martedì 11 ottobre 2016

il profilo del Re dei Sugolini

Purtroppo quando un matrimonio finisce non finisce solo quello. Si apre una voragine e trascina dentro tutto il tuo mondo di prima. Addio amici senza palle che non si schierano e addio anche a quelli con le palle, che hanno una loro vita sociale standardizzata e tu non ti senti più una buona compagnia, dispari come ti ritrovi in un mondo di numeri pari.
Anche i viaggi all’estero che adoravi tanto progettare e fotografare d’un tratto non hanno più alcun senso senza una persona con cui condividerli.
Vabbè, penserete, stai a casa con i bimbi e ti diverti lo stesso.
E infatti una ci starebbe più che volentieri, solo che i bimbi non li hai accanto a te tutti i giorni come prima, almeno 3 giorni la settimana, controvoglia, ma col sorriso, li devi affidare alla persona di cui ti fidi di meno al mondo, li devi lasciare nelle braccia del tuo nemico … sono i tuoi figli, è una sensazione terribile. Ma sono anche i suoi, e tu devi, col sorriso.
Quindi sei sola.
E la cosa migliore in questi momenti è fare cose. Cose che ti fanno stare bene, nella maggior parte dei casi: darsi allo shopping compulsivo, cambiare taglio di capelli, andare in una Spa, imbroccare qualche tizio. Nel mio caso: disegnare, scrivere, aggeggiare e dedicarsi a inutili e strani progetti… tutto tranne rassettare la casa!
In questi giorni, stando sola, ho pensato molto al mio piccolo Re dei Sugolini. Lui è l’unico testimone, insieme a me, di com’era la nostra famiglia e di come sia stata sgretolata in un attimo. E’ grande, ha grandi occhi e un grande cuore. Lui sa.
Lui è l’unico a soffrirne, insieme a me.
Questo pensiero mi strazia. 

Vorrei dirgli che non è successo niente, che va tutto benissimo e che io e il babbo ci vogliamo ancora bene, ma non posso mentirgli, non sarebbe giusto, noi due abbiamo un patto di sincerità da sempre e su questo si fonda il nostro amore. E non posso neanche confidarmi con lui, pretendere che sia un adulto, perché è un ragazzino e non deve crescere troppo in fretta. Già lo sta facendo. Fingere di non provare niente, di non soffrire, sarebbe un errore, ma non devo neanche scaricare il mio dolore su di lui, devo farmi vedere forte e combattiva abbastanza per essere io il porto sicuro e accogliere le sue paure… è come camminare tra le uova. Ogni tanto ho il terrore di rompere tutto. E’ un bambino intelligente e questo colpo di scena l’ha spiazzato, ogni tanto mi riempie di domande… non esiste un modo giusto di rispondere, faccio quello che posso sperando di non far troppo danno, o di far quello minore.
Da quando Elia è venuto al mondo io l’ho amato e mi sono presa cura di lui. Da quando Elia è venuto al mondo ho sentito che era speciale, che era il Re dei Sugolini e, come uno scienziato, ho passato questi 11 anni in osservazione, in adorazione, muovendomi con cautela e cercando di non interferire negativamente con tanto splendore. Ho imparato a memoria ogni sua curva, spigolo, piega, macchia, profumo e consistenza.
Potrei riconoscere da un chilometro di distanza la sua nuca nella folla, ogni parte del suo corpo mi è nota. Soprattutto il suo profilo. Si dice: “le persone si capiscono guardandole negli occhi”. Potrei capire mio figlio anche guardandogli un gomito. Il suo profilo incantatore è a volte ilare, curioso, determinato, arrabbiato, speranzoso e molto più spesso assorto e puro, perso nei sogni dell’isola dei Sugolini.
Il primo giorno il nasino era una minuscola piramide, quindi nei mesi si è spinta verso l’alto impertinente facendomi credere che non avesse niente a che fare con la pinna di squalo che campeggia sulla mia faccia… ma negli anni, straordinariamente, si è scolpito come quello di una statua greca e adesso riconosco che è la versione migliore del mio naso.
Elia è le versione migliore di tutto.
Per questo figlio vale la pena di stringere i denti e lottare. Per questo figlio desidero tre cose:
1) che abbia il coraggio di essere se stesso, che sia fiero delle sue stranezze e del suo estro, che non abbia paura, che si butti nella realtà e la migliori, che respiri la bellezza della vita e che se ne riempia i polmoni.
2) che per far questo non si senta autorizzato a calpestare nessuno, non ne ha il diritto, nessuno lo ha.
3) che tutto ciò lo faccia come gli pare, nonostante me. Che un giorno mi lasci e se ne vada.
Io questo figlio lo adoro, ma quest’amore infinito, lo so, è pericoloso. Devo mettermi da parte, lasciare che scelga la Sua strada, non che prenda quella sbagliata pensando di far piacere a me!
Quando Elia aveva 3 anni mi disse: “quando sono grande ci sposiamo mamma”
“Grazie Elia, ma io sono già sposata col Babbo”
e lui: “Vorrà dire che se il babbo si comporta bene si terrà con noi!”.
Ricordo che la cosa ci fece tanto ridere… il babbo non si è comportato bene, ma con Elia non mi sposo lo stesso.
E guardate che sarà dura allontanarlo, ci vorranno le maniere forti e una volontà di ferro perché non è facile per nessuno resistere al fascino del Re dei Sugolini.
Il suo decimo compleanno prese la parola davanti a tutti gli amici della festa: “vorrei fare un discorso”. Silenzio.“volevo dire che il babbo aveva torto quando ha detto l’anno scorso che a 10 anni sarei diventato grande e mi sarei staccato dalla mamma, io i baci e le coccole della mamma li voglio ancora”.
Gliene avrò dati troppi? 


lalla


"Elia, 11 anni", matite colorate su carta cotone, 33x33 cm



P.S. ed ecco uno dei tanti progettini scemi... sintetizzare in 2'22" 11 anni del profilo di Elia. Mi dispiace per la musica, non ho trovato una colonna sonora all'altezza (non me ne voglia Andrea Guerra): è troppo strappalacrime e malinconica. Devo lavorare ad un sottofondo più allegro per il riassunto dei prossimi 11 anni, quindi una tarantella per quelli successivi, la sigla del "Benni Hill Show"... e così via!

martedì 27 settembre 2016

non sono una santa, io sono blu!

