sabato 21 maggio 2011

Le emozioni più grandi ce le regala il Re dei Sugolini

Martedì siamo rientrati da un'allegra scampagnata tra Svizzera ed Alsazia nata da un invito per Theo al festival di fumetto di Colmar. Negli ultimi anni arrivano molti inviti e di solito il nostro criterio di selezione è: se il festival è importante ci va Theo, se il posto è bello turisticamente e ci rimborsano il viaggio mi accodo anch'io, se (come in questo caso) la città è anche raggiungibile con tappe interessanti in auto allora ci portiamo dietro anche Elia.
Così abbiamo visto e fatto tutta una serie di avventure: visitato Lugano (molto carina); guidato attraverso la Svizzera (autostrade dissestate tipo la Salermo-Reggio Calabria, con limiti di velocità tartarugherschi, ma naturalisticamente spettacolari); conquistato la vetta del monte Pilatus usando ogni tipo di mezzo di trasporto compreso il trenino a cremagliera più ripido del mondo, la funivia, l'ovovia e un esilarante bob (...per poi sentirsi dire dal piccolo Re che la cosa migliore della giornata erano stati i giochini fatti sul nuovo SmartPhone del babbo); passato 2 giorni a Colmar (che oltre a essere una marca di vestiti da sci è anche una splendida cittadina medioevale alsaziana, Theo ha fatto millemila dediche ai suoi fan, io ed Elia abbiamo visitato un museo di giocattoli in movimento, uno d'arte medioevale, passeggiato e attraversato i canali in canoa.); visitato Lucerna (splendida, bagnata dal lago, circondata dalle Alpi innevate e con museo dei trasporti interattivo).
Cavolo, quante cose!
E in tutto questo, ci ha pensato il piccolo Re dei Sugolini a regalarmi le emozioni più grandi...
Il primo giorno di dediche del babbo, io e lui abbiamo passato la mattinata passeggiando per il centro pedonale. Alle 12.30 uscendo da una chiesa gotica mi rendo conto dell'ora ed esordisco: "è quasi l'ora di pranzo, adesso torniamo da babbo". L'avessi mai fatto! Il piccolo Re, euforico e spensierato, in sella al suo monopattino, attraversa in un attimo la piazza, io gli sto dietro quasi correndo, poi, per circa mezzo secondo la mia vista è oscurata da due banchi del mercato che stanno smontando, quando giungo alla fine della piazza ci sono tre strade animate da turisti allegri e vuote di Elia. Lo chiamo, nessuna riposta. E' scomparso. Basta una frazione di secondo per farmi precipitare nello sconforto, mi trasformo nella classica mamma italiana disperata e comincio a urlare il suo nome con voce sempre più alta e straziante. Immediatamente molti sconosciuti, gentilissimi, mi aiutano ad attivare la polizia. Io chiamo Theo che si precipita per partecipare alle ricerche...
per fortuna si è risolto tutto in quindici minuti, il piccolo Re, preso da chissà quale ebbrezza, aveva monopattinato per circa 600 metri prendendo vari svincoli, poi ad un tratto si era ritrovato solo e si era messo a chiamarmi piagnucolocalndo e così due negozianti l'hanno trovato...
10-15 minuti per tutti hanno significato un breve momento di paura e scompiglio, per me è stato un tempo infinito nel quale ogni disgrazia che avrebbe potuto capitargli mi è passata nel cervello, l'illogicità del fatto che se ne fosse andato da solo alimentava un'orribile vocina nella mia testa che diceva "me l'hanno preso" e il terrore di non rivederlo mai più mi scaraventava nella disperazione... diciamo: 10 anni di vita in meno per me e va tutto bene ciò che finisce bene.
appena l'ho rivisto l'angoscia è passata, ho sentito le gambe molli e la testa vuota, era in braccio ad un vigile, in mezzo ad una strada, ci ha visto arrivare di buon passo, io e Theo, e deve aver pensato "la miglior difesa è l'attacco", con voce squillante mi ha apostrofato: "dov'eri mamma? Dovevi seguirmi!" e poi "la colpa è tua se mi sono perso, perchè non mi dai una mappa"... io intanto mi avvicinavo a lui senza più forze, nè voce, solo la voglia di toccarlo di nuovo, quando ha potuto guardare la mia faccia da vicino ha capito da solo che non era il caso, è diventato di miele, mi ha teso le braccia, come già faceva in fasce, a 6 mesi, mi ha abbracciato e baciato ripetendomi continuamente: "non pensarci più mamma, stiamo sempre insieme".
Per ore ho lasciato che quelle coccole sciogliessero ogni briciola di tensione.
A fine pomeriggio Elia aveva già smesso di pensare all'accaduto ed il suo cervellino ha iniziato a registrare l'importanza che le persone davano al lavoro del babbo. Si è messo anche lui a disegnare, nel salone medioevale del comune, accanto a Theo e davanti alle file di fans curiosi, sentenziando "devo fare le dediche perchè è una cosa molto importante".
Così la giornata si è conclusa per me con una splendida sensazione di deja-vu...

lalla

1996, Firenze. Depliant pubblicitario della scuola internazionale di comics con foto degli studenti.
Quella col caschetto a sinistra, spalmata sul disegno, sono io; quello accanto a me, composto ed educato, è Theo.

2011, Colmar. Dedicaces degli autori al Festival di BD di Colomar, salone del Koi Fuss.
Quello col caschetto a sinistra, spalmato sul disegno, è Elia; quello accanto a lui, composto ed educato, è Theo.

