martedì 10 ottobre 2017

a chi parla la mia stessa lingua, grazie

Io sono un'insegnante di "Disegno e Storia dell'Arte".
Insegnare da da mangiare a me e ai miei figli, in più mi piace. Correggere le verifiche, interrogare e dare i voti, no, non mi piace, ma fa parte dell'insieme, va fatto anche quello.

Io non sono un'artista, non credo di esserlo, non lo so se lo sono. Cosa significa artista?
Io scrivo, disegno e dipingo da sempre, ma non è la mia professione. E' più che altro la mia medicina per tutto. Funziona. Forse non funziona il risultato (il prodotto finito, il fare Arte appunto), ma funziona il mentre, funziona l'effetto cura.
Ogni tanto ci penso (al fatto che non sia riuscita a farla diventare una professione, che sia rimasta una dilettante) e un po' mi dispiace, poi ci ripenso (al fatto che non l'abbia fatto diventare un obbligo, magari un peso, come correggere i compiti) e non mi dispiace per niente. Così come stanno le cose, io e l'Arte non siamo una dipendente e il suo datore di lavoro, siamo amiche, siamo confidenti, condividiamo un segreto (il segreto della serenità e della pienezza).
Preferisco così, è una buona situazione, invidiabile direi.
Poi, quando ottengo una commissione, posso sentirmi anche fiera perché è come se il mio segreto, quel dialetto che parliamo solo io e l'Arte insieme, quel nostro mondo, diventasse condivisibile e comprensibile anche ad altri. E' bello poter condividere.
E' lo stesso motivo per cui scrivo su queste pagine virtuali e non su dei fogli di carta. E' sempre bello poter condividere ogni tipo di sensazione e sentimento. Ogni tipo, bello, brutto, meraviglioso, orrendo. Ogni.
Non che sia facile trovare qualcuno che apprezzi (un editore o un gallerista serio non li ho mai incontrati, per esempio), ma ogni tanto qualcuno c'è. Devo ringraziare queste persone con tutto il cuore per essermi venute a prendere, qualche volta, per essersi intrufolate nel mio rapporto di esclusivo e solitario amore per l'Arte, di averne fatto parte per un po'.
Una di queste persone è Sara.
Sara ha due bambine fantastiche, le ha avute con grande fatica, come me. Ha rischiato di perdere loro e se stessa, come me. Non so, forse le mamme che hanno attraversato tante difficoltà (quelle che nel fuoco, per i propri figli, ci si sono già buttate) forse quelle mamme non sono sfortunate, ma fortunatissime perché hanno il privilegio di saper dare la giusta misura alla propria esistenza e a quella degli altri. Gli si è risistemata in testa, tutta perfetta, la scala dei valori, condita da tanto entusiasmo, gratitudine e gioia per quello che hanno. Se lo sono guadagnato sulla propria pelle quello che hanno, quindi, giustamente, sono anche orgogliose e fiere.
Sara è una mamma privilegiata, come me. Quando le guarda i suoi occhi brillano, come i miei. Forse per questo le piaccionio i miei lavori, perché parlano la sua stessa lingua. Forse per questo mi ha fatto il grande dono di fidarsi e di voler condividere.
Qualche anno fa ho ritratto la piccola Gemma, che aveva solo due anni, e adesso, alla stessa età della sorella, mi ha chiesto di fare lo stesso con Fiamma.
Anche se si somigliano, sono bimbe molto diverse. Gemma ha dovuto combattere per venire al mondo ed è la prima, in un certo senso ha dovuto far tutto da sola. Fiamma è arrivata dopo, con meno difficoltà, ha sempre avuto accanto a sé una sorella su cui contare, si sente protetta ed è molto sicura di sé. Ha lo sguardo fiero Fiamma, è spensierata e quasi spavalda.
Hanno occhi arguti, entrambe, e tanta voglia di esplorare il mondo.
Piccole donne, vi auguro di crescere splendide e temerarie. Potete farlo, seguite l'esempio della vostra mamma. 

A lei voglio dire ancora grazie.

lalla
particolare del volto di Gemma
particolare del volto di Fiamma
"Fiamma, 2 anni", olio su masonite, 35x54 cm.

sabato 7 ottobre 2017

tutti i gatti della mia vita

In estate, nella cucciolata campagnola della gatta perfettamente non-di-razza (tigrata a toppe bianche) di mia sorella grande si è generata una gattina simil-pregiata (siamese linx point), meraviglie della genetica! E' nata bianca come la neve, poi ha cominciato a scurirsi alle estremità, ha gli occhi blu e potrebbe ingannare tutti spacciandosi per una micia col pedigree se non fosse per un minuscolo dito della zampetta sinistra intinto nel latte.
"La vuoi tu lalla?"