Perdonate il tono "ormonale" del post, ma si è generato un equivoco.
Che io sia una specie di santa. Asessuata e incolore.
Un po' forse è colpa mia. Non so.
Un po' di quel gran signore che viveva con me, che va in giro a dire agli amici "che brava persona è la lalla, così buona e fedele, così altruista, una mamma encomiabile... ma da quando l’ho lasciata mi sono tolto un gran peso".
Ma forse è un po' colpa anche degli altri perché lo stanno a sentire e perché è usanza comune classificare le persone per tipologie ben distinte sia fisicamente, che psicologicamente, che moralmente.
Tanto per capirsi: "la secchiona" è una tipa parecchio complessata (e di solito cessa) che spreca il poco sex-appeal che la gioventù le avrebbe concesso studiando come una forsennata. Presto quindi diventa pure un po' gobba, mette gli occhiali da vista, indossa sempre gli stessi golfini infeltriti e sviluppa un insano terrore verso la vita reale (e soprattutto verso l'altro sesso). Per cui diciamoci la verità: sta bene dove sta, sola e in una biblioteca circondata da montagne di libri polverosi come lei!
Quindi "le mogli lasciate" sono tutte brave donne “casa e chiesa”, brave mamme e brave casalinghe dai “sani principi” che hanno dedicato gli anni migliori della loro vita a cambiare pannolini, vestire i propri figli, cucinare per i propri mariti, rassettare la casa, organizzare orari, controllare scadenze e correre come forsennate per riuscire a prendersi cura di tutti i membri della propria famiglia. Come conseguenza a questo comportamento disdicevole presto hanno perso interesse per la vita stessa, sono tutte "casalinghe disperate", si sono scolorite e lasciate andare, si sono appesantite (hanno tutte la pancia molle e le caviglie gonfie), hanno smesso di curare se stesse (sono tutte sciatte) e di interessarsi al sesso (hanno sempre mal di testa). Insomma, sono delle efficientissime governanti… ma pallose, represse, apprensive e isteriche.

Per cui diciamoci la verità: un pochino se lo meritavano di essere lasciate (che poi infondo quando un matrimonio va male la colpa è sempre di entrambi, no?) e quindi stanno bene dove stanno: sole in una casa circondate dai figli (l'unica cosa che risveglia in loro un certo interesse), dalle loro cose (perché sono pure materialiste), dai sensi di colpa e dai ricordi, vecchi come loro!
E "i mariti traditori"? Sono tutti degli uomini egoisti e stronzi, ma soprattutto immaturi. Non sono cattivi, sono bambini cresciuti che nella moglie cercavano solo una mamma, non una compagna di vita, che sono cascati nell’istituzione del matrimonio per sbaglio, scambiandolo per un porto sicuro. E siccome la moglie li ha delusi (non essendo la mamma), negli anni sono diventati sempre più distratti, insoddisfatti e soli. Son quasi sempre bellocci (perché si sa: le donne invecchiano male, si sfanno, si ingrigiscono, ma gli uomini migliorano come il vino e un po' di rughe d'espressione e di brizzolatura li rende più intriganti), ma nonostante ciò varcati i quarant'anni si son sentiti invecchiare e hanno avuto paura. La moglie (quella pallosa/apprensiva/repressa/isterica) presa com'era tra una bolletta da pagare, un sugo da scaldare e un pannolino da cambiare, li trascurava, non li idolatrava più come un tempo e così hanno ceduto alle lusinghe di “una rovine famiglie”, una ragazza più giovane e sexy, sessualmente interessata e libera, fresca ed entusiasta della vita, in grado di idolatrarli come meritano e farli sentire di nuovo vivi. Una vera donna senza il puzzo di sugo nei capelli o di pannolino nelle mani, una novella Eva tentatrice che li ha condotti nella perdizione. Poverini, sono uomini, hanno il sacrosanto diritto di sentirsi idolatrati e felici!
Perciò diciamocela tutta 'sta verità: alla fine hanno le loro ragioni, non potevano fare altro che sfuggire alla prigionia di questa palla al piede della moglie e godersi un po’ di vita (che poi sono sempre in tempo a tornare indietro una volta calmato l'ormone, no? Che quella pallosa/apprensiva/repressa/isterica senza grandi aspettative è sempre sull'uscio di casa pronta a riprenderseli. Che infondo che vuoi che sia una debolezza nell’arco di tutta una vita? Mica potevano essere sempre perfetti, ma poverini, chi non ha mai peccato scagli la prima pietra!).