P.S. Riconsegnandoci Elia, i due negozianti francesi ci hanno mostrato perplessi un foglietto tipo post-it. In quei pochi minuti avevano cercato di far capire a gesti al piccolo Re che volevano sapere il nome dei suoi genitori ed il telefono di uno dei due, così lui aveva chiesto carta e penna, devono aver pensato che il poverino non sapesse in realtà scrivere o non avesse capito bene...
il post-it, poco utile ma decisamente esilarante, riporta una scritta in stampatello perfettamente leggibile "LALLA E THEO" e subito sotto un'altra scritta "SAMSUNG GALAXY", che è appunto
il nuovo SmartPhone del babbo...

giovedì 21 aprile 2011

menti piccole, grandi e pure

In questo periodo sto cercando di mettere insieme qualche tavola che possa dirsi, approssimativamente, finita. Il mio povero cervellino arrugginito deve destreggiarsi tra le limature della sceneggiatura, la ricerca della documentazione, la nascita delle varie inquadrature, la creazione grafica, i dettagli dei dialoghi... è un lavoro immenso. Qualche volta mi immagino come il regista Peter Jackson a cui fosse stata affidata l'invenzione, la produzione e la realizzazione insieme del super-kolossal cinematografico "Il Signore degli anelli". Invece sono solo io, che sto tentando di tirar fuori una storiella che mi girava per la testa, e poco più.
La fatica psicologica che mi richiede gestire il macroscopico e il microscopico insieme è un'ennesima prova di quanto sia limitata la mia mente. Sono sempre stata una persona intelligente, ma creativa no, non direi. Forse lo ero da bambina, fin quando mi sono rifiutata di avere amici e di imparare a leggere, fin quando son rimasta chiusa nel mio mondo, nella mia stanza da sola o nel mio banco delle elementari a disegnare (per 5 anni ho saltato volontariamente la ricreazione). L'unico luogo dove mi sentissi serena e libera era quello generato dalla mia testa e dalla mia mano destra, mi inebriavo del senso di potenza che sentivo ogni volta che appoggiavo il lapis sul foglio bianco, e creavo, neanche fossi stata Dio.
La mia diversità mi permetteva di ardere come un fuoco, ma mi condannava ad essere sola, e triste.
Col tempo ho preferito essere felice, mi sono adeguata, e mi sono spenta.
Con estrema meticolosità ho inscatolato i pensieri, ho regolarizzato i collegamenti, ho normalizzato i sogni e le aspettative.
Ho imparato ad apprezzare il mondo reale, viziato da regole, doveri e schemi e ho soffocato quello puro e spontaneo della mia immaginazione.
Nessuno potrà mai togliermi "il saper disegnare", ma a che serve ormai? Non potrò mai più essere creativa, non come lo ero da bambina, sono troppo secchiona.
Picasso diceva "quando ero adolescente disegnavo già con la tecnica e la perizia di Michelangelo, ho passato l'intera vita cercando di tornare a disegnare con la purezza e la spontaneità di un bambino di 6 anni".
E' incredibilmente vero: la mente del mio piccolo Re, che ha cinque anni e mezzo, è così sconfinata da palesarmi ogni volta l'ordinarietà della mia.
Quando lo aspettavamo, eravamo molto curiosi di scoprire se avrebbe avuto i capelli ricci come Theo o lisci come me, ma che venisse fuori un disegnatore sembrava scontato, viste le nostre attitudini allo scarabocchio. I figli sono sempre una sorpresa, innanzi tutto il calcio tanto amato da Theo e il disegno venerato da entrambi, sembrano, per adesso, lasciarlo del tutto indifferenti.
Ma la cosa più sconcertante è la sua mente.
Elia non è mai banale, ordinario, scontato.
Ha imparato a tre anni e mezzo a leggere, da solo (figuriamoci se gli insegnavo io, che con la mia dislessia ho imparato a 10!), all'ingresso nella materna ha avuto problemi a socializzare con i suoi coetanei (che per adesso non sono suoi simili), ad oggi segue alla prefezione le itruzioni di montaggio di un Lego adatto ad un dodicenne e poi può combinarlo per generare invezioni argute, progetta nuovi personaggi, me li disegna e insieme li realizziamo. Ricorda tutto perfettamente a memoria (libri, canzoni, parole, immagini, situazioni), conosce tutto e vede tutto. Non so come spiegare, vede con occhi diversi da noi adulti e anche dagli altri bambini. Vede scritte, disegni o forme geometriche nella natura, paragona suoni, crea giochi visivi o di parole.
Un aneddoto: l'atro giorno, per farlo divertire, ho acquistato delle decorazioni pasquali in gel per la porta a vetri di casa. I soggetti sono due grandi cestini pieni di uova, un coniglietto un fiocco e dei ciuffetti d'erba. Io tenevo il foglio di plastica con le gelatine e con il disegno da copiare e lo dirigevo per creare due cestini simmetrici sulle due ante della porta, lui staccava e attaccava diligentemente accompagnando l'operazione con dei "bleah" ogni volta che toccava la strana consistenza del gel (tanto maniacale è la mia mente, che quando si distraeva, senza farmi vedere, staccavo e risistemavo i pezzetti che talvolta attaccava leggeremente storti).
Una volta finito il lavoro avanzavano due uccellini, Elia li mette uno di fronte all'altro come per baciarsi e anche noi ci coccoliamo, poi dice "guarda mamma, i due uccellini messi così sembrano due baffi" e vedo che fa per staccare parti dei decori, perfetti e simmetrici, appena conclusi. Inizialmente tento di fermarlo "non toccare quelli finiti Elia, sono perfetti...", poi ci ripenso, "e che cavolo!", reprimo questo impulso malsano e secchionesco e mi metto da parte, mi levo fisicamente di mezzo, come una mamma è giusto che faccia "va bene amore, divertiti pure, io vado in cucina a preparare la cena".
Ad un certo punto, mentre rigiro il sugo, mi chiama trionfante, allora vado a vedere e rimango congelata, col mestolo in mano, ad ammirare la vastità della sua mente.
Il piccolo Re dei Sugolini ha smontato e rimontato tutte le gelatine creando un grande volto umano, gli uccellini sono baffi, un cestino capovolto è il cappello, le uova delimitano il contorno del viso, l'erbetta è la barba, i conigli le orecchie... sembra un dipinto di Arcimboldo, ma la meraviglia sta proprio qui: Elia non conosce Arcimboldo, la sua non è citazione, ma creazione.
Non so cosa farà Elia della sua vita, non so se diventerà un geniale ingegnere, un meticoloso insegnante o un semplice cartolaio. Non so se rimarrà per sempre differente dagli altri o sceglierà di adeguarsi e vivere tranquillo, non importa, qualunque scelta farà voglio avere la forza di lasciargliela fare da solo.
Se continuerò ad essere fortunata potrò stare a guardare, in disparte.
Ed è davvero molto, perchè anche adesso, quando guardo il Re dei sugolini, penso di aver fatto tutto giusto: io e Theo insieme siamo straordinari, perchè io e Theo insieme siamo Elia.
E se Elia è il futuro, il futuro mi piace.