Premessa, io ho sempre adorato i gatti perché sono animali misteriosi, curiosi, puliti, maestosi e con altre 1000 qualità. Sono cresciuta con i gatti e credo che faccia davvero bene tenerli vicini a dei bambini (specialmente a quelli un po'
strani e solitari come ero io) perché è molto educativo vederli nascere sotto forma di teneri salsicciotti pelosi, osservarli crescere e quindi innamorarsi perdutamente di loro (che non ci amano e che sono totalmente indipendenti da noi), per poi vederli morire. E così tu soffri tantissimo (e si dice appunto soffrire come un cane, non come un gatto, perché i felini sono troppo superiori agli umani per abbassarsi a certi sentimenti). Che cosa c’è di buono in tutto questo? Per esempio c'è che ti si chiarisce bene in testa, fin da subito, il cerchio della vita, non è poco. E può anche capitare l’immensa fortuna di incontrare un gatto un po’ particolare, funziona come per gli umani, anche loro sono tutti diversi e quelli speciali esistono.

Da bambina in casa c'era la gatta della mamma, Mascherina, tipo “Gatto Silvestro” ma con due macchie nere sotto al naso che ricordavano i baffetti di Hitler. E infatti era un animale piuttosto fetente, faceva il suo e se gli giravano mi graffiava senza troppe cerimonie, ma era intelligentissima e noi due avevamo un accordo: a me non andava di mangiare carne, lei ne andava pazza. Mi sedevo a tavola leggermente in avanti lasciando lo spazio perché lei si insinuasse dietro al mia schiena, se ne stava in silenzio, paziente, e io le passavo da sotto al braccio succulenti bocconcini di bistecca… così io ero contenta, la gatta pure, e anche il resto dei commensali (convinti che fossi io a mangiarla). Nessuno si è mai accorto di nulla. Le volevo bene, è stata con noi molti anni, cadde due volte dalla finestra del primo piano senza morire, credevo che a forza di bistecca fosse diventata immortale, o che per lo meno le restassero ancora 7 vite, invece ad un certo punto cominciò ad invecchiare e se ne andò.
Poi ho avuto Topina, una micetta grigia che passava ore immobile sulla mia spalla (come i pappagalli dei pirati), mi ha tenuto compagnia pochi mesi, poi è finita schiacciata da mio padre con un pestone (del tutto involontario), un vero trauma infantile…
Ricordo una figlia di Mascherina, Mafalda, che adoravo, tigrata ma con la maschera e i calzini bianchi della madre, in seguito si è scoperto essere Mafaldino ed è sparito in cerca di gatte … 

1988, Chiara, Eva, io e Mafaldino

tanti gatti, tanti aspetti e caratteri diversi, accomunati da un’unica caratteristica: prima o poi morivano tutti.
Durante l’adolescenza mi ero stufata di affezionarmi e soffrire, così per un po' di tempo ho lasciato perdere, gatti per casa ne giravano, ma nessuno di loro lo consideravo mio, poi, da ragazza, ho accettato di prendere l’ennesima gatta senza troppe aspettative e partendo dal presupposto che “non sarebbe durata” e così, senza saperlo, ho inizato la storia d’amore felina della mia vita.
Elsa (da “nata libera”) era una gatta maculata che ho accudito dall’età di 20 giorni, allattandola col biberon e facendole fare i bisogni con un batuffolino di cotone inumidito. La tenevo a dormire nella mia mano sinistra mentre studiavo per la maturità. Crebbe inaspettatamente sana, nonostante condividessi con lei ogni Fiesta (ne ha mangiate centinaia, davo per scontato che sarebbe vissuta poco e volevo che si divertisse). All'età di pochi mesi la nostra canina Beagle le piombò addosso staccandole in modo irreversibile il tendine di una delle zampe posteriori, nessun problema, ma da quel momento ogni volta che si sedeva la distendeva come una ballerina di danza classica. Era una gatta magica, mi aveva scelto come suo umano (solo loro a scegliere noi, non viceversa), ha studiato con me tutti gli esami dell’Università (accoccolandosi sui miei libri), mi baciava, faceva le fusa appena mi vedeva entrare in una stanza, dormiva nel mio letto sino alle 5.00 del mattino, poi mi chiedeva educatamente di uscire battendomi il musino sulle guance e io le aprivo la finestra.
Un anno dopo strappammo un dolcissimo micetto nero alla morte, aveva solo 15gg quando lo portammo via dall'Elba ... Cacao diventò un gigante buono dal pelo lungo, fecero coppia fissa per 5 lunghi anni (finché dei cacciatori non lo impallinarono scambiandolo per non so che tipo di preda). Elsa partoriva valanghe di gattini (solo con me presente e sempre di notte) e poi mi affidava i cuccioli quando al mattino voleva uscire a cacciare (era una grande cacciatrice), li lasciava a me perché si fidava. Appena i micetti erano abbastanza cresciutelli trovavo loro una nuova casa, erano sempre tigrati o neri e avevano il carattere docile dei genitori, era facilissimo farli adottare. All’ennesimo parto non ce la fece, dopo una notte di agonia la portai dal nostro veterinario campagnolo, la ricoverò immediatamente, c’era poco tempo. Un attimo dopo mi chiese di entrare nella sala operatoria, non mi dimenticherò mai quello che vidi, Elsa era già sedata, sventrata e aperta come una pelle di coniglio: “Signora, alcuni gattini sono morti nell’utero e hanno generato un’infezione, ma altri, come vede, sono vivi e si muovono ancora, ma appena taglierò via l’utero soffocheranno, se invece incido l’utero per tirarli fuori l’infezione si diffonderà e ucciderà la gatta…”.
Ero sotto shock, va bene educarsi alla biologia, ma c'è un limite a tutto!