Allora gente, mettiamo un po’ di cose in chiaro:
- “casa e chiesa” ci sarà qualcun altro. Io in chiesa non ci vado. Amen. Non sono credente, sono atea e scientifica. Questo non significa che ce l’abbia con chi crede negli uomini con la barba appollaiati sulle nuvolette, negli asini che volano o nella luna nel trigono, basta che tutta 'sta roba se la veneri per i cavoli suoi e che non voglia per forza convincerne me.
- “sani principi”? Capiamoci. I miei unici principi sono l’affetto, la coerenza, la sincerità e l’intelligenza. Ho un sano concetto di disobbedienza alle regole sociali che considero stupide. Se i sani principi sono quelli delle recenti e ridicolissime campagne nazionali sulla fertilità, mi dissocio alla grande! L’omosessualità non mi disturba, anzi, visto quanto è stato in grado di disgustarmi il genere maschile, sarebbe una buona idea, la prossima volta, provare a innamorarmi di una donna (se solo l’ormone m’assistesse!).
- non stiro mai, non se ne parla. Rassettare mi fa schifo, ma ogni tanto devo per forza altrimenti ci tocca arrancare in mezzo a quintali di roba che seminano i miei figli. Cucinare mi piace, ma solo una volta al giorno e che sia primo piatto oppure secondo e contorno, non vorrete mica che mi metta a preparare tutti i giorni un pranzo di Natale? Rigovernare, vabbè...
- apprensiva? sì, senza dubbio. Pallosa? Non saprei, spero non troppo, povero Elia. Materialista? Per me niente, grazie. Ma per i miei figli un contributo lo pretendo. Repressa? Non mi pare proprio. Isterica? Decisamente no.
- fare shopping, è vero, non mi piace, non uso creme di bellezza e i capelli me li taglio da sola. Ma non per questo mi sento trasandata, mi lavo, mi trucco un po’, faccio il mio insomma, senza strafare. Mi piace mettermi in ghingheri per uscire o per le occasioni speciali… mi piace fare teatro insomma, impersonare la donna elegante e sensuale quando ne ho voglia.
- ne ho voglia, “santa asessuata” un cavolo: sono ma piuttosto focosa!
Il tipo, lasciandomi, mi ha detto: “erano anni che non facevamo più l’amore”.
Io l’ho guardato con gli occhi pallati: "ma che dici? Ma se lo abbiamo sempre fatto... e pure bene, mi pare?”
“ma no, che c’entra, io con te ormai facevo solo sesso da anni, ottimo sesso, ma non certo l’amore. Perché io ormai non ti amo più da anni, ma per forza, come facevo ad amare una come te?”
E’ stato come ricevere una coltellata, non sto scherzando, nel momento che scopri di essere stata solo usata dalla persona che pensavi ti stesse amando, provi un dolore fisico, non psicologico. Una sensazione orribile. Una delle tante che mi ha fatto provare nell’ultimo anno e che mi accompagneranno per sempre.
Ma non rivanghiamo, è meglio, guardiamo il lato positivo: non sarò stata in grado di farmi amare, ma almeno so fare dell’ottimo sesso!
Stamani ho indossato un vestito e un paio di scarpe da femmina e mi sono messa in posa per questo autoscatto. Non ci vado a scuola vestita così, tranquilli. Ci vado avanti però. Quella dietro di me è la porta della camera da letto dove ho fatto tante volte l’amore con un uomo che con me “faceva solo sesso”, è chiusa. Non si riaprirà mai.
- io sto facendo un passo (sinuoso) in avanti perché sull’uscio ad aspettare non ci sto. Ci sarebbe stato il cane, se mai ce l’avessimo avuto, ma invece abbiamo due gatti ingrati come me. Pace. Io la coscienza ce l’ho pulita, "non ho mai peccato" e di pietre posso tirargliene quante me ne pare, sicché, lo dico nel suo interesse, sarà bene che non si presenti a tiro.
- l’ho idolatrato anche troppo e per troppo tempo, gli ho scritto l’ultima appassionata lettera d’amore per ricordare il 19° anniversario del nostro primo bacio circa un mese prima che mi sostituisse perché "c'era poca coppia tra noi ultimamente, tu eri sempre presa dall'accudire la bambina malata". E tutti a ripetermi: "non è possibile che vi lasciate, eravate la coppia perfetta, così innamorati". Sveglia gente! Vedevate me, ero io quella innamorata! Lo portavo... com'è che si dice? "in palmo di mano". Era sempre nella mia testa. Se facevo una cosa ganza pensavo subito “la devo raccontare a Theo”. Mi capita ancora adesso, solo per un attimo, poi mi ricordo che no, non gli devo raccontare proprio più niente, ma quell'attimo basta a farmi venire la pelle d’oca.
- e di tutta questa storia la cosa che mi fa arrabbiare di più è di non aver perso neanche 3 etti! Ma porca miseria, tutte “le donne lasciate” perdono almeno 10 kg! E’ una specie di risarcimento fisiologico che serve a combattere il senso di “buttata via come una scarpa vecchia” che ti prende… cioè: sarò pure una scarpa vecchia, ma mi rientrano i jeans sexy di 10 anni fa! E invece niente, il mio metabolismo è più ingrato dei miei gatti… il tipo c’aveva sempre scherzato: “prima o poi ti lascio così dimagrisci un bel po’ di chili per il dolore, diventi tutta silfidea e io allora ti riprendo”… e invece niente, mai una gioia gli ho dato a quell’uomo!
- comunque non mi sento proprio una cessa (pur essendo stata secchiona), sarò anche un po' vecchia e un po’ troppo curvy (ma che problema c'è? Adesso sono curvy anche Barbie e miss)... e incolore proprio no, perbacco, io sono blu!

lalla

sabato 17 settembre 2016

i bambini collezionano e giocano

Un po' per gioco, un po' per necessità, sono sempre rimasta una bambina.
Ancora all'età 14 anni (quando di solito le ragazzine si truccano) io giravo con i capelli lunghi fin sotto il sedere, la goletta al collo e passavo interi pomeriggi giocando con le mie 12 Barbie. Una roba da bambine appunto, ma molto articolata: ogni giorno aggiornavo una trama da far invidia a Beautiful.
E non è tutto: quelle Barbie mi garbano ancora.
Quando mi sposai, le riposi (dolcemente) in una scatola, incapace di buttarle o "regalarle" a qualche nipotina (che poi sarebbe stato come buttarle, visto che quasi tutte le bambine in realtà odiano le Barbie: le spogliano, le mordono, le rapano e le scarabocchiano), poi, mentre aspettavo Matilde, ho aperto la scatola e le ho ritrovate bellissime, profumate e di buon carattere come allora. Mi hanno salutato con il solito sorriso, nonostante le avessi stipate (dolcemente) in una scatola e abbandonate così a lungo.
Ho comprato una vetrina e da un anno campeggiano di nuovo orgogliose in camera mia, accanto ad esse sono pian piano arrivate 12 nuove amiche top model raccolte nei mercatini o nel web, lavate, curate, rivestite...
perciò lo devo ammettere: sono una piccola collezionista di Barbie.
Non è tutto: colleziono Barbie e ho 40 anni.
Una pazza, insomma... e prima o poi sulle mie amiche di plastica scriverò anche un post!

