lunedì 5 ottobre 2015

Al liceo mi hanno dato buoni consigli, ma avevo troppa voglia di disegnare un tramonto.

Un'amica ha ottenuto il trasferimento come insegnate di Inglese al Liceo Artistico così mi sono ritrovata a pensare alla mia gioventù e, nonostante la mia carriera di secchiona emarginata, è stato un tenero pensiero.
Quella scuola, credetemi, era stata pensata solo per me. Non per gli scansafatiche che si trascinavano nei corridoi, non per gli artistoidi sbandati che fumavano nei bagni, non per le ragazze alla moda che ridacchiavano insieme, ma solo per me, che, nonostante la goletta di pizzo e i lampanti problemi relazionali, ero perfetta per starmene 20 ore davanti ad un cavalletto, nonchè le restanti 20 immersa nei libri. Che nostalgia di quelle giornate meravigliose!
I miei compagni, credo che la maggioranza mi abbia odiato sinceramente, altri non si sono accorti neppure che esistessi, qualcuno è stato gentile e paziente con il mio "stato" e ci siamo voluti bene.
Il corpo insegnante era piuttosto vario e pittoresco, insaporito da tanti casi umani, ma anche da persone serie e competenti. Era il caso del Prof. di St.Arte, molto preparato e fin troppo ingessato e monocorde (di cose me ne ha insegnate tante, non certo l'amore per l'Arte).
Quello di Matematica era molto ispirato e un po' depresso (parlavamo la stessa lingua e io lo adoravo, ma fu lui a sconsigliarmi la facoltà di Matematica, mi disse:" in te ci sono due nature altrettanto potenti, quella logica e razionale e quella vivace ed estrosa... so che ti perderesti volentieri tra libri di funzioni e derivate, ma sarebbe un peccato... non chiuderti in una biblioteca a studiare, esci, goditi i colori e la vita!" Io gli ho dato retta e ancora non ho capito se ho fatto bene, funzioni e derivate mi mancano molto).
Ho avuto due insegnanti di "figura"( una materia che adesso non so neppure se esista più), entrambi molto in gamba.  Il prof. del primo anno aveva una formazione d'altri tempi, era un tipo un po' scostante, ci dava del lei e probabilmente aveva più problemi relazionali di me (pensa se avesse fatto il matematico!), ma considerava il disegno una cosa serissima e mi ha insegnato le tecniche  (chiaroscuro, matite colorate e acquerelli), il suo successore era meno erudito, affrontava la pittura un po' più "a sentimento", comunque ha saputo darmi ottimi consigli. Ad esempio: "usa il nero il meno possibile, dipingi ombre colorate e tutto risulterà meno cupo e spento", "non ritrarre mai qualcuno che ride, avessi anche il talento di Raffaello, risulterà un ghigno aggressivo nel 99% dei casi", "non dipingere mai i tramonti, sono troppo belli, sono esagerati, per quanto tu possa cercare di essere oggettiva, risulteranno sempre terribilmente artefatti".
Questi e molti altri consigli, ed io, da brava allieva (secchiona), li seguo ancora come fossero dei dogmi. Di solito. Oggi però la tentazione di disegnare un tramonto è stata troppo forte.
Non è venuto bene. 
Pazienza, sprofondarci dentro è stato molto dolce.

lalla

"Matilde, 17 mesi", matite colorate su carta cotone

P.S. il mio tramonto ha ereditato dalla sua mamma il sopracciglio di Ancelotti,
ha i denti in ordine sparso e probabilmente un eccesso di gote... facezie, è comunque troppo bella per essere ritratta. Questo primo tentativo ha il solo pregio di avermi fatto divertire, il prossimo andrà meglio.

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