l’armonia cromatica, la pelle morbida e calda, lo sguardo ammiccante… come potevano lasciare impassibile una come me, cresciuta dall’età di 6 anni praticamente (solo) disegnando (solo) donne?
Negli anni, studiando/visitando/spiegando la Storia dell’Arte, mi è diventato sempre più chiaro che quel tema fascinoso non aveva stregato solo me, ma moltissimi grandi (immensi) artisti prima di me, Tiziano compreso.
Perché, al di là dei singoli significati specifici legati alla contestualizzazione storica e alle caratteristiche artistiche dell’autore, il corpo nudo di donna è splendido, c’è poco da fare. E’ languido, è morbido, è rassicurante, è attraente, è maestoso, fa pensare alla vita, alla fertilità e alla prosperità.
Gli garbava perfino agli antichi Greci della classicità, è proprio per questo non lo ritraevano nudo, perché “gli garbava troppo”: capivano che avrebbe favorito nello spettatore l’insorgere di sensazioni quali il desiderio, l’amore e l’attrazione… insomma sensazioni umane e mutevoli (del tutto negative, dato che attraverso l’Arte essi cercavano di trasmettere la propria perfezione, superiorità ed eternità).
Ma, Greci pieni si sé e estremisti religiosi a parte, tutte le altre civiltà hanno onorato il nudo femminile attraverso i secoli e alcuni artisti, in un continuo gioco di citazioni, anelli e cerchi che si aprivano e si chiudevano, hanno creato dei veri e propri capolavori legati a questa specifica posa semi-distesa.
Oddio, scusate, si è riaffacciata la Proffe!
Ma pazienza, via, bisogna che la richiami e vi faccia vedere qualche esempio, ne vale proprio la pena, sono una gioia per gli occhi e dal vivo, ovviamente, sono ancora più spettacolari… mi raccomando fate i bagagli e andate a cercarli!
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| Di solito le opere classiche hanno un solo punto di vista preferenziale, ma questa era posta su una pedana rotante, mi sono imbattuta in questa vista di schiena, curiosamente, ricorda la mia ragazza. |
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| Amedeo Modigliani, "nudo disteso con cuscino blu", 19016, olio su tela, 60x92cm. |
Ecco, vi siete annoiati?
Loro, i grandi, lo sanno che scherzo e non si offendono se mi prendo qualche confidenza, ma non pretendo certo paragonare il mio lavoro al loro, non oserei, e adesso a mettere le foto del mio quadro qui sotto non so come fare, mi vergogno come una ladra!
Ma perdonatemi, io non voglio rubare niente. Ho dipinto senza guardare questi capolavori, lasciando che mi ispirasse il loro ricordo nella memoria e il meraviglioso corpo di Lucia che avevo davanti.
Il mio è un omaggio alla Donna e a tutte queste opere.
Per dirgli grazie di tanta bellezza.
lalla
Loro, i grandi, lo sanno che scherzo e non si offendono se mi prendo qualche confidenza, ma non pretendo certo paragonare il mio lavoro al loro, non oserei, e adesso a mettere le foto del mio quadro qui sotto non so come fare, mi vergogno come una ladra!
Ma perdonatemi, io non voglio rubare niente. Ho dipinto senza guardare questi capolavori, lasciando che mi ispirasse il loro ricordo nella memoria e il meraviglioso corpo di Lucia che avevo davanti.
Il mio è un omaggio alla Donna e a tutte queste opere.
Per dirgli grazie di tanta bellezza.
lalla
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| lalla, 2018, "Dea dell'amore", olio su masonite, 90x157,8 cm. Ora, va bene che la mia versione è un po' più fru-fru delle sue illustri antenate, ma i colori in queste foto sono falsati... |
P.S. un piccolo/grande ringraziamento anche a Paul Klee, a lui le donne nude
semi-distese non interessavano per niente, ma in quanto a eleganza di linea e
colore, non aveva rivali.
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| Paul Klee, "Separazione alla sera", acquerello su carta, 1922. |

