Un'altra cosa: fin da quando ricordo ho sempre adorato il mare, ma odiato prendere il sole (nel senso che io divento nera come un carbone e stare mezza gnuda su una spiaggetta possibilmente appartata da mezzogiorno alle quattro mi piace assai, ma distesa a rosolare mai e poi mai!). Devo far qualcosa, che il sole mi prenda, mi catturi se vuole, mentre io faccio altro.
Questo "fare altro" può essere nuotare, chiacchierare, esplorare, osservare o anche, da sempre, raccogliere sabbia, sassolini e conchiglie. Una roba da bambine, appunto, cominciata quando ancora non era politicamente scorretto "rubare" reperti alla natura.
Una roba da bambine, ma fin da subito molto articolata: al rientro dalle vacanze, da sempre, pulisco i preziosi reperti, li chiudo (dolcemente) in una scatolina annotando data e luogo.
Ormai le scatoline sono moltissime, perciò lo devo ammettere: sono una piccola collezionista di sabbia, sassolini e conchiglie rubate alla natura.
Quando, raramente, mi è capitato di andare a riaprirle ho scoperto che hanno conservato il proprio profumo e perfino un po' di sapore di sole e di mare. Come le Barbie, mi hanno salutato bonariamente regalandomi il ricordo di quel giorno.


Quest'estate, così lunga e strana, mi ha permesso di raccogliere non solo qualche sassetto, ma un bel po' di mattonelline smussate in una delle mie spiaggette elbane/appartate/preferite. Il Comune ha pensato bene di rifare la strada fino alle dune (nel tentativo fortunatamente fallito di farla diventare più mondana) utilizzando un ghiaino fatto di mattonelle spezzate... un disastro ecologico! Invece no: ci ha pensato il mare a farle diventare bellissime. Prima di tutto, essendo mattonelline, mi son sentita sollevata dall'essere una "ladra della natura" (in fondo stavo solo ripulendo la legittima spiaggia) e così ho abbondato. Secondo, raccogliere ti permette di stare sola con te stessa, di ascoltare il rumore del mare, di passeggiare, di cercare, di affondare le mani nella ghiaia bagnata e scandagliare... tutte cose di cui, quest'estate più delle altre, avevo bisogno. Terzo, essendo una bambina, appena le ho viste ho cominciato a pensare di poterci giocare una volta tornata a casa.
E così ho fatto. Nel mio giardino c'è una nicchia settecentesca meravigliosa, ma molto malridotta, nella quale i precedenti proprietari hanno inserito una testina di gesso finto-rinascimentale e piuttosto inquietante (forse un satiro?), non mi è mai stata molto simpatica... ho pastrocchiato, mi sono sporcata e bagnata... ogni tanto ho chiesto aiuto al piccolo Re e alla piccola Fata (sono più esperti di me nell'essere bambini).
Il risultato è qui sotto, adesso nella nicchia saltano due delfini e l'acqua sgorga dalle fauci di una specie di Nettuno... non è finito, spero che non finisca mai, spero, negli anni, di continuare a raccogliere e giocare ancora.

lalla



domenica 28 agosto 2016

evidentemente

Di recente mi sono imbattuta in questo aforisma di Pavese:
“Conta quello che si fa, non quello che si dice”.
Mi garberebbe dirvi che ho letto un suo libro e ce l’ho trovato dentro, mi darebbe un bel tono, ma non è così: è banalmente passato sulla mia bacheca di facebook tra un gattino pucioso, una bella illustrazione e tante foto ritoccate di gente seminuda in posa al mare.
Niente bel tono quindi, ma resta il fatto che Pavese è stato un grande e questo pensiero lo condivido in pieno: contano i fatti, il resto sono solo chiacchiere e tentativi di autogiustificarsi rigirando la frittata.
Le persone mentono, ma quello che fanno parla per loro e ci racconta la verità.
Ora, non sempre la verità è piacevole, però, insomma, perché raccontarci delle bugie quando la verità è così evidente?
Nel dettaglio, se il compagno che amavi e per il quale ti saresti buttata nel fuoco, anzi, ti sei più volte buttata nel fuoco, ha intrapreso un viaggio progettando di concedersi una bella scappatella sessuale mentre tu stavi intraprendendo un viaggio per recarti al capezzale del tuo babbo, significa, evidentemente, che il tuo compagno non ti amava più. Non solo, devi considerare che perfino un estraneo avrebbe avuto una maggiore empatia e pietà di te, perciò, evidentemente, il tuo compagno non solo non ti amava più, ma in un angolino ben nascosto del suo inconscio, aveva maturato un bel po' di rancore verso di te. Non è bello, ma, evidentemente, è così.

Se il tuo compagno, dopo 20 anni di unione, condivisione e amore incondizionato, senza mai averti messo in discussione prima, decide di lasciarti in sole 2h di conversazione con una quasi estranea sexy consenziente, evidentemente, la condivisone e l’amore incondizionato erano solo da parte tua.
Cioè, per dirla alla Troisi: “pensavo fosse amore e invece era un calesse”.
Non ti ha mai amato cara, non dello stesso amore eterno che provavi tu.
Se il tuo (ormai ex) compagno ha perso completamente la testa per una ragazza dell’età che tu avevi il giorno del vostro matrimonio, 13 anni più giovane di te, questa scelta, nel solito angolino nascosto,
evidentemente, lo fa sentire di nuovo giovane e gli da l’illusione di poter ricominciare tutto da capo. Deve aver pensato, evidentemente, che ormai eri troppo vecchia. Che gli avevi già dato tutto quello che avresti potuto dargli… o meglio: che lui aveva già preso da te tutto ciò che avrebbe potuto prendere.
Quindi, devi capire e accettare che non ti ha per lungo tempo amato, ma che, evidentemente, ti ha per lungo tempo usato.
E, soprattutto, se il tuo ex ha scelto una sostituta che è la tua perfetta Nemesi, sia fisica che mentale, evidentemente, ne aveva le scatole piene di stare con una come te ed aveva il desiderio (sempre nel solito affollatissimo angolino dell'inconscio) di fartela pagare e di fare, finalmente, giustizia.
Io sono quello che sono: una scura e popputa donna mediterranea
 con qualche chilo di troppo, resa oggettivamente particolare dall'insolito naso dritto che si arriccia e punta pericolosamente verso il basso quando sorrrido (e io sorrido spesso) e dal sopracciglio sinistro che si alza beffardo quando dico una bischerata con la voce squillante (e io ne dico spesso);
lei è una
minuta ragazza senza forme, dalla pelle candida, resa oggettivamente interessante dagli enormi occhi verde acqua, quasi due laghi profondissimi, e soprattutto da quel delicato e diverso modo di porsi che hanno solo le persone che sanno di piacere.
Io sono, psicologicamente, un Menhir conficcato nella terra dagli uomini preistorici, un’enorme pietra verticale che si illumina e si riscalda al sole, che rilascia il suo confortevole calore intorno a sé durante l’oscurità e che sopporta immobile anche uragani o scosse sismiche. Io ho, evidentemente, una tenacia e una coerenza rare.