lalla

venerdì 11 marzo 2011

è quasi primavera e fioriscono le pagine

Ormai sono tornata a scuola da più di un mese, le prime due settimane con la mascherina (credibilità 0, ridicolezza 10), la terza settimana senza mascherina, la quarta con un raffreddore assurdo (costipata e di nuovo sputacchiante)... quindi, tiriamo un po' le somme, da Natale ad oggi 30 giorni a casa ed una sola settimana di normale insegnamento... cavolo, che efficenza!
E pende ancora sulla mia testa la minaccia della biopsia al fegato, rimandata in extremis grazie ad un'incredibile prestazione delle mie transaminasi scese sotto i minimi storici, ma non oso sperare che ci rimangano a lungo...
In tutta questa visione incerta e disastrata della mia salute, la Preside e il resto del Consiglio di Classe, senza alcuna giustificazione logica, hanno creduto che io fossi la persona adatta su cui fare affidamento per portare la 5° all'esame di maturità come membro interno... cavolo, che ottimismo!
Ciò singnificherà, nella migliore delle ipotesi, tenere botta fino a metà luglio e cioè lavorare un mese in più per sole 350 euro, il che mi scoccia parecchio perchè speravo di potermi dedicare soltando al fumetto di Emma finchè Elia era all'asilo...
è sempre molto difficile trovare dei ritagli di tempo, anche se ultimamente (sarà la primavera alle porte?) sono attraversata da un grande fervore creativo.
Mi succede di scrivere (o riscrivere) intere pagine della sceneggiatura di notte, mentre albeggia e Theo riposa beato accanto a me, o in auto, tra un semaforo e l'altro, circondata dagli altri conducenti che bestemmiano, le scrivo nella mia testa e quando cominciano ad essere troppe bisogna che mi precipiti ad un computer per scaricarle prima che scompaiano nel mare magnum dei miei pensieri.
Tutto questo ribollimento letterario non è per forza un bene, le pagine fioriscono e si moltiplicano con estrema facilità e ormai siamo a 68... troppe per un volume a fumetti!
Aspetto con ansia un periodo di depressione creativa nel quale
potrò, giustamente, rivedere , tagliare e restringere il tutto.
E poi c'è un altro problema, sospetto che la causa di tanta espansività letteraria sia uno squilibrio ormonale post-adolescenziale, dato che ciò che scrivo è fin troppo appassionato e zuccherino.
L'altro giorno, mentre leggevo a voce alta tutta emozionata il nuovo finale, l'empatia che sentivo con Emma traspariva nella mia voce rotta, ad un tratto ho iniziato a notare sul volto di Theo un susseguirsi di varie espressioni, nessuna delle quali mi pareva un buon segno.
Alla fine Theo ha fatto due domande: "perchè ti commuovi?" e poi "ma il finale sarebbe questo? Mi sembra un pippone tale che ammazzerebbe un toro..."
Anch'esse non mi sono parse un buon segno...
be, tutto considerato, forse è meglio far decantare il tutto e sperare che arrivi davvero al più presto l'agognata depressione creativa a portare consiglio!

lalla

p.s. In questa tavola tutta verde e rosa Emma ha soli 17 anni, da pochi giorni conosce Elena, ufficialmente accolta in casa come aiuto dell
"anziana governante .
Emma è affascinata da questa bellissima ragazza e cerca di spezzare le barriere sociali e culturali.
E' felice di avere finalmente una coetanea alla quale confidare i propri sogni e aprire il proprio cuore, è convinta di aver trovato l'amica che la salverà dal vuoto affettivo lasciato dalla madre...

venerdì 25 febbraio 2011

l'arte del racconto

A Natale il mio babbo ci ha regalato una trentina di pagine A4 appena uscite dalla sua stampante e rilegate con semplici clips, una trentina di pagine che narrano, tramite brevi fotogrammi, tutta la sua giovinezza. Ha spiegato che si trattava solo del primo capitolo e che desiderava, col tempo, aggiungerne altri, per completare il racconto della sua vita. Quest'urgenza è verosibilmente nata dalle sue difficili condizioni di salute, ma nel corso degli anni non ha mai perso l'occasione di tramandarci tutto tramite una saggia "tradizione orale".
Ho affrontato con curiosità la lettura, presto riscaldata da fugaci sorrisi o sommersa da profonda commozione.
Leggevo quelle pagine, infarcite di piccoli errori di battitura, e nella mia mente riuscivo quasi a vedere il gesticolare delle sue grandi mani e a sentire il suono della sua voce profonda e colorita.
E mi sono sentita simile a lui, io che non gli somiglio quasi per niente, ma in questo si.