“Cosa preferisce che faccia? Salvo la gatta o salvo i gattini?”.
Sembrava la battuta di un brutto film.
“Ma che è scemo!? Salvi la gatta! Si sbrighi!!!”
Se la cavò, temevo che le cambiasse il carattere, invece smise soltanto di partorire valanghe di gattini, ma con me rimase magica. Quando mi sposai aveva quasi 10 anni, ristrutturai la nostra piccola casina di Firenze facendo inserire una gattaiola nella porta che dava sui tetti, la feci mettere per lei, ma Elsa non è mai venuta ad abitare con noi. Il mio nuovo coinquilino mi fece notare che era nata per stare libera, in campagna, che noi saremmo stati via tutto il giorno per lavoro e che avrebbe dovuto passare tante ore da sola chiusa in un appartamento, che non era il caso di farle del male rivoluzionando tutto il suo mondo, che era meglio per lei rimanere dov’era…
mi sono fatta convincere (probabilmente aveva ragione), la mia famiglia ha continuato ad accudirla per altri 5 anni e lei è diventata più dolce con tutti gli altri (prima lo era solo con me), “è vissuta meglio così” me lo sono ripetuta milioni di volte in questi anni, continuo a ripetermelo, ma io no, non sono vissuta meglio così, a me mancava da morire e appena arrivavo dai miei era la prima che cercavo, ogni volta mi riempiva di coccole, sapevo che non avrei avuto mai più la fortuna di essere scelta da una gatta così speciale.

2005, io ed Elsa

Perciò i primi anni di matrimonio ho vissuto senza un gatto, lui non li voleva e neanche io perché sono monogama e la gatta ce l’avevo già solo che vivevamo lontane (diciamo che avevamo un rapporto a distanza). Infine è arrivato anche per lei il momento di morire (ormai aveva circa 15 anni, alla faccia degli zuccheri raffinati) e ho sentito un rimorso fortissimo per non averla tenuta accanto a me, almeno negli ultimi giorni. Adesso vi sembrerò una pazza, lo so, ma devo ammettere che l’ho amata come una persona e che talvolta mi capita di sognarla ancora.
Nel 2009 ho perso qualcuno che (non me ne voglia la mia felina prediletta) era molto più importante, probabilmente feci pena a mio marito perché una domenica d'ottobre mi concesse di prendere un gattino a casa di mia sorella grande e portarlo da noi.
Tigro era un micetto meraviglioso (sembrava una tigre siberiana dagli occhi verde/acqua), ma
era agitatissimo, mordeva tutti e tutto. Elia aveva solo 4 anni, si indispettì e si ingelosì subito, tentò perfino di (s)terminarlo tirandolo contro un muro, non sono mai andati molto d’accordo.
Invece poi con Matilde grande feeling.