E poi, io vivo da sempre tallonata dal senso del dovere e dall’ansia da prestazione, ho continuamente bisogno di sentirmi dire "brava" perchè sono preoccupata di non fare la cosa giusta,  torturata dalla consapevolezza di non riuscire a far stare bene tutti intorno a me… io sono, evidentemente, un'insicura e, probabilmente, un’altruista.
A me sembra che lei sia, psicologicamente, un filo d’erba che scintilla al mattino coprendosi di rugiada e cangia nelle calde luci del tramonto, ma che ogni tanto viene sbattuto dal vento, aggredito dagli insetti o calpestato dai passanti, attraente, ma instabile e bisognosa d’aiuto. Lei, evidentemente, è capace di farlo sentire di nuovo un uomo forte, il maschio Alfa, o forse anche solo due scintillanti fili d’erba che dondolano insieme. Un filo d’erba e una pietra hanno poco da spartire.
E poi, entrambi i fili d’erba, sentendosi spesso calpestati e feriti, nel tentativo di soddisfare i propri bisogni personali ed inseguire la propria felicità, prendono e distruggono, così, su due piedi, fregandosene altamente di tutti gli altri… loro sono, evidentemente, molto sicuri di sè e, probabilmente, degli egoisti.
Loro sono anime gemelle.
Evidentemente.
Una mia amica psicologa mi ha detto che l’accondiscendenza, aver bisogno dell'approvazione e pensare troppo agli altri sono segni di disagio. Ha ragione. Tutti noi abbiamo dei disagi psicologici, altrimenti sai che noia! Molte persone danno il loro peggio con me e
probabilmente la colpa è mia. E’ colpa del mio modo di dare fiducia e di pormi, genera l'equivoco che quello che provo io non conti tanto come quello che provano gli altri, come se l'essere sempre disposta ad aiutare mi rendesse automaticamente capace di cavarmela da sola, come se io potessi sopportare tutto. Ogni tanto ci penso, se non sia il caso di lavoraci un po’, di cercare di proteggermi, perché anche le pietre conficcate nella terra soffrono. Se non si fosse capito, soffrono moltissimo.
Ma alla fine decido di no, che sono fiera di essere come sono, che mi piaccio e che non ne vale la pena di cercare di cambiare per quelle persone che danno il loro peggio con me. Perché infondo la colpa non è mia, ma loro, che peggio, evidentemente, lo sono.
Ok, non è un bel pensiero questo e di nuovo bel tono addio... forse dovrei lavorare anche un po’ su questo "difetto" della sincerità a ogni costo. Ma io adoro la sincerità… come si fa a preferire le bugie alla verità? Quello che si dice, a quello che si fa?

In realtà la vita non è una gara a chi è meglio o peggio. La vita è un’opportunità, una partita da giocare soprattutto in solitaria, che ognuno si senta libero di giocarla come meglio crede con le carte che ha a disposizione. Alla fine conta solo se ti piaci o no guardandoti allo specchio, vivere bene con se stessi e proteggersi circondandosi delle persone giuste.
Evidentemente,
Io ho sbagliato: non ho scelto di circondarmi delle persone giuste.
Contano i fatti, conta la verità, io voglio la verità, perciò devo ammetterlo: è una fortuna essermi liberata dell’illusione di amare la persona giusta.
Perché lui, molto evidentemente, non era la persona giusta.
Non per me.


Lalla

P.S. e quindi adesso basta con questi post depressivi del cavolo e con questo argomento che è già venuto sulle scatole al mondo. Concentriamoci sulle persone giuste e sulle cose belle, anzi, evidentemente straordinarie, la vita ne è piena.
Come sono questi due? Sembrano finti da quanto sono belli ... ma loro sono veri!
E, godete popolo di facebook, per la prima volta vi metto pure due foto mie seminuda al mare (addio bel tono per sempre) ...ma tutta in posa belloccia e ritoccata no, che vi credete, ve ne metto due dove faccio la scema e dove sono me stessa.


venerdì 15 luglio 2016

2. rinascere

Per far rinascere Lalla devo ricordarmi chi era.
Era molte cose in effetti, ne sceglierò 3, evitando le caratteristiche brutte, al momento non è il caso di vedere troppo negativo, concentriamoci sui pregi.
Mamma, Insegnate, Compagna, Amica… queste cose non valgono perché prevedono il “vivere in funzione di altri”, il “prendersi cura di”, voglio ricordarmi chi ero, e chi sono, solo per me stessa.


Prima di tutto io ero, io sono, una ritrattista.
Non solo nel senso che so disegnare, ma soprattutto nel senso che so guardare le persone e capire come sono fatte fuori e dentro.
Non che questa si una dote particolarmente utile, capisco come sono fatte, ma poi non riesco bene a relazionarmi con loro. Comunque sia, questa dote ce l’ho.
Questo è il mio primo ritratto, avevo 5 anni e ½. In inverno, la domenica pomeriggio, gli amici venivano sempre a casa nostra. Le donne si appollaiavano intorno al focolare a fare lunghissime chiacchierate sbocconcellando caldarroste, gli uomini facevano partite a carte altrettanto lunghe seduti intorno a un tavolo fumando come turchi, i bambini scorrazzavano a destra e a manca. Io qualche volta chiedevo il permesso di stare in collo al babbo. Diceva di sì, ma dovevo stare zitta e ferma e stare attenta a non fare facce strane e tradire le sue carte. Quella volta mi era stato dato un foglietto e una bic, tanto per garantire la massima neutralità di fronte ai punti segreti che aveva in mano, io iniziai a guardare il babbo invece che le carte. Quando la partita finì i giocatori allontanarono nel mezzo al tavolo le proprie carte e io feci lo stesso col mio foglietto. Rimasero tutti sconcertati. Non sono Picasso, non è che a 6 anni disegnassi come Michelangelo (come diceva di saper fare lui). Non sono Picasso, ma questo è il mio babbo, con o senza 90 kg di ciccia intorno, è sempre rimasto così, da quel giorno fino all’ultimo respiro.