Nessuno dei due è un bravo scrittore, ma va detto: conosciamo l'arte del racconto.
Su questa dote ho fondato tutti i miei rapporti interpersonali.
Il mio lavoro a scuola è solo questo: catturare l'attenzione dei ragazzi raccontando delle storie.
Purtroppo mi rendo conto che non riesco ad essere distaccata, non vorrei, ma ogni volta finisco per raccontare sempre me stessa. E non importa se quella che espongo è la storia di Gauguin o quella di Paolo Uccello... alla fine, è sempre la mia storia.
E nella pittura è lo stesso: in un ritratto vorrei catturare l'anima di chi ho davanti, ma mi ci cascano dentro anche il mio stato d'animo e le sensazioni che provo mentre lo
faccio.
Questo blog è soltanto uno dei tanti modi che ho trovato per sfogare la mia voglia di raccontare e raccontarmi.
E non è tutto, non mi basta mai: la verità è che racconto la mia vita a tutti, ogni giorno.
Al panettiere che vorrebbe pensare solo a calcolare il resto, ai colleghi che vanno di fretta, al fattorino Ups che di me non gliene frega proprio niente... per tutti ho in serbo un commento confidenziale o una battuta.
Racconto per l'esigenza
di condividere, per la soddisfazione di rapire e toccare l'animo altrui... o anche solo per il gusto di strappare un sorriso.
Nell'arte del raccon
to non sono essenziali attentidibilità e precisione.
Per questo esagero, smusso, condisco ed elaboro in modo che ogni insipido fatto diventi un aneddoto gustoso.
Theo dice che non mi chiamerebbe mai a testimoniare ad un processo ed ha ragione, ma non lo faccio con premeditazione, la mia non è "voglia di mentire", ma di affascinare.
Non sono mai stata una bugiarda, sono estremamente sincera nel raccontare ciò che sento, la "mia verità", che non corrisponde sempre e comunque a quella del resto del mondo.
Ed è con questo spirito che sto affrontando anche il fumetto di Emma.
Mi pizzica dentro un'urgenza folle di riuscire a raccontare questa storia ed è quasi una tortura sapere che mi ci vorranno anni...
un'altra cosa che spero di aver ereditato dal mio babbo è la capacità di finire le cose che inizio.

lalla

P.S. Dopo il breve incontro con Modigliani, Emma ha abbandonato molte insicurezze e rigidità, è diventata emancipata e libera. In queste scene partecipa ad un ballo e conosce il signorino Di Stefano, ebreo italo-americano, impacciato ed ingenuo. Grazie alla sua nuova consapevolezza, ad Emma non sfuggono gli occhi buoni e sinceri di lui e per la prima volta si diverte a condurre le danze...

sabato 15 gennaio 2011

fantasia e nasi imponenti scarseggiano

Eccomi qua, la polmonite ce l'ho ancora e questo sembra suggerire che sia di origine virale.
Qualsiasi batterio al mondo, per quanto tenace, sarebbe caduto eroicamente sotto la mitraglia di veleni che mi hanno somministrato. Io stessa sono sopravvissuta a mala pena e detto tra noi, uccidere l'organismo ospite per liberarsi degli intrusi,
francamente mi sembra una terapia un po' estrema...
Comuque non mi lamento, ho attraversato influenze molto più noiose.
Però mi tortura abbastanza il senso di colpa verso i miei studenti. I recenti tagli alle scuole fanno sì che esse non abbiano i soldi per pagare una supplente, di conseguenza, fino a che non torno a scuola, le mie classi non faranno più lezione di Storia dell'Arte, ora, magari loro stanno saltando di gioia all'idea, ma pensare questo non mi fa sentire meglio...

Il tempo, stando chiusa in casa, passa lentamente, ma io ne approfitto per poter portare avanti il fumetto di Emma.
Innanzi tutto ho finito la prima stesura della sceneggiatura (da approfondire, tagliare, limare e rivedere cinquantamila volte prima che sia accettabile), ma così almeno ho un canovaccio su cui lavorare.
Quindi mi sono concessa di tornare a disegnare un po', le mani mi pizzicavano dalla voglia...
ma dato che ormai sono nell'ordine di idee di fare un lavoro serio, mi sono messa appositamente nelle pesti: ho scelto un dialogo (e non una scena spettacolare) dove ci fosse anche una figura maschile (tanto per vedere se me la cavo abbastanza con l'altro sesso, in caso contrario non sarei capace di disegnare la mia stori
a e tanto vale smetterla di approfondire, tagliare, limare e rivedere cinquantamila volte la sceneggiatura...).
Nel mio fumetto ho immaginato che il rapporto conflittuale col rigido padre padrone (intelligentissimo, ma arido di sentimenti) sia stata la molla di ribellione che ha animato molte scelte di Emma. Ad un certo punto del racconto mi serviva un amore giovanile e passionale che abbattesse le sue barriere legate all'educazione altoborghese, così ho avuto un'idea: regalarle qualche ora di passione col grande Amedeo Modigliani. Gli anni tornano, avrebbe potuto incontrarlo, entrambi sono stati allievi di Fattori e Amedeo è il personaggio perfetto: pittore, belloccio, donnaiolo, squattrinato, perso... il padre di lei lo avrebbe
detestato e questo lo avrebbe reso ai suoi occhi ancora più affascinante!
Lo so, lo so, è del tutto improbabile che ciò sia accaduto veramente, ma francamente non mi interessa, la mia Emma non corrisponde perfettamente a quella in carne ed ossa vissuta tre generazioni fa.
La mia Emma è un'essere ideale, generata dalla mia mente quando ero solo una bambina (quando per ore osservavo i petali dei fiori o i riflessi sui vasi delle sue splendide nature morte floreali), ha continuato a vagare in essa per tutti questi anni, è un mito, un sogno, ed è giusto che brilli di luce propria.

Questa passione giovanile con Modigliani è un piccolo dono che le faccio: aver avuto l'onore di toccare ed assaporare almeno per una volta il vero fuoco dell'arte, ardente e folle come lui era.
Sono certa che ne sarebbe contenta.
E non credo affatto alla frase "la realtà supera di molto la fantasia", ma chi l'ha detto?
Probabilmente qualcuno con poca immaginazione...

lalla

P.S.
Ho fatto ad Emma una rinoplastica al contrario rispetto ai disegni precedenti (che ho già corretto), per regalarle maggiore carisma e un aspetto più aderente alla documentazione storica in nostro possesso, d'altronde non credo neanche al luogo comune che i nasi imponenti (e magari un po' gobbuti) siano ineleganti sul volto di una donna, ma chi l'ha detto?
Probabilmente qualcuno con un piccolo ed inespressivo nasino all'insù...