2009, Elia e Tigro

2015, Matilde e Tigro
Oggi è un gatto davvero bellissimo, dal manto incredibilmente vellutato, docile e molto educato (qualche volta si siede come una sfinge all’altro capo del tavolo e ci guarda mangiare senza provare mai ad allungare una zampa), però è piuttosto riservato, non fa le fusa (mai fatte, avrà la macchinetta rotta)... insomma, è poco empatico… sarà perché gli ho fatto tagliare le palle? E' vero che l’ho fatto un po’ per noi (per dargli una calmata), ma molto l’ho fatto per lui (per non farlo finire spiaccicato sui viali di circonvallazione al primo calore)... ma Tigro non lo sa che l’ho fatto per lui e probabilmente non l’ha presa bene. Poveretto, mi dispiace tanto e non sono per niente sicura che sia stata la scelta giusta. Il primo veterinaio che chiamai per informarmi sulla procedura, una volta appresa l'età del gatto, mi aggredì: "Lei è un'incoscente, probabilmente il suo gatto ha già messo incinta delle gatte!".
Gli riattaccai il telefono in faccia, che deficiente, manco fosse un reato per due gatti accoppiarsi e seguire la propria natura. Il secondo fu più comprensivo e mi disse che non era una decisione facile e che comunque spettava a me prenderla, poi aggiunse: "a forza di sterilizzare i siamesi li abbiamo estinti a Firenze, non ne vedo più uno da anni!".
Gattolinzi (il nome l'ha scelto Elia) è arrivata un anno dopo Tigro (maculata come un ghepardo, la scelsi perché mi ricordava Elsa e sbagliai, non si deve mai cercare di sostituire qualcuno che non c’è più), oggi sarebbe bellissima se non fosse piuttosto obesa, ma il problema di base è che ha gravi problemi di socializzazione (con animali e persone), non è che graffi, ma si scansa appena ci vede, cioè, ci schifa proprio, a tutti. Ricordo quando andai a prenderla a Prato da una famiglia di cinesi strappandola a un futuro certo di raviolo al vapore, a casa nostra fu accolta benissimo dal Tigro, piuttosto indifferentemente da Elia e malissimo dal terribile Gatto Nero, il bullo felino del quartiere, un’imponente montagna di pelo corvino con la testa grossa come un melone che viene a menare a ripetizione i miei gatti. Comunque fin qui tutto bene, normali schermaglie tra bestie (sai che noia altrimenti!) ed è pure stato piacevole in questi anni vedersi in diretta un documentario del National Geografic in cui si azzuffano e si lisciano tigri, ghepardi e pantere, direttamente nel mio giardino. Poi però il dramma, il Gatto Nero (tra una botta e l’altra) l’ha pure messa incinta a 7 mesi, pregustavo già i micetti e invece niente, aborto spontaneo e infezione dell’utero. Di corsa da un altro veterinario cittadino che perdeva minuti preziosi perché non riusciva a capire il nome da scrivere sulla cartella.
"Come si chiama la gatta?"
"Si chiama Gattolinzi"
"Che?"
"GAT-TO-LIN-ZI"
"Come? Una gatta di nome Linzi?"...
Sì, come Lindsay Loan... "Dia qui, glielo scrivo io, lo so che il nome è brutto,
ma 'sta bestia magari tra 2h crepa, che almeno se ne vada col suo nome".
400e di operazione d’urgenza (lei sì che è diventata una gatta di lusso!), tolto tutto il toglibile. Cambiò molto poverina,
ha cominciato a staccarsi da tutti, a soffiare e sottomettere anche Tigro, non so, magari lei li avrebbe voluti i suoi micetti e da quel giorno le botte del Gatto Nero (ripetutasi ad oltranza) hanno perso ogni senso. Perciò insomma, anche se con me è proprio ingrata, ogni tanto penso: va capita anche lei se riempie di grasso la sua pancia vuota e ce l’ha col mondo intero. 


