giovedì 24 giugno 2010

dopo molte premesse, Emma.

La visione degli scarabocchi a seguito di questo testo, ha bisogno di alcune premesse.

Premetto che la mia prozia Emma Chiarugi fu una brava pittrice, allieva del grande Giovanni Fattori. Quando ero piccola, le sue nature morte e i suoi paesaggi mi guardavano dalle pareti della mia casa natale, ammaliandomi. Passavo ore ad osservare, mi perdevo tra quelle pennellate vigorose e quelle calde macchie di colore. Ho mitizzato la sua persona, il fatto che fosse moderna e ardita, e il suo talento, tanto da desiderare con vigore crescente una sua riemersione dall'oblio e una sua resurrezione artistica. In verità, sognavo di poter essere come lei. Crescendo ho abbandonato l'infantile sogno di emularla (come disse il Grande Courbet:"E' inutile che tenti di dipingere come Raffaello, anche se tu riuscissi ad avvicinarti a lui, tu non sei Raffaello e non lo sarari mai"), sostituendolo con quello più realistico di poterle regalare una ricollocazione al'interno della storia dell'arte (magari con una mostra e una biografia).

Premetto che all'età di 19 anni, iscritta da un'anno alla facoltà di Architettura e in piena crisi d'astinenza da disegno, decisi di frequentare la "scuola internazionale di Coomics". A dispetto del nome pretenzioso e ridondante, non è che la scuola fosse un granchè, ma può anche darsi che la colpa fosse mia: la consideravo più che altro uno svago, una scusa che mi permettesse, tra un esame e l'altro, di diseganre un po'. Detto questo, almeno la scuola mi è servita come agenzia matrimoniale! Theo era il più bravo della classe e aver trovato finalmente qualcuno più dotato di me nel disegno era terribilmente attraente.
Il suo talento, più che la sua bellezza, mi ha fatto innamorare.

Premetto che il progetto scemo a cui sto lavorando in queste settimane, ormai non mi sono ravveduta e quindi ve ne posso parlare, è preparare un fumetto sulla storia di Emma Chiarugi, romanzandola un po', e propormi con qualche tavola d'esempio al mercato francese. Ora, io lo so di non essere il geniale Raffaello, ma la scemenza sta nel fatto di aver creduto almeno di poter emulare un Ghirlandaio, cioè un eccelso artigiano. Io fumettista non lo sono mai stata, meno ancora che artista. Mi manca la regia, la visione d'insieme, un rendimento costante qualunque sia il soggetto o al scena da rappresentare. Per questo, nonostante i preziosi consigli di Theo il risultato è per il momento altalenante, dilettantistico e non merita di essere mostrato a dei professionisti.
Porca miseria, non c'è verso che io riesca a guadagnarmi da vivere con questo mezzo dono che ho in testa e nelle mani, ma a che cavolo serve saper disegnare?


Premetto che esattamente un anno fa si infrangeva un sogno durato 5 mesi di conoscere una piccola principessa che avrei chiamato Emma. L'avevo immaginata moderna, ardita e piena di talento come la mia prozia. Per questo, quando mi è balenato in mente questo progetto scemo, immediatamente ho pensato che se mai fosse andato in porto l'avrei dedicato a lei.
La vita va affrontata col sorriso ed io di solito lo faccio, a disposizione ho quello splendido del piccolo Re dei Sugolini, è l'unica cosa che conti veramente. Però è anche vero che oggi non riesco ad essere giuliva come sempre, è di nuovo il 25 giugno, il giorno che infrange i sogni.
Porca miseria, come ci sono rimasta male, dopo tutto questo tempo mi ci vuole ancora un grande sforzo per pensare che domani arriverà il 26 ed io ricomincerò a sognare.

lalla



prima prova, pagina n°1, Emma al funerale della madre Margherita, acquerello e china su carta.


seconda prova, pagina n° 12 c., Emma all 'Accademia, nella classe di pittura di Giovanni Fattori, acquerello e china su carta. L'idea di spostare il Ponte Vecchio a nostro piacimento per rendere il tutto un po' più interessante è uno dei molti consigli di Theo...

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