E poi io ero, io sono, intelligente.
Alle elementari avevo problemi di lettura e scrittura, per non parlare dei calcoli e delle problematiche relazionali… “dislessica e discalculica” diremmo oggi. Ma i DSA non esistevano ai miei tempi, perciò nonostante fossi molto logica ed estremamente dotata nel disegno, alla maestra erano sorti svariati dubbi in merito al mio quoziente intellettivo. E io l’aiutavo in questo senso, studiando il meno possibile e mostrando un temperamento piuttosto ribelle.
All’esame di 5° elementare dovevamo sostenere una prova in ogni materia. Avevo già fatto il tema e il disegno, adesso stavo seduta in un banco aspettando di sostenere l’interrogazione di matematica, poi mi sarebbero toccate anche storia, scienze e geografia. Stava iniziando l’interrogazione della mia compagna Nicoletta, dichiaratamente più brava di me, la maestra le dettò un problema di geometria su un triangolo inscritto in una circonferenza. La bambina, molto diligentemente, scrisse in bellissima calligrafia i dati e la richiesta, quindi eseguì il disegno del poligono con eleganza… e poi sembrò pietrificarsi. Non era mai accaduta una cosa del genere perciò la maestra controllò il testo :”Oddio, scusa Nicoletta, non abbiamo affrontato questi argomenti infondo al programma, li farete l’anno prossimo, aspetta, ti do un altro problema. Questo è impossibile”.
Io adoro la geometria e mi stavo annoiando lì seduta senza far nulla, mi alzai dalla sedia e le parole mi uscirono senza pensarci :”Posso provare io?”.
Andai alla lavagna e con una veloce sequenza di ragionamenti risolsi il problema correttamente. Erano tutti piuttosto ammutoliti, la maestra mi dette una carezza (credo che in assoluto fosse la prima volta che lo faceva) e mi disse: ”puoi andare Ilaria”
“ma Maestra, devo fare ancora Storia, scienze e geografia" (che per inciso non avevo studiato abbastanza)
“non importa, sei pronta per la scuola media”.
Era vero, alle medie  ho provato anche a studiare e ho visto che mi veniva facile facile, non c’è mai più stata una studentessa più brava di me.

E soprattutto, io ero, io sono, una donna.
Ho sempre adorato l’universo femminile, ho sempre disegnato solo donne. Mi piacciono molto di più le donne degli uomini e sono molto fiera di far parte del cosiddetto "sesso debole".
I mie genitori mi hanno trasmesso geneticamente caratteristiche molto femminili (un seno prosperoso, una bocca carnosa, gambe affusolate… ) nonostante questo qualcuno mi ha rinfacciato di non esserlo abbastanza, perché "ti lasci andare solo durante la passione, ma durante la vita di tutti i giorni sei neutra". Non voglio negare, sono fiera anche di questo.
E' una scelta precisa quella di non pormi sessualmente nei rapporti relazionali. Appena adolescente mi sono accorta che mi bastava così poco, un rossetto, una scollatura, tutti i maschi nella stanza spegnevano il cervello che hanno in testa a attivavano solo l’altro, quello che tengono tra le gambe. Non mi interessava allora e neanche adesso, grazie, io sono una persona, non un oggetto di piacere. Voglio che gli altri mi guardino negli occhi e possibilmente ascoltino quello che ho da dire invece di pensare in quale posizione preferirebbero mettermi. Sono più femminista delle suffragette e di J.Lo. Ciò non esclude in nessun modo il fatto che possa infiammarmi al primo tocco qualora ritenga giusta l’occasione e che l’argomento mi piaccia parecchio.


Cavolo… 3 non bastano!
Sono anche sempre stata allegra e ironica perché la vita è buffa. Fa ridere e lo faccio anch’io. Anche adesso, spesso mi vengono battute in mente degne di un film di Woody Hallen, e le dico anche, pure se l’argomento è triste, e mi fanno stare meglio.
E combattiva, entusiasta, curiosa, strana… sono tantissime cose!
Forza Lalla, non è poca roba per cominciare.

lalla

1. finchè morte non ci separi

Premetto che questo blog non è il Vangelo, non vuole spiegare né insegnare niente a nessuno.
Comunque non ho scritto questo post per raccontare la verità, ma solo quello che provo.
Più in generale scrivo perché scrivere mi fa stare bene e io ho bisogno, ora più che mai, di fare cose che possano farmi stare bene.
Riferimenti a persone e cose sono raramente casuali perciò se qualcuno si offendesse nel leggerlo, smetta semplicemente di farlo.