Nelle tavole non si vedono ancora i baloon con il testo e questo le fa sembrare strane ed un po' vuote. Ma a parte questo devo ammettere che ancora il risultato non è del tutto coerente. C'è sempre qualcosa di buono e c'è sempre qualcosa di abbastanza pessimo... qualche volta dubito di essere all'altezza del compito che mi sono data.

lunedì 3 gennaio 2011

broncopolmonite

Lo avevo detto che dopo la neve sarebbero arrivati i malanni...
due notti dopo la "battaglia di pallate" si presenta, puntuale, una tossaccia, una di quelle che ti tocca riaddormentarti seduta nel letto perchè se fai tanto di rimetterti distesa ti si spella la gola.
Porca miseria, è il 20 di dicembre, non è il momento adatto per ammalarsi, bisogna tener duro.
E così faccio: affronto diligentemente la maratona di scrutini per chiudere il trimestre, allegramente quella degli ultimi regali, stoicamente quella dei vari cenoni/pranzoni per festeggaire con amici e parenti il Natale. Mi travesto da sana con un bello strato di trucco sfavillante e ogni tanto, alla zitta, trangugio una tachipirina e gli antibiotici (dalla vigilia comincio a sospettare qualcosa: sputacchio orribile muco giallastro! bleah! Mi faccio schifo da sola!)
Reggo fino al 27, ma mi rendo conto che sto peggiorando, così, per telefono la Dottoressa mi raddoppia l'antibiotico, evvai! Forse ce la faccio a debellare gli orribili batteri con una doppia dose di veleni!
E invece no, il 31 sono a pezzi e la scatola di antibiotici è a fine, la dottoressa è allegramente in ferie...
alle 11.00, prima di mettermi ad affettare frutta per la macedonia, decido di recarmi alla guardia medica per sapere se servirà un'altra confezione di veleni, quella mi chiede: "ma lei da quanto tempo è in questo stato?" "Non saprei... che dice: continuo ancora un po' gli antibiotici?" La poverella chiama i rinforzi, arriva un'altra, più sgamata che sentenzia: "altro che antibiotici, lei ora va subito all'ospedale a farsi una lastra perchè ha la polmonite".
Eccoci, ci voleva anche la pomonite! Io devo cucinare il pesce per stasera!
Niente panico, alle 12.00 vado a piedi al vicino prontosoccorso di S.M.Nuova, come al solito appena mi vedono mi prelevano 6-7 provette di sangue (sono sempre più convinta che gli ospedali siano abitati da vampiri), mi fanno la lastra ai polmoni e poi mi scaraventano in un angolo del corridoio, apparentemente dimenticata.
Sono preoccupatissima di non riuscire a tornare a casa in tempo per prepare la cena. Alle 14.00 ho una fame da lupi, un'infermiera ha pietà di me e mi passa di straforo due fette di pane e stracchino, poi, finalmente, verso le 15.00 si fa viva la dottoressa: "lei ha una broncopolmonite al polmone destro, deve starsene almeno 15gg al calduccio e farsi una bella batteria di punture" "allora posso tornare a casa?" "si, la dimettiamo, purchè si riposi"
"ma io stasera ho amici a cena, che fo, gli dico di non venire?" "faccia pure la sua cena, ma mi prometta di non stancarsi troppo".
E quando mai.
Così sono scappata a casa, ho imbandito la tavola, addobbato la casa e me stessa, ho festeggiato l'ultimo dell'anno con la famiglia e gli amici, abbiamo mangiato, riso e sparato botti, come è giusto che sia... il giorno dopo ero un po' sfinita effettivamente.
Il vecchio anno si è chiuso con una broncopolmonite, il nuovo si è aperto con l'appuntamento giornaliero della puntura di Theo (sospetto che un po' si diverta a giocare al dottore... io odio le punture!).
Non è la prima volta che prendo la broncopolmonite, ne presi una molto seria in seconda elementare, gli antibiorici mi facevano effetto come l'acqua fresca e me ne dovetti stare 45 giorni a letto (volevano bocciarmi per troppi giorni d'assenza). Ho ricordi sfocati di quell'esperienza: la sensazione fredda che provai mentre in camiciolina mi facevano la radiografia; le sere in cui tutta la famiglia si riuniva sul mio letto bastardo a guardare la televisione insieme; il giorno in cui mi portarono uno scatolone di cartone, lo aprii e dentro c'era un piccolo cucciolo di beagle, la mitica Nina; il tempo lentissimo che sembrava infinito e i mille modi che avevo trovato per ingannarlo...
pensavo che prima o poi sarebbe passata, sarebbe stato solo questione di tempo.
Ed è così, i malanni passano sempre. Il guaio è che, forse proprio a causa di quella prima esperienza che minò il mio sistema immunitario, i malanni tornano anche.
Esistono malati immaginari (che son sani, ma si immaginano le malattie) io sono una che si immagina un sacco di cose, ma per le malattie non ne ho bisogno perchè di quelle ne frequento parecchie.
Niente di grave, per carità! Ma basta che passi un virus a tre chilometri di distanza e stai pur certa, si accorgerà di me e verrà a farmi visita (viaggio con una media di una tonsillite ogni due mesi...).
E poi ho anche qualche piccola cronicità, tanto per non farmi mancar niente: il reflusso grastroesofageo, l'ipotenzione ortostatica, un'epatite inspiegabile... che catorcio!
Non basta avere buona volontà e mettercela tutta con lo spirito se poi il fisico ti frana da tutte le parti!
Non potrò mai essere una persona ideale, sempre così malaticcia, manchevole, assente causa "non robusta e non sana costituzione"... che delusione,
povero Theo, povero piccolo Re e poveracci i miei studenti che il 10, puntualmente, non mi vedranno rientrare!

lalla

sabato 18 dicembre 2010

nevica? la demenza infantile ha un suo fascino

Ieri a Firenze è scesa una montagna di neve.
Disagi di ogni genere: persone bloccate in A1 fino all'alba, prigioniere di treni impantanati o di viali sommersi.
Amici e conoscenti hanno impiegato una media di 5 ore per tornare alle loro abitazioni
(mio fratello 9 e se arriva infondo a questo post brucia il mio regalo di Natale!), alcuni ad un certo punto hanno giustamente abbandonato l'auto e se la sono fatta a piedi, per svariati chilometri, nella bufera.
Sprechi e disastri di ogni genere: alberi centenari divelti, auto ammaccate, scuole e aziende chiuse.
Detto ciò, qualsiasi persona con un minimo di buon senso dovrebbe odiare la neve e farla rientrare nella categoria delle catastrofi naturali, quasi fosse un piccolo tzunami, una tromba d'aria o una scossa di terremoto.
Eppure, sarà perché sono cresciuta in campagna associando la neve alla vacanza scolastica e agli scivoloni spericolati dalla collina con un sacchetto di plastica sotto il sedere, sarà p
erché l'unico sport dove non sembro una patata lessa è lo sci, sarà perché non ho un minimo di buon senso... non posso negare l'enorme soggezione che un evento atmosferico straordinario come questo esercita sul mio spirito.
Alle 13.00, quando ha iniziato a nevicare, stavo partecipando agli scrutini trimestrali al Liceo Gramsci, mi ero recata lì 2 ore prima, in bici, avendo la sola accortezza di portarmi dietro uno spolverino di plastica (non si sa mai, c'avessero indovinato al meteo e iniziasse a cadere un po' di nevischio), tutti a commentare "speriamo non attacchi" ed anche io, ma in un angolino segreto fremevo all'idea che attaccasse.
Lo so: dovrei vergognarmi, ed infatti lo faccio, ma che ci posso fare? L'idea di un'enorme nevicata mi attraeva moltissimo e anche la sfida: ce la farò a tornare a casa?
Passate le 15.00, quando ho lasciato la scuola, tutta Firenze era avvolta nella tormenta e le strade erano ricoperte già da 10 cm di una coltre morbida e limpidissima.
I colleghi, premurosi, si preoccupavano per me e mi facevano le loro raccomandazioni. Io ho inserito guanti e spolverino e sono salita in bici. Ovviamente un po' di paura di cascare ce l'avevo, andavo piano piano, la neve che mi si attaccava alla faccia mi dava fastidio, le punta congelate delle dita mi facevano male, eppure percepivo anche una sorta di eccitazione infantile. Come quando a 5 anni cacciavi le braccia dentro l'acqua in inverno, sicura di non essere vista dalla mamma, poi ti faceva un freddo boia e ti ammalavi pure, però era bello, chissà perché!
Che scema... e mi son pure accomp
agnata bene: anche Theo partecipava al mio stato di demenza infantile. Insieme siamo andati a raccattare Elia all'asilo, lo abbiamo bardato per l'occorrenza e lo abbiamo coinvolto in una battaglia di pallate. Lui all'inizio è rimasto folgorato, era la prima volta che vedeva la neve (quella di quando aveva 7 mesi non se la ricordava di certo). Poi lo abbiamo trascinato un po' in giro per gustarci gli scenari surreali. E quando ti ricapita di vedere certe scenette di manifesta follia collettiva?
Perché in effetti ieri non ero l'unica leggermente fuori di testa (e questo un po' mi consola della mia scemenza).
Le folle di persone a piedi conquistavano anarchicamente i viali e le altre arterie del traffico cercando di rientrare a casa, come un'enorme ritirata di Russia, inadeguatamente abbigliati e completamente avvolti dalla bufera, fradici e se
micongelati, eppure, quasi tutti stranamente ilari.
In via Pietrapiana, un'intera famiglia rotolava un'enorme palla di neve sul suolo stradale come allegri scarabei stercorari (il padre era chiaramente affetto dalla mia stessa malattia, ad uno stadio più grave, sghignazzava e girava l'enorme bozzolo rischiando più volte di schiacciare una delle figlie o ammaccare le auto parcheggiate).
Alcuni invasati si prendevano a pallate, magari a mani nude, mirando alla testa e sapendo di condannarsi con molta probabilità a passare il Natale a letto con 40° di febbre.
Un tipo in centro, con indosso solo un giubbottino, stava ultimando un enorme pupazzo di neve sul tetto di una Panda (con tanto di cappello, sciarpa
e naso a carota) dubito che l'auto fosse sua, ma cappello e sciarpa penso proprio di sì.
Un nostro amico in preda all'entusiasmo, dovendosi recare all'ufficio postale a 3 km dalla sua abitazione, ha avuto la geniale idea di vestirsi da montagna, calzare gli sci da discesa e usarli in pianura, dopo due km circa ha rasentato l'infarto.
Sull'uscio di casa ho perso l'equilibrio e ho battuto la classica culata, un dolore lancinante, eppure ho riso per 10'... tutti tornati bambini ed irresponsabili!

Il nostro trio ha girovagato quasi u
n'oretta in questa atmosfera stranulata (nonostante il mio posteriore dolorante) finché l'unico sano di mente del gruppo, il Re dei Sugolini, ha sentenziato: "Ora basta! Io voglio tornare a casa perché la neve un po' mi piace, ma un po' anche no dato che ho freddo ai piedi e mi da noia quando entra negli occhi".
Chissà cosa sarebbe stata la Metafisica se De Chirico avesse visto la statua di Dante non in preda ad uno stato di sbandamento febbrile da virus intestinale, ma come l'ho vista io ieri, in preda ad uno stato di sbandamento infantile da neve!

lalla

P.S. Nei prossimi giorni, si sa, il manto candido si trasformerà in una fanghiglia sudicia, arriveranno i malanni, bisognerà rimettere le cose a posto, fare l'inventario dei danni e pagare il conto, per questo sarà più facile odiare tutti la neve, come è giusto che sia.

giovedì 9 dicembre 2010

tutto fa brodo

Nell'ultimo anno ho partecipato a qualche concorso internazionale... così, tanto per tentare la fortuna e ingrassare il curriculum.
In realtà i concorsi a cui ho partecipato di internazionale, a parte il nome, hanno poco e la selezione di opere iscritte a mio parere appartiene ad un livello medio-basso. Nonostante ciò, le mie "creazioni" sono state regolarmente snobbate (evidentemente nel livello sopracitato ci stanno proprio bene).
Comunque, mi consolo pensando che:
1) di solito l'iscrizione è stata piuttosto economica (diciamo che "c'ho perso poco")
2) probabilmente le giurie erano composte da critici brutti, antipatici e falliti, quindi: vale poco la vincita, vale poco la sconfitta!
3) anche le opere più ignorate dalla giuria hanno trovato delle belle vetrine online nel "premio arte laguna 2010" e nel "premio combat 2010" e magari l'apprezzamento gradevolissimo dei colleghi nel "premio celeste 2010".
Inoltre, su 5 concorsi tentati nel 2010, due volte ho raccattato anche qualche "grandioso" riconoscimento...
al premio "la magia del piccolo formato 2010" sono stata premiata con un 7° posto (caspiterina!) e lo scorso sabato sono stata invitata nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio per ritirare l'attestato di riconoscimento come artista finalista al "premio Firenze 2010- XVIII edizione", la mia opera premiata si troverà in questa mostra virtuale per i prossimi 365 giorni (perdindirindina!).
Sapevo che la premiazione sarebbe stata la solita farsa, ma... sarà stata l'ambientazione grandiosamente manierista, sarà stato il tappeto rosso nuovo nuovo a terra, sarà stato il discorso pomposo del sindaco Renzi (con la solita faccia da adolescente, impettito e vestito a festa), sarà stata l'incredibile affluenza di pubblico ( tutto impellicciato/incravattato)... sembrava quasi una cosa seria!
E... nonostante mi sia persa il mio nome letto a voce alta dalla giuria e la proiezione sul grande schermo della mia opera (la cerimonia andava per le lunghe e sono fuggita verso il Re dei Sugolini che mi aspettava con tanto di febbre e bronchite),
nonostante abbiano inserito l'immagine dell'Isola ribaltata sul catalogo (!!!)... non ho comunque potuto fare a meno di raccogliere con un sorriso la pergamena di "finalista".
lo so, lo so, non è granchè... ma tutto fa brodo!

lalla

venerdì 26 novembre 2010

piove? La mediocrità ha un suo fascino

Tutta questa pioggia autunnale riaccende puntualmente le mie fobie di alluvione (da quando vivo sotto il livello dell'Arno mi sento nella stessa situazione di quelli che vivono abbarbicati sulle pendici del Vesuvio, diciamo, statisticamente tranquilli, psicologicamnete non troppo...).
Non solo: tutto questo umido ti entra nelle ossa, tutto questo grigio ti penetra negli occhi e nel cervello... per forza si suicidano di più gli abitanti della civilissima Europa del nord!
Io sono metereopatica, c'è poco da fare, e, se non fosse che a novembre ci sono un mucchio di compleanni (compreso il mio) e a dicembre il Natale, io li leverei dal calendario questi due mesacci umidi e bui.
Ecco, perchè non solo la pioggia rompe le scatole, ma soprattutto l'assenza della luce, la notte che incombe dalle 5.00 di pomeriggio...
premesso quindi che recentemente non salto di gioia, l'altro giorno mi stavo appunto dolendo del fatto che è quasi impossibile conciliare i miei sogni d'art
ista maledetta con la vita reale (sarà perchè quest'anno ho tempo quasi pari a zero per dipingere e per modellare la creta...), che in un'esistenza fatta di priorità, puoi sperare di realizzare il tuo sogno solo se sei pronta a calpestare tutto il resto e solo se il tuo sogno si trova, da solo e sempre, sullo scalino più alto dei tuoi pensieri...
sul mio scalino c'è Elia, poi Theo, poi la mia serenità interiore, poi la necessità di uno stipendiuccio che ci garantisca un'esistenza dignitosa, poi l'arte... addio sogni di gloria!
Va anche detto però che il grigiume non solo induce ad essere un po' tristarelli, ma anche più profondi e meditativi.
Così, in una delle mie meditazioni forzate (che, per mancanza di tempo, di solito si manifestano mentre stò raggiungendo le mie due scuole, stracollandomi in bici tutta imbacuccata sotto la pioggia, oppure in auto, in coda sui viali intasati sempre causa pioggia) mi è venuta in mente una grande verità: i colori sgargianti, le luci accese e brillanti conquistano, ma il grigiume e la mediocrità hanno un proprio fascino.
Ma chi se ne frega delle gloria!

Pensiamoci bene: ma che importanza può avere se degli sconciuti conosceranno mai le mie sculture? L'importante è che siano nate da me e che, ogni volta che le guardo o le accarezzo, riprendano vita, solo per me.
Che bello non svendere se stessi per arrivare in cima, in cima a cosa poi?
Che bello vivere nell'ombra, tranquilli, onesti, sereni...
Esiste un libro sull'argomento, "l'eleganza del riccio", mentre lo leggevo non è che mi convincesse troppo, mi sembrava che ostentasse fastidiosamente il suo lato colto e ricercato, poi però, sul finale, mi è sembrato di cogliere questo messaggio, al di là di che tipo di diversità si stesse parlando, e mi ha rapito completamente.
Che bello essere diversi, andarne anche fieri e non sentire per forza il bisogno che gli altri, tutti gli altri, conoscano la tua diversità, la approvino o la osannino...
che bello...

certo, non so se io sarò abbastanza forte e sicura di me per poter continuare ad esprimere me stessa senza l'appoggio del resto de mondo.
Va anche ammesso che il resto del mondo è molto vasto, vario e non sempre disponibile ad osannare chiunque ne senta il bisogno...

lalla

P.S. Sto scrivendo la sceneggiatura, ma disegnare mi mancava, così questo è il primo studio per Elena, la servetta che entrò nella casa e nella vita di Emma quando erano entrambe adolescenti.

Era passato qualche anno dalla scomparsa della madre Margherita e la giovane Elena... ne prese il posto! Ebbe anche un figlio dal padre di Emma... mio nonno Alberto, ebbene si: questa è la mia bisnonna e a proposito di mediocrità: "siamo tutti figli della serva".
Secondo i racconti di mia madre e delle sue sorelle Elena era bellissima, ma tirchia e meschina. Nata povera e morta ricca, ma condannata a rimanere per tutta la vita la "serva" del suo padrone, geniale anatomo e onesto primo cittadino di Firenze, che se la sposò ma non si degnò neanche, in tanti anni, di insegnarle a leggere...



venerdì 5 novembre 2010

il fumetto di Emma va avanti

Il fumetto di Emma va avanti, piano piano, ma va avanti.
Dopo aver pensato al soggetto, l'ho sviluppato in storia e poi suddiviso in tavole (il mio fumetto dovrebbe averne 45 circa).
Per creare una tavola si dovrebbe partire da una sceneggiatura dettagliata che io, per la rabbia e il disappunto di Theo, non sono ancora arrivata a scrivere... la definisco via via, orrore!
Ho buttato giù un canovaccio nel quale ho specificato che cosa debba raccontare ogni tavola, ma devo ancora affinare i dialoghi e ogni volta pensare alla suddivisione in scene.

Ho fatto un po' di conti: lavorando a tempo pieno con la scuola posso riuscire a terminarlo in 2 anni.
Cavolo, sembra un tempo lunghissimo...
E' che fare un fumetto non è per niente una passeggiata.
Ci vogliono dedizione e pazienza, molta pazienza. Ci vuole molta forza di volontà per resistere al lato oscuro della forza: la tentazione di tirar via.
Ogni tavola è una nuova sfida e per affrontarla devi pensare fin dall'inizio che darai il massimo e che sarà la migliore di sempre. Se tutto è andato bene, appena la finisci, è davvero questa la sensazione che provi: quella di esserti migliorata, di aver fatto un buon lavoro.
Poi interviene il fattore tempo: passano i giorni, i mesi, e solo pochi disegni resistono, gli altri perdono ai tuoi occhi di charme e completezza, denunciano i loro errori, sembrano rigidi, incompleti. A questo punto puoi decidere di far finta di non vedere, sopportare questi "mezzi insuccessi" in nome dell'andare avanti, oppure puoi decidere di rifare delle parti, mettere delle "toppe", o riaffrontare l'intera tavola.
Correggere e ripetere se stessi, ve lo giuro, è una fatica immensa.
Inoltre un fumetto perfetto non esiste, questo va pure capito, in un tempo di lavorazione così lungo lo stile e il gusto del disegnatore cambiano inevitabilmente.
Di conseguenza, per riuscire ad arrivare in fondo a questa odissea, credo che l'atteggiamento migliore debba essere una via di mezzo: cercare la perfezione, ma saper anche amministrare una certa economia delle proprie forze, poichè non è detto che non si esauriscano e ti mollino sul più bello!
Ce la farò? Riuscirò a portare a termine questa avventura?
Mi piacerebbe tanto, ho voglia di raccontare questa storia.
Io ci provo e stiamo a vedere...

lalla

P.S. Nella tavola n°1 un'Emma dodicenne salutava la salma della madre Margherita al suo funerale, posandogli un mazzolino di fiori di campo nella bara (Theo mi ha già fatto notare che non è una geniale idea commerciale iniziare un fumetto con un funerale...).

Ecco la genesi della TAVOLA n°2
.
In questa tavola Emma ha un flashback: lei, molto più piccola, è insieme alla mamma nel giardino della villa di famiglia. Stanno leggendo una favola e canticchiando, poi il padre di Emma, Giulio Chiarugi, richiama in casa la moglie Margherita. La donna, prima di rientrare chiede a Emma di farle una promessa: "promettimi, amore mio, che nella vita inseguirari sempre i tuoi sogni". Nell'ultima vignetta Emma è di nuovo nel presente e sussura: "te lo prometto mamma".

1)
Storyboard. Anche se uso foglietti volanti, leggeri come carta velina, e faccio dei freghi col lapis molto approssimativi, questa è una fase importantissima nella quel decido la scansione delle vignette e la posizione dei personaggi. Confesso che mi capita di citare immagini che trovo su internet e farmi affascinare da celebri opere d'arte (la posa di Margherita nella quarta vignetta deriva dalla Maddalena nel "trasporto di Cristo" di Raffaello). La regia è il mio punto debole, per fortuna, se mi perdessi, posso chiedere aiuto a Theo...


2)
Disegno. A questo punto prendo in mano il sacro foglio Fabriano Artistico che pesa come il piombo e costa più di me. Le misure sono quelle definitive e il disegno è meno approssimativo, si comincia a vedere con chiarezza dove le immagini vadano a parare. In questa fase diventa palese se il tutto funziona o se ci sono dei punti deboli, per esempio il volto di Emma nell'ultima vignetta mi ha fatto molto penare...

3)
China. Ecco, questo è davvero un bel momento, rubo i pennarellini di Theo (che lui usa per scopi ben più nobili dando vita a "le trone d'argile") e mi sento quasi euforica mentre finalmente le immagini vengono definite. Mi faccio affascinare dalle linee curve e dai contorni liberty di Alphonse Mucha, è molto piacevole.

4. Colore. Ed eccoci finalmente: posso brandire i miei splendidi pennelli in pelo di bue (ultimamente non riesco a trovare quell'unico speciale in pelo di martora che era quotato in borsa!), preparare la mia enorme tavolozza Pebeo e i miei vecchi e fidati colori Winsor & Newton, posso finalmente lasciarmi andare. Cerco di manternere i toni molto leggeri (è pur sempre un ricordo) e l'atmosfera bucolica e dolce delle illustrazioni di Carl Larson.
Il colore diretto con gli acquerelli è una vera goduria!
Si puo' dire che il fumetto stia veramente nascendo e il tutto avviene in completa serenità e armonia...

5. Post-produzione. Ebbene, non è ancora finita: scansiono la tavola e la aggiusto in alcune sue parti con dei ritocchi a Photoshop (in un secondo momento potrei pensare di realizzare la famosa "toppa" sull'ultima vignetta). Mancano i baloon (le nuvolette col testo) e anche quelli li metterò al computer.

E soprattutto manca un editore... e non è cosa da poco!