2010, Tigro e Gattolinzi
Torniamo alla domanda: “La vuoi tu lalla?”.
Ho più di quarant’anni, ho due figli di cui occuparmi, abito in città, ho un giardino, è vero, ma ho già due gatti (di non grandi soddisfazioni) che lo hanno praticamente trasformato in una lettiera. A Elia non piacciono gli animali, o meglio, non li considera proprio, io e Matilde, noi ci andiamo matte, ma se poi questa c’avesse il carattere spregevole di Gattolinzi? E, carattere a parte; sarebbe comunque un altro essere di cui prendersi cura, insomma non ci serve proprio un nuovo felino!
Sono andata domenica 24 settembre a trovare i miei, manco la portantina mi ero portata (tanto non la prendo la gattina, inutile che ci provi la mia sorella grande!).
E l'ho incontrata, non mi pareva neanche così bellina, seccarella, abbastanza cisposa e col pelo ispido. L’ho presa in braccio, puzzava da morire (era stata chiusa alcuni giorni in una stanza con altri 5 fratelli pronti a partire per la fiera in cerca di padrone) ed era piena di pulci… poi mi ha guardata negli occhi ed è finita.
Senza portantina. L’abbiamo messa in una scatola di cartone legata con lo spago. Diluviava.
“La metto nel bagagliaio, ma Mamma, siamo sicuri che non mi scappa tra i piedi mentre guido in autostrada, vero?”.
“Non esagerare lalla, ho fatto due giri di spago, mica è una tigre, peserà due etti!”
E infatti, dopo 5’ che guidavo nella tempesta, mi arriva davanti, accosto, esco, mi bagno, la rimetto nella scatola nel bagagliaio, altri 5’, di nuovo tra i piedi (i gatti sono esseri che occupano un volume virtuale, capaci di appiattirsi e modellarsi meglio di Elastygirl per passare nelle fessure).
Allora l’ho guardata bene negli occhi e le ho detto: “Allora bruttarella, non mi va proprio di morire oggi, quindi le soluzioni sono due: o ti abbandono sul ciglio della strada, o, anche se non ci conosciamo, ti fidi di me, te ne stai buona nella mia mano sinistra e guidiamo insieme, in mezzo al traffico e sotto la pioggia”.
Credetemi, ci so fare con i gatti, siamo sopravvissute.
Appena arrivata a casa le ho fatto il bagno e se l’è lasciato fare senza batter ciglio. E’ molto diversa da Elsa, nel carattere oltreché nell'aspetto, e questo è un bene. E’ curiosa (si arrampica ovunque), ladra e un po’ petulante (mi chiama di continuo), però è molto dolce, mi lecca tutta la faccia, fa tante fusa e si fa stragiare da Matilde senza lamentarsi troppo. Inaspettatamente piace abbastanza anche a Elia. Il Tigro è un signore, insomma piace a tutti… quasi a tutti, Gattolinzi la disprezza (ma lei non conta, visto che è psicopatica). Per adesso la riparo dal gatto nero facendola dormire in casa. L’ho presa con noi senza troppe aspettative, sarà quel che sarà, spero che trovi il modo di vivere una bella vita. La mia lince è arrivata con la tempesta, ha i capelli (ops, i peli) chiarissimi e gli occhi color indaco perciò l’abbiamo chiamata Daenerys.
Benvenuta piccola regina dei gatti!


