giovedì 28 giugno 2018

alla Donna, all'Arte, ai cerchi che si aprono e si chiudono

Ho finito il mio ultimo quadro e sono felice.
Avevo un po' di paura, non sapevo se sarei stata in grado di gestirlo, per le grandi dimensioni, per il tempo e la dedizione che pretendeva e, soprattutto, per lo speciale rapporto d’amore che mi lega al tema trattato.
Cercherò di spiegarmi attraverso un post sull’Arte, un post avventuroso e per me difficile da scrivere (perché sono naturalmente prolissa e invece dovrò cercare di essere meno secchiona/insegnante/pallosa possibile, altrimenti risulterà odioso da leggere).
Ovvia, cominciamo, Prof.ssa Gonnelli via da me, abbandona questo corpo!

Questo quadro è una dichiarazione d’amore alla bellezza femminile e all’Arte (quella con la A maiuscola, quella che ammiro e studio da sempre, quella dei geni del passato, non la mia).
E’ un cerchio che si chiude, dopo circa 25 anni, un cerchio che si è aperto una mattina di primavera agli Uffizi (durante una gita scolastica) facendo cadere in amore una piccola lalla sedicenne, un cerchio che da quel momento ha avvolto la mia vita, ha deciso la mia professione di insegnante e sospinto la mia passione per l’Arte.
In sostanza, di fronte alla meravigliosa “Venere di Urbino” di Tiziano, ebbi quella che potremmo  definire una lieve "sindrome di Stendhal".
(Per chi è proprio masochista e volesse approfondire, nel 2010 ho raccontato l’evento  nel post la secchiona, il "rosa maiale" e la morbidezza della carne).
Comunque, per farla breve: quella che provai non fu per niente una sensazione banale o leggera e da allora il desiderio di riprovarla e la gratitudine verso gli autori che me la trasmettono, non mi ha mai abbandonato. Mi è capitato ancora tantissime volte, in San Vitale a Ravenna, di fronte agli astratti informali di kandinsky, sull'Empyre State Bulding...
Ma ritorniamo al tema specifico del primo quadro ammaliatore: una donna nuda semi-distesa.
L’eleganza femminile, la linea curva, l’equilibrio formale, l’armonia cromatica, la pelle morbida e calda, lo sguardo ammiccante… come potevano lasciare impassibile una come me, cresciuta dall’età di 6 anni praticamente (solo) disegnando (solo) donne?
Negli anni, studiando/visitando/spiegando la Storia dell’Arte, mi è diventato sempre più chiaro che quel tema fascinoso non aveva stregato solo me, ma moltissimi grandi (immensi) artisti prima di me, Tiziano compreso.
Perché, al di là dei singoli significati specifici legati alla contestualizzazione storica e alle caratteristiche artistiche dell’autore, il corpo nudo di donna è splendido, c’è poco da fare. E’ languido, è morbido, è rassicurante, è attraente, è maestoso, fa pensare alla vita, alla fertilità e alla prosperità.
Gli garbava perfino agli antichi Greci della classicità, è proprio per questo non lo ritraevano nudo, perché “gli garbava troppo”: capivano che avrebbe favorito nello spettatore l’insorgere di sensazioni quali il desiderio, l’amore e l’attrazione… insomma sensazioni umane e mutevoli (del tutto negative, dato che attraverso l’Arte essi cercavano di trasmettere la propria perfezione, superiorità ed eternità).
Ma, Greci pieni si sé e estremisti religiosi a parte, tutte le altre civiltà hanno onorato il nudo femminile attraverso i secoli e alcuni artisti, in un continuo gioco di citazioni, anelli e cerchi che si aprivano e si chiudevano, hanno creato dei veri e propri capolavori legati a questa specifica posa semi-distesa.
Oddio, scusate, si è riaffacciata la Proffe!
Ma pazienza, via, bisogna che la richiami e vi faccia vedere qualche esempio, ne vale proprio la pena, sono una gioia per gli occhi e dal vivo, ovviamente, sono ancora più spettacolari… mi raccomando fate i bagagli e andate a cercarli!
"Sarcofago degli sposi", VI sec. a.C, terracotta.
Sì, lo vedo anche io che è vestita, ma la posa è quella e poi, cavolo, una donna posta al pari dell'uomo, anzi, DAVANTI all'uomo, con lui che regge un piattino da cui lei pilucca del cibo mentre chiacchiera e gesticola... che popolo di illuminati questi Etruschi!

