sabato 31 dicembre 2016

il 2016 è stato l'anno della verità ed io una piccola Cassandra.

Ebbene siamo giunti alla fine 2016, sei stato un anno tosto, ma sincero.
Circa un mesetto fa mi sono imbattuta in questa paginetta a fumetti che avevo realizzato e regalato al mio ex nel 1998, agli albori del nostro amore. La paginetta voleva essere una parodia scherzosa del nostro rapporto, mi ero impegnata molto nel realizzarla perché di solito non mi cimentavo nello stile grottesco, quello è il suo campo, è un genio nel fumetto umoristico e su questo non si discute (peccato che in Francia non se ne sia accorto nessuno), io invece sono una disegnatrice realistica/accademica/pallosa. Scrivere la sceneggiatura e i dialoghi invece mi era venuto naturale e mi aveva divertito tanto. Ricordo che lui fece un mezzo sorriso e subito dopo un commento negativo sullo stile, disse che il mio modo di disegnare era sempre “inquietante” (vedi le gocce di sudore nella vignetta n° 5 o i peli nella n° 14). Anche a me, rileggendolo adesso, è sembrato davvero molto (moltissimo) inquietante, ma nel contenuto. Sono rimasta di ghiaccio: questa paginetta stilisticamente incerta è la sintesi perfetta della nostra storia, altro che parodia. Io che faticavo come una bestia, che correvo di continuo per moltiplicare magicamente le ore della giornata, studiavo come una forsennata per superare esami all’università, esami alla Scuola di Specializzazione, preparare lezioni, correggere compiti, vincere un concorso… per mandare avanti la famiglia, organizzare feste, diversivi, viaggi, intrattenere i bambini e coccolare lui… per essere sempre bella e pronta quando schioccava le dita, lui, al contrario, che faceva la sua vita, con calma, che mi concedeva  il suo tempo quando ne aveva voglia, senza rinunciare a niente, che si prendeva i suoi spazi, per giocare a calcio, per viaggiare ai festival, per avere le sue vie di fuga, da me, da noi. E il finale, perfetto. Ma non ci sbagliamo: quella nella terzultima vignetta non voleva essere  una metafora della donna sexy in contrapposizione alla casalinga, è proprio una “donnina allegra” (come le chiamava bonariamente il mio babbo quando negli anni ‘90, passando in auto all’imbrunire, le vedevamo comparire sul viale e non so perché le chiamasse così, forse perché non le aveva mai conosciute da vicino e conservavano per lui una certa aurea di sogno, ma io le guardavo in faccia e mi sembravano tutto fuorché allegre), la tipa in questione era pure bruttina e un po’ sfatta, aveva il suo "ufficio” dietro lo studio di illustrazione vicino al Comunale, se ne stava lì strizzata nel bustino e nelle calze autoreggenti davanti all’uscio, ad adescare in pieno giorno, e il mio ex ogni volta faceva commenti , allegri, appunto. Perciò non è vero che l’amore “rende ciechi”, io ci vedevo benissimo anche 20 anni fa! Lalla, la piccola Cassandra che non ha creduto neppure a se stessa.
Il problema dell’amore è intrinseco proprio nel motivo che ti far star bene: la presenza in massa di serotonina all’interno del tuo corpo. E così, strafatta fino alla punta dei capelli come ti ritrovi, ti senti euforica, ti senti speciale, ti senti felice e vorresti continuare a sentirti così, perciò, per quanto intelligente tu possa essere, sei spinta a sottovalutare drammaticamente i segnali.
Mi sono innamorata di lui proprio per quel suo umorismo così pungente e arguto, per come mi faceva ridere, mi prendeva in giro, credevo che fossero solo scherzi “perché in realtà mi ama, in realtà ha scelto me”. Adesso mi sono resa conto che non scherzava mai. Le sue non erano battute benevole, ma il suo modo per “smontare” chi aveva di fronte e ribadire la sua superiorità. Non erano mai rivolte verso se stesso. In breve tempo aveva individuato i miei punti deboli, le mie insicurezze, i miei complessi (dove non c’erano, li ha generati lui) e ha cominciato a martellare lì (in modo ironico e geniale). Così la prima volta ho riso, la seconda anche, poi, lentamente, e sempre sorridendo, ho cominciato a credergli. Ho creduto di avere un corpo tozzo e brutto dato che ogni volta che mettevo un abitino corto che lasciasse nude le gambe esordiva con “stasera tiro con l’arco, eh?” (in una scena di uno dei miei film preferiti, “Robin Hood” della Disney, il protagonista a un certo punto si traveste da cicogna, mi diceva sempre che quella ero proprio io, col busto corto e largo, due gambe lunghe e secche e un becco al posto del naso). Il mio naso… un becco, una pinna di squalo, un’arma pericolosa… il mio abbigliamento mai abbastanza femminile, mai all’altezza di qualche ragazza imbarazzante che incrociavamo per strada, sentirsi sempre paragonata a tutte le altre… i miei occhi all’ingiù (questa poi!)… il mio seno giunonico praticamente ignorato per due decenni “il seno grande è meglio vestito”…
e non era solo una questione fisica, intendiamoci, in ogni cosa che facevo non ero mai all’altezza del suo modello ideale. Perciò come insegnate di Storia dell’Arte ero approssimativa, “tu non conosci davvero affondo la materia, un vero insegnante scrive trattati, fa ricerche serie, come il nostro amico Giovanni, lui sì che è un insegnante serio, te sei una dilettante”. E come mamma, neanche lì andavo davvero bene perché ero troppo ansiosa, tradizionale, troppo presente e affettuosa, anche in questo venivo continuamente paragonata alle altre che erano sempre un passetto avanti e più moderne. Ero addirittura non correttamente alfabetizzata, perché "hai delle lacune che non riuscirai a superare mai a causa del tuo atteggiamento" (vedi le mia lieve dislessia)… ero troppo rumorosa e chiacchierona se eravamo in pubblico… ero troppo volgare se mi scappava una parolaccia… ma io andavo avanti, tra una corsa e l'altra non ho mai rinuciato ad essere me stessa e a coltivare le mie passioni, a quel punto però venivo quasi osteggiata (ma sempre con la giusta ironia): questo blog era "una roba da femmine" e la mia scrittura “di pancia, ma senza stile” “tu sei brava solo a scrivere i temi sul razzismo” (al liceo andavo molto bene in Italiano, ma secondo lui, “noi scrivevamo saggi storici e commenti letterari, a te facevano scrivere temi di attualità che non hanno alcun valore”). Ogni volta che dipingevo partivo bene, ma poi lui si faceva tutta una sua idea su come avrei dovuto finire il quadro, un suo progetto di perfezione, io ovviamente andavo per la mia strada e allora lo deludevo e diventava cattivo “non sei mai all’altezza in ogni parte del dipinto. Non mantieni abbastanza la concentrazione. Peccato, l’hai rovinato”.
Ma che pal*e! Ma come caz** ho fatto a sopportare uno str**zo  presuntuoso pezzo di merd** così??? (scusate, ma se sono volgare, sono volgare).
Ve l’ho detto:  è colpa della serotonina che, bugiarda come una ladra, ripetendomi per 20 anni "sono solo scherzi perché in realtà ti ama, in realtà ha scelto te”, mi ha rubato mezza vita. Per fortuna adesso la serotonina si è dissipata, ma la sua stronzaggine no.
Lui continua ad essere se stesso (non è che l’alzata d’ingegno che ha avuto l’ha reso una persona migliore, anzi), continua a tentare di smontarmi nascondendo nei suoi discorsi da S.Paolo folgorato sulla via di Damasco i soliti messaggi denigratori “l’amore vince su tutto, sei tu che non lo capisci e fai soffrire i nostri figli” (traduzione: la colpa se soffrono è tua che non accetti la famiglia allargata) “I figli stanno male a stare lontani da te perché avete un legame troppo forte, è un bene che si distacchino da te, li farà crescere” (traduzione: sei sempre la solita cattiva madre) “è colpa tua se le persone danno il loro peggio con te, devi curarti e scoprire e accettare la tua zona d’ombra” (traduzione: dovrei accettare la sua) “tu non puoi comprendere il percorso di individuazione di Jung che ho avuto perché non sai niente di psicologia e non hai mai letto un libro in vita tua almeno che non dovessi farci un esame, studia prima di parlare con me” (non credo che qui ci sia bisogno di tradurre). Sapete perché insiste? Perché ancora una volta mi rifiuto di aderire alla sua idea su come dovrebbe finire questa storia, al suo progetto di perfezione, me ne vado per la mia strada e allora, come sempre, lo deludo e diventa cattivo.
Però, mi dispiace per il mio caro ex, non funziona più, grazie all’enorme vaso di Pandora che questo 2016 ha scoperchiato per me, è stata spazzata via in un soffio tutta la serotonina dal mio corpo ed io posso essere me stessa con orgoglio e imparare a sbattermene altamente il caz**  dei suoi giochini! E se io rimango Robin Hood alla gara di tiro con l'arco, lui si é trasformato in Giovanni senza terra, vanitoso, invidioso, che brama la corona e finisce per succhiarsi il ditone rimpiangendo la mamma... evviva il Re fasullo d'Inghilterra!
Un po’ mi preoccupa, devo ammetterlo, pensare che quando scoperchi il vaso di Pandora lo schifo esce a raffica e non si ferma più… ci vorrà ancora parecchia pazienza, anche il 2017 non sarà una passeggiata.
Ma non importa, forza e avanti lalla, a testa alta.
Addio 2016 e grazie, non ti dimenticherò mai.