lalla 

2017, io e Daenerys
2017, Matilde e Daenerys



2017, Tigro e Daenerys

lunedì 18 settembre 2017

dimenticatevi di me

Stanotte non dormo, stanotte piango.
Non mi piace piangere, mi piace dormire perciò per favore, io ve lo chiedo seriamente: dimenticatevi di me, dimenticatevi di noi, non mi chiedete più “Adesso con lui va meglio?” “Con i bambini è bravo, no?” “Elia l’ha presa bene?”. Non mi chiedete più niente perché altrimenti io vi risponderò e comincerò a vomitarvi addosso tutto quello schifo tremendo che c’ho in mezzo alla gola (cazzo, non ce la fo ancora a stare zitta e fare un semplice sorriso di cortesia!). Non è vero che fa bene sfogarsi, non più, perché voi tutti siete sordi e ciechi. Non è colpa vostra, ma basta, dimenticatevi di me. Continuate a pensate quello che vi piace pensare, che lui sia la persona più empatica e profonda del mondo e il padre dell’anno, fatelo, ma non chiedetemi più niente. Mi fa male parlarne, io voglio pensare ad altro, io voglio parlare di quanto sono speciali i miei bimbi, dei viaggi, dell’arte, dell’insegnamento, io voglio parlare di cose belle. Voi cercherete di dirmi la cosa giusta e invece mi ferirete perché la cosa giusta da dire non esiste. Voi mi farete piangere, ma io non voglio più piangere, io voglio dormire. Quanto vi piacciono i lieto fine, mi fate queste domande perché vorreste tanto sentirvi rispondere che ormai il dolore è passato, che l’ho capito, che l’ho perdonato, che son cose che capitano, che ci vogliamo sempre un mondo di bene nonostante tutto e che gestiamo i figli in armonia, ma io questo non ve lo posso dire. Chiedetelo a lui, vi dirà tutto quello che volete sentirvi dire, ma a me no, lasciatemi in pace, lasciatemi dormire, io ho il bisogno (e il diritto) di dormire.
Ieri mi è stato pure detto “Tu sei stata la sua musa ispiratrice” ed era un complimento, io lo so che era un complimento, ma niente, mi fa star male anche questo. Perché è vero, ha preso tantissimo da me, tutto quello che ha voluto (mi sarei ammazzata per lui), ma non è bello ricordare questo, non è giusto. Io non volevo essere la musa di nessuno, io volevo essere amata. Invece lui mi ha succhiato via tutto. Allora se l’amore deve essere questo mostro che usa e abusa, io preferisco stare da sola, preferisco essere la musa di me stessa.
Lo sapete cos’è che fa stare ancora più male una persona abusata? Non essere creduta.
Non mi è rimasto nessuno, tranne la mia mamma e la mia sorella grande (ma quelle non contano, giusto?) e due amiche che comunque col tempo, forse dovrò lasciare andare, perché è giusto così, che possano staccarsi da me e seguire i propri uomini (compagni di merenda del suddetto) nella serenità del “volemosi tutti bene”.
Le persone abusate avrebbero bisogno di essere riconosciute per quello che sono, delle vittime.
Avrebbero bisogno di essere circondate da persone simpatiche, cioè che, letteralmente, “patiscono insieme”, quindi che “sentono insieme”, che provano sentimenti in sintonia con i loro. Ma non esistono persone così, gli altri non hanno subito alcun abuso (o almeno credono di non averlo subito), l’unica a riconoscere il proprio carnefice è la vittima.
Le persone abusate avrebbero bisogno (io credo, avrebbero diritto) a un po’ di giustizia, ma la giustizia non esiste. Voi non siete giusti perché è troppo difficile esserlo, perché prendere posizione è doloroso e scomodo. Oppure perché non ci capite nulla da fuori e avete ragione, non è facile (io non ci capivo nulla manco da dentro).
Lo sapete cos’è la violenza psicologica? Non fa meno male di quella fisica. Non lascia lividi all’esterno (non si fa vedere), ma li lascia dentro ed è ancora più difficile levarseli di dosso. Se mi avesse picchiato sarebbe stato diverso? Io non credo, io penso che non mi avreste creduto lo stesso.
Perché lui sa quale faccia mostrare, perché lui è affascinante, perché lui è furbo, perché lui è piacevole, perché fin dall’inizio è andato in giro a dire le cose giuste (quelle che a voi piace sentirvi dire): che moglie meravigliosa ero, che matrimonio fantastico avevamo avuto, il bene infinito che vuole ai figli, il bene infinito che mi ha sempre voluto e mi vuole, che addirittura ha fatto le sue scelte per il nostro bene e che mi augura solo il meglio…
le ha scritte anche a me tutte queste stronzate (sulla chat che dovrebbe servire solo a gestire gli orari con i figli), tra una crudeltà e l’altra (per farmi soffrire), tra una minaccia e l’altra (per farmi paura), tra un giochino psicologico e l’altro (per farmi sentire in colpa), tra un tentativo di manipolazione e l’altro (per dominarmi). Ormai faccio finta di non sentirlo, tiro dritto, poi ogni tanto mi capita ancora di mandarlo affanculo (porca vacca, non ce la fo a trattenermi). E allora non sapete quanto ci gode a compatirmi. “Sei una povera bambina ferita, non crescerai mai”, “Mi dispiace che tu sia divorata dalla rabbia, da questi sentimenti così negativi. Io invece sono in pace e vivo nell’amore”.