Sandro Botticelli, "Venere e Marte", 1482-83, tecnica mista su tavola, 69x173 cm.
Figuriamoci se Sandrino, a cui le donne venivano eleganti e piene di grazia in qualunque posizione, non ne faceva una semi-distesa... la sua non è una bellezza terrena, ma quella ideale e pura dell'Iperuranio. Tutto è definito dal disegno fiorentino, dalla linea netta e curva di contorno.
Giorgione (e Tiziano probabilmente nel panneggio), "Venere dormiente", 1507-10, olio su tela, 108,5x175 cm.
Bellezza casta e inconsapevole, una sorta di Madre Natura immersa nel dolce e rassicurante paesaggio veneto. Tutto è generato dal colore: l'armonia compositiva, la profondità della prospettiva cromatica, la morbinezza delle sfumature. Che senso di pace, maestà e tranquillità.
Tiziano Vecellio, "Venere di Urbino", 1538, olio su tela, 119x165 cm.
Eccola qui, il mio amore, con quella carne morbida e calda, quello sguardo impudico, i gioielli e l'ambientazione che la fanno sembrare più una castellana che una Venere. E la composizione delle forme... asimmetrica, non rigida, in equilibrio perfetto. Tutto grazie al colore, com'è vivo quel rosso!
Jaques Louis David, "Madame Recamier", 1800, olio su tela, 174x224 cm.
David era un Neoclassico e pure moralista, figuriamoci se la spogliava! Però questa donna è proprio un ritratto dal volto somigliante. L'immagine non è pomposa come potremmo aspettarci visto il periodo, è invece realizzata con pochi orpelli, una tavolozza cromatica ribassata e calda e grandissima sensibilità.
Antonio Canova, "Paolina Borghese come Venere vincitrice", 1804-08, marmo e oro, 160x200 cm.
Altro neoclassico, ma la bellezza pura e neoplatonica arriva a Canova filtrata dalla grazia Rococò. Squisiti dettagli (anche in oro, da Fidia) e perfezione formale. Il mio amore per Canova si è un po' mitigato quando scoprii che faceva scolpire la sua bottega e rifiniva le opere solo alla fine... insomma, Michelangelo che si fa la Sistina tutto da solo c'ha un altro fascino!
Di solito le opere classiche hanno un solo punto di vista preferenziale, ma questa era posta su una pedana rotante, mi sono imbattuta in questa vista di schiena, curiosamente, ricorda la mia ragazza.
 
Francisco Goya, "Maja vestida" e "Maja desnuda", 1800, olio su tela, 95x190.
Di fatto la prima vera donna nuda (e vestita) della Storia dell'Arte, nel senso che non finge di essere una Venere o altro, è una donna nuda e basta. Goya era un illuminista e il suo amore per la ragione gli permise di fare questo salto. Sì, lo so, manca un po' di collo e i seni sembrano rifatti adesso da un chirurgo plastico, ma il pube, le gambe e i piedi sono spettacolari. Pennellate veloci, freschissime, quasi ceramiche.


Jane Auguste Dominique Ingres, "la grande Odalisca", 1814, olio su tela, 88.9×162.56 cm.
Io adoro Ingres, il suo amore per le donne e il suo modo di rappresentarle, quasi sempre di schiena, servendosi di deformazioni manieriste e puriste, pur di catturarne l'eterna eleganza. I colori sono laccati, i dettagli nitidissimi, i vezzi orientaleggianti. Non c'è niente di reale in questo corpo, tranne la sua bellezza senza tempo.
Edoard Manet, "Olympia", 1863, olio su tela, 130,5x190 cm.
Una geniale parodia della Venere di Tiziano, col gatto nero impaurito al posto del cane raggomitolato (simbolo di fedeltà) e la serva che porta i fiori. Le dame ben pensanti svenivano osservando questo corpo reale, tozzo, moderno, esposto così impudicamente e la sfrontatezza con cui Olympia, la prostituta più famosa di Parigi, le sfidava con lo sguardo. Da applausi! Manet era un pittore realista e un maestro del colore, qui è tutta un'armonia di bianchi.
Paul Gauguin, "e tamari no Atua - La nascita di Cristo, figlio di Dio", 1896, olio su tela, 96x131 cm.
Le forme arcaiche, quasi romaniche e il ritorno ai temi religiosi filtrati dalla spiritualità primitiva di un mondo incontaminato dal progresso e dalla modernità. Io sono una ragazza di Gauguin, non so spiegare cosa provi ogni volta che ne vedo uno, i suoi dipinti sono tutti miei ritratti, del mio corpo e della mia anima.
Amedeo Modigliani - Nu Couché au coussin Bleu.jpg
Amedeo Modigliani, "nudo disteso con cuscino blu", 19016, olio su tela, 60x92cm.
Amedeo Modigliani, "nudo disteso", 1917, olio su tela, 89x146 cm.
Modigliani era uno scultore nello spirito, ma la salute cagionevole lo costrinse a ripiegare sulla pittura, per questo gli occhi spesso sono vuoti (come quelli delle statue) e i corpi solidi, incisi e taglienti. Era toscano e in lui rivive tutta l'eleganza di Botticelli.
Ecco, vi siete annoiati?
Loro, i grandi, lo sanno che scherzo e non si offendono se mi prendo qualche confidenza, ma non pretendo certo paragonare il mio lavoro al loro, non oserei, e adesso a mettere le foto del mio quadro qui sotto non so come fare, mi vergogno come una ladra!
Ma perdonatemi, io non voglio rubare niente.  Ho dipinto senza guardare questi capolavori,  lasciando che mi ispirasse il loro ricordo nella memoria e il meraviglioso corpo di Lucia che avevo davanti.
Il mio è un omaggio alla Donna e a tutte queste opere.
Per dirgli grazie di tanta bellezza.

lalla
 
lalla, 2018, "Dea dell'amore", olio su masonite, 90x157,8 cm.
Ora, va bene che la mia versione è un po' più fru-fru delle sue illustri antenate, ma i colori in queste foto sono falsati...
 
P.S. un piccolo/grande ringraziamento anche a Paul Klee, a lui le donne nude semi-distese non interessavano per niente, ma in quanto a eleganza di linea e colore, non aveva rivali.
Immagine correlata
Paul Klee, "Separazione alla sera", acquerello su carta, 1922.