Lalla

P.S. tutte le cose su cui mi ha preso in giro sono vere. E’ sempre stato molto acuto e intelligente, molto oggettivo. Il punto è proprio questo: chi ama non può essere oggettivo. Chi ama desidera far stare bene l’altro, incoraggiarlo. Se davvero ama, non dovrebbe cercare di dominare, di manipolare, di cambiare l’altra persona per farla aderire al proprio disegno, dovrebbe lasciarla libera di essere se stessa, con i suoi difetti, ed amarla lo stesso, come ho fatto io.
P.P.S.S. Ma che cavolo sto dicendo? Oggettivo un caz**! Avrò pure un corpo tozzo, ma ho una bocca da favola, poppe fantastiche e due gambe da urlo, altro che tiro con l’arco, come diceva il mio babbo ogni volta che indossavo un gonna “Lalla, hai due gambe da fare invidia a Angie Dickinson!” poi guardava la mamma e compiaciuto aggiungeva, tutte le volte, ma come se questa informazione la conoscesse solo lui e giungesse nuova a noi altre “la chiamavano “le gambe”. Anche lui ti sei portato via 2016, ma era giunta la sua ora e neanche per questo ti porto rancore.

sabato 3 dicembre 2016

a scuola con la Prof. Gonnelli, parlando di lalla

Non l’ho ancora scritto su queste pagine, ma… (pausa di suspense)… Da-Dam: da quest’anno sono tornata a insegnare al liceo!
A dire il vero l’accoglienza della dirigenza non è stata un granché, molta puzza sotto il naso, mi hanno affidato solo 4 classi e per il resto “potenziamento” (cioè tappabuchi dei colleghi assenti in classi dove non fanno neppure la mia materia…):
Ma io non mi arrendo con tanta facilità, senza far nulla non ci sto, mi sto impegnando al massimo e ho anche richiesto di poter aiutare in quelle ore una studentessa italiano lingua2 (cioè una bimba dolcissima che è arrivata a settembre dall’Egitto parlando solo arabo) e poi allegria: 4 classi sono mie!
Sono così felice di poter insegnare di nuovo la Geometria Descrittiva, la prima volta che ho spiegato le Proiezioni Ortogonali di punti nello spazio molti dei miei studenti mi guardavano come se fossi io a parlare arabo, ma non importa, alcuni erano curiosi… e dopo io ho sorriso per due giorni di seguito!

Allora, per festeggiare, facciamo un gioco: che la prof. Gonnelli debba commentare un quadro di lalla. Dai, coraggio, così se non altro venite un po’ a scuola insieme a me. Vedrete che (anche se in questo caso l’argomento della lezione non è un granché) la mia classe è un bel posto e ci si sta bene.

prof. G: “ … i disegni li abbiamo ritirati tutti tranne quello di Pinco… “
Pinco, lo sbuccione, tutto sbracato sul banco:  “Se l’è mangiato il gatto Profe”
prof. G: “ Non ne dubito, intanto ti metto una coppia di meno. A questo punto mancano una ventina di minuti… che si fa, interrogo o facciamo insieme una bella lettura d’opera per vedere se la lezione della scorsa volta l’avete capita (e studiata)?”
Tutti: “La lettura! La lettura!!!”-
prof. G: “Figuriamoci... va bene, in verità non ho molta voglia di interrogare oggi...
diamo un’occhiata a “Io, 41 anni”.
Svariati (e a cadenza differenziata): “a che pagina?”
prof. G: “Se avete studiato, la pagina la conoscete… O.K., guardate tutti l’immagine e usiamo la scheda per la lettura d’opera (quella famosa fotocopia che dovete tenere di conto come una reliquia sacra)…”.
Pinco: “Sieeee, io l’ho persa il primo giorno, Profe”.
prof. G, come se nulla fosse: “allora, per i dati perdiamo poco tempo, l’Autrice è lalla, il Titolo è “Io, 41 anni”, la Data è il 2016 (ora, lo sapete che di solito me ne importa poco delle date, ma questo anno è importante nella vita dell’autrice, è l’anno dei lutti, in cui ha perso il padre ed è stata lasciata dal suo compagno amatissimo)…”.
Pallino, quello sgamato e un po’ belloccio, da sotto il ciuffo: “Pe’ i’ su babbo mi dispiace Profe, ma d’essé mollata succede, la fa un po’ lunga ‘sta lalla...”
prof. G: “Sì, in effetti, ma dovete capire che per un’autrice così empatica e bisognosa di esternare i propri sentimenti e pensieri un trauma del genere non può non influenzare la sua produzione. Mica è stata lasciata dal fidanzatino del liceo (senza offesa, eh!), questo uomo per lei era tipo Romeo per Giulietta, aspettate… tipo il vampiro di twilight per Bella!”
Pallina, quella un po' timida e romantica con l’extension fuxia e il naso affondato tra i cuori del suo diario (tutti segretamente dedicati a Pallino): “Siii!!! Edward Cullen! Che fico Profe!”
prof. G: “… appunto, ed era anche il padre dei suoi figli, amatissimi pure quelli”
Il solito Pallino: “ma quanto amava ‘sta lalla…”.
prof. G: “Pallino, non è che ti deve piacere per forza questa autrice, basta che la studi! A me Dante Daniele Rossetti non piace un granché, ma mica ve lo vengo a dire!”. Risatina generale. “Andiamo avanti va', altrimenti non se ne esce. La Tecnica è …”
Pinca, quella secchiona col golfino infeltrito (slogandosi il braccio): “lalla dipingeva mettendo il colore a olio direttamente sulla masonite, senza preparare il supporto, con una tecnica diretta, in questo modo il colore assorbiva e si seccava velocemente e lei finiva una zona alla volta senza usare passaggi successivi, ritoccando pochissimo le zone dove era già passata”.
prof. G: “Brava Pinca. Committente nessuno, è stato fatto per rispondere ad un bisogno personale come quasi tutti i suoi lavori. Ecco, questo è importante: Iconografia (che cosa rappresenta e come), chi ci prova?”
Pinca, che è pure brava oltre che secchiona: “Si tratta di un autoritratto. La pittrice è vestita di nero (molto semplice, per non distogliere l’attenzione dal volto). L’unico gioiello è un anello d’argento a sostituire il posto che fu della fede. Tiene in mano, vicino alla testa, delle rose autunnali che la madre aveva raccolto nel giardino della sua casa d’infanzia e le aveva donato per il suo compleanno, sono un po’ stanche e spampanate… forse un richiamo alla bellezza che sfiorisce invecchiando… alla caducità della vita”
prof. G: “Perfetto Pinca! Bene!. Inoltre forse ci sono altri simboli… stesso significato di “tempo che passa” per i capelli con fili d’argento, ma ancora femminili, soffici e portati sciolti, così leggeri… incorniciano il volto ovale quasi a richiamare il velo di Maria (non dimenticatevi che lalla era un’insegnate di Storia dell’Arte e di Madonne ne aveva viste tante)… e le rose hanno le spine, così accostate al volto sono quasi “pericolose” e richiamano probabilmente alla corona di spine di Cristo e alla passione appena attraversata dall’autrice”.
Sguardo truce di Pallino.
prof. G: “ O.K. ragazzi, noi ci proviamo, ma poi, come vi ho sempre detto: vattelappesca cosa passava per la testa degli autori, forse semplicemente le piacevano le rose e i capelli sciolti!”.
Pallina, ridestandosi dal suo diario: “posso dirla io la Composizione? Quella l’ho capita!”
prof. G, incoraggiante: “ma certo”
Pallina: “la composizione è piramidale, cioè fatta a triangolo. In più le rose e le foglie non sono proprio simmetriche (per non trasmettere rigidità), ma si bilanciano secondo le diagonali di una x, tipo quella roba dei greci antichi… com’è che si chiamava?”
Pinca, ormai col distacco del braccio e la voce un po’ concitata: “si chiamava Chiasma ed è lo schema compositivo del Doriforo di Policleto (V sec. a.C.)”.
prof. G: “Ma brave le mie ragazze!" Sorridono soddisfatte "Sveglia maschietti: Colore, Linea, Luce…? Niente? Allora, I colori sono molto vari sull’incarnato, gioca con i complementari (rosa/rosso + verde), in questo quadro ricompare il nero dopo tanto tempo, può darsi che il periodo personale attraversato dall’autrice c’entri, ma per rispetto a Pallino eviterò di aggiungere oltre.” Gli butto la battuta lì e lui la raccoglie regalandomi il primo sorriso. Poi continuo: “La linea è varia, prevalentemente curva ed elegante, la luce frontale e piuttosto diffusa, non ci sono grossi contrasti chiaroscurali. Il fondo è molto luminoso”.
Pallino, concedendosi: “vabbè Profe, l’Interpretazione dell’autore la faccio io”.
prof. G: “Vai. facci sognare!”
Pallino: “ ’sta lalla si rappresenta così com’è, ce l’ha detto lei Profe l’altra volta (Pallino ci tiene a non prendersi delle responsabilità) che mostra le rughe e il palmo delle mani che ha un sacco di pieghe, perciò, ‘nsomma, 'un è che vole sembrà più bella di quello che è…” lo aiuto: “Magari è pure contenta di farci vedere le rughe e i capelli bianchi, no? Di essere sopravvissuta al suo passato. Tipo un guerriero che mostra le sue cicatrici con orgoglio… ci dici anche Cosa trasmette secondo te?”.
Pallino, che non è scemo per niente: “Bo…ha un’espressione triste… no, triste no, ci guarda negli occhi… fiera”.
prof. G: “... e quindi la sua sarebbe più una corona d'alloro che di spine, una corona di gloria...molto, molto bene Pallino. Per concludere: lo Scopo dell’opera, come tutte le sue opere, è terapeutico. Lalla dipingeva per stare bene. Non era tanto il risultato ad interessarle, ma il processo creativo. Le serviva a scaricare e comunicare le emozioni, a comprendere la realtà, anche ad evaderne in caso di bisogno. Non produceva molto, ma ogni tanto era proprio un'esigenza… se vi interessa approfondire, leggetevi il blog che scriveva a completamento delle sue pitture”. Drriiiinnnnnn!!!!! “Va bene ragazzi, la prossima settimana vi riporto i disegni corretti, Pinco, ricordati che se non mi consegni il tuo ti becchi un 2. Buona giornata a tutti, studiate bene questa autrice e ripassate indietro per venerdì”
Svariati: “arrivederci Prof.” e ancora: “che pagine di preciso?”
Pinco: “ma un’interroga mica la prossima volta Profe? Vero?”
prof. G: “te non ti preoccupare Pinco, disegna e studia, io interrogo quando ne ho voglia… ormai ci conosciamo da un po’: dovreste averlo capito che sono cattivissima!”.