Anche leggendo questo post godrà tanto, si sentirà importante, si sentirà potente. Crederà di potermi dominare e sottomettere ancora, ma si sbaglia, non è così, è solo che io ormai so chi è (mi fa schifo), e tutti gli altri no.
Vi sembro vittimista e paranoica, avrei bisogno di curarmi, giusto? Bè, lui me lo dice da due anni. L’avrà detto anche a voi, no? Gli avete creduto su tutto perciò crederete anche a questo.
Lui è amabile, lui ama tutti e tutti lo amano, lui ha trovato la serenità eterna e ha capito l’universo mondo, lui è profondo, lui da solo amore e solo amore riceve… minchia, sembra Gandhi.
Ma come cazzo fate tutti a bervi questa roba? Non sentire sotto pelle una sensazione di falsità? Non vi stridono un po’ tutti questi discorsi da santone con il degrado dei fatti? Non vi è passato per la testa il sospetto che gli si sia intorcinato il cervello e che continui ad intorcinarglisi ogni giorno di più nel tentativo di trovare continue ed elevate giustificazioni ai suoi banalissimi e squallidissimi comportamenti? Non potrebbe essere, molto più semplicemente, che il suo ego immenso non gli permetta di ammettere di essere una persona normale (direi banale) e perciò fallibile, non un semidio, di aver fatto uno sbaglio a sposarsi (magari pure in buonafede, guarda, voglio essere clemente), di essersi illuso di poter mantenere una promessa che implicasse il “prendersi cura di qualcuno” e quindi essere capace di dare (oltre che prendere), ma che proprio no, non c’era tagliato. E invece niente, lui vi racconta (e si racconta) la sua bella favola dell’illuminazione e tutti voi gli credete.
Oppure no, non gli credete e non lo approvate, magari vi sembra un simpatico cazzone (pure un po’ ganzo, dai) e vi fa sorridere con i suoi discorsi da prete (sapeste quanto poco fa sorridere me) e vi va bene lo stesso: “è sempre un mio amico” “comunque io gli voglio bene”. Allora ditemi: quanto schifo deve fare una persona perché gli altri smettano di volergli bene? Mi correggo (sospetto che a parti inverse, il giudizio morale della comunità sarebbe stato un po’ diverso), quanto schifo deve fare un uomo perché gli altri smettano di volergli bene? Non conta niente il male che ha fatto a me e ai nostri figli (e che appena può continua a fare)? Non contano niente le torture psicologiche e le crudeltà gratuite?
Ve lo dico io? Non contano, se un uomo sa porsi, può fare schifo quanto vuole e continuerà a piacere a tutti. Però lasciate che ve lo dica: avete proprio dei gusti di merda, se io lo avessi incontrato negli ultimi 4 anni, manco il numero di telefono gli avrei dato.
“a me fa pena, mi dispiace per lui, poverino”.
A me no, cazzo! Dispiacetevi per noi, siamo noi le vittime, se non si fosse capito.
Non è poverino! E’ stato sfortunato da piccolo, molto sfortunato davvero e mi dispiace per lui, ma per quanto ha intenzione di farsi compatire? In seguito aveva avuto la botta di culo di incontrare me (che lo adoravo) e di generare un figlio meraviglioso, nella bilancia metteteci anche questo, no? Ha sputato sulla nostra famiglia, sulla nostra fortuna. Mi ha spinto in ogni modo verso un secondo figlio, a costo di rovinarmi la salute fisica e mentale (è bravissimo a manipolare le persone e io ve l’ho detto: mi sarei ammazzata per lui), durante la gravidanza mi ha offeso e torturato psicologicamente, alla fine Matilde è arrivata ed era stupenda, lui mi ha chiesto perdono e io gli ho creduto, la bambina non aveva ancora 4 mesi quando il padre dell’anno ha cominciato a far giochetti oltralpe! Mi ha candidamente confessato di aver progettato un viaggio in Francia al solo scopo di farsi una scopata perché il nostro era un matrimonio felice, ma gli mancava qualcosa (ma povero cucciolo) mentre il mio babbo crepava, ma che cazzo! Lo conosceva da 20 anni, lo aveva accolto come un figlio, mancava solo lui a salutarlo, solo lui. Il giorno del suo funerarle rideva. Un mese fa muore una povera ragazza, lui l’aveva intravista due volte nella vita, ma si autoconvince (e convince tutti) che sta soffrendo tantissimo per quanto la amava, scrive un post su facebook che pare sia morta sua madre. Tutti a mettere “like” così lui si sente così buono, così profondo… tra due mesi non si ricorda manco più chi era.