Io sono morta.
adoravo la mia vita e la mia famiglia, ero felice e ringraziavo, mi sentivo fortunata e lo dicevo, ma il nostro tempo sulla terra è limitato, poteva succedere in qualsiasi momento ed è successo: sono morta.
Ho assaporato l’amore per il mio compagno per quasi due decadi, l’ho nutrito senza fatica, spontaneamente, perché non avrei potuto fare altrimenti, perché vivevo per lui, vivevo per noi. Era un’unione meravigliosa, mi faceva sentire forte e protetta, eravamo complici, giocavamo tutto il tempo, facevamo l’amore, ci facevamo promesse, ci prendevamo per il culo, progettavamo il nostro futuro insieme, ridevamo. Come si fa a non essere felici quando si è incontrato l’amore vero, quello dei film e delle fiabe, che dura per sempre? Da atei, sapevamo di non essere eterni ma questo non ci spaventava e qualche volta parlavamo del senso della vita, di come sarebbe stato bello invecchiare insieme e un giorno voltarsi indietro, prima di morire, e vedere i nostri figli, magari i nostri nipoti, intorno a noi, andarsene soddisfatti sapendo di avergli insegnato la cosa più importante: che l’amore esiste.
Certo, la strada verso un così dolce addio non poteva essere tutta in discesa e infatti ci sono stati momenti difficili legati a una bimba mai nata e alle problematiche incontrate cercando un secondo figlio. Qualcosa si è rotto, non in me, ma nel mio compagno sì. Infine, 3 anni fa, la mia Piccola Fata stava finalmente arrivando e lui è stato davvero male, io gli sono stata accanto con tutta me stessa perché ero convinta che ammalarsi facesse parte della vita, non fosse una colpa, non una debolezza, ma un’altra prova da affrontare insieme.
Ma i miei sforzi non sono serviti a niente: alla fine della malattia lui è morto, prima di me, non pensavo che potesse succedere, non così presto, ma è successo, è morto.


E’ arrivato un tizio nuovo al suo posto che non ha capito quanto speciale fosse quello che avevamo costruito, non gli bastava più, voleva sentirsi invincibile, lui che era stato vinto, voleva qualcosa di diverso per dimostrare a se stesso di essere più vivo di prima: voleva successo, libertà e novità. Ha smesso di guardarmi, ha smesso di guardare i nostri figli. Non ha provato in alcun modo a difendere quello che avevamo, lui voleva solo cambiare e l’ha fatto lavorando nell’ombra.
Ha cominciato ad allontanarmi, a chiudermi fuori da questo suo progetto di rinascita, a ricavarsi degli spazi segreti, un pezzettino alla volta. Io ogni tanto percepivo questo desiderio di fuga e non capivo il perché, così ho cercato di assecondarlo, di lasciarlo libero di fare tutto quello che voleva, del mio corpo, della nostra vita, tutto quello che avrebbe potuto farlo sentire finalmente appagato. Ed il bello è che continuavo a essere felice perché l’amore vero può arrivare a manipolarti, a farti credere che quello che vuole il tuo amore sia quello che vuoi tu. Non è servito a niente. Sono stata stupida a pensare di potercela fare, ero perdente in partenza perché io ero stata la donna di un altro, del mio grande amore, non del nuovo tizio. Io non potevo andare bene, qualsiasi cosa avessi fatto io ero obsoleta e marchiata della colpa più grande: essere stata testimone della nostra felicità e del suo cambiamento. Il nuovo tizio fingeva di essere il mio amore, ma in verità non sopportava l’uomo che io tanto avevo amato, lo riteneva debole, odiava quella debolezza e odiava me che gliela ricordavo anche solo esistendo al suo fianco.
E così il nuovo tizio, pochi mesi fa, ha fatto l’unica cosa possibile che gli consentisse di andare avanti e di realizzare il suo nuovo progetto di vita: mi ha uccisa. Prima mi ha semplicemente ferita, ignorandomi come essere umano, poi ha deciso, velocemente, di scancellarmi e sostituirmi con una nuova donna adeguata al nuovo tizio, infine, ancora più velocemente e senza preavviso, di calare la maschera e di colpirmi al cuore e al cervello nel momento in cui ero più debole. E io sono morta. Non potevo fare altro, solo morire.


Un film un po’ bruttino con un gran finale si salva, invece anche la pellicola migliore può essere rovinata da un epilogo indignitoso. Ai mie occhi semplici il nuovo tizio appare non solo crudele, ma piuttosto banale e squallido.
Così l’ho detto al mio assassino, nel momento finale, quando, sorridendo, mi stava uccidendo, quando tutta la vita mi stava passando davanti e il dolore mi dilaniava: “Sarebbe stato meglio per me che tu fossi caduto con un aereo, tutti noi avremmo continuato ad amarti per sempre”.
Non l’ha presa bene. Non è poi tanto di larghe vedute questo tizio.
Ha frainteso, il ragionamento valeva anche per me: avrei preferito che un tumore mi avesse portata via, avrei lottato con tutte le mie forze perché avrei voluto il tempo di veder crescere ancora un po’ i miei piccoli capolavori, ma poi me ne sarei andata sapendo di lasciarli nelle mani di un uomo meraviglioso, pensando di aver avuto poco tempo, ma di essere stata fortunata, di essere stata amata fino alla fine, di aver avuto dalla vita tutto quello che conta. Non dobbiamo essere ipocriti, dirci delle bugie, il tempo sulla terra è per tutti limitato, se fosse stato tutto riempito d’amore a me sarebbe bastato.
Pazienza, evidentemente non scrivo io la sceneggiatura della mia vita: ormai i finali alternativi e strappa-lacrime sono andati, ormai siamo entrambi sentimentalmente morti, ma fisicamente sopravvissuti e a ciascuno toccherà una seconda vita.
C’è chi addirittura mi dice che sbaglio a essere così pessimista, che vorrebbe farmi credere che è una fortuna avere l’opportunità di ricominciare da capo, poter cambiare vita.
Ma che culo! Perché non la cambiano loro?
Peccato che a me piacesse quella di prima. Io non la volevo questa seconda occasione.
Sono obbligata a rinascere perché devo salvare questo maledetto film il cui finale, diciamocelo, ha fatto proprio schifo. Devo usufruire di tutte le mie forze per creare un sequel  in grado di chiudere in bellezza.
Me lo merito io e se lo meritano i miei bimbi.
Ma tra il dire e il fare… è difficile, credetemi.
Prima di tutto l’amore vero, quello dei film e delle fiabe, ha una fregatura: è eterno davvero. Lui  sì, non muore mai, e se a distruggerti è stato proprio l’uomo della tua vita e sorrideva vedendoti rantolare, lui mantiene la sua intensità, ma si trasforma in un sentimento di rigetto e schifo, un sentimento atroce, una tortura infinita. Non è facile rinascere provando un sentimento così.
Mi sento stanca, non sono più romantica e ho paura, rinascendo, di diventare più cattiva della Fenice degli Xmen.
La difficoltà maggiore di questa “seconda occasione” è che non avrò il lusso di ripartire da zero: il nuovo tizio non se ne andrà mai.
Avete presente quello piuttosto squallido e banale? Vuole bene ai miei figli, sono anche suoi, li crescerà ed essendo fiero di quello che è diventato ci terrà ad essere un esempio per loro.
Non è bello affidare i propri bambini a una persona che non stimi e di cui non ti fidi, a un estraneo. Domani quell’estraneo terrà a dormire la mia bambina di 2 anni con sé, lontana da me, per la prima volta.
E io devo stringere i denti e augurarmi buona fortuna per la mia nuova vita.

Lalla
P.S. il sentimento di morte e rinascita che provo è tanto forte da aver sentito il desiderio di cambiare nome, di allontanare tutto ciò che rappresentava Lalla e di diventare Ilaria. Elia mi ha fatto desistere: ”Lalla ti sta troppo bene” e allora ok mio Piccolo Re dei Sugolini, niente Fenice, proverò a rinascere restando lalla per sempre.

venerdì 10 giugno 2016

l'ultimo giorno di scuola

Sono già entrata nel vortice degli adempimenti di fine anno, ne riemergerò tra 3 settimane... medie, relazioni finali, programmi, scrutini, esami... non ho tempo di fare niente, tanto meno questo che sto facendo adesso.
Ma ieri è stato il mio ultimo giorno di lezione a Pratolino, forse il mio ultimo di sempre se a luglio saprò di essere stata trasferita.
Due settimane fa mi era venuta una tentazione fortissima di andare all'Ufficio Scolastico Provinciale a supplicare in ginocchio che mi strappassero la domanda di trasferimento. Claudio, il mio "coordinatore di plesso" (cioè quello che fa girare così bene le cose a Pratolino) mi ha detto:
"Non lo fare Ilaria, lascia scegliere il destino"
"Non è che il destino di mia tante garanzie, ultimamente".
"Sei bravissima, mi dispiace dirlo per noi, ma sei sprecata per le medie"
"Ma perché sprecata? Gli studenti sono studenti a tutte le età... e poi tutti siamo bravi e ci diamo da fare qui".
"Sì, certo, tutti bravi... ma chissà perché tutte le classi adorano la Storia dell'Arte e pendono dalle tue labbra".
Esagerato!
A parte che tutte le classi adorano anche Tecnologia e pendono anche dalle Sue labbra, ma comunque sia: ogni insegnante è fatto a modo suo e a me spaventa tanta responsabilità . E' un dubbio che ho da anni: io non riesco a fare a meno di affezionarmi ai miei alunni, alla fine mi lego a loro, anche e soprattutto ai più "sbuccioni", ma siamo sicuri che sia una cosa positiva che loro facciano altrettanto?
Ho paura di influenzarli troppo, dovrebbero sentirsi liberi, dovrebbero anche ribellarsi a me. E porca miseria, come mai se ne accorgono sempre, anche se li fo lavorare come matti, pretendo che studino, rispettino le consegne e li riempio di votacci?
Ieri mi hanno fatto commuovere.
In terza una ragazza mi ha regalato un quadretto fatto con le sue mani per dirmi addio, in prima un biglietto di arrivederci, in seconda una lettera meravigliosa e delle ginestre raccolte nei prati sotto la pioggia... ma come si fa a lasciare andare gli studenti?
Dopo 10 anni di precariato dovrei aver imparato, invece niente.
E soprattutto: come farò a sopportare di starmene in un corridoio al liceo se da settembre mi spostano sull'orribile "potenziamento"?
Laura, rispondo alla domanda finale della tua lettera: spera che mi facciano insegnare, io voglio insegnare! E qualsiasi cosa succeda, passare del tempo con voi è stato un privilegio e mi ha reso felice.
lalla

P.S. Oggi è anche l'ultimo giorno di scuola elementare per Elia.
Che il destino scelga bene, per entrambi!




giovedì 19 maggio 2016

2 anni (e qualche giorno) con la piccola Fata.

2 anni fa una piccola Fata che viveva nascosta nella Keria del mio giardino ha rinunciato alle sue ali cangianti per travestirsi da bimba e starmi vicino.
Probabilmente le è rimasta attaccata un po' di polvere magica perché sia io che il piccolo Re ci siamo innamorati immediatamente e perdutamente di lei.
E’ volata tra le mie braccia all'improvviso, inaspettata, ed è sempre stata una cosa troppo bella così io ho iniziato ad avere paura. Paura che stessi vivendo solo un sogno. Paura che potesse succedere qualcosa a lei, o al piccolo Re. Perché mai mi sarei aspettata nella vita di meritare accanto a me, allacciati a me, due esseri così speciali.
Sono due anni che aspettavo di dover pagare il conto col destino.

Mi dicevano: "Tante donne diventano mamme senza dover patire tutto quello che hai patito tu, hai già pagato lalla".
Ma a me i conti non tornavano: tante donne diventano mamme, è vero, ma solo io sono diventata la mamma del Re dei Sugolini e della piccola Fata.
Ero davvero troppo fortunata e vergognosamente felice.
Adesso, finalmente, qualcosa è successo. E io mi sento più tranquilla.
Posso iniziare a considerarmi abbastanza in pari?
Lo so, lo so che Matilde ed Elia sono esseri straordinari, ma tu destino potresti accontentarti… il debito è pagato, va bene?
Lo so, lo so che sono fortunatissima e infatti non ti chiedo di regalarmi più niente, d'ora in avanti lasciami solo vivere in pace con queste due creature meravigliose.
Va bene così, allora? Ok, grazie destino.
Grazie Elia, grazie Matilde.
Buon compleanno piccola Fata.

lalla

E' quasi il momento di fare un bel ritratto a olio di Matilde, intanto un piccolo disegno per farle gli auguri.
"Matilde, 2 anni", acquerello e matite colorate su carta cotone, 30x30 cm.
Questa poesia me l'ha regalata Elia per la festa della mamma.