lalla

P.S. Sono convinta che un bel sorriso appena entrata in classe sia il modo migliore per iniziare la lezione e che la noia sia la nemica peggiore dell’apprendimento perciò poche nozioni, molti concetti e accanto ai grandi artisti del passato cito davvero film, serie T.V. e libri da nerd (perchè lo sono io!). Faccio battute su di me e su Picasso, ma pochissime su di loro, i ragazzi hanno bisogno di rispetto e di essere presi sul serio. Alla fine la Storia dell'Arte piace quasi a tutti (anche a Pinco) e io metto 10 a chi se lo merita o
 2 a chi non fa niente (gratificazione e coerenza sono tutto), nessuno si è mai lamentato più di tanto: patti chiari e amicizia lunga!

domenica 27 novembre 2016

io ho un segreto

Allora, io ve lo dico: le persone che dipingono hanno un segreto.
Chi inizia un quadro a olio (e poi non può concedersi il lusso di finirlo tutto in una volta) per quel tempo che ci vorrà a concluderlo, fossero giorni, mesi o anni, ha un segreto.
Fa finta di condurre ancora una vita normale, fa finta di niente, fa la spesa (ogni tanto), la mattina si veste (in qualche modo), forse, si spera, ha “un lavoro vero” (cioè di quelli che danno da mangiare) perciò, abbastanza dignitosamente, ci va e fa pure finta quel giorno che gli stia interessando come tutti gli altri giorni dell’anno, si prende più o meno cura dei suoi affetti, sorride, saluta, sembra che mangi, sembra una persona qualsiasi, ma in verità questa persona ha un segreto. E a ben guadare un po’ si capisce perché è abbastanza sfuggente, può darsi che saltelli (tipo i bimbi che c’hanno il palletico) e che le venga pure da sorridere, spesso e abbastanza fuori luogo, potrebbe apparire un po’ picchiatella.
Ma non è picchiatella, credetemi: ha un segreto.
Il segreto lo sa solo questa persona (e gli altri che dipingono per diletto come lei) e non lo può dire a nessuno o il resto del mondo si arrabbierebbe parecchio, il resto del mondo sarebbe geloso.
Ma io oggi ve lo dico lo stesso, tanto nessuno mi prenderà sul serio...
Il segreto è che questa persona, da quel giorno che ha iniziato il quadro fino al giorno che lo finirà (e probabilmente anche per alcuni giorni a seguire) anche se vi saluta, vi sorride e sembra ascoltare quello che le dite, in realtà questa persona non vi sta ascoltando affatto e di quello che le raccontate (fosse la storia più bella del mondo o la più terribile) non gliene frega assolutamente niente.
Ecco il suo segreto: questa persona finge che le interessi ancora la vita di sempre, ma in realtà vorrebbe smettere di vestirsi, mangiare, lavorare e socializzare. In realtà il suo unico desiderio è chiudersi nel suo studio col suo quadro, col suo amore, perché lo ama, lo ama da morire, questa è la verità.
Non solo, ne è anche succube.
Quando intinge per la prima volta il pennello nel colore e inizia, prova un misto di eccitazione e paura perché teme il dominio dell’aguzzino che sta per generare e lo brama, anche.
Dipingere è un duello, è una guerra. Ed è la pace.
Dipingere le da l’illusione dell’immortalità e la fa sentire forte, invincibile, persino divina (perché che Dio abbia creato la donna e le zanzare è tutto da verificare, ma che questa persona stia creando un quadro è certo, e non ha nessuna rilevanza il fatto che sia bello come una donna o schifoso come una zanzara).
Spesso accade che arrivi un momento in cui il quadro le sfugge di mano (come forse l’umanità è sfuggita di mano a Dio), allora arriva a odiarlo. In linea di massima, è meno permalosa del Creatore ed evita di scagliargli contro un diluvio universale, comunque lo abbandona per giorni, gli tiene il muso, non lo guarda più. Ma poi le dispiace, sente il suo richiamo, allora ci torna e ricomincia la danza, ricomincia il tango… fino alla fine.
Una fine che sempre giunge, il quadro la lascerà e andrà per la sua strada. E allora un po’ sarà un dolore sentirne la mancanza e un po’ sarà un sollievo riassaporare la libertà. Dopo qualche tempo questa persona forse lo incontrerà di nuovo e quasi sempre gli apparirà brutto perché i suoi gusti e la sua tecnica sono andate avanti (o semplicemente da un’altra parte), eppure, anche sentendolo distante, gli sarà per sempre grata ricordando quelle dolci ore di passione.
Non ci credete che la pittura sia così potente? Perché non ci provate allora? Fregatevene di non saper disegnare, se non sapete farlo, non fatelo: colorate e basta, ma provate… però solo se avete molto coraggio perché la pittura ha una sua volontà ed è una brutta bestia da domare.


Dopo un lunghissimo anno finalmente ho ricominciato a dipingere, avevo paura e prima ho ripreso i pennelli in mano per pitturare mezza casa d’azzurro (le scale, la dispensa…). Adesso sono nella fase in cui, non arrabbiatevi, scendessero pure gli alieni sulla cupola del Brunelleschi, del resto del mondo non me ne fregherebbe niente.
Solo i bambini riescono a risvegliarmi dal mio innamoramento.
Non ascolto nessuna musica quando dipingo, mi disturba che qualcuno tenti di cantarmi nelle orecchie le sue emozioni, voglio sentire solo le mie.
Ascolto il silenzio, ascolto i colori e ascolto me stessa.


lalla

Anche Matilde ha assaporato l’ebrezza del cavalletto, i primi giorni l’ho lasciata intervenire con le matite e un po’ di colore… ho creato un mostro: adesso si aggira (pericolosissima) armata di pennarelli (predilige gli indelebili neri) per “ritoccare” ogni mio quadro appeso in casa.
Questa foto me l’ha fatta Elia, l’altra sera mi ha sorpreso. Alle 22.00 tutti a letto, ma io, una volta salutati i bimbi volevo concedermi, finalmente, un po’ di pittura e lui si è arrabbiato: “in questa casa ci sono delle regole, se andiamo tutti a letto ci vai anche tu”... ma guarda questo: "tu hai 11 anni Elia e io ne ho 41!”… poi ho capito: prima di tutto ha ancora un po' paura del buio, poi si è accorto che in questo momento c’è un altro nella mia vita e non ha alcuna importanza che il mio amante sia solo un pezzo di legno imbrattato di colore, ha scoperto il mio segreto ed è geloso.
Non lo so, forse questa cosa è
inevitabile, tutto il mondo lo è sempre stato, ma il mondo, ed Elia, dovranno abituarsi.

lunedì 14 novembre 2016

e per i miei 41 anni, una bella "festa di divorzio"!