Ogni volta che ha ricevuto ascolto (che lui scambia sempre e comunque per approvazione) è venuto subito a raccontarlo a me. Ogni “like”, ogni battuta, ogni commento, ogni rapporto superficiale e perfino ogni appuntamento goliardico, tutto gli serve. Gli avevo chiesto “lasciami qualcuno, per favore”. Macché. Tante persone inizialmente sembravano scandalizzate poi, come dire, il tempo passa, le cose cambiano, le persone hanno la memoria corta… “Vedi? Tutti pian piano mi hanno capito, tutti mi vogliono bene. Solo tu non riesci a capire”. E io faccio finta di niente. Quest’estate è arrivato persino a dirmi: “Io amavo il tuo babbo e lui amava me, mi avrebbe certamente capito e approvato. Tu non lo conoscevi bene”. E io a quel punto non ce l’ho fatta, mi sono incazzata come una vipera (e purtroppo gli ho dato di nuovo soddisfazione).
Non è poverino, forse è malato (chi di noi non lo è?), ma soprattutto è crudele! E se davvero tutti questi comportamenti deviati si spiegano con la sua infanzia difficile, allora mi chiedo: c’era proprio bisogno di traumatizzare così i propri figli (i miei figli) e ricominciare tutto da capo? Cos’è? Gli sembrava che i suoi genitori avessero inaugurato un circolo troppo virtuoso per non interromperlo?
Voglio dirvi una cosa a cui so già che non crederete (non ci ho voluto credere neanche io quando era il momento), ma io ve la dico comunque, tanto non dormo stanotte, almeno rompo i coglioni al resto del mondo.
Ai suoi amici, ai suoi colleghi, ai suoi parenti: voi gli volete bene, voi siete sinceri e qualunque cosa faccia voi gliene vorrete sempre, voi lo scuserete, voi lo capirete, ma la verità è che lui no, lui non ve ne vuole.
Sì, lo so che non volete sentirvelo dire, che fa male e che è impossibile da credere perché lui è speciale, perché lui è pieno di talento, perchè lui è ironico, perché lui è intelligente, perché vi piace tanto, siete quasi innamorati di lui e pensate che ci sia qualcosa di esclusivo tra voi, un legame vero… mi dispiace, vi state sbagliando. Non è capace di amare nessun altro tranne se stesso (e secondo me, scava scava, neanche tanto se stesso). E’ una persona anaffettiva e superficiale, perfino lui non lo sa, non riuscirebbe ad accettarlo, per questo vive completamente distaccato dalla realtà, fa una cosa (di merda) e ne dice un’altra (da santone). Vi ha scelto e addomesticato come aveva fatto con me, si sente superiore a ciascuno di voi e da tutti sa di poter prendere qualcosa, gratificazioni. Voi tutti gli servite, ha bisogno di sudditi. Ha bisogno di sentirsi ammirato, seguito e approvato.
Non mi credete, lo so, le persone abusate non ottengono mai giustizia, è più facile pensare che siano le vittime ad avere qualcosa di sbagliato, che siano loro le colpevoli, che se la siano cercata… io sono gelosa, io non riesco ad accettare la realtà, io devo farmi aiutare, giusto?
Lasciatemi in pace, non mi interessa più di avere giustizia, voglio solo essere felice con i miei figli. Ho bisogno di uscire con persone nuove, come sto già facendo, persone che non lo conoscono, persone che sono solo mie, persone con cui parlare di cose belle.
Voi continuate pure a fare il suo gioco, continuate a volergli tutti bene, ma per lo meno abbiate la cortesia di smettere di volerne a me. Vi garba di stare alla corte del fumettista più bello del mondo? Volete partecipare ai suoi dialoghi adolescenziali tra celebrolesi in calore? Vi garba fargli i complimenti e gratificare il suo ego? Per me siete tutti un po’ complici, sappiatelo. Oppure: gli volete sinceramente bene, vi fa pena e cercate di salvarlo? Poveri ingenui…non ce la farete mai, non è possibile salvarlo da se stesso. Ma la sindrome della crocerossina è un morbo invincibile (ci sono passata pure io) e voi non potete fare a meno di provarci, vero? E allora prego, fate pure tutto quello che vi pare, però, per favore, almeno evitate di chiamare me, di incontrare me, di leggere me, di commentare me. Cari ex-amici comuni, se non lo avete ancora capito, ve lo dico per l’ultima volta: noi in comune non abbiamo più niente. E nonostante questo, dobbiamo per forza crescere ed educare due figli insieme.
Devo consegnarglieli col sorriso, questo sforzo sovrumano è tutto quello che sono in grado di fare, tutta la mia concentrazione sta lì, nel tentativo di fare la cosa giusta (o la meno sbagliata), non ce la faccio anche a dare a voi il lieto fine. Vi garberebbe tanto, ma rassegnatevi, non c’è verso, non ce la farò mai.
Lasciatemi in pace e dimenticatevi di me.

lalla

P.S. A proposito, per quelli che davvero gli vogliono bene (che a rigor di logica sarebbero dovuti essere quelli che volevano davvero bene anche a me e ai miei figli): non vi è mai capitato di pensare che la cosa più giusta da fare (per il suo bene e quello dei miei figli) forse non era dargli modo di spiegare ascoltando i suoi deliri (ve l’ho detto, per lui ascolto = approvazione), ma giudicare i fatti freddamente e tiragli un bel calcio nel culo? No? Magari se fosse rimasto lui un po’ più solo forse a quest’ora sarebbe tornato sulla terra, tra i comuni mortali e qualche domandina seria in più sul proprio operato se la sarebbe fatta.