Gli esseri umani sono animali sociali e scandiscono la loro vita sociale con cerimonie, riunioni e rituali.
Quando una persona nasce facciamo una bella festa piena di regali. Che si chiami Battesimo, Iniziazione o Presentazione al Tempio poco importa, il succo è che siamo felici di festeggiare e accompagnare l’ingresso di una nuova vita nella comunità. E ogni anno ribadiamo il concetto con un bel Compleanno, perché l’esser venuti al mondo ci piace parecchio.
Allo stesso modo quando nasce un amore facciamo una bella festa piena di regali. Che si chiami Matrimonio, Unione civile o Inaugurazione della casa poco importa, il succo è che siamo felici di condividere e mostrare alla comunità l’inizio di una nuova coppia. E anche in questo caso ci sprechiamo in Anniversari.
Comunioni, Cresime, Feste di Laurea, un nuovo lavoro…
per non parlare del fatto che annualmente i Cristiani festeggiamo pure gli anniversari dei V.I.P: Maria venuta al mondo senza peccato (addobbiamo l’albero), la nascita di Gesù (o di Mitra) con un pantagruelico Natale, l’Epifania con la calza, Assunzioni varie con tanto di battaglie d’acqua, il Patrono cittadino con i fuochi d’artificio e adesso anche Halloween mascherati da zombie e chissenefrega che sia una ricorrenza pagana, finché c’è da festeggiare e stare in allegria, ogni scusa è buona!

Ma non è proprio così, per esempio non ci dimentichiamo della morte e resurrezione di Gesù (anche se un po’ di cioccolata ci scappa) e in verità anche quando uno di noi muore organizziamo una riunione, un po’ meno allegra certo, ma si tratta comunque di una cerimonia, per altro molto sentita da tutti. Che si chiami Funerale, Esequie civili o cerimonia funebre, poco importa, il succo è che in un momento di grave dolore, come in uno di grande gioia, sentiamo comunque il bisogno di avere accanto la propria comunità per condividere e celebrare, per ricordare e dire addio.
Il sistema organizzativo delle cerimonie di vita però è zoppo, ne manca una.
Anche quando un Matrimonio finisce dovremmo fare una riunione. Questa tradizione non esiste perché in passato il Divorzio non era socialmente accettato. In poche parole, se avevi scelto male (o qualcun altro l’aveva fatto per te) erano cazzi amari: se ti ignoravano imparavi a vivere nella solitudine, se c’avevi le corna te le tenevi, se ti menavano le prendevi, a ritrecine, e zitta.
Per fortuna adesso il Divorzio esiste e allora credetemi: è venuto il momento di rimediare ed imbastire una bella cerimonia.
La “festa di Divorzio” non servirà solo a soddisfare il bisogno di avere accanto la propria comunità per condividere il lutto, per ricordare/dimenticare e dire addio.
Servirà soprattutto a soddisfare un bisogno ancora più atavico dell’essere umano: quello di gioire e mostrare a tutti, in caso di sciagura, di essere sopravvissuto.
Perché tutte le persone vengono ipnotizzate dalle terribili notizie di disastri naturali o attentati terroristici? Perché passano ore in trepidazione su internet o di fronte alla TV? E’ vero: dispiace per le vittime, ma ancora di più sono felici per coloro che si salvano e, soprattutto, che non sia toccato a loro. Non c’è vergogna in questo, è un sentimento ancestrale e giusto: sono felici di essersi salvate. Vivono l’ambivalenza di volersi allontanare il più possibile dal disastro e il desiderio di conoscere ogni dettaglio e volerne fare parte. Ogni volta che estraggono  un corpo ancora vivo dalle macerie è come se avessero salvato un pezzo del loro. E’ un po’ lo stesso fenomeno per cui rallentano in autostrada se c’è stato un incidente, per vedere cos’è successo, per scoprire la dinamica... magari per scorgere un cadavere e sentire forte dentro di essere ancora vivi. La curiosità un po' morbosa verso il disastro serve in realtà ad allontanarlo psicologicamente da sé.
In questi mesi tantissime persone mi hanno fatto la fatidica domanda “come stai?”, domanda un po’ sciocca a dire il vero, come volete che stia? Ma molte di loro l’hanno fatta con la sincera volontà di ascoltare ed assorbire il mio dolore, permettermi di far uscire tutto, senza giudicare, di essere vera  e anche sgradevole . Altre hanno chiesto e ascoltato, ma la loro esigenza primaria non era quella di strami vicine, somigliava più a quella del tizio in autostrada: conoscere il disastro e scongiurarlo “comunque sia andata, ‘sto schifo non è successo a me”. E’ giusto così, in ogni caso hanno fatto il loro bene e il mio.

Perciò, per assecondare tutti i miei bisogni e anche quelli della mia comunità, io l’ho fatta: una bellissima “festa di Divorzio”!
Ho iniziato a invitare gli amici più cari, nella “ex-nostra casa” che adesso è solo casa mia, ho invitato fino a che ho potuto, arrivata a 80 mi son dovuta fermare causa capienza massima degli ambienti e mi è dispiaciuto perché così un po’ di persone care che avrei voluto sentire accanto a me non c’erano… perdonatemi, vi prego. Prometto che la prossima volta che mi separo farò una festa con almeno 100 persone!
Agli invitati non l’ho detto cosa festeggiavamo perché sarebbe suonato strano nell’invito, ho parlato vagamente di un’apericena/invasione barbarica, poi è saltato fuori che proprio quel giorno avrei compiuto 41 anni, ma in realtà non c’era bisogno di specificare: lo sapevano tutti perché erano lì. Gli ospiti d’onore erano due: io e l’assenza di lui. E per quanto io possa essere stata scintillante, so che nella mente dei miei invitati il secondo ospite pesava quanto me. Ma la mia famiglia e i miei amici hanno partecipato lo stesso con grande entusiasmo.
Questo fa una vera comunità: partecipa, nel bene e nel male.
E’ stata una bellissima serata nella quale ho potuto mostrare al mondo che sono ancora viva, che ho ancora voglia di organizzare, cucinare, festeggiare e ridere… che la lalla è sopravvissuta.
E in cui la mia grande comunità ha potuto mostrare a me che mi pensa,
che mi vuole bene e che sarà sempre pronta a condividere e scandire insieme a me tutte le tappe della mia vita.
Grazie a tutti, grazie di cuore.


lalla

P.S. La lalla è sopravvissuta... perché la cosa più cretina che mi è stata detta in questi mesi è: “In realtà questa cosa è una fortuna perché così rifiorirai, diventerai più bella, capirai chi sei veramente, bla, bla, bla…” Ma scusate, perché uno dovrebbe desiderare di cambiare se viene lasciato? Questo vorrebbe dire che tutte le donne felicemente accoppiate in verità sono noiose, represse e bruttine? E se invece fossero allegre, soddisfatte e bellocce come sono sempre stata io? Sai che ti dico mondo: che invece io son proprio fiera di rimanere me stessa!

P.P.S.S. alla faccia dell'estate di S.Martino ha sempre piovuto il giorno del mio compleanno, ma questa volta no: questa volta ha festeggiato anche il sole! E a pranzo ho passato un'oretta all'aperto insieme alla mia mamma (l'altra sopravvissuta) mangiando un panino al sole d'autunno, quello dolce dolce che ti scalda le gote e ti rimette al mondo.

P.P.P.S.S.S. molto del resto della giornata l'ho passato a cucinare, cous cous, pollo, macedonia... e un quintale di tiramisù. Vi è mai capitato di farne troppo e ne avanza un pochino con cui preparate una piccola bacinella a parte? Bè, povera piccola bacinella, io non potevo smaltirla causa fegato poco bono, erano due giorni che mi guardava triste dal frigo... così oggi l'ho data a Theo, quando mi ha riportato i bimbi. Infondo era un po' invitato anche lui, una porzione gli tocca. E poi valla a sapere: uova crude e mascarpone, son passati 2gg, magari gli viene la sciolta!

martedì 11 ottobre 2016

il profilo del Re dei Sugolini

Purtroppo quando un matrimonio finisce non finisce solo quello. Si apre una voragine e trascina dentro tutto il tuo mondo di prima. Addio amici senza palle che non si schierano e addio anche a quelli con le palle, che hanno una loro vita sociale standardizzata e tu non ti senti più una buona compagnia, dispari come ti ritrovi in un mondo di numeri pari.
Anche i viaggi all’estero che adoravi tanto progettare e fotografare d’un tratto non hanno più alcun senso senza una persona con cui condividerli.
Vabbè, penserete, stai a casa con i bimbi e ti diverti lo stesso.
E infatti una ci starebbe più che volentieri, solo che i bimbi non li hai accanto a te tutti i giorni come prima, almeno 3 giorni la settimana, controvoglia, ma col sorriso, li devi affidare alla persona di cui ti fidi di meno al mondo, li devi lasciare nelle braccia del tuo nemico … sono i tuoi figli, è una sensazione terribile. Ma sono anche i suoi, e tu devi, col sorriso.
Quindi sei sola.
E la cosa migliore in questi momenti è fare cose. Cose che ti fanno stare bene, nella maggior parte dei casi: darsi allo shopping compulsivo, cambiare taglio di capelli, andare in una Spa, imbroccare qualche tizio. Nel mio caso: disegnare, scrivere, aggeggiare e dedicarsi a inutili e strani progetti… tutto tranne rassettare la casa!
In questi giorni, stando sola, ho pensato molto al mio piccolo Re dei Sugolini. Lui è l’unico testimone, insieme a me, di com’era la nostra famiglia e di come sia stata sgretolata in un attimo. E’ grande, ha grandi occhi e un grande cuore. Lui sa.
Lui è l’unico a soffrirne, insieme a me.
Questo pensiero mi strazia. 

Vorrei dirgli che non è successo niente, che va tutto benissimo e che io e il babbo ci vogliamo ancora bene, ma non posso mentirgli, non sarebbe giusto, noi due abbiamo un patto di sincerità da sempre e su questo si fonda il nostro amore. E non posso neanche confidarmi con lui, pretendere che sia un adulto, perché è un ragazzino e non deve crescere troppo in fretta. Già lo sta facendo. Fingere di non provare niente, di non soffrire, sarebbe un errore, ma non devo neanche scaricare il mio dolore su di lui, devo farmi vedere forte e combattiva abbastanza per essere io il porto sicuro e accogliere le sue paure… è come camminare tra le uova. Ogni tanto ho il terrore di rompere tutto. E’ un bambino intelligente e questo colpo di scena l’ha spiazzato, ogni tanto mi riempie di domande… non esiste un modo giusto di rispondere, faccio quello che posso sperando di non far troppo danno, o di far quello minore.
Da quando Elia è venuto al mondo io l’ho amato e mi sono presa cura di lui. Da quando Elia è venuto al mondo ho sentito che era speciale, che era il Re dei Sugolini e, come uno scienziato, ho passato questi 11 anni in osservazione, in adorazione, muovendomi con cautela e cercando di non interferire negativamente con tanto splendore. Ho imparato a memoria ogni sua curva, spigolo, piega, macchia, profumo e consistenza.
Potrei riconoscere da un chilometro di distanza la sua nuca nella folla, ogni parte del suo corpo mi è nota. Soprattutto il suo profilo. Si dice: “le persone si capiscono guardandole negli occhi”. Potrei capire mio figlio anche guardandogli un gomito. Il suo profilo incantatore è a volte ilare, curioso, determinato, arrabbiato, speranzoso e molto più spesso assorto e puro, perso nei sogni dell’isola dei Sugolini.
Il primo giorno il nasino era una minuscola piramide, quindi nei mesi si è spinta verso l’alto impertinente facendomi credere che non avesse niente a che fare con la pinna di squalo che campeggia sulla mia faccia… ma negli anni, straordinariamente, si è scolpito come quello di una statua greca e adesso riconosco che è la versione migliore del mio naso.
Elia è le versione migliore di tutto.
Per questo figlio vale la pena di stringere i denti e lottare. Per questo figlio desidero tre cose:
1) che abbia il coraggio di essere se stesso, che sia fiero delle sue stranezze e del suo estro, che non abbia paura, che si butti nella realtà e la migliori, che respiri la bellezza della vita e che se ne riempia i polmoni.
2) che per far questo non si senta autorizzato a calpestare nessuno, non ne ha il diritto, nessuno lo ha.
3) che tutto ciò lo faccia come gli pare, nonostante me. Che un giorno mi lasci e se ne vada.
Io questo figlio lo adoro, ma quest’amore infinito, lo so, è pericoloso. Devo mettermi da parte, lasciare che scelga la Sua strada, non che prenda quella sbagliata pensando di far piacere a me!
Quando Elia aveva 3 anni mi disse: “quando sono grande ci sposiamo mamma”
“Grazie Elia, ma io sono già sposata col Babbo”
e lui: “Vorrà dire che se il babbo si comporta bene si terrà con noi!”.
Ricordo che la cosa ci fece tanto ridere… il babbo non si è comportato bene, ma con Elia non mi sposo lo stesso.
E guardate che sarà dura allontanarlo, ci vorranno le maniere forti e una volontà di ferro perché non è facile per nessuno resistere al fascino del Re dei Sugolini.
Il suo decimo compleanno prese la parola davanti a tutti gli amici della festa: “vorrei fare un discorso”. Silenzio.“volevo dire che il babbo aveva torto quando ha detto l’anno scorso che a 10 anni sarei diventato grande e mi sarei staccato dalla mamma, io i baci e le coccole della mamma li voglio ancora”.
Gliene avrò dati troppi? 


lalla


"Elia, 11 anni", matite colorate su carta cotone, 33x33 cm



P.S. ed ecco uno dei tanti progettini scemi... sintetizzare in 2'22" 11 anni del profilo di Elia. Mi dispiace per la musica, non ho trovato una colonna sonora all'altezza (non me ne voglia Andrea Guerra): è troppo strappalacrime e malinconica. Devo lavorare ad un sottofondo più allegro per il riassunto dei prossimi 11 anni, quindi una tarantella per quelli successivi, la sigla del "Benni Hill Show"... e così via!

martedì 27 settembre 2016

non sono una santa, io sono blu!

Perdonate il tono "ormonale" del post, ma si è generato un equivoco.
Che io sia una specie di santa. Asessuata e incolore.
Un po' forse è colpa mia. Non so.
Un po' di quel gran signore che viveva con me, che va in giro a dire agli amici "che brava persona è la lalla, così buona e fedele, così altruista, una mamma encomiabile... ma da quando l’ho lasciata mi sono tolto un gran peso".
Ma forse è un po' colpa anche degli altri perché lo stanno a sentire e perché è usanza comune classificare le persone per tipologie ben distinte sia fisicamente, che psicologicamente, che moralmente.
Tanto per capirsi: "la secchiona" è una tipa parecchio complessata (e di solito cessa) che spreca il poco sex-appeal che la gioventù le avrebbe concesso studiando come una forsennata. Presto quindi diventa pure un po' gobba, mette gli occhiali da vista, indossa sempre gli stessi golfini infeltriti e sviluppa un insano terrore verso la vita reale (e soprattutto verso l'altro sesso). Per cui diciamoci la verità: sta bene dove sta, sola e in una biblioteca circondata da montagne di libri polverosi come lei!
Quindi "le mogli lasciate" sono tutte brave donne “casa e chiesa”, brave mamme e brave casalinghe dai “sani principi” che hanno dedicato gli anni migliori della loro vita a cambiare pannolini, vestire i propri figli, cucinare per i propri mariti, rassettare la casa, organizzare orari, controllare scadenze e correre come forsennate per riuscire a prendersi cura di tutti i membri della propria famiglia. Come conseguenza a questo comportamento disdicevole presto hanno perso interesse per la vita stessa, sono tutte "casalinghe disperate", si sono scolorite e lasciate andare, si sono appesantite (hanno tutte la pancia molle e le caviglie gonfie), hanno smesso di curare se stesse (sono tutte sciatte) e di interessarsi al sesso (hanno sempre mal di testa). Insomma, sono delle efficientissime governanti… ma pallose, represse, apprensive e isteriche.

Per cui diciamoci la verità: un pochino se lo meritavano di essere lasciate (che poi infondo quando un matrimonio va male la colpa è sempre di entrambi, no?) e quindi stanno bene dove stanno: sole in una casa circondate dai figli (l'unica cosa che risveglia in loro un certo interesse), dalle loro cose (perché sono pure materialiste), dai sensi di colpa e dai ricordi, vecchi come loro!
E "i mariti traditori"? Sono tutti degli uomini egoisti e stronzi, ma soprattutto immaturi. Non sono cattivi, sono bambini cresciuti che nella moglie cercavano solo una mamma, non una compagna di vita, che sono cascati nell’istituzione del matrimonio per sbaglio, scambiandolo per un porto sicuro. E siccome la moglie li ha delusi (non essendo la mamma), negli anni sono diventati sempre più distratti, insoddisfatti e soli. Son quasi sempre bellocci (perché si sa: le donne invecchiano male, si sfanno, si ingrigiscono, ma gli uomini migliorano come il vino e un po' di rughe d'espressione e di brizzolatura li rende più intriganti), ma nonostante ciò varcati i quarant'anni si son sentiti invecchiare e hanno avuto paura. La moglie (quella pallosa/apprensiva/repressa/isterica) presa com'era tra una bolletta da pagare, un sugo da scaldare e un pannolino da cambiare, li trascurava, non li idolatrava più come un tempo e così hanno ceduto alle lusinghe di “una rovine famiglie”, una ragazza più giovane e sexy, sessualmente interessata e libera, fresca ed entusiasta della vita, in grado di idolatrarli come meritano e farli sentire di nuovo vivi. Una vera donna senza il puzzo di sugo nei capelli o di pannolino nelle mani, una novella Eva tentatrice che li ha condotti nella perdizione. Poverini, sono uomini, hanno il sacrosanto diritto di sentirsi idolatrati e felici!
Perciò diciamocela tutta 'sta verità: alla fine hanno le loro ragioni, non potevano fare altro che sfuggire alla prigionia di questa palla al piede della moglie e godersi un po’ di vita (che poi sono sempre in tempo a tornare indietro una volta calmato l'ormone, no? Che quella pallosa/apprensiva/repressa/isterica senza grandi aspettative è sempre sull'uscio di casa pronta a riprenderseli. Che infondo che vuoi che sia una debolezza nell’arco di tutta una vita? Mica potevano essere sempre perfetti, ma poverini, chi non ha mai peccato scagli la prima pietra!).

Allora gente, mettiamo un po’ di cose in chiaro:
- “casa e chiesa” ci sarà qualcun altro. Io in chiesa non ci vado. Amen. Non sono credente, sono atea e scientifica. Questo non significa che ce l’abbia con chi crede negli uomini con la barba appollaiati sulle nuvolette, negli asini che volano o nella luna nel trigono, basta che tutta 'sta roba se la veneri per i cavoli suoi e che non voglia per forza convincerne me.
- “sani principi”? Capiamoci. I miei unici principi sono l’affetto, la coerenza, la sincerità e l’intelligenza. Ho un sano concetto di disobbedienza alle regole sociali che considero stupide. Se i sani principi sono quelli delle recenti e ridicolissime campagne nazionali sulla fertilità, mi dissocio alla grande! L’omosessualità non mi disturba, anzi, visto quanto è stato in grado di disgustarmi il genere maschile, sarebbe una buona idea, la prossima volta, provare a innamorarmi di una donna (se solo l’ormone m’assistesse!).
- non stiro mai, non se ne parla. Rassettare mi fa schifo, ma ogni tanto devo per forza altrimenti ci tocca arrancare in mezzo a quintali di roba che seminano i miei figli. Cucinare mi piace, ma solo una volta al giorno e che sia primo piatto oppure secondo e contorno, non vorrete mica che mi metta a preparare tutti i giorni un pranzo di Natale? Rigovernare, vabbè...
- apprensiva? sì, senza dubbio. Pallosa? Non saprei, spero non troppo, povero Elia. Materialista? Per me niente, grazie. Ma per i miei figli un contributo lo pretendo. Repressa? Non mi pare proprio. Isterica? Decisamente no.
- fare shopping, è vero, non mi piace, non uso creme di bellezza e i capelli me li taglio da sola. Ma non per questo mi sento trasandata, mi lavo, mi trucco un po’, faccio il mio insomma, senza strafare. Mi piace mettermi in ghingheri per uscire o per le occasioni speciali… mi piace fare teatro insomma, impersonare la donna elegante e sensuale quando ne ho voglia.
- ne ho voglia, “santa asessuata” un cavolo: sono ma piuttosto focosa!
Il tipo, lasciandomi, mi ha detto: “erano anni che non facevamo più l’amore”.
Io l’ho guardato con gli occhi pallati: "ma che dici? Ma se lo abbiamo sempre fatto... e pure bene, mi pare?”
“ma no, che c’entra, io con te ormai facevo solo sesso da anni, ottimo sesso, ma non certo l’amore. Perché io ormai non ti amo più da anni, ma per forza, come facevo ad amare una come te?”
E’ stato come ricevere una coltellata, non sto scherzando, nel momento che scopri di essere stata solo usata dalla persona che pensavi ti stesse amando, provi un dolore fisico, non psicologico. Una sensazione orribile. Una delle tante che mi ha fatto provare nell’ultimo anno e che mi accompagneranno per sempre.
Ma non rivanghiamo, è meglio, guardiamo il lato positivo: non sarò stata in grado di farmi amare, ma almeno so fare dell’ottimo sesso!
Stamani ho indossato un vestito e un paio di scarpe da femmina e mi sono messa in posa per questo autoscatto. Non ci vado a scuola vestita così, tranquilli. Ci vado avanti però. Quella dietro di me è la porta della camera da letto dove ho fatto tante volte l’amore con un uomo che con me “faceva solo sesso”, è chiusa. Non si riaprirà mai.
- io sto facendo un passo (sinuoso) in avanti perché sull’uscio ad aspettare non ci sto. Ci sarebbe stato il cane, se mai ce l’avessimo avuto, ma invece abbiamo due gatti ingrati come me. Pace. Io la coscienza ce l’ho pulita, "non ho mai peccato" e di pietre posso tirargliene quante me ne pare, sicché, lo dico nel suo interesse, sarà bene che non si presenti a tiro.
- l’ho idolatrato anche troppo e per troppo tempo, gli ho scritto l’ultima appassionata lettera d’amore per ricordare il 19° anniversario del nostro primo bacio circa un mese prima che mi sostituisse perché "c'era poca coppia tra noi ultimamente, tu eri sempre presa dall'accudire la bambina malata". E tutti a ripetermi: "non è possibile che vi lasciate, eravate la coppia perfetta, così innamorati". Sveglia gente! Vedevate me, ero io quella innamorata! Lo portavo... com'è che si dice? "in palmo di mano". Era sempre nella mia testa. Se facevo una cosa ganza pensavo subito “la devo raccontare a Theo”. Mi capita ancora adesso, solo per un attimo, poi mi ricordo che no, non gli devo raccontare proprio più niente, ma quell'attimo basta a farmi venire la pelle d’oca.
- e di tutta questa storia la cosa che mi fa arrabbiare di più è di non aver perso neanche 3 etti! Ma porca miseria, tutte “le donne lasciate” perdono almeno 10 kg! E’ una specie di risarcimento fisiologico che serve a combattere il senso di “buttata via come una scarpa vecchia” che ti prende… cioè: sarò pure una scarpa vecchia, ma mi rientrano i jeans sexy di 10 anni fa! E invece niente, il mio metabolismo è più ingrato dei miei gatti… il tipo c’aveva sempre scherzato: “prima o poi ti lascio così dimagrisci un bel po’ di chili per il dolore, diventi tutta silfidea e io allora ti riprendo”… e invece niente, mai una gioia gli ho dato a quell’uomo!
- comunque non mi sento proprio una cessa (pur essendo stata secchiona), sarò anche un po' vecchia e un po’ troppo curvy (ma che problema c'è? Adesso sono curvy anche Barbie e miss)... e incolore proprio no, perbacco, io sono blu!

lalla

sabato 17 settembre 2016

i bambini collezionano e giocano

Un po' per gioco, un po' per necessità, sono sempre rimasta una bambina.
Ancora all'età 14 anni (quando di solito le ragazzine si truccano) io giravo con i capelli lunghi fin sotto il sedere, la goletta al collo e passavo interi pomeriggi giocando con le mie 12 Barbie. Una roba da bambine appunto, ma molto articolata: ogni giorno aggiornavo una trama da far invidia a Beautiful.
E non è tutto: quelle Barbie mi garbano ancora.
Quando mi sposai, le riposi (dolcemente) in una scatola, incapace di buttarle o "regalarle" a qualche nipotina (che poi sarebbe stato come buttarle, visto che quasi tutte le bambine in realtà odiano le Barbie: le spogliano, le mordono, le rapano e le scarabocchiano), poi, mentre aspettavo Matilde, ho aperto la scatola e le ho ritrovate bellissime, profumate e di buon carattere come allora. Mi hanno salutato con il solito sorriso, nonostante le avessi stipate (dolcemente) in una scatola e abbandonate così a lungo.
Ho comprato una vetrina e da un anno campeggiano di nuovo orgogliose in camera mia, accanto ad esse sono pian piano arrivate 12 nuove amiche top model raccolte nei mercatini o nel web, lavate, curate, rivestite...
perciò lo devo ammettere: sono una piccola collezionista di Barbie.
Non è tutto: colleziono Barbie e ho 40 anni.
Una pazza, insomma... e prima o poi sulle mie amiche di plastica scriverò anche un post!

Un'altra cosa: fin da quando ricordo ho sempre adorato il mare, ma odiato prendere il sole (nel senso che io divento nera come un carbone e stare mezza gnuda su una spiaggetta possibilmente appartata da mezzogiorno alle quattro mi piace assai, ma distesa a rosolare mai e poi mai!). Devo far qualcosa, che il sole mi prenda, mi catturi se vuole, mentre io faccio altro.
Questo "fare altro" può essere nuotare, chiacchierare, esplorare, osservare o anche, da sempre, raccogliere sabbia, sassolini e conchiglie. Una roba da bambine, appunto, cominciata quando ancora non era politicamente scorretto "rubare" reperti alla natura.
Una roba da bambine, ma fin da subito molto articolata: al rientro dalle vacanze, da sempre, pulisco i preziosi reperti, li chiudo (dolcemente) in una scatolina annotando data e luogo.
Ormai le scatoline sono moltissime, perciò lo devo ammettere: sono una piccola collezionista di sabbia, sassolini e conchiglie rubate alla natura.
Quando, raramente, mi è capitato di andare a riaprirle ho scoperto che hanno conservato il proprio profumo e perfino un po' di sapore di sole e di mare. Come le Barbie, mi hanno salutato bonariamente regalandomi il ricordo di quel giorno.


Quest'estate, così lunga e strana, mi ha permesso di raccogliere non solo qualche sassetto, ma un bel po' di mattonelline smussate in una delle mie spiaggette elbane/appartate/preferite. Il Comune ha pensato bene di rifare la strada fino alle dune (nel tentativo fortunatamente fallito di farla diventare più mondana) utilizzando un ghiaino fatto di mattonelle spezzate... un disastro ecologico! Invece no: ci ha pensato il mare a farle diventare bellissime. Prima di tutto, essendo mattonelline, mi son sentita sollevata dall'essere una "ladra della natura" (infondo stavo solo ripulendo la legittima spiaggia) e così ho abbondato. Secondo, raccogliere ti permette di stare sola con te stessa, di ascoltare il rumore del mare, di passeggiare, di cercare, di affondare le mani nella ghiaia bagnata e scandagliare... tutte cose di cui, quest'estate più delle altre, avevo bisogno. Terzo, essendo una bambina, appena le ho viste ho cominciato a pensare di poterci giocare una volta tornata a casa.
E così ho fatto. Nel mio giardino c'è una nicchia settecentesca meravigliosa, ma molto malridotta, nella quale i precedenti proprietari hanno inserito una testina di gesso finto-rinascimentale e piuttosto inquietante (forse un satiro?), non mi è mai stata molto simpatica... ho pastrocchiato, mi sono sporcata e bagnata... ogni tanto ho chiesto aiuto al piccolo Re e alla piccola Fata (sono più esperti di me nell'essere bambini).
Il risultato è qui sotto, adesso nella nicchia saltano due delfini e l'acqua sgorga dalle fauci di una specie di Nettuno... non è finito, spero che non finisca mai, spero, negli anni, di continuare a raccogliere e giocare ancora.

lalla



domenica 28 agosto 2016

evidentemente

Di recente mi sono imbattuta in questo aforisma di Pavese:
“Conta quello che si fa, non quello che si dice”.
Mi garberebbe dirvi che ho letto un suo libro e ce l’ho trovato dentro, mi darebbe un bel tono, ma non è così: è banalmente passato sulla mia bacheca di facebook tra un gattino pucioso, una bella illustrazione e tante foto ritoccate di gente seminuda in posa al mare.
Niente bel tono quindi, ma resta il fatto che Pavese è stato un grande e questo pensiero lo condivido in pieno: contano i fatti, il resto sono solo chiacchiere e tentativi di autogiustificarsi rigirando la frittata.
Le persone mentono, ma quello che fanno parla per loro e ci racconta la verità.
Ora, non sempre la verità è piacevole, però, insomma, perché raccontarci delle bugie quando la verità è così evidente?
Nel dettaglio, se il compagno che amavi e per il quale ti saresti buttata nel fuoco, anzi, ti sei più volte buttata nel fuoco, ha intrapreso un viaggio progettando di concedersi una bella scappatella sessuale mentre tu stavi intraprendendo un viaggio per recarti al capezzale del tuo babbo, significa, evidentemente, che il tuo compagno non ti amava più. Non solo, devi considerare che perfino un estraneo avrebbe avuto una maggiore empatia e pietà di te, perciò, evidentemente, il tuo compagno non solo non ti amava più, ma in un angolino ben nascosto del suo inconscio, aveva maturato un bel po' di rancore verso di te. Non è bello, ma, evidentemente, è così.

Se il tuo compagno, dopo 20 anni di unione, condivisione e amore incondizionato, senza mai averti messo in discussione prima, decide di lasciarti in sole 2h di conversazione con una quasi estranea sexy consenziente, evidentemente, la condivisone e l’amore incondizionato erano solo da parte tua.
Cioè, per dirla alla Troisi: “pensavo fosse amore e invece era un calesse”.
Non ti ha mai amato cara, non dello stesso amore eterno che provavi tu.
Se il tuo (ormai ex) compagno ha perso completamente la testa per una ragazza dell’età che tu avevi il giorno del vostro matrimonio, 13 anni più giovane di te, questa scelta, nel solito angolino nascosto,
evidentemente, lo fa sentire di nuovo giovane e gli da l’illusione di poter ricominciare tutto da capo. Deve aver pensato, evidentemente, che ormai eri troppo vecchia. Che gli avevi già dato tutto quello che avresti potuto dargli… o meglio: che lui aveva già preso da te tutto ciò che avrebbe potuto prendere.
Quindi, devi capire e accettare che non ti ha per lungo tempo amato, ma che, evidentemente, ti ha per lungo tempo usato.
E, soprattutto, se il tuo ex ha scelto una sostituta che è la tua perfetta Nemesi, sia fisica che mentale, evidentemente, ne aveva le scatole piene di stare con una come te ed aveva il desiderio (sempre nel solito affollatissimo angolino dell'inconscio) di fartela pagare e di fare, finalmente, giustizia.
Io sono quello che sono: una scura e popputa donna mediterranea
 con qualche chilo di troppo, resa oggettivamente particolare dall'insolito naso dritto che si arriccia e punta pericolosamente verso il basso quando sorrrido (e io sorrido spesso) e dal sopracciglio sinistro che si alza beffardo quando dico una bischerata con la voce squillante (e io ne dico spesso);
lei è una
minuta ragazza senza forme, dalla pelle candida, resa oggettivamente interessante dagli enormi occhi verde acqua, quasi due laghi profondissimi, e soprattutto da quel delicato e diverso modo di porsi che hanno solo le persone che sanno di piacere.
Io sono, psicologicamente, un Menhir conficcato nella terra dagli uomini preistorici, un’enorme pietra verticale che si illumina e si riscalda al sole, che rilascia il suo confortevole calore intorno a sé durante l’oscurità e che sopporta immobile anche uragani o scosse sismiche. Io ho, evidentemente, una tenacia e una coerenza rare.

E poi, io vivo da sempre tallonata dal senso del dovere e dall’ansia da prestazione, ho continuamente bisogno di sentirmi dire "brava" perchè sono preoccupata di non fare la cosa giusta,  torturata dalla consapevolezza di non riuscire a far stare bene tutti intorno a me… io sono, evidentemente, un'insicura e, probabilmente, un’altruista.
A me sembra che lei sia, psicologicamente, un filo d’erba che scintilla al mattino coprendosi di rugiada e cangia nelle calde luci del tramonto, ma che ogni tanto viene sbattuto dal vento, aggredito dagli insetti o calpestato dai passanti, attraente, ma instabile e bisognosa d’aiuto. Lei, evidentemente, è capace di farlo sentire di nuovo un uomo forte, il maschio Alfa, o forse anche solo due scintillanti fili d’erba che dondolano insieme. Un filo d’erba e una pietra hanno poco da spartire.
E poi, entrambi i fili d’erba, sentendosi spesso calpestati e feriti, nel tentativo di soddisfare i propri bisogni personali ed inseguire la propria felicità, prendono e distruggono, così, su due piedi, fregandosene altamente di tutti gli altri… loro sono, evidentemente, molto sicuri di sè e, probabilmente, degli egoisti.
Loro sono anime gemelle.
Evidentemente.
Una mia amica psicologa mi ha detto che l’accondiscendenza, aver bisogno dell'approvazione e pensare troppo agli altri sono segni di disagio. Ha ragione. Tutti noi abbiamo dei disagi psicologici, altrimenti sai che noia! Molte persone danno il loro peggio con me e
probabilmente la colpa è mia. E’ colpa del mio modo di dare fiducia e di pormi, genera l'equivoco che quello che provo io non conti tanto come quello che provano gli altri, come se l'essere sempre disposta ad aiutare mi rendesse automaticamente capace di cavarmela da sola, come se io potessi sopportare tutto. Ogni tanto ci penso, se non sia il caso di lavoraci un po’, di cercare di proteggermi, perché anche le pietre conficcate nella terra soffrono. Se non si fosse capito, soffrono moltissimo.
Ma alla fine decido di no, che sono fiera di essere come sono, che mi piaccio e che non ne vale la pena di cercare di cambiare per quelle persone che danno il loro peggio con me. Perché infondo la colpa non è mia, ma loro, che peggio, evidentemente, lo sono.
Ok, non è un bel pensiero questo e di nuovo bel tono addio... forse dovrei lavorare anche un po’ su questo "difetto" della sincerità a ogni costo. Ma io adoro la sincerità… come si fa a preferire le bugie alla verità? Quello che si dice, a quello che si fa?

In realtà la vita non è una gara a chi è meglio o peggio. La vita è un’opportunità, una partita da giocare soprattutto in solitaria, che ognuno si senta libero di giocarla come meglio crede con le carte che ha a disposizione. Alla fine conta solo se ti piaci o no guardandoti allo specchio, vivere bene con se stessi e proteggersi circondandosi delle persone giuste.
Evidentemente,
Io ho sbagliato: non ho scelto di circondarmi delle persone giuste.
Contano i fatti, conta la verità, io voglio la verità, perciò devo ammetterlo: è una fortuna essermi liberata dell’illusione di amare la persona giusta.
Perché lui, molto evidentemente, non era la persona giusta.
Non per me.


Lalla

P.S. e quindi adesso basta con questi post depressivi del cavolo e con questo argomento che è già venuto sulle scatole al mondo. Concentriamoci sulle persone giuste e sulle cose belle, anzi, evidentemente straordinarie, la vita ne è piena.
Come sono questi due? Sembrano finti da quanto sono belli ... ma loro sono veri!
E, godete popolo di facebook, per la prima volta vi metto pure due foto mie seminuda al mare (addio bel tono per sempre) ...ma tutta in posa belloccia e ritoccata no, che vi credete, ve ne metto due dove faccio la scema e dove sono me stessa.


venerdì 15 luglio 2016

2. rinascere

Per far rinascere Lalla devo ricordarmi chi era.
Era molte cose in effetti, ne sceglierò 3, evitando le caratteristiche brutte, al momento non è il caso di vedere troppo negativo, concentriamoci sui pregi.
Mamma, Insegnate, Compagna, Amica… queste cose non valgono perché prevedono il “vivere in funzione di altri”, il “prendersi cura di”, voglio ricordarmi chi ero, e chi sono, solo per me stessa.


Prima di tutto io ero, io sono, una ritrattista.
Non solo nel senso che so disegnare, ma soprattutto nel senso che so guardare le persone e capire come sono fatte fuori e dentro.
Non che questa si una dote particolarmente utile, capisco come sono fatte, ma poi non riesco bene a relazionarmi con loro. Comunque sia, questa dote ce l’ho.
Questo è il mio primo ritratto, avevo 5 anni e ½. In inverno, la domenica pomeriggio, gli amici venivano sempre a casa nostra. Le donne si appollaiavano intorno al focolare a fare lunghissime chiacchierate sbocconcellando caldarroste, gli uomini facevano partite a carte altrettanto lunghe seduti intorno a un tavolo fumando come turchi, i bambini scorrazzavano a destra e a manca. Io qualche volta chiedevo il permesso di stare in collo al babbo. Diceva di sì, ma dovevo stare zitta e ferma e stare attenta a non fare facce strane e tradire le sue carte. Quella volta mi era stato dato un foglietto e una bic, tanto per garantire la massima neutralità di fronte ai punti segreti che aveva in mano, io iniziai a guardare il babbo invece che le carte. Quando la partita finì i giocatori allontanarono nel mezzo al tavolo le proprie carte e io feci lo stesso col mio foglietto. Rimasero tutti sconcertati. Non sono Picasso, non è che a 6 anni disegnassi come Michelangelo (come diceva di saper fare lui). Non sono Picasso, ma questo è il mio babbo, con o senza 90 kg di ciccia intorno, è sempre rimasto così, da quel giorno fino all’ultimo respiro.


E poi io ero, io sono, intelligente.
Alle elementari avevo problemi di lettura e scrittura, per non parlare dei calcoli e delle problematiche relazionali… “dislessica e discalculica” diremmo oggi. Ma i DSA non esistevano ai miei tempi, perciò nonostante fossi molto logica ed estremamente dotata nel disegno, alla maestra erano sorti svariati dubbi in merito al mio quoziente intellettivo. E io l’aiutavo in questo senso, studiando il meno possibile e mostrando un temperamento piuttosto ribelle.
All’esame di 5° elementare dovevamo sostenere una prova in ogni materia. Avevo già fatto il tema e il disegno, adesso stavo seduta in un banco aspettando di sostenere l’interrogazione di matematica, poi mi sarebbero toccate anche storia, scienze e geografia. Stava iniziando l’interrogazione della mia compagna Nicoletta, dichiaratamente più brava di me, la maestra le dettò un problema di geometria su un triangolo inscritto in una circonferenza. La bambina, molto diligentemente, scrisse in bellissima calligrafia i dati e la richiesta, quindi eseguì il disegno del poligono con eleganza… e poi sembrò pietrificarsi. Non era mai accaduta una cosa del genere perciò la maestra controllò il testo :”Oddio, scusa Nicoletta, non abbiamo affrontato questi argomenti infondo al programma, li farete l’anno prossimo, aspetta, ti do un altro problema. Questo è impossibile”.
Io adoro la geometria e mi stavo annoiando lì seduta senza far nulla, mi alzai dalla sedia e le parole mi uscirono senza pensarci :”Posso provare io?”.
Andai alla lavagna e con una veloce sequenza di ragionamenti risolsi il problema correttamente. Erano tutti piuttosto ammutoliti, la maestra mi dette una carezza (credo che in assoluto fosse la prima volta che lo faceva) e mi disse: ”puoi andare Ilaria”
“ma Maestra, devo fare ancora Storia, scienze e geografia" (che per inciso non avevo studiato abbastanza)
“non importa, sei pronta per la scuola media”.
Era vero, alle medie  ho provato anche a studiare e ho visto che mi veniva facile facile, non c’è mai più stata una studentessa più brava di me.

E soprattutto, io ero, io sono, una donna.
Ho sempre adorato l’universo femminile, ho sempre disegnato solo donne. Mi piacciono molto di più le donne degli uomini e sono molto fiera di far parte del cosiddetto "sesso debole".
I mie genitori mi hanno trasmesso geneticamente caratteristiche molto femminili (un seno prosperoso, una bocca carnosa, gambe affusolate… ) nonostante questo qualcuno mi ha rinfacciato di non esserlo abbastanza, perché "ti lasci andare solo durante la passione, ma durante la vita di tutti i giorni sei neutra". Non voglio negare, sono fiera anche di questo.
E' una scelta precisa quella di non pormi sessualmente nei rapporti relazionali. Appena adolescente mi sono accorta che mi bastava così poco, un rossetto, una scollatura, tutti i maschi nella stanza spegnevano il cervello che hanno in testa a attivavano solo l’altro, quello che tengono tra le gambe. Non mi interessava allora e neanche adesso, grazie, io sono una persona, non un oggetto di piacere. Voglio che gli altri mi guardino negli occhi e possibilmente ascoltino quello che ho da dire invece di pensare in quale posizione preferirebbero mettermi. Sono più femminista delle suffragette e di J.Lo. Ciò non esclude in nessun modo il fatto che possa infiammarmi al primo tocco qualora ritenga giusta l’occasione e che l’argomento mi piaccia parecchio.


Cavolo… 3 non bastano!
Sono anche sempre stata allegra e ironica perché la vita è buffa. Fa ridere e lo faccio anch’io. Anche adesso, spesso mi vengono battute in mente degne di un film di Woody Hallen, e le dico anche, pure se l’argomento è triste, e mi fanno stare meglio.
E combattiva, entusiasta, curiosa, strana… sono tantissime cose!
Forza Lalla, non è poca roba per cominciare